grazie Mac.
in Pavese, di speranza ne vedo poca, anche qui, ma rispetto alla perentorietà del Quasimodo citato, in effetti, qualche residuo in più ci sta.
abbracci
fabry
macondo
La speranzosità di Pavese sta nel suo tentativo (disperato) di condividere quel “raggio di sole” con qualcuna. Pavese ha iniziato così la sua avventura umana, e l’ha terminata nel modo tragico che sappiamo nel 1950:
“Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure…
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si puo’ rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di cio’ che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana”.
Lettera di Pavese a Milly – marzo 1927
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Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
bella domanda 🙂
buonanotte, fabry
f&r
buonanotte Fides, grazie.
“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”
Quasimodo è stato più perentorio, Pavese più speranzoso
grazie Mac.
in Pavese, di speranza ne vedo poca, anche qui, ma rispetto alla perentorietà del Quasimodo citato, in effetti, qualche residuo in più ci sta.
abbracci
fabry
La speranzosità di Pavese sta nel suo tentativo (disperato) di condividere quel “raggio di sole” con qualcuna. Pavese ha iniziato così la sua avventura umana, e l’ha terminata nel modo tragico che sappiamo nel 1950:
“Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure…
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si puo’ rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di cio’ che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana”.
Lettera di Pavese a Milly – marzo 1927