Diritto alla rete

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da qui

A noi poveri mortali basta poco: un blog, un minimo di tempo per scrivere un articolo, una mente il più possibile libera dai condizionamenti. Con questi mezzi semplici si raggiungono notevoli obiettivi. Contrastare, per esempio, l’informazione ufficiale, legata a miriadi di interessi personali e di partito, con un pensiero trasparente in grado di prendersi le responsabilità del caso, convinto che la rete coinvolga potenzialmente tutte le persone del pianeta con un pc e una connessione internet. E’ precisamente questo che turba il sistema, come, a suo tempo, l’annuncio della nascita del Cristo turbò Erode e tutta la città. Paragone esagerato? Eppure anche Gesù proponeva un mondo libero dal potere terreno, dalle catene economiche e sociali, e per questo fu soppresso. Voleva connettere il cielo e la terra, ma fu oscurato un fatale pomeriggio di duemila anni fa. Tutto l’orizzonte si oscurò con lui. La luce, però, trovò il modo di riaccendersi. Non lasciamola spegnere. Resistiamo insieme.

19 pensieri su “Diritto alla rete

  1. Iannozzi

    Questa volta sottoscrivo in toto, Fabry. E non apro polemiche, anche se ci sarebbe qualche particolare da aggiungere in merito ai gestori di blog, ML, forum… Ma l’essenza della libertà per noi comuni mortali è proprio quella che hai indicata.

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  2. Marco Saya

    “Contrastare, per esempio, l’informazione ufficiale, legata a miriadi di interessi personali e di partito…”, proprio così, Fabrizio. Quando arriveremo come in Svezia, dove l’80% delle famiglie possiede una connessione in rete allora le cose potranno cambiare, anche se poi il vero problema, oggi, è il contenitore televisivo. 😉

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  3. Gianmario

    La rete rispecchia la nostra condizione: bellezza/bontà o il contrario. Ciò che è bello è anche buono, dicevano gli antichi e la ricerca della verità, in untima analisi, consiste in questo binomio: buono/bello, etica/estetica. Certi blog, siti, ecc. ecc., come dice Iannozzi, non hanno questo obiettivo. Ma la scelta del male è la condizione di essere liberi: se non si può scegliere il male, il brutto, allora non siamo liberi, perché la libertà è scelta. Il potere è un caso patetico quando vuole il bene: vorrebbe obbligarci al bene (se è in buonafede) ma così facendo ci priva della libertà e ci abbruttisce. Il potere dovrebbe essere invece il garante della libertà, ossia del poter scegliere e far coincidere i limiti di questa scelta laddove il male viene socializzato e ricade su chi ci vive accanto. E’ un compito difficile che i nostri governanti assolvono in modo patetico, con la repressione. La repressione è sempre la conseguenza di un’etica assoluta, che pensa se stessa come verità assoluta. Il nocciolo sta tutto qui: trovare una misura che salvi la libertà e ci salvi dalla libertà salvando la libertà: non è semplice e non ci vedo molto in questo compito individui che grandeggiano sui mass media e che la storia (spero) sputtanerà immancabilmente – perché la storia non perdona, se la si legge in chiave di libertà.
    Riuscirà questa libertà in rete a darci fiato, a farci crescere? Ho dei dubbi, perché la rete è uno strumento che è utile in seconda battuta: solo se sei libero dentro la userai con profitto, per aprire gli orizzonti della tua libertà, altrimenti ti farai schiavo di essa, come sei schiavo della tecnica – dell’ideologia… o anche di una religione. Cristo era davvero libero, anche dalla religione, questo “religare” che ci lega insieme in una massa laudante e senza fede, senza coerenza fra fede e atti. Ci ha insegnato che la religione è per l’uomo e non viceversa, perché se l’uomo è per la religione non è per Dio: Cristo ha sempre litigato coi fanatici – e se vivesse oggi da uomo, sarebbe incazzato come non mai, non contro gli integralisti islamici, tanto per capirci…
    Il paragone fra Cristo e rete calza, ma ricordiamoci che la rete è uno strumento, Cristo è una persona, una soggettività che reclama un rapporto personale, da Persona a persona e ci ha insegnato che tale deve essere anche il rapporto con Dio perché la “religio”, il rito, la celebrazione collettiva, sono solo strumenti di questo rapporto personale. Questo per chi crede, ma per chi non crede le cose stanno in ogni caso così: non è la rete che ti fa libero, la il rapporto di libertà che instauri con le persone, col mondo, con te stesso, con le idee, con il mistero.

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  4. fabrizio centofanti

    Beppe, Marco, Gianmario, grazie.
    concordo sulla Persona, prioritaria rispetto a tutto.
    ma mai sottovalutare gli strumenti: in mano alla Persona sono benedizione, in mano al potere diventano maledizione e morte.
    un abbraccio
    fabry

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  5. tiptop

    Senza ancora averti letto, dovevo essere un po’ anch’io sull’onda di questi pensieri… che ho sintetizzato in FB. -Mariacristina Mentre lavava il piatto, è stata colta da un pensiero ” Hanno scelto di liberare dalla croce Barabba.” –

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  6. Carla

    scrive Gianmario:

    non è la rete che ti fa libero, ma il rapporto di libertà che instauri con le persone, col mondo, con te stesso, con le idee, con il mistero.
    (frase che condivido in pieno)

    e Fabrizio ribatte:
    ma mai sottovalutare gli strumenti: in mano alla Persona sono benedizione, in mano al potere diventano maledizione e morte.
    condivido anche questo ma con una piccola modifica…
    in mano alla persona giusta, perchè il potere viene comunque gestito dalla persona.

    La persona pervasa dal male userà sempre male i suoi strumenti.

    Detto ciò, buona domenica miei cari 🙂

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  7. fabrizio centofanti

    sono felice della coincidenza Tiptop.
    Carla, per Persona (con la p maiuscola), intendo quello che intendeva Gianmario: la persona nella sua completezza, non l’individuo sfigurato dal potere.

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  8. Giovanni Monasteri

    La cosa che fa più paura al potere è, appunto, “la libertà dai condizionamenti”. Chi diffonde il proprio pensiero mediante la rete non è neppure classificabile come nemico, come appartenente a un “gruppo di potere”; non è portatore di interessi precisi, cioè di interessi necessariamente loschi; non ha voti e tessere da comprare e vendere, non ha uno statuto riconoscibile di nemico, un obiettivo di potere, personale e/o di gruppo. E’ questo che non va giù al potere. Con chi, e cosa contrattare? Come intimidire o ricattare il variegato popolo della rete? L’unica è spegnerla, oscurarla. E “normalizzarla” equivale a snaturarla, a spegnerla, appunto.

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  9. Giovanni Nuscis

    “Contrastare, per esempio, l’informazione ufficiale, legata a miriadi di interessi personali e di partito, con un pensiero trasparente in grado di prendersi le responsabilità del caso”

    Perfettamente d’accordo, Fabrizio, come sai.

    Un abbraccio

    Giovanni

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  10. la funambola

    Caro Fabry
    Hai letto la lettera di ripudio di Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi?
    cosa ne pensi?
    a me ha fato godere! 🙂
    abbracci
    la fu

    p.s. per cortesia qualcuno gentilmente mi dice che succede a nazione indiana?
    io non riesco ad entrarvi
    grazie

    Rispondi
  11. la funambola

    caro fabrizio
    se puoi:
    terribile in che senso?
    spina nel fianco di chi?
    baci
    la fu

    Note di Stato Laico
    LETTERA DI RIPUDIO da Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi

    Sig. Presidente «pro tempore» del Consiglio dei Ministri
    Silvio Berlusconi,
    Palazzo Chigi
    00100 Roma

    Lettera di ripudio

    Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

    .

    Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

    .

    Legittimità elettorale e dignità etica

    Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.

    Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.

    Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».

    Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.

    Essere «alto» ed essere »grande»

    Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

    Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).

    La maledizione italiana

    A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.

    Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

    Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.

    Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.

    Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.

    Spergiuro

    Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

    Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

    Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.

    Affari privati o deriva di Stato?

    Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

    Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?

    Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

    Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.

    Strategie convergenti

    Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

    Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.

    Ripudio

    Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.

    Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

    Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.

    Genova 09 settembre 2009

    Paolo Farinella, prete

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  12. fabrizio centofanti

    terribile nel senso di terribile, Fu.
    una spina nel fianco del governo e dell’istituzione ecclesiastica.
    penso sia provvidenziale una voce profetica.
    mi piace meno il suo legarsi al carro di Repubblica e del laicismo da palcoscenico, che rischia di appannare la trasparenza del messaggio.

    Rispondi
  13. la funambola

    grazie nel senso di grazie Fabrizio 🙂

    perdonami se ogni tanto l’ombra del sospetto mi attraversa il cuore
    sono una donna non sono una santa 🙂
    ti abbraccio con affetto
    la fu

    Rispondi
  14. annamaria orlandi

    Io ricevo normalmente gli scritti di Paolo Farinella e ho letto il suo ultimo libro, la lettera a Bagnasco e gli articoli settimanali sui giornali di Genova. La sua opposizione all’attuale governo e alle alte gerarchie ecclesiastiche è forte,talvolte spietata:non era ugualmente forte anche la voce di Giovanni il Battista contro Erode? Mi auguro che la voce di Farinella non venga messa a tacere,come avvenne a quella del profeta,per quanto possa apparire sgradevole a molti.

    Rispondi

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