Una tazza di tè quasi vuota.

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Una tazza di tè quasi vuota

di Nadia Agustoni

Cinque minuti dopo la