di Gianmario Lucini
«Ecco, sono ben piccino, che cosa posso replicare?
Mi porto la mano alla bocca.
Ho parlato una volta, non insisterò;
una seconda volta, non aggiungerò nulla»
Gb. 40, 4-5
Io sono Giobbe e parlo dal passato.
Icona e mito,
àfono
chiamo per nome la Giustizia.
Troppi uomini saggi hanno svuotato gli oceani
e non abbiamo che baratri.
Sento lo sguardo
padrone scrutarmi animale
inerme lo fisso, gli lecco la mano.
Vorrei dire il mio corpo
le spalle ricurve, il rossore
ma non ha voce il dolore,
è pietra ogni parola,
si stacca da me come pietra e rovina.
Giaccio inerte pur vivo
il soffio dei giorni confondo col fiato
d’un terribile abisso;
mi percuote la giustizia
e grido
perché un ordine antico è sconvolto.
Non ho più forze per rincorrerlo
se guardo in alto il cielo mi deride
se guardo in basso il vuoto m’ingloba
a destra, a sinistra il vento leva polvere.
E’ avvenuto un terremoto e la terra
si è divisa dalla sua legge primordiale:
fra mondo e mondo l’abisso
e sul ciglio la folla dei dispersi.
Dove potremo trovare
i canti dell’inizio?
Dove trovare un altro centro
parole sapide, senso?
***
Nessun libro contiene la parola
ma la parola contiene tutti i libri
solo così può avere vita e carne
sarà impeto il suo libro, impeto e vento.
Nessuna parola contiene il silenzio
ma il silenzio tutte le contiene
l’uomo che ama il silenzio
è un sublime oratore.
Lascia il mio silenzio giacere nella terra
come il chicco d’inverno
lascia che rimbombi nell’abisso
prima d’ogni giudizio;
ma non sarà il silenzio a ridarmi
la vita che ho perduto
né il lamento a fermare la sventura,
l’innocenza a proteggermi.
Io sono Giobbe, ho lottato col Silenzio
l’ho chiamato in giudizio per farmi giudicare
per questo parlo dal passato come il mare
che lambisce la terra e non la può possedere.

E’un Giobbe davvero fraterno.
Grazie e un saluto,
Roberto
semplicemente … divino!
grazie
stella
ce ne fossero di Giobbe
Un Giobbe indimenticabile.
Splendida
un giobbe titanico, romantico. bella poesia, si respira.