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da qui
Certi poveri fanno paura: gente dell’est dalla faccia affilata che ti ha visto aiutare gli altri e viene a chiedere soldi con aria inconfondibile, una gentilezza dura, già pronta a trasformarsi in lamento querulo e in minaccia. L’unica certezza è che non mollano mai: cerchi di congedarli con modalità diverse, ma a tutte oppongono la loro obiezione insuperabile, metallica. Devi solo sperare che si accontentino di quello che inevitabilmente gli darai, che non inneschino la bomba di una violenza imprevedibile. Sono i momenti in cui provi a vedere il mondo da un’altra prospettiva, dalla luna, per esempio, o meglio ancora da una galassia lontanissima, priva di poveri e di preti, di rabbia e fame, dove scorgi a perdita d’occhio solo cumuli di materiale cosmico di natura e consistenza diversa. Immagini di stare là, ignoto a tutti, soprattutto all’uomo dalla faccia affilata che sta snocciolando l’ennesima obiezione, con un tono che non ammette repliche. Ecco, può bastare così. Ora che sei tornato da tanto lontano ti accorgi di volergli bene, nonostante tutto.

Ma il tuo amore è grande, davvero grande se, oltre ai poveri, è capace di sostenere anche il mondo che li ha partoriti.
è una lotta palmo a palmo, Loris, un frammento di luce che si aggiunge ogni giorno, a volte a fatica.
Ciao Fabrizio, ci sono tante cose da dire su come è difficile distinguere il confine fra aiutare e difendersi. Su quanto possano essere cattivi (anche) i poveri. Sul “siate prudenti come serpi e semplici come colombe”. Nulla è facile, scontato o automatico. Ogni giorno dobbiamo lottare, prima di tutto con noi stessi, capire le diverse situazioni.
Nelle mie riflessioni su queste cose (su come confrontarsi con la “violenza” delle vittime della società, del mondo, di tutto) mi hanno molto aiutato gli scritti di Levi e Salamov sulla violenza che alcune vittime dei lager/gulag esercitavano su altri prigionieri, ed una intevista ad un ex terrorista apparsa sul Foglio dell’11 marzo 2006 che ti copio-incollo da un blog: …
Paola Tavella …. intervista Maurice Bignami, ex comandante di Prima Linea, condannato a trent’anni ed in semilibertà fuori dal carcere per lavorare per la Caritas romana. Tavella scrive: “Gli ho chiesto tante volte perché ha passato dieci anni all’Ostello della stazione a raccattare “quelli col culo a terra”, i barboni, i tossicomani, i derelitti, i poveri e gli sradicati, a asciugare bava e vomito, a fare docce a chi non se l’era mai fatte, e se sia stato, forse, un tentativo di “pulirsi il karma”. Dopo anni ha infine risposto alla mia domanda dicendo di no, che ha scelto quel posto perché detesta lavorare in ufficio, per il resto “quando hai l’anima sporca te la tieni”. E ora? “Ora ho capito che i poveri sono brutti, luridi e cattivi e che molti di loro sono poveri proprio perché sono così, certe carogne con un caratteraccio che li manderesti al diavolo ogni volta che aprono la bocca. Per questa ragione è giusto proteggerli: non se la caverebbero mai da soli. Sai come faccio a sopportare i poveri che restano poveri, i professionisti della povertà, ma anche i comuni stronzi? Li guardo e mi viene in mente la faccia che avevano da bambini. Per quello non metterò più mano al revolver: quando impari a vedere il bambino, non puoi più sparare”….
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Ti saluto Fabrizio, sii forte.
mai come oggi vorrei essere (su) una galassia molto molto lontana, fabry
mai come oggi mi tocca amare questo mondo, così com’è, anche se guardarlo in un’altra prospettiva mi pare impossibile.
un abbraccio forte
f&r
il povero è spesso sgradevole,come lo è il malato, il vecchio :brutti a vedersi, noiosi e fastidiosi…Perchè occuparcene? forse perchè in loro vediamo un nostro possibile o prossimo futuro,o rivediamo,come è stato detto, i bambini che sono stati. oppure, semplicemente,perchè scatta la compassione, sentimento difficile da definire, spesso emotivo,ma tipicamente umano.
grazie Luigi, quello che hai scritto è importante per me.
Fides resisti.
grazie Annamaria: la compassione è un sentimento da rivalutare.
Nel rivalutare la compassione mi viene da pensare che la parola ha la stessa etimologia di “simpatia”,ma un significato molto più triste e sentimentale. La simpatia è spontanea,senza motivazioni razionali, è incontro e condivisione. Proviamo a rifletterci?
la compassione è il verbo chiave della bibbia, Annamaria: esplanknisthein, le viscere di Dio che sono coinvolte nell’amore per la nostra avventura storica. ce n’è da riflettere!
grazie
fabrizio