I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore
Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi
Ma non avevo mai guardato fin dentro di noi
Mercoledì guardavo i satelliti impazzire
E il giorno dopo di nuovo a lavorare
Senza nemmeno trasalire
Per qualche regola biologica
Rido dallo stesso posto da dove poi piango
Cadono milioni di foglie
E il tragitto è sempre dall’alto in basso
Le foglie non ritornano
Svaniscono come gli anni piccoli
E solo qualche volta in maniera occasionale
Gli occhi percorrono la stessa distanza
In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

è un delicato percorrersi attraverso i vicoli del sentire e dell’osservare le cose del mondo, quasi distaccando i piedi dal terreno, per trasalire laddove non ci si é accorti era il momento giusto per respirare nell’andare biologico del tempo, un distacco adesso temporale per preservare ogni piccolo istante in “religiosa” osservazione, quasi a cercarne il vero che agli occhi non appare, se non chiudendoli ad ascoltare.
La vergogna é nello sguardo di tutti quando si calpesta una foglia e poi si avanza come nulla fosse, come se nulla fosse.
Ma fortunatamente c’è chi si arresta e canta, un po’ per sé nel pianto rinchiuso in un piccolo pugno (atteso), un po’ per tutti scrivendo.
sempre bello leggerti.
n.
… non ci si é accorti *che* era il momento giusto….
scusa Carmine, mi sono mangiata un “che”
ciao, n.
“E solo qualche volta in maniera occasionale
Gli occhi percorrono la stessa distanza
In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.”
Cercare se stessi è difficile, ma chissà.
Un saluto
Fine e profondo, mi piaci sempre.
delicatezza e grande capacità espressiva
Percorrere con lo sguardo la stessa distanza degli anni e delle foglie: fatica del vivere o forse guardare più lontano per non doversi più vergognare?
C’è una grande profondità in quello che scrivi.
I giocatori di scacchi sono come le foglie. Bravo Carmine. Ciao, Nat.
PVita
sono queste foglie che cominciano a cadere trasformando i loro stessi colori
e noi qui sempre più presi dalle nostre cose che godono di una forzata precedenza
bisognerebbe vedere le cose dall’alto con umiltà e con la considerazione che intorno comunque la vita ci circonda
guardare un pò più in fondo dentro di noi
guardare gli altri da un lato diverso del cuore
dai lati nascosti
vi ringrazio per i commenti e i complimenti
c.
un grazie a te Carmine, per quello che trasmetti ed a Pasquale un grande abbraccio.
n.
Molto bella l’immagine delle foglie che non tornano.
bella Carmine, molto *vitaliana* -);
le foglie non ritornano…
è triste..
così come è misera l’esistenza umana
se ci pensiamo profondamente.
(l’illusione in certi casi è via d’uscita).
ciao Carmine
“Rido dallo stesso posto da dove poi piango”
m’hai stanato, carmine
grazie,
r
grazie,Carla e Viola, Valentina, Renata,leggervi è sempre dolce
quel posto sembra essere comune a tanti rivelatore del nostro essere dentro
le foglie e il loro andare via come particolari che si allontanano mi è sempre sembrato l’allontanarsi dei ricordi memoria dell’altro di chi non si vede
un caro saluto a tutti
c.
bella. un saluto.
ciao franz, grazie
c.
il testo è molto bello. Mi allineo ai commenti di cui sopra. Aggiungo solo che noto una piena consapevolezza e padronanza del mezzo espressivo: l’apparente semplicità, quasi naturalistica della lingua e della sintassi, cela una precisa scelta del verso-frase, autonomo, di senso compiuto. un piacere da leggere.
manuel,grazie
un caro saluto
c.
…eppure ascende, al cielo
volge i suoi rami e il tronco, questa pianta.
è vero, “cadono le foglie” ma
niente in Realtà si perde.
leggo solo ora Manuel
grazie
c.
si rael forse è vero nulla si perde
c.