Lo specchio nella cassapanca.

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( zen)

Lo specchio nella cassapanca

Di ritorno da un pellegrinaggio, un uomo acquista in città uno specchio, oggetto a lui ignoto. Crede di riconoscere nello specchio il volto del padre e, al colmo della gioia, lo porta con sé.

A casa, lo ripone in una cassapanca, non ne fa parola con la moglie e, di tanto in tanto, quando si sente triste e solo, va «a trovare suo padre». E dopo, ogni volta, la moglie nota in lui un’aria strana. Così lo spia, e un giorno lo vede aprire la cassapanca e restarvi chino a lungo. Attende che il marito si sia allontanato, quindi apre a sua volta la cassapanca e vi scorge una donna. S’infiamma di gelosia e inveisce contro il marito. Gran diverbio in famiglia! Fortunatamente passa una monaca. Volendo rappacificare i due coniugi, si fa mostrare la cassapanca, oggetto del litigio. Nel ridiscendere dichiara: «La cassapanca non contiene né uomo né donna: c’è soltanto una monaca!».

Tratto da: “La tazza e il bastone. Storie zen.” Nel sito www.risveglio.net .

6 pensieri su “Lo specchio nella cassapanca.

  1. enrico de lea

    ciao, Nadia, che splendida parabola zen

    a me ogni mattina nel farmi la barba capita di rivedere il volto di mio padre – ne rivedo le delusioni e le speranze, ed il chiarore dello sguardo
    (ma è una mia sensazione, che non c’azzeca niente con la parabola..)

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  2. nadia agustoni

    Ciao Enrico, come tutti i racconti zen o sufi può essere letta a molti livelli questa storia.

    Credo che la cosa più difficile sia vedere solo noi stessi nello specchio, vederci così come siamo: a me capita di vedere una tipa che non conosco proprio, eppure è lì che mi rimanda lo sguardo.

    Buona domenica

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  3. lambertibocconi

    Non posso non autocitarmi con questa poesia.

    Io sono i morti.
    Sapete, quelli del mio viso.
    A fior di spada sull’acqua del secchio
    a filo dello specchio riflessivo.
    Sapete, il funerale del vivo.
    Dove si impara a star forti.

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