5 pensieri su “Tra le inutili luci

  1. macondo

    “Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera”
    Quasimodo è stato più perentorio, Pavese più speranzoso

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      grazie Mac.
      in Pavese, di speranza ne vedo poca, anche qui, ma rispetto alla perentorietà del Quasimodo citato, in effetti, qualche residuo in più ci sta.
      abbracci
      fabry

  2. macondo

    La speranzosità di Pavese sta nel suo tentativo (disperato) di condividere quel “raggio di sole” con qualcuna. Pavese ha iniziato così la sua avventura umana, e l’ha terminata nel modo tragico che sappiamo nel 1950:
    “Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
    Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure…
    Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si puo’ rivelare a un osservatore attento.
    Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di cio’ che vorrei conoscere in lei.
    Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana”.
    Lettera di Pavese a Milly – marzo 1927

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *