Rose

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da qui

D’estate il prete resta solo. Per modo di dire, s’intende. La folla che ti assedia è sempre là, cerchi affannosamente un buco nell’agenda per l’ennesimo appuntamento che ti chiedono. Ma quelli che dovrebbero aiutarti sono in giro per il mondo, in posti ameni. L’idea stessa ti solleva: “stiamo riposando per voi”. Anche questo è solidarietà. Il problema è quando tornano: rigenerati, pieni di energie, pronti a notare ogni mancanza, mentre tu stai esalando l’ultimo respiro. Però non muori mai, sarebbe troppo semplice. E’ il bello del prete. Ho provato a spiegarlo ieri in uno degli innumerevoli matrimoni che celebro nel mese di settembre: citavo la scena di una pattinatrice (la sposa stessa) che lancia una rosa verso il suo ragazzo (lo sposo), seduto tra gli spettatori; lui, chissà perché – è distratto, o pensa che non sia diretta a lui – la lascia passare e finisce chissà dove. Dicevo che Dio è uno che lancia rose a vuoto, disposto ad accettare la nostra indifferenza. Il prete, figlio di tanto Dio, deve fare lo stesso. Riempie il mondo di rose, a volte inutilmente.

25 pensieri su “Rose

  1. f&r

    se Dio è uno che lancia rose starò qui a braccia aperte per farne un enorme bouquet

    un abbraccio solidale, fabry (non aiuta, lo so… ma è solidale 🙂

    f&r

    ps:

    una pagina bellissima

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  2. marco m.

    piace molto anche a me questo lanciatore di rose

    anche se credo che siamo in molti a non saper riconoscere una rosa dell’Eterno, troppo diversa dalle nostre rose pur bellissime.

    bella pagina davvero, don fabrizio.

    marco m.

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  3. Giovanni Nuscis

    “Dicevo che Dio è uno che lancia rose a vuoto, disposto ad accettare la nostra indifferenza. Il prete, figlio di tanto Dio, deve fare lo stesso. Riempie il mondo di rose, a volte inutilmente.”

    Caro Fabrizio, preferisco la categoria dei “distratti” (la perfezione, si sa, non è di questo mondo) a quella dei “rigenerati, pieni di energie, pronti a notare ogni mancanza”.

    Condivido i giudizi: un bellissimo post!

    Un abbraccio

    Giovanni

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  4. luigia sorrentino

    Belllissima la metafora del lanciatore di rose….
    Grazie per le rose settembrine.
    Magnifico post.

    Luigia

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  5. Anna Maria

    Il lancio di rose è discreto, forse sommesso, ma continuo, non pomposamente illusorio come quello del bouquet della sposa ;-)). Catturata dall’immagine, bella perché vera, dissento solo sull’inutilità. Ha ragione Nadia, Fabrizio: inutilmente mai. Come f&r, mi avvicino e apro le braccia. Grazie!

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  6. Stella Maria

    Considerato che tutto è stato già detto cosa aggiungere?
    Solo questo, fra le rose di questa terra e le rose lanciate da Dio c’è una differenza sostanziale ma che l’occhio umano non vede: Dio toglie le spine prima del lancio, per questo a sanguinare sono le sue mani e non le nostre. Se sanguinano le nostre allora abbiamo afferrato altre rose.
    grazie don a braccia aperte.

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  7. Sabrina

    Spesso …la prima cosa che mi arriva a pelle da questo lancio di rose… sono le spine.

    Fanno male sulla mia pelle delicata… ma poi ecco la sofficità dei petali, la gioia dei colori e il profumo a sostenere l’anima.

    … Guardando Gesù Crocifisso … quante rose avrà raccolto per noi con le braccia così aperte… e da quante spine la sua pelle è stata lacerata perché a noi ci rimanessero solo il profumo e la morbidezza dei petali!!! Con gratitudine Gesù, Sabrina

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  8. mariaserena

    Accade che arrivino prima le spine, e forse dipende dal modo in cui si afferra la rosa o forse no. Colui che non afferra è distratto o diffidente, o anche incredulo che il dono sia per lui, oppure ha paura?
    E tuttavia solo prendendo il gambo possiamo coglierla senza disperderne la bellezza e il profumo.
    Quante metafore sulla rosa.
    Ci sono anche “le rose che non colsi” di quell’esteta peccatore di Gabriele d’A.
    Rosa Mistica guidaci in questo giardinaggio che è pieno di pericoli 🙂
    Però che bella immagine per una omelia da matrimonio!

