Forse non lo sai (Stefano Cucchi)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=81fgMntqlrc]

da qui

C’è sempre un buon motivo per picchiare. Il soggetto è vivace, ribelle, risponde in malo modo; o è malato, isterico, gestibile a fatica. Comunque sia, bisogna dargli una lezione. Sarebbe già qualcosa un’ammissione di violenza, ma sorgerebbero domande imbarazzanti: perché? Perché fino a quel punto? Ci sono due modi di vivere l’alterità: sopprimerla o cercare di comprenderla. Il primo è alla portata di tutti, basta l’animale; per la seconda, le cose si complicano: è richiesta la ragione, lo spirito, lo spirito santo, in casi estremi. Se no, giù botte. Lo stadio animale non giustifica; bisogna sapere: chi è stato, perché ha agito. Posto che un atto simile sia degno del nome così nobile di azione, dalla radice ag, muovere, possibilmente detto di neuroni, non di muscoli. Forse non lo sai che questo non è amore.

20 pensieri su “Forse non lo sai (Stefano Cucchi)

  1. donmo

    A leggere le ultime dichiarazioni di Giovanardi c’è davvero da vergognarsi di essere umani (dove essere va inteso come forma verbale).
    Ci rimane solo la speranza che domattina, facendosi la barba, si vergogni pure lui. Speranza tenue, ma non ci rimane altro.

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Fabrizio, ne abbiamo parlato e sai come la penso: il gruppo ha sempre le sue ragioni e chi non è “del gruppo” è un pericolo. Da modificare o eliminare. Cucchi non era “del gruppo” e tanto è bastato. Attendiamo, con pazienza, che le indagini facciano il loro corso e ci motivino cosa è successo. Delle dichiarazioni di Giovanardi non ho letto, ma eviterò; eviterò di intossicarmi oltre.

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  3. francescomarotta

    Una domanda, don Moreno (un po’ provocatoria, forse – ma, ti assicuro, senza nessuna “cattiveria” o secondi fini):

    – Ma perché non li buttate fuori dalle chiese, quando si presentano da voi? Cos’ha di cristiano ‘sta gente, incapace di una parola di pietà e di verità anche verso i morti? Il fatto che la domenica viene a messa?

    – Cos’ha di cristiano, poi, tutta la corte mafiosa e politico-mafiosa che non perde occasione di sedere, e di farsi vedere, in prima fila, tra i *veri* credenti? Forse il fatto che le loro donne se ne vanno in giro con crocifissi d’oro massiccio appesi al collo, e mostrano larghe le scollature non appena si profila la presenza di una telecamera?

    – Perché continuate ad ammetterli ai sacramenti, se sapete *benissimo* che un minuto dopo, in azioni-parole-opere, rinnegheranno quanto gli avete appena somministrato? Bisogna chiamarsi per forza Puglisi o Diana, per additarli e dirgli: uscite, noi con voi non abbiamo nulla da spartire?

    fm

    http://www.agoravox.it/Le-dichiarazioni-di-Giovanardi-su.html

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  4. Nina Maroccolo

    Caro Francesco,
    la penso come te. Totalmente.
    E sono con coloro che fanno tremare le pareti della Chiesa per farsi sentire dalla collettività.
    Serve, Fabrizio, altroché se serve!

    Sono d’accordo anche con Fides, perché il rischio di mettere a tacere il caso dagli inquirenti è veramente plausibile (e non sarebbe il primo caso in Italia).

    Un abbraccio caro,
    Nina

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  5. JusPrimaeNoctis

    La legge n. 49 del 2006 recante la modifica al Testo unico sugli stupefacenti contenente, in particolare, l’abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti (cosiddetta legge Fini-Giovanardi) è stata portata in Parlamento dal premiato duo GIOVANARDI-FINI.

    Giovanardi l’abbiamo sentito oggi.

    Nel frattempo Fini incontrava alla Camera i genitori di Cucchi e rilasciava la seguente dichiarazione: “ll Presidente, nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai familiari, ha auspicato che sulla vicenda, sulla quale non può cadere il silenzio, possa essere fatta al più presto piena luce, con l’accertamento di EVENTUALI responsabilità”. (fonte http://nuovo.camera.it/82).

    L’uso di “eventuali” sta a significare che prende in considerazione la possibilità che Cucchi si sia massacrato da solo…

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  6. Stella Maria

    Il salmo di domenica ripeteva:
    Signore insegnaci ad amare.

    No, questo non è amore, continua così don e speriamo che giustizia ci sia in terra prima che in cielo.
    un abbraccio
    SM

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  7. lambertibocconi

    D’accordo con Marotta.
    Donmo: c’è da sperare che facendosi la barba gli parta il rasoio sulla giugulare, altro che si vergogni! Cosa vuoi che si vergogni… Quando c’è malafede nelle dichiarazioni, non può seguire vergogna.

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  8. donmo

    @Francesco, già è faticoso rispondere per sè stessi, figuriamoci per gli altri. Le domande che poni sono comunque serie e le prendo come spunto per la mia personale meditazione. Grazie.

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  9. mauro baldrati

    Volevo mettere un commento per esprimere l’indignazione per le dichiarazioni vergognose di Giovanardi, Sottosegretario di questo governo, ma vedo che c’è chi è addirittura più indignato di me. Sottoscrivo, quindi, e condivido tutto l’orrore e lo smarrimento.

