Ho parlato con le cose

Di Carmine Vitale

Ho parlato con le cose

Perché le parole sono sporche

Sulla facciata di una chiesa una volta lessi

Che è difficile pisciare controvento

E cosi anche queste poche lettere

Hanno perso consistenza

Si sono lacerate

Ridotte a brandelli

C’è questa perdita enorme d’innocenza

Come se non si potesse mai più tornare indietro

Ma è nel cuore che non posso entrare

È stato chiuso

Come un locale pronto alle ferie

Quando devi ricevere una notizia

Vorresti sempre quella buona prima

Perché la cattiva già la sai

L’hai commessa

C’è un palazzo maestoso

Si consegnano fiori agli ospiti

E per le conseguenze tocca all’amore

Perdonare

Barare

Fuggire

Diceva una poesia che quando fa male

Torniamo su certi luoghi

A pensare al primo amore

 

 

 

12 settembre mattina

Stamattina c’era il sole la voglia di vivere

Poi ho acceso il computer

Il sabato i gerani sul balcone sembrano più curati

Forse la felicità di restare a casa

Di guardare il blu

Il non pensare

Poi è passata una notizia scarna estranea piena di brividi livida

È morto Simone Cattaneo

Un poeta

Ciao Simone

13 pensieri su “Ho parlato con le cose

  1. viola

    quoto Nadia, specie per quel balcone pieno di gerani e la notizia livida…un dolore sommesso m non per questo meno profondo, V.

    Rispondi
  2. ColpaMetafisica

    “Ho parlato con le cose

    Perché le parole sono sporche”

    A volte le parole non riescono a esprimere i sentimenti che abbiamo dentro. Allora è nel silenzio di ciò che ci circonda che possiamo trovare noi stessi ed è proprio vero che quando si sta male occorre tornare nei luoghi dell’amore: le parole dell’anima sono nascoste nel cuore.
    Un abbraccio, carissimo Carmine.

    D.

    Rispondi
  3. natàlia castaldi

    Parlano le cose: una scritta sul muro, un televisore e tutto sembra risuonare in un vuoto pieno di troppe parole senza senso, quando muore un poeta e diventa solo una notizia da dare scarna, estranea, chissà poi chi era… era un poeta, o meglio, era solo un uomo.

    e si ritorna nel luogo dell’amore – col pensiero, con i sensi o negli occhi chiusi – si ritorna quando fa male e la prima notizia è solo quella buona, che pari il colpo che sai che dovrà arrivare.

    sospensione tra le cose che sembrano agire inevitabili oltre il nostro volere.

    è una poesia di profumi, colori e sensi quella di Carmine, una poesia che si alza al di sopra del tempo in pacata ed attenta osservazione, annullando, diluendo e talvolta mescolando il senso stesso del passato e del presente in un unico essere risultato di ogni passo, di ogni respiro.

    grazie.

    Rispondi
  4. pasquale vitagliano

    Caro Carmine,
    non ci restano che le cose. Quelle senza nome. E quelle profumate. Non ci resta che l’anima delle cose. Perchè è l’unica che riusciamo a percepire, toccare.
    Rendere le parole cose. Questa poi resta la vocazione dei poeti “della fine”.
    Bravo e a presto. Un saluto a Viola e a Nat.

    Rispondi
  5. neobar

    Cito Viola che in una sua recente parla di “folla di parole” di “fuliggine che si attacca nei cervelli”. Sì, si sente sempre più l’esigenza di parlare con le cose. Si parla troppo ed è un pisciare controvento, non solo perché mancano sempre più gli interlocutori, ma anche perché alle parole non si dà peso. La poesia di Carmine rende le parole cose, mira dritto all’essenza.
    Abele

    Rispondi
  6. jolanda catalano

    Belle, un tono (volutamente?) dimesso, come quando i pensieri vagano per conto loro e non si sa dove possano condurre.
    Quando un dolore è troppo si tenta un recupero del passato, inevitabilmente però il presente affiora e anche se “le parole sono sporche”, queste poesie sono dolci nel loro scorrere lento, da leggere a luce soffusa.

    Ciao carmine e un saluto a tutti i precedenti amici.
    jolanda

    Rispondi
  7. carmine vitale

    vi ringrazio tutti per il vostro passaggio e le belle parole
    è un ricordo per un poeta che ho amato e amo moltissimo
    sferzante che sbatte in faccia le parole come pioggia battente
    è indicibile il dolore quando se ne va un Poeta
    si sporcano le parole
    grazie
    c.

    Rispondi
  8. fernirosso

    Me lo sono sempre chiesta, quando me la raccontavano da piccola, ma poi anche dopo l’ho riascoltata e letta la stessa storia. Ma come è possibile che un dio, un dio dico non un io qualsiasi, dopoa ver creato il mondo, cieli terre oceani,stelle, pianeti e animali e sentimenti e insomma tutto quel caos che ci trascina dentro, avesse chiamato adamo, fatto anche lui di suo pugno, scrittogli dentro parola per parola tutto il creato, di NOMINARE tutto. Ma come, c’era bisogno dell’aiuto di un analfabeta quale adamo per ricreare tutto? E a dirglielo lui, dio stesso! che non voleva sporcarsi la bocca coi nomi?
    Scherzi a parte, mi sono piaciute molto queste tue terre interiori, mi è piaciuto o sguardo con cui ac-cogli le cose e la partecipazione al congedo. ferni

    Se hai qualcosa, se hai voglia, se ti fa piacere, da inviare a [email protected],volentieri ti ospiterei nel blog. fernanda.

    Rispondi
  9. renatamorresi

    ciao carmine, grazie che hai ricordato simone cattaneo – tra l’altro la sua scomparsa smaschera un sacco di messe in scena ‘poetiche’ diventate ormai inservibili, oltre che insostenibili…

    le poesie sono un po’ delle cose, ma non sono esattamente cose – speriamo che ce ne resti qualcuna, almeno per non diventare cose noi stessi…

    un saluto caro,
    r

    Rispondi
  10. carmine vitale

    @fernirosso grazie e a presto

    carla e renata grazie a voi per la sosta
    quando si ricorda un poeta grande come cattaneo poche sono le parole da utilizzare
    meglio il silenzio e far girare la sua voce
    ho sempre fede che la salvezza sia nella poesia sopratutto in quella come quella di simone
    un caro saluto
    c.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *