
di Johanna Combi
E ogni sabato sera, abbracciando una persona diversa, ci si fa cambiare, si muta, ci si trasforma in qualcun altro, sentendo tra le proprie braccia un cuore che palpita; diventi: Lola – con una corta gonna rossa e un dolce profumo di rose, un sorriso malizioso per una notte di passione.
Georgette – vestito leopardato,capelli cotonati e uno sguardo da leone. Roxy – per chi invece lo ama “hard”: body di pelle nera, frusta e tacchi a spillo. Il mondo del sabato sera, un mondo parallelo, un grande carnevale che dura tutto l’anno. Puoi giocare a trasformarti in tutto quello che vuoi, non ci rivedremo mai più, fa niente, non importa. È sabato sera, mi sono già dimenticata il tuo nome, sicuramente anche tu il mio, ma tanto, tornati a casa, a cosa ti servirà il mio nome? Se ci incontreremo per strada non ci saluteremo, o forse, per qualche secondo il tempo si fermerà? Rivivremo per quel secondo tutte le sensazioni che quel lontano sabato sera ci ha fatto provare? Poi quel secondo finisce, tutto torna come prima e io non sono più Lola, tu non sei più Freddy, Mark, George, non sei più quel passionale giovane con cui ho passato una notte, una notte, poche ore, quelle poche ore che separano le nostre vite, quelle poche ore che separano il sabato dalla domenica. È giusto? È sbagliato? È così. Forse, non ce lo siamo mai neanche chiesti, se è giusto o sbagliato, se ci piace o meno, no, non ce lo siamo mai chiesti. Ma a volte un sabato sera basta, basta per mettere sottosopra la realtà, per colpa di quel minuto di troppo ti dimentichi che quella non è la tua vita, e ti butti in un precipizio da cui non si può scappare, ti dimentichi che è solo una grande festa in maschera, perché la persona che stai baciando, abbracciando, coccolando, sembra tutto quello di cui hai bisogno, la cosa più desiderabile al mondo, l’unico essere a questo mondo che ti comprende e che ti può aiutare, l’unico che puoi amare. Tutto ciò lo evinci dalle poche frasi che vi scambiate, quelle poche parole che fanno da ponte tra una vita e l’altra, lamenti, stupori, odi e amori ma appunto perché così stupide e banali diventano ruscelli di grandi sentimenti notturni, che sanno perfettamente di dover morire al primo raggio di luce che li colpirà, ma finche esso non arriva, si può continuare a baciarsi, far continuare le lingue a battere una contro l’altra come farebbero le onde in una tempesta, mentre dall’alto il faro li sorveglia e ricorda, a tutti i partecipanti, con la sua lanterna che quella non è la loro vita.

“grandi sentimenti notturni, che sanno perfettamente di dover morire al primo raggio di luce che li colpirà”
un’umanità di zombie e vampiri in maschera. sentimenti di plastica a fronte di solitudini di carne e sangue.
non resta un solo barlume della coscienza a dire “smettila!, non vedi che sei entrato con il tuo nulla e te ne uscirai ancora con quel nulla, solo un po’ più vecchio, un po’ più logoro?”. in questo modo il ballo, che è una cosa magnifica, un modo bellissimo di comunicare, è diventato una cosa squallida, devastante, avvilente. senza contare il contorno di s-ballo che quasi automaticamente comporta. l’anno scorso, nella mia città c’era un faro a sorvegliare, ma lo stesso, quella che non è vita, ma una mascherata, è diventata morte: nella solitudine di qualche migliaia di vampiri.
lucy,credo che tu abbia interpretato il mio testo in uno stampo moralista e quasi un processo al “sabato sera” ma il mio testo non vuole avere nulla a che fare con il moralismo,anzi, io volevo solo, essendoci passata in prima persona, raccontare i sentimenti che in determinate situazioni, si possono provare al sabato sera,sentimenti contraddittori, sentimenti che in certi periodi di sofferenza posso colpirti, travolgerti e legarti a sè, non sto parlando di sballo, solo di sensazioni che in una notte possono rovescarti la vita. In questo modo non voglio assolutamente negare ciò che i miei coetanei, ho 17 anni, fanno al sabato sera,ma questo testo aveva solo il piccolo desiderio di far vedere questa serata di cui tanto si va parlando, sotto un’altra luce. grazie per il commento.
