Da anni, sui gradini della chiesa principale del quartiere “bene” per eccellenza della mia città, nei pressi della quale passo nei miei tragitti casa-ufficio e viceversa, vedo un barbone con la sua cagnetta, in mezzo, come accade in questi casi, ai loro pittoreschi “bagagli”; e spesso mi avvicino, come tanti altri, per una moneta e un saluto.
Pochi giorni prima di Ferragosto leggendo il giornale ho fatto due scoperte: che tra i nostri Vigili Urbani sono state create delle “Pattuglie Decoro”; e che una di queste è stata mandata a sgomberare la poco decorosa installazione; forse, ed è il forse del vostro solito malpensante che troppo sovente ci azzecca, con il recondito intento di far sloggiare anche i due.
Ma alcune persone, dipendenti di una cooperative per le pulizie di un vicino mercato, a tale vista si sono messe di mezzo mandando a monte l’impresa. Naturalmente si sono prese una denuncia a piede libero; alla quale ben difficilmente, credo, la Giustizia vorrà dare seguito. Cosa più probabile è che queste persone rischino di perdere il loro lavoro; e su questo sarebbe bello che i nostri giornalisti si tenessero informati, informandone poi noi cittadini.
In ogni caso, cane e padrone al momento sono ancora al loro posto, come posso constatare nei miei passaggi che ho cercato di rendere ancor più frequenti; e ciò che mi fa piacere è che, a quanto mi pare, ad aver avuto quest’idea non son stato il solo.

bisogna sempre essere schierati verso le buone cause, se si desidera la loro difesa….la giustizia si potrebbe anche commuovere.
Buona giornata Roberto
“Cosa più probabile è che queste persone rischino di perdere il loro lavoro; e su questo sarebbe bello che i nostri giornalisti si tenessero informati, informandone poi noi cittadini.”
Speriamo.
Buona giornata.
Cara Carla,
la Giustizia non deve commuoversi, ma valutare e contemperare.
Cara Nadia,
il punto cruciale del pezzo e la sua reale motivazione è proprio la frase che tu hai rilevato (come si diceva una volta?… mobilitazione, per caso?…)
Grazie e un saluto ad entrambe,
Roberto
Nessun giornale ne parlerà e l’unica difesa saranno i passaggi frequenti delle persone.
Blackjack.
Caro BJ,
be’, intanto un giornale ne ha già parlato; in ogni caso
la frase giustamente rilevata anche da Nadia appartiene a quelle che legali e burocrati chiamano “formule di stile”.
Insomma hai ragione, l’unica difesa saranno i passaggi frequenti delle persone. A mo’ di involontarissima e individualissima ronda (ops, questa mi è scappata!).
Ciao,
Roberto
Il decoro degli imbecilli…
Caro Francesco,
giusto: il decoro degli imbecilli, perché comunque il decoro non è imbecille di per sé, come quest’epoca imbecille ha tentato di farci credere.
Grazie e ciao,
Roberto
Quel barbone, quella cagnetta, mancano a te e adesso che ho letto questo post, anche a me, rappresentavano la tua sicurezza….vederli nello stesso posto, ogni giorno rappresentavano i tuoi affetti…anche i miei(mi chiedo in questo momento se hanno trovato un altro posto nel mondo, dove il decoro non è così imprescindibile dall’umanità)sono migrati in altri luoghi, come tanti casi del genere, nelle nostre belle città?in nome del decoro…
Un caro saluto da Cettina
Cara Cettina,
quel barbone e la sua cagnetta (lei si chiama Ketty, lui non so) sono sempre al solito posto, ma è vero: è come se quel gesto li avesse sbalzati via: l’empietà anche quando non raggiunge il suo fine indica pur sempre le sue strade come percorribili.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Piuttosto che le “pattuglie decoro” dovrebbero creare le “pattuglie aiuto”, per togliere i mendicanti dalla strada, dar loro un tetto e tutto quello che serve per una vita dignitosa. Verrebbero automaticamente aiutati anche i loro animali, che anche se amati da questi sfortunati padroni, non fanno certo una bella vita.
Un cane ha bisogno certamente di affetto, ma anche di cure adeguate e cibo adatto.
Ciao
pamela
Pamela, posso dire che il cane che ha bisogno di cure adeguate e cibo adatto, lo metto dopo la donna, o l’uomo, che non ha un posto dove andare? Tutta questa attenzione per gli animali, mi infastidisce. Come se fosse più importante un canile di un orfanotrofio gestito come si deve, oppure di una casa per il ‘clochard’ di Roberto.
Blackjack.
Blackjack, molto spesso i clochard sono disturbati mentali o alcolizzati, persone che andrebbero aiutate e curate, non in grado di prendersi cura di loro stessi, figuriamoci di un altro essere vivente, nonché senziente. Non so che farci se ti infastidisco, puoi sempre evitare di leggermi, ma è nella mia natura preoccuparmi per i più deboli e indifesi, i bambini e gli animali.
