Dal silenzio.
di Nadia Agustoni
María del Socorro Vicente González, indicata dalla stampa internazionale come la madre del sub comandante Marcos, è morta il 2 dicembre all’aeroporto di Città del Messico a causa di un infarto, mentre era in attesa dell’imbarco per il volo che doveva portarla a Tampico. Una donna di una certa età muore in un aeroporto e ci dicono che ha un figlio che è il simbolo del più strano esercito apparso negli ultimi decenni in un paese dove i diseredati sono milioni e dove i discendenti dei Maya hanno osato alzare la testa dopo qualche centinaio di anni per dire quanto sono stanchi di oppressione, dolore, miseria, morte e violenza.
In Latinoamerica scrive Alessandra Riccio: “La povera María del Socorro sarebbe, dunque, la madre di Marcos. Se fosse vera –ed è molto probabile-, questa notizia ci induce a riflettere sulla solitudine degli eroi e dei sognatori e mi fa venire in mente una lettera del Che alla madre quando, di fronte all’ipotesi non remota della morte del guerrigliero eroico, il Che rimprovera la povera e disperata Celia de la Serna, ricordandole che, se gli fosse toccato di morire in battaglia ciò sarebbe avvenuto grazie o per colpa delle idee che lei stessa gli aveva inculcato. Celia è morta quando suo figlio era lontano; María del Socorro nella moderna solitudine e nell’anonimato di un aeroporto, anche lei lontano da suo figlio.”
A volte penso a tutto quello che hanno scritto su Marcos e sia che ne abbiano scritto in bene o in male, mai ne hanno limitato o scalfito la figura. Del resto la sua identità non penso verrà mai confermata e come dicono gli zapatisti: “tutti siamo Marcos”. E’ un Don Chisciotte le cui storie hanno radici profonde nella gente e nella terra per cui combatte. Nei suoi racconti, almeno in quelli che ho avuto modo di leggere, traspare sempre se non l’innocenza, il cercare l’innocenza e il vederla nei più indifesi. E’ probabile che anche María del Socorro Vicente González, se è vera la notizia della sua identità, abbia contribuito alle idee del figlio e la accosto idealmente alle madri coraggio che in Argentina hanno camminato decenni in Plaza De Mayo per avere notizie sulla sorte dei loro ragazzi/e scomparsi. Molte ancora oggi cercano i nipoti, figli di quei figli uccisi a cui è stato negato di conoscerli. La solitudine è anche questo: ferite mai chiuse, dolore che trova nel camminare e nel silenzio una grandezza soltanto umana, di eroi-sognatori sì, ma fedeli al reale, alla concretezza dell’essere presenti, qui e ora, dove tutti noi siamo.


“La solitudine è anche questo: ferite mai chiuse, dolore che trova nel camminare e nel silenzio una grandezza soltanto umana…”
Grazie per questa pagina, Nadia.
fm
Grazie, Nadia di questo bellissimo post:
la tragedia e’ qui, ancora e ancora, la spaccatura tra privato e politico, che la morte, pensiamoci bene, la morte sa ricomporre;
e poi,la solitudine, così ben definita, sta nella tragedia che NON si ricompone,e la grandezza “soltanto” umana, è qui di nuovo, resa da un madre.
Ed ancora qui, pensiamoci: quante segmentazioni quante ferite dal dividerci noi, in tutti quei pezzi.. di umanità di eroi da un lato, di sognatori ma fedeli al reale, nell’altro.Com’è la chiave?
Se non in quel cuore che cerca di farsi coraggio, forza-arma del cuore appunto.
Buon Natale, Nadia, tra i primi cui si dice..
Maria Pia Q
Pace a Maria, dunque, e a tutte le altre marie dimenticate che invitano alla forza col bene – e grazie a Nadia, per la commozione.
Un saluto caro,
rxx
Dello zapatismo se ne parla sempre meno, quando invece se ne dovrebbe parlare sempre di più, anche qui da noi.
Marcos ha sempre voluto tenere segreta la sua identità anagrafica per due motivi: perché la rivelazione proviene da un lavoro di intelligence statunitense-messicana su un “pentito”, ma soprattutto perché Marcos, dal 1994, non ha più nulla a che fare con la persona che era precedentemente, e adesso è solo e unicamente Marcos.
Grazie Nadia per il ricordo
Rimgrazio i lettori e i commentatori.
Ricambio gli auguri Mariapia.
Si, Marcos dal 1994 è unicamente Marcos. Dello zapatismo si parla sempre meno, ma so che c’è chi continua a tradurre informare e a lavorare laggiù sul campo con progetti concreti. A loro e a Annamaria un abbraccio.
Buona giornata a tutti.
Forse nel 2010, centesimo anniversario della rivoluzione messicana, gli zapatisti torneranno a far parlare di sé, a livello internazionale (perché nei loro territori le Giunte di Buon Governo non hanno mai smesso di parlare), con quella loro genialità comunicativa con cui hanno spiazzato già molte volte chi pensava fosse la loro una parentesi conclusa.
Nel frattempo, mi pare valga la pena segnalare le recenti interviste a Marcos tradotte in italiano “Punto e a capo. Passato, presente e futuro del movimento zapatista”, Edizioni Alegre, 2009.