( zen)
Lo specchio nella cassapanca
Di ritorno da un pellegrinaggio, un uomo acquista in città uno specchio, oggetto a lui ignoto. Crede di riconoscere nello specchio il volto del padre e, al colmo della gioia, lo porta con sé.
A casa, lo ripone in una cassapanca, non ne fa parola con la moglie e, di tanto in tanto, quando si sente triste e solo, va «a trovare suo padre». E dopo, ogni volta, la moglie nota in lui un’aria strana. Così lo spia, e un giorno lo vede aprire la cassapanca e restarvi chino a lungo. Attende che il marito si sia allontanato, quindi apre a sua volta la cassapanca e vi scorge una donna. S’infiamma di gelosia e inveisce contro il marito. Gran diverbio in famiglia! Fortunatamente passa una monaca. Volendo rappacificare i due coniugi, si fa mostrare la cassapanca, oggetto del litigio. Nel ridiscendere dichiara: «La cassapanca non contiene né uomo né donna: c’è soltanto una monaca!».
Tratto da: “La tazza e il bastone. Storie zen.” Nel sito www.risveglio.net .


ciao, Nadia, che splendida parabola zen
a me ogni mattina nel farmi la barba capita di rivedere il volto di mio padre – ne rivedo le delusioni e le speranze, ed il chiarore dello sguardo
(ma è una mia sensazione, che non c’azzeca niente con la parabola..)
Ciao Enrico, come tutti i racconti zen o sufi può essere letta a molti livelli questa storia.
Credo che la cosa più difficile sia vedere solo noi stessi nello specchio, vederci così come siamo: a me capita di vedere una tipa che non conosco proprio, eppure è lì che mi rimanda lo sguardo.
Buona domenica
Non posso non autocitarmi con questa poesia.
Io sono i morti.
Sapete, quelli del mio viso.
A fior di spada sull’acqua del secchio
a filo dello specchio riflessivo.
Sapete, il funerale del vivo.
Dove si impara a star forti.
Hai ragione, Nadia. La storia Zen si presta a diverse letture, esattamente come l’immagine allo specchio. Nei http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2009/10/i-giorni-del-no-trotztage.html=“Giorni del no può respingerci e sorprenderci nella sua estraneità, in altri giorni può rimandarci un volto caro, molto più familiare del nostro stesso volto.
Cara Anna Maria ti ringrazio. E un caro saluto.
@ Anna
La poesia (che conosco bene) è bellissima.