Di solito porto con me alcuni numeri di telefono: uno del comune di Roma per i bambini in difficoltà, quello della Lipu e un altro per il soccorso ad animali. Però mi è capitato di essere l’unica, su una banchina affollata, a telefonare per un clochard che stava male e, in zona Navigli, per un ragazzo disteso sul marciapiede svenuto, tra la gente che passava indifferente.
Mi preoccupo particolarmente per gli animali, perché a loro siamo in pochi a pensarci, perché le leggi non ci sono o sono carenti, perché vedo un mare di sofferenza inflitta agli animali dai più forti, gli uomini.
Cari Pamela e BJ,
strette fra le coperte corte dei bilanci e l’incultura del politically correct, le istituzioni tengono dei comportamenti schizofrenici, con in mano la sola bussola del consenso, peraltro largamente manipolato a monte e a valle.
Mi è capitato di protestare con dei vigili perché non si faceva nulla per un uomo sistemato su dei cartoni in corrispondenza di uno sfiato caldo (era pieno inverno) e di riceverne la risposta che bisognava rispettarne “la scelta”! Poi, in effetti, l’unica cosa che si fa, è spostare queste persone e i loro eventuali compagni animali dai punti d’interesse, ché non guastino il colpo d’occhio; dal momento che prendersi cura davvero non è questione di un buffetto, di un biscottino, di un attimino.
Grazie e ciao,
Roberto
Pamela, non sono i clochard i disturbati mentali. I veri disturbati sono i normali apparenti, quelli che girano le scale dei valori nella direzione indicata da chi inventa “religioni”, le fa crescere, ci investe, e sposta l’obiettivo vero, quello che, se individuato, potrebbe rendere molto più complessa la costruzione della loro “opera”. Quelli sono i disturbati veri; e non sono mai clochard.
Blackjack.
Roberto, i clochard, gli immigrati clandestini, i reietti, sono parte della “soluzione”; hanno un ruolo ben preciso. Li guardi e ti senti fortunato, il tuo poco diventa tanto. E non hai il tempo per pensare e capire VERAMENTE perché, con tutto il denaro fasullo e vero che circola per il mondo, non sia possibile campare tutti dignitosamente. Allora ti tieni la tua fortuna e ti meraviglia il vigile che pretende di rispettare “la scelta”. Il vigile diventa il “problema”, invece anche il vigile è parte della “soluzione”.
Blackjack.
Caro BJ,
guarda che quello che dico io, quello che dici tu e Pamela e magari altri non sono in reale contrasto: fa tutto parte della “soluzione”, il cui vero nome è però “dissoluzione”.
Ciao,
Roberto
Blackjack, di quali scale di valori parli? Io ne vedo parecchie in circolazione, anche molto diverse fra loro. La mia si può riassumere in due parole: non nuocere.
I vegetariani e i vegan non sono una setta. Spesso questa scelta è stata fatta in solitudine, al di fuori di influenze esterne.
Per circa vent’anni sono stata vegetariana, senza mai incrociarne altri, in seguito per una decina di anni vegan, appena ho scoperto che era una dieta possibile. Solo negli ultimi tre anni, grazie a internet, ho conosciuto altri vegan, la maggior parte solo virtualmente. Siamo persone diversissime: l’essere vegan è trasversale alle classi sociali, al livello culturale, all’idea politica, alle religioni (ognuno conserva la sua, se ne ha una).
Che ci siano finanziamenti occulti non mi risulta. Anzi vedo una situazione opposta, vedo solo volontariato di ogni genere e gente che mette soldi sottratti al proprio stipendio per finanziare attività a favore degli animali. Però non ti nascondo che se mi decidessi a giocare e mi decidessi a vincere al superenalotto, gran parte della vincita andrebbe a finanziare molte iniziative vegan e animaliste.
Se sono disturbata, lo sono fin da piccola, quando ero costretta da mia madre a entrare nelle macellerie, con quei capretti uccisi e privati della loro pelle appesi ai ganci, pezzi di carne sanguinante sul banco, l’odore del sangue. Non potevo fare a meno di pensare che tutti quegli animali erano stati uccisi per diventare bistecche e sentivo che era sbagliato, un errore terribile. Ricordo come un film horror certi pezzi di animale morto che sono stata costretta a mangiare, perché i bambini non devono essere viziati e devono mangiare di tutto. Se questo dovesse essere considerato disturbo mentale dagli psichiatri, cosa che non è, sarei fiera di essere disturbata.
Apprendo con piacere che tutti i clochard sono sani di mente e magari anche astemi. Chissà come mi è venuto in mente di pensarlo, forse perché li ho visti interagire fra loro, li ho sentiti parlare, li ho incrociati al bar la mattina e ho approvato la loro colazione sana e dietetica a base di superalcolici biologici.
Cari amici,
in merito al dibattito che si sta sviluppando solo qualche considerazione sparsa e cauta, visto che questi sono argomenti da far tremar vene e polsi a chiunque.
Dunque. Ogni essere sente pensa esprime una propria posizione per il fatto casuale (?) ma decisivo di essere ciò che è e come è.