…mentre dall’alto il faro li sorveglia e ricorda, a tutti i partecipanti, con la sua lanterna che quella non è la loro vita.
La conclusione è comunque molto triste, Johanna…: non è la loro vita. Non è la mia vita. Ma qual’è la vita? La mia vita? E’ cos’è che la rende così insoddisfacente da doverla sostituire con un altra vita altretanto triste, intenso solo apparentemente?
Nessun moralismo.
Ma molta inquietudine.
E non solo a 17 anni.
Ma sempre.
Stefanie
perchè triste? all’ora dovremmo dire che l’intera vita è triste, perchè questo è un po’ di vita,ma non è così! MAI DIRE CHE LA VITA é TRISTE! la vita è folle! la vita ride,la vita di noi, perchè all’ora noi non dovremmo ridere di lei?
no, assolutamente non moralismo. preoccupazione. e non solo per lo sballo chimico-alcolico, ma per lo sballo dei sentimenti, per la disabitudine alla comunicazione a causa di ipercontatto ipercomunicazione o, al contrario ipo-sub etc. è inevitabile che alla mia età possa sfuggire un po’ di “morale”, ma quando dico zombie e vampiri lo dico perché quella messa in scena di cui parli,johanna, al sopraggiungere del giorno, diventa muta indifferenza. i tuoi coetanei sono spesso anaffettivi, non comunicanti. lo eravamo anche noi con gli adulti, ma tra di noi c’era una solidarietà e una gioia immensa. le morali cambiano, i gusti anche. ma prova a pensarci. quello che spesso corre nel modo di stare assieme dei giovani, o, per lo meno, nel modo che hai descritto, è solitudine mascherata. io non ho mai finto nelle mie relazioni giovanili, e sono cresciuta senza finzioni, a volte pure troppo. mi preoccupa la plastica, capisci? il cerone, i baci e il sesso buttati. non mi scandalizzo. ma quella che racconti se è vita, io non la vorrei, puzza di chiuso, di fiori morti.
scusami, ma, come si dice, potrei essere tua madre: capisco quello che posso. con i ragazzi della tua età ci vivo ed è spesso motivo di grandi preoccupazioni per la qualità dei sentimenti messi in gioco.
Johanna, a me, per avere 17 anni, sembri persino troppo saggia; io mica ero così saggio e combinavo dei casini immondi un passo sì a l’altro pure. E allora non può non sapere e non capire una che, come te, scrive “per colpa di quel minuto di troppo ti dimentichi che quella non è la tua vita, e ti butti in un precipizio da cui non si può scappare, ti dimentichi che è solo una grande festa in maschera,”.
Forse questa è la muraglia che dovete abbattere voi, adesso. Una muraglia molto diversa dalle muraglie che ci siamo ritrovati noi, qualche decina di anni fa: il peso della consapevolezza di come funziona il mondo reale.
E’ un “regalo” che vi ha lasciato la mia generazione, imbottendolo di ideali ritriti per cercare di contrastare, apparentemente, l’irresponsabilità delle azioni e delle scelte compiute, passate e presenti, dalla nostra generazione. Sicuramente non da voi.
E allora hai ragione quando dici che non si deve mai dire che la vita è triste, hai ragione quando dici che si deve anche ridere della vita. Fai benissimo anche a contestare i ‘processi’ al sabato sera e tutto il resto.
C’è un difetto che le generazioni come la mia si portano appresso ed è, dal mio punto di vista, un difetto capitale e quasi imperdonabile: continuano a misurare basandosi solo sulla propria esperienza. Ma il tempo è cambiato e poi, cos’è l’esperienza?