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  9. Ale

    Grazie Fabrizio, grazie perchè noi siamo qui a raccogliere le tue rose, di colori sempre diversi….siamo gente fortunata!
    🙂

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  10. guido

    Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state…
    (G. Gozzano, Cocotte)

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  11. augusto

    Una delle immagini più straordinariamente poetiche che tu potessi esprimere, amico mio. Dio Lanciatore di rose è il contrappeso , la controtendenza a tutti i poeti di oggi, che tirano pallini e sparano palle: “l’importante è far fuori/l’angelica farfalla”.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

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  12. Nora

    Bellissimo post, Fabrizio!
    Come sempre induce a pensare…
    La “solitudine” dei preti, chi ci pensa mai? I preti, uomini che gioiscono e soffrono come ogni altro essere umano, ma che comunque immaginiamo essere più vicini a Dio come nessun altro!
    Bella l’immagine del lanciatore di rose “a vuoto”, credo che sia un esempio da imitare.
    C’è sempre qualcuno che afferra una rosa, magari si fa anche un po’ male…però ne vale la pena! Grazie, grande Fabry. Nora

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  13. guido

    Di solito sono gli altri, i non consacrati, a tenere il diario dei preti: l’indimenticabile Bernanos, tanto per citarne uno.
    Egli scrisse: Quel poco che ho fatto in questo mondo m’è sempre apparso in principio inutile, inutile sino al ridicolo, inutile sino al disgusto. Il demone del mio cuore si chiama “a che pro?”

    Questa volta, però, Fabrizio Centofanti – curato di campagna, come ama definirsi – ha deciso di provvedere direttamente, regalandoci questi mirabili quadretti confidenziali.

    Nessun prete deve essere identificato in Dio e creduto onnipotente come solo Egli è. Semmai si venisse a trovare su un piedistallo è perché ha scelto e vive fino in fondo la sua vocazione/missione, diventando pari a quelli che Dio più ama: gli ultimi, gli umili, i poveri che ha innalzato al suo rango.

    Infatti (scrive ancora Bernanos) Nostro Signore, sposando la povertà, ha talmente elevato il povero in dignità che non si potrà più farlo scendere dal suo piedistallo. Gli ha dato un antenato. E quale antenato.

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  14. mariaserena

    Devo delle scuse per la citazione inesatta e ringraziamenti per la pecisazione; probabilmente mi si sono intrecciate le rose (con i romanzi ecc ecc)
    Ma non sono qui se non per ascoltare: poi capita di traboccare e scrivere in fretta.
    Curioso come Fabrizio susciti anche dirottamenti fuori tema 🙂
    A proposito di luce. Le rose sono luminose.

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  15. Francesca

    Grazie Fabry perchè nonostante tutto continui a tirarci tante belle rose 🙂

    Tieni duro…noi abbiamo bisogno della tua presenza.

    Un abbraccio fortissimo

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  16. Emiliano

    Sarà.
    Ma sabato ho visto le mani della gente più diversa affannarsi a raccogliere le rose che hai lanciato dall’altare.
    Grazie Fabri

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  17. enzo forlano

    Fabrizio, ma di fronte ad un fratello che sta per morire di cancro, come è possibile pensare che Dio gli abbia lanciato una rosa? Lo so che lui lo ha sperimentato sulla sua carne, il dolore, per aiutarci a capire e sopportare il male, per renderci consapevoli che se accettiamo la vita, l’essere, accettiamo sia la sua plenitudine che la sua carenza, sia la sua pienezza sia la sua difettibilità, e proprio per questo Lui ci è accanto e ci conforta grazie alla sua piena solidarietà condivisa attraverso il carico sul suo stesso corpo della sofferenza fisica e spirituale umana. Ma l’uomo di fronte al dolore , di fronte al male straziante, di fronte al male incurabile, di fronte al male tormentoso,al male orientato ineluttabilmente verso la distruzione totale del corpo, verso la sua completa dissoluzione.l’uomo, dicevo, in queste situazioni si ritrova solo con sè stesso, e spesso non è sufficiente il ricordo dell’abbandono di Gesù da parte del Padre al momento della morte sulla croce, per consolarlo. Questo ho sperimentato tante, troppe volte, nella mia professione, e non ancora trovo risposte, per quanto mi sforzi di cercarle.

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    1. fabrizio centofanti

      grazie Enzo.
      quando mi trovo di fronte a un malato terminale gli accarezzo il volto, gli metto una mano sulla fronte.
      rimango a lungo così, perché c’è qualcosa che passa, non so neanch’io cosa, forse solo una vicinanza,
      una disperata compagnia, che si ostina a non arrendersi.
      un abbraccio
      fabrizio

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