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  10. Giovanni Nuscis

    Ho letto poco fa che i traumi riportati da Stefano Cucchi, secondo i medici legali, sono compatibili con l’ipotesi di una caduta
    ( http://it.notizie.yahoo.com/10/20091109/tit-cucchi-possibili-caduta-o-percosse-2dba20d_1.html ).

    Senza essere medici legali ci si chiede com’è possibile cadere, sbattere e fratturarsi, contemporaneamente, faccia e schiena. Davvero una strana caduta.
    Nessuna verità gli restituirà la vita, ma c’è bisogno di vedere, almeno ogni tanto, un po’ di luce e di giustizia, oltre al mare di menzogne e di idiozie [che vale la pena riportare per esteso, per capire in che mani siamo:

    «Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto – e la verità verrà fuori – soprattutto perché pesava 42 chili». Lo ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi, intervenuto ai microfoni di «24 Mattino» su Radio 24, per parlare di droga.
    «La droga – ha continuato Giovanardi – ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così.” (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/stefano-cucchi-giovanardi-pedica.shtml?uuid=cfd40fc6-cd28-11de-855c-28baee80fb19&DocRulesView=Libero&correlato )]

    Grazie, Fabrizio. Cercare di comprenderla, l’alterità, invece di sopprimerla, è giusto e imprescindibile.
    Giovanni

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  11. lorepat

    Sempre a proposito delle dichiarazioni di Giovannardi, meglio dare un’occhiata anche all’articolo intitolato IL CATTOLICO FEROCE di Francesco Merlo sulla pima pagina di REPUBBLICA.

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  12. marco dm

    Di fronte all’acido livore di un Giovanardi, è bello rimarcare la dignità della sorella di Cucchi

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  13. Lucia Olini

    Vorrei condividere con voi il messaggio che ho mandato in un forum ai miei studenti su questa incredibile e atroce vicenda: non è nè un’analisi, nè una riflessione, forse prevale la dimensione emotiva, ma quelle foto mi hanno scosso.

    AI MIEI FIGLI E AI MIEI STUDENTI
    Le fotografie del corpo straziato di Stefano Cucchi non possono passare come uno dei tanti orrori ai quali, ahimè, siamo ormai abituati; non si possono, e non si devono, dimenticare.
    Ho una figlia che forse un giorno sarà madre, ho un figlio che sta diventando uomo, nei volti dei miei studenti tutte le mattine leggo le cure e l’amore delle madri, ed è quell’amore che per me rende ogni essere umano un inviolabile mistero, e uno scrigno prezioso.
    Per questo la persona alla quale ora io penso, e di cui cerco di immaginare il pensiero, il tormento, il dolore, è sua madre.
    Non si può dire un dolore così: se c’è un assoluto del dolore umano, una soglia oltre la quale non si può andare, penso che questo sia la morte di un figlio: nessun dolore è così lacerante e contro natura, nessun dolore corrode nel profondo il nostro cuore e le nostre viscere.
    Ma, oltre a questo, come può quella madre sopportare la vista del corpo del proprio figlio torturato e straziato? Quel corpo che lei ha sentito piano piano formarsi e crescere dentro di sé, di cui ha segretamente avvertito i primi movimenti, i primi battiti di vita, che ha accudito e protetto con cura amorevole, immergendosi in quella comunicazione, solo corporea, che mette le fondamenta della relazione unica e speciale che lega una madre al proprio figlio.
    Io credo che in questa memoria si stia alimentando il dolore immenso della madre di Stefano Cucchi.
    Mi sono tornate in mente le parole profonde e terribili che Jacopone mette in bocca a Maria che piange sul corpo straziato del figlio morto; la poesia dà a quest’uomo la chiave per entrare nel mistero del cuore femminile:
    Figlio, l’alma t’è uscita,
    figlio de la smarrita,
    figlio de la sparita,
    figlio attossicato!

    Figlio bianco e vermiglio,
    figlio senza simiglio
    figlio a chi m’appiglio ?
    figlio, pur m’hai lassato.

    Figlio bianco e biondo,
    figlio, volto iocondo,
    figlio, perché t’ha el mondo,
    figlio, così sprezato ?

    Figlio, dolce e piacente,
    figlio de la dolente,
    figlio, hatte la gente
    malamente trattato !

    Niente so di Stefano Cucchi: le sue fotografie suggeriscono un uomo buono e indifeso. Se è difficile immaginare come si possa alzare la mano, o magari il manganello, su un essere umano, ancor più increduli ci lascia constatare che questo è avvenuto su una persona fragile e debole. Mi chiedo: colui che ha infierito in quel modo su quel corpo, che l’ha ucciso di botte, come potrà guardare d’ora in poi negli occhi la propria madre? Che cosa potrà dirle? Come potrà spiegarle, e spiegare a se stesso, ciò che ha fatto?
    Lucia Olini

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  14. renatamorresi

    Siamo a un puro atto di “orrorismo”, per usare il termine di Cavarero, che procede da e supera il terrorismo usato come ritorsione e minaccia – qui ci si applica al ‘diversamente umano’, con accanimento sull’inerme, appunto, con ricerca gratuita del suo annichilimento. Stefano è stato vittima non solo di “eventuali responsabilità”, ma di una logica repressiva (e socialmente garantita) in cui si smette di curarsi dell’umano in nome di facili identità, di appartenenze preconfezionate (“un drogato”, “un anoressico”, “idoneo al carcere”). Esse non tengono in nessuna considerazione la persona nella sua singolarità, solo la sua distanza dal modello unico della “normalità”.
    Che schifo.
    Un abbraccio grande e sentito alla famiglia di Stefano,
    r

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