L’individuo o il gruppo che ha fatto qualche passo in più può capire le ragioni degli altri (individui, gruppi, addirittura specie) e magari accoglierle entro i limiti dell’autoconservazione; limiti che possono essere superati, direi, solo individualmente: non si diventa nazione di santi per decreto parlamentare.
Inoltre, capire e accogliere non vuol dire accettare sempre e comunque. La mia amatissima nonna 50 anni fa comperava al mercato di Porta Palazzo galline vive e le uccideva e spiumava sul balcone della sua casa popolare; oggi nel mio condominio non si accetterebbe un analogo comportamento da me (del tutto teorico, visto che sono vegetariano) e, voglio sperarlo, neppure da altro casigliano più esotico.
Quanto alla posizione che certi animali vadano difesi anche con una certa ruvidezza mi trova d’accordo, è ciò che faccio quotidianamente; non arrivo ad applicare gli stessi principi a ratti, scarafaggi e a microganismi cui “oggettivamente” si possa far risalire, ad esempio, la diffusione di epidemie.
Quanto alla bontà e alla sanità mentale di poverissimi e irregolari, le mie origini sociali e familiari mi hanno dato agio di averne qualche esperienza diretta; è pur vero che certe condizioni generalmente non sono le più propizie all’esercizio delle virtù.
Spero di essere stato moderato e chiaro. Per esigenze di chiarezza potrei scendere più nel concreto ed allor sarei meno simpatico; ma confido che non sarà necessario, anche perché fa già così caldo.
Grazie per l’attenzione e un caro saluto,
Roberto
Roberto, deve essere il caldo ma non ho capito cosa volevi dire nell’ultimo tuo intervento. Sono parzialmente d’accordo sul primo, quando affermi che un contrasto reale non esiste, o non dovrebbe esistere. Ma poi mi parli di “dissoluzione” e allora il contrasto emerge e io continuo a parlare di “soluzione”. So benissimo di essere criptico, di non argomentare, e perdonami la mia ostinazione nel sostenere che sono la “soluzione”, ma è ciò che sono. Non esiste un’altra spiegazione logica.
Pamela, non esiste solo ciò che vediamo. Anche la chiesa campa, di facciata, sul volontariato e la grande maggioranza dei credenti non ha mai visto o gestito un centesimo, ma questo non vuol dire che la chiesa non gestisca flussi finanziari imponenti e che Marcinkus sia morto non vuol dire che ora, automaticamente, le operazioni finanziarie della chiesa siano diventate, come per miracolo tutte limpide. La buona fede delle persone è una delle armi più importanti per esercitare controllo, è fondamentale direi. Anche in questo caso, perdonami se sono criptico.
Blackjack.
Caro Roberto, ho scritto “molto spesso i clochard sono disturbati mentali o alcolizzati”, Molto spesso non vuol dire sempre. Ci saranno sicuramente casi diversi, di persone sane di mente perseguitate dalla sfortuna. Classificherei con certezza come alcolizzati tutti quelli che vedo quotidianamente alla Stazione di Trastevere. Quando sento qualcuno lamentarsi degli spettacoli indecorosi, dico a chiunque mi stia a sentire che queste persone vanno curate.
C’è anche da dire che la legge Basaglia ha vuotato i manicomi, ma ha riempito di strade di persone che non sapevano più dove andare, né erano in grado, per la loro patologia, di guadagnarsi da vivere. Molti non avevano una famiglia in cui tornare.
C’è però un distinguo da fare per gli stranieri. Chi arriva privo di appoggi in Italia, in assenza di aiuti istituzionali, può essere costretto ad una vita di espedienti per un certo tempo, finché non riesce a trovare un lavoro.
Ciao
pamela
Cari Pamela e BJ,
anch’io sono criptico o meglio a volte mi compiaccio di un’ironia così fine da poterla capire io soltanto.
Faccio doverosa ammenda per questi piccoli scherzi su argomenti tanto seri e per di più non in una ristretta cerchia di persone che si conoscono bene ma addirittura in pubblico.
Dunque, la differenza tra “soluzione” e “dissoluzione” cui alludo sta soltanto nel tempo: entrambe conducono a un più o meno naturale scioglimento (non necessariamente… dissoluto), ma solo la prima permette, nel frattempo, di poter apprezzare vantaggi concreti… e tanto più concreti, ritengo, quanto più vi si crede.
Quando poi, alludendo alla mia esperienza diretta riguardo alla bontà e alla sanità mentale di poverissimi e irregolari, sento il bisogno di aggiugere: “è pur vero che certe condizioni generalmente non sono le più propizie all’esercizio delle virtù”, mi sembra non difficilmente arguibile che tale esperienza non deve essere stata troppo positiva (se mai possa esserlo).
Ancora un saluto,
Roberto
Blackjack, la tua teoria cospirazionista è troppo criptica per essere presa in considerazione. L’impegno animalista e vegan non impedisce di occuparsi anche d’altro, anzi mi sembra che molti vegan siano impegnati su vari fronti.