Blackjack.
PS: bel pezzo. Qualche ‘ingenuità’ narrativa, ma rimane un bel pezzo. Complimenti.
Condivido il commento di Blakjack: per cercare di capire bisogna spogliarsi di quella che è stata la nostra adolescenza. Non fare paragoni. Eppoi i giovani portano sulle spalle il peso di cui noi li abbiamo caricati. O il non peso. Questo racconto racconta una fuga dal grande ballo in maschera che è la vita e per paradosso mascherandosi per trovare “l’unico essere a questo mondo che ti comprende e che ti può aiutare, l’unico che puoi amare.” Continua a scrivere Johanna! Ciao Lucia
grazie, peserò.
vecchietti in fresca. niente è più ridicolo dei vecchietti della mia età che si ciliciano come se fossimo noi i mostri. in realtà hanno il terrore di stare con le persone mature con le idee – buone, cattive – delle persone del loro tempo. è così che le nuove generazioni non si danno una mossa, perché troppi adulti *capiscono* i giovani e disprezzano la propria di gioventù, gli dicono: va bene così, io ero uno scapestrato, non ti preoccupare. io che ero una ragazza normalissima, mi permetto di fare paragoni, eccome: questo mi mette in grado di vedere le differenze tra giovane e giovane e tra gruppi e gruppi. ma che ne sapete? certo, ci sono un mucchio di ragazzi che possono mangiarci la pappa in testa: e meno male. ma non ne sono in grado di sicuro i frequentatori di discoteche, visto lo spessore culturale e umano che vi circola. auguri.
ah, black jack, l’esperienza non conta un c…., tranne che per giocare a carte, of course.
Lucy, ma che cavolo scrivi? Vecchietti ciliciati? Qui di ciliciato ci sono i tuoi commenti tranchant calati sulla testa di una generazione che ti spaventa e che non riesci a capire. E’ inutile che ti nascondi dietro la ragazzina normale dei tempi che furono: hai paura dei giovani e l’unico modo che hai per difenderti, è quello di cercare di indirizzarli nella direzione che per te è normale. E rassicurante.
Sono gli stessi ragionamenti che mi facevano, i giocatori esperti quando, a meno di 20 anni, li massacravo al tavolo; dopo aver sorbito per ore i loro racconti epici. Non l’abbiamo ancora capito, ma prima o poi ci arriveremo: l’esperienza non è trasmissibile. Dobbiamo trasmettere conoscenza, se ne abbiamo da trasmettere, e lasciare che gli altri (giovani compresi che mica sono dei minorati), si facciano l’esperienza che vogliono sommando da soli le loro conoscenze.
Li chiami zombie e vampiri? Bah, io di zombie e vampiri ne ho visti talmente tanti quando avevo l’età di Johanna che, dovessi fare l’elenco dei nomi, mi ci vorrebbe una vita. E, a differenza dei giovani d’oggi, non avevano alcuna idea della realtà e viaggiavano, perennemente, nel mondo dei sogni. I risultati di quel periodo? Cavolo: tutti quelli dell’ultra sinistra dell’epoca che conoscevo, hanno fatto tutti carriera (tranne un paio morti ammazzati e quelli che si sono stesi ad acido ed ero). Quelli dell’ultra destra un po’ meno, sono sempre più coglioni e idealisti e si sono salvati solo quelli che avevano il papi danaroso. La massa? Sparsa per il mondo, col loro abito da frustrati, a raccontare i sacri ideali del ’68. Ma sacri dove? Una massa di balle a coprire, probabilmente, la più grande strumentalizzazione sociale della storia moderna occidentale.
E il bello è che continuano a raccontarsela, fra di loro, anche adesso e a rimembrare i bei tempi andati. Bei tempi del piffero! Ma che cavolo ne sai di come funziona la testa di uno o una che va in discoteca? Ma perché sei sempre così certa e sicura che le tue idee siano quelle giuste? Ma come ti permetti di dire, a chiunque e ancora di più a una ragazza di 17 anni, com’è o come dovrebbe essere? A fronte di quale diritto? A fronte di quale verità assoluta?
