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da qui
Il vaso di rose finte, alcuni volti santi. Uno spazio angusto e dignitoso, il figlio di sei anni bravo a scuola, l’orgoglio della mamma. Stenti di ogni tipo, anche per mangiare. Si può chiedere all’istituto delle suore, ma di sera, gli altri non devono vedere. Un giorno manca la corrente: quanto durerà? Il freddo punge, logora, rischia di uccidere il bambino, la mamma accende il braciere, quello a carbonella, sa che può far male, ma bisogna decidersi: morire di freddo o del dannato monossido che alza il prezzo della sopravvivenza, come uno strozzino. Manuela Rodrigues Fortes sceglie per due, anche per Elvis junior, bambino povero, studente modello. L’usuraio gli riscalderà le ultime ore disperate. Forse, Elvis, sarà ingegnere in paradiso, la laurea breve consegnata direttamente dal buon Dio.

In questo caso, buonissimo veramente… 🙁
grazie di aver ricordato i nomi di chi un nome, qui da noi, non è riuscito ad averlo
un abbraccio, fabry
f&r
lo scopo era quello: troppo comodo dimenticare, o rimuovere.
un abbraccio a voi
fabry
In una fredda notte dell’inverno scorso, con – 13°C, una lunga corsa nella notte in ambulanza verso la camera iperbarica, con un’intera famiglia albanese, intossicata dal CO dei braceri,:…per una volta non troppo tardi…
Se non ci inchiniamo davanti a questi nostri fratelli che muoiono nelle nostre fredde notti, nonostante il nostro “progresso”, se non facciamo qualcosa per accoglierli davvero, senza se e senza ma, solo perchè siamo figli dello stesso Padre che ci ama tutti indistintamente, che uomini siamo?
Rimaniamo “homo homini lupus” ed il nostro progresso, la tecnologia, è solo un vestito che copre le nostre piaghe vecchie, di egoismo…
Ripartiamo da Dio, per trovarci fratelli, no?
concordo Mario.
per me rimane la via migliore.