Di Carmine Vitale
Ho parlato con le cose
Perché le parole sono sporche
Sulla facciata di una chiesa una volta lessi
Che è difficile pisciare controvento
E cosi anche queste poche lettere
Hanno perso consistenza
Si sono lacerate
Ridotte a brandelli
C’è questa perdita enorme d’innocenza
Come se non si potesse mai più tornare indietro
Ma è nel cuore che non posso entrare
È stato chiuso
Come un locale pronto alle ferie
Quando devi ricevere una notizia
Vorresti sempre quella buona prima
Perché la cattiva già la sai
L’hai commessa
C’è un palazzo maestoso
Si consegnano fiori agli ospiti
E per le conseguenze tocca all’amore
Perdonare
Barare
Fuggire
Diceva una poesia che quando fa male
Torniamo su certi luoghi
A pensare al primo amore
12 settembre mattina
Stamattina c’era il sole la voglia di vivere
Poi ho acceso il computer
Il sabato i gerani sul balcone sembrano più curati
Forse la felicità di restare a casa
Di guardare il blu
Il non pensare
Poi è passata una notizia scarna estranea piena di brividi livida
È morto Simone Cattaneo
Un poeta
Ciao Simone

Caro Carmine, sono belle e commoventi.
quoto Nadia, specie per quel balcone pieno di gerani e la notizia livida…un dolore sommesso m non per questo meno profondo, V.
“Ho parlato con le cose
Perché le parole sono sporche”
A volte le parole non riescono a esprimere i sentimenti che abbiamo dentro. Allora è nel silenzio di ciò che ci circonda che possiamo trovare noi stessi ed è proprio vero che quando si sta male occorre tornare nei luoghi dell’amore: le parole dell’anima sono nascoste nel cuore.
Un abbraccio, carissimo Carmine.
D.
Parlano le cose: una scritta sul muro, un televisore e tutto sembra risuonare in un vuoto pieno di troppe parole senza senso, quando muore un poeta e diventa solo una notizia da dare scarna, estranea, chissà poi chi era… era un poeta, o meglio, era solo un uomo.
e si ritorna nel luogo dell’amore – col pensiero, con i sensi o negli occhi chiusi – si ritorna quando fa male e la prima notizia è solo quella buona, che pari il colpo che sai che dovrà arrivare.
sospensione tra le cose che sembrano agire inevitabili oltre il nostro volere.
è una poesia di profumi, colori e sensi quella di Carmine, una poesia che si alza al di sopra del tempo in pacata ed attenta osservazione, annullando, diluendo e talvolta mescolando il senso stesso del passato e del presente in un unico essere risultato di ogni passo, di ogni respiro.
grazie.
Caro Carmine,
non ci restano che le cose. Quelle senza nome. E quelle profumate. Non ci resta che l’anima delle cose. Perchè è l’unica che riusciamo a percepire, toccare.
Rendere le parole cose. Questa poi resta la vocazione dei poeti “della fine”.
Bravo e a presto. Un saluto a Viola e a Nat.
Cito Viola che in una sua recente parla di “folla di parole” di “fuliggine che si attacca nei cervelli”. Sì, si sente sempre più l’esigenza di parlare con le cose. Si parla troppo ed è un pisciare controvento, non solo perché mancano sempre più gli interlocutori, ma anche perché alle parole non si dà peso. La poesia di Carmine rende le parole cose, mira dritto all’essenza.
Abele
Belle, un tono (volutamente?) dimesso, come quando i pensieri vagano per conto loro e non si sa dove possano condurre.
Quando un dolore è troppo si tenta un recupero del passato, inevitabilmente però il presente affiora e anche se “le parole sono sporche”, queste poesie sono dolci nel loro scorrere lento, da leggere a luce soffusa.
Ciao carmine e un saluto a tutti i precedenti amici.
jolanda
Molto bello e scavato, come tutte le tue cose.. complimenti Carmine!
vi ringrazio tutti per il vostro passaggio e le belle parole
è un ricordo per un poeta che ho amato e amo moltissimo
sferzante che sbatte in faccia le parole come pioggia battente
è indicibile il dolore quando se ne va un Poeta
si sporcano le parole
grazie
c.
Me lo sono sempre chiesta, quando me la raccontavano da piccola, ma poi anche dopo l’ho riascoltata e letta la stessa storia. Ma come è possibile che un dio, un dio dico non un io qualsiasi, dopoa ver creato il mondo, cieli terre oceani,stelle, pianeti e animali e sentimenti e insomma tutto quel caos che ci trascina dentro, avesse chiamato adamo, fatto anche lui di suo pugno, scrittogli dentro parola per parola tutto il creato, di NOMINARE tutto. Ma come, c’era bisogno dell’aiuto di un analfabeta quale adamo per ricreare tutto? E a dirglielo lui, dio stesso! che non voleva sporcarsi la bocca coi nomi?
Scherzi a parte, mi sono piaciute molto queste tue terre interiori, mi è piaciuto o sguardo con cui ac-cogli le cose e la partecipazione al congedo. ferni
Se hai qualcosa, se hai voglia, se ti fa piacere, da inviare a [email protected],volentieri ti ospiterei nel blog. fernanda.
C’è questa perdita enorme d’innocenza
(il poeta la riscopre 🙂
ciao Carmine
c.
ciao carmine, grazie che hai ricordato simone cattaneo – tra l’altro la sua scomparsa smaschera un sacco di messe in scena ‘poetiche’ diventate ormai inservibili, oltre che insostenibili…
le poesie sono un po’ delle cose, ma non sono esattamente cose – speriamo che ce ne resti qualcuna, almeno per non diventare cose noi stessi…
un saluto caro,
r
@fernirosso grazie e a presto
carla e renata grazie a voi per la sosta
quando si ricorda un poeta grande come cattaneo poche sono le parole da utilizzare
meglio il silenzio e far girare la sua voce
ho sempre fede che la salvezza sia nella poesia sopratutto in quella come quella di simone
un caro saluto
c.