Il giorno in cui noi, adulti o presunti tali, impareremo a stare zitti e a gestire i nostri di difetti, sarà sempre troppo tardi. Questa società, che tanto ti fa schifo, non dimenticare MAI che l’abbiamo costruita noi con le nostre scelte, TUTTI, e non quelli che ora hanno 17 anni.
Blackjack.
La nostalgia beata…scrive Proust,,,perché leggete in chiave personale tutto? Se fatte così con la letteratura (perché io vedo una bella ameba di letteratura) allora è tutto perso. (Immagino come avrete giudicato il marchese De Sade?!) Agli amici che non hanno compreso Johanna prego di entrare nel testo nudi, senza il peso del vissuto, senza dover giudicare e dire qualcosa per forza…consiglio di entrare per stupirsi, senza bocca, con orecchie sparse in tutto il corpo. L’ascolto è il senso dell’arte, la bocca invece è fatta per consumare,strittolare…Lascetevi leggere dal testo! Noto nelle parole degli lettori stratti di vestiti pesanti, uno sopra l’altro, cuciti e scuciti, rattoppati: non osate mai più di leggere letteratura senza prima liberarvi da tante bugie collettivizzate, altrimenti non conoscerete voi stessi, come veramente siete: nudi.
spero di leggere nuove immagini letterarie di Johanna e non m’importa se ha 17 o 117 anni, o meglio 1117 anni e secoli e mondi.. è meraviglisamente nuda, cioè senza età.
eneida
è vero,oggi molte diciassettenni sono meravigliosamente… nude
Cara Johanna, temo che anche spegnendo la lanterna le cose non cambino molto. Quella grande festa in maschera smette di essere una festa ma la mascherata continua!
Complimenti, continua a scrivere, è un bel pezzo.
un bacio affettuoso
m.
black gioca a carte ch’è meglio. e va…
Professoressa Lucy, lei continua a dimenticare che qui non sta tenendo lezioni, qui non ci sono allievi a cui distribuire voti e, passo dopo passo, smaschera tutta la sua pochezza, la sua incapacità di discutere argomentando e la sua volgarità. Offese comprese. Johanna, tanto per mettere i puntini sulle i, a parte qualche ingenuità, scrive meglio di quanto lei non sarà mai in grado di fare, nonostante l’età, le citazioni in latino, la conoscenza dei costrutti poetici e la sua prosopopea. Senza dimenticare l’esperienza, che senza quella chissà il mondo dove finirebbe.
Normale che l’unico pensiero che le ispira un testo come questo sia popolato da zombie e vampiri; e da tanta nostalgia da “brava ragazzina”.
Marco M: debunker del cavolo, mancava proprio la tua perla di saggezza da maschio segaiolo.
Blackjack.
frustratone mio, quanto me piasci! me trema l’orlo daa sottana, gua’.
devi ficcarti dentro quella capoccia grande come un granellino di forfora che il tuo parlare è meno di niente. tu sei veleno per le nuove generazioni, segatura per me. sono una perfetta borghese che ha studiato un sacco e continua a studiare, sta con i ragazzi sul serio e non pretende di capirli appieno, testina, ma non li coccola nemmeno con le moine sornione come le tue. io sto dalla mia parte, loro dalla loro, testina. tu non sei niente.
neanche un nome. e tiri mazzate, testina.
😀 😀 😀 Sempre volgare e senza argomentazioni. Vero: borghese e volgare.
Blackjack.
ok sono volgarissima. ritieni che ti ho detto di tutto, di più. argomentare con te potrebbe metterti in crisi, GIOCATORE.
cari amici: pax vobiscum da Loreto.
(mi sembro un vescovo).
lo diventerai, fab? no, eh?!
😉
se divento vescovo, mi faccio prete:-)
grande!
buona notte!
🙂