i giocatori di scacchi

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore

 

Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi

Ma non avevo mai guardato fin dentro di  noi

Mercoledì guardavo i satelliti impazzire

E il giorno dopo di nuovo a lavorare

Senza nemmeno trasalire

Per qualche regola biologica

Rido dallo stesso posto da dove poi piango

Cadono milioni di foglie

E il tragitto è sempre dall’alto in basso

Le foglie non ritornano

Svaniscono come gli anni piccoli

E solo qualche volta in maniera occasionale

Gli occhi percorrono la stessa distanza

In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

21 pensieri su “i giocatori di scacchi

  1. natàlia castaldi

    è un delicato percorrersi attraverso i vicoli del sentire e dell’osservare le cose del mondo, quasi distaccando i piedi dal terreno, per trasalire laddove non ci si é accorti era il momento giusto per respirare nell’andare biologico del tempo, un distacco adesso temporale per preservare ogni piccolo istante in “religiosa” osservazione, quasi a cercarne il vero che agli occhi non appare, se non chiudendoli ad ascoltare.
    La vergogna é nello sguardo di tutti quando si calpesta una foglia e poi si avanza come nulla fosse, come se nulla fosse.
    Ma fortunatamente c’è chi si arresta e canta, un po’ per sé nel pianto rinchiuso in un piccolo pugno (atteso), un po’ per tutti scrivendo.

    sempre bello leggerti.
    n.

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  2. nadia agustoni

    “E solo qualche volta in maniera occasionale

    Gli occhi percorrono la stessa distanza

    In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.”

    Cercare se stessi è difficile, ma chissà.
    Un saluto

    Rispondi
  3. D. Q.

    Percorrere con lo sguardo la stessa distanza degli anni e delle foglie: fatica del vivere o forse guardare più lontano per non doversi più vergognare?
    C’è una grande profondità in quello che scrivi.

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  4. carmine vitale

    sono queste foglie che cominciano a cadere trasformando i loro stessi colori
    e noi qui sempre più presi dalle nostre cose che godono di una forzata precedenza
    bisognerebbe vedere le cose dall’alto con umiltà e con la considerazione che intorno comunque la vita ci circonda
    guardare un pò più in fondo dentro di noi
    guardare gli altri da un lato diverso del cuore
    dai lati nascosti
    vi ringrazio per i commenti e i complimenti
    c.

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  5. Carla

    le foglie non ritornano…

    è triste..
    così come è misera l’esistenza umana
    se ci pensiamo profondamente.
    (l’illusione in certi casi è via d’uscita).

    ciao Carmine

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  6. carmine vitale

    grazie,Carla e Viola, Valentina, Renata,leggervi è sempre dolce

    quel posto sembra essere comune a tanti rivelatore del nostro essere dentro

    le foglie e il loro andare via come particolari che si allontanano mi è sempre sembrato l’allontanarsi dei ricordi memoria dell’altro di chi non si vede

    un caro saluto a tutti
    c.

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  7. Manuel Cohen

    il testo è molto bello. Mi allineo ai commenti di cui sopra. Aggiungo solo che noto una piena consapevolezza e padronanza del mezzo espressivo: l’apparente semplicità, quasi naturalistica della lingua e della sintassi, cela una precisa scelta del verso-frase, autonomo, di senso compiuto. un piacere da leggere.

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  8. rael (m)

    …eppure ascende, al cielo
    volge i suoi rami e il tronco, questa pianta.
    è vero, “cadono le foglie” ma
    niente in Realtà si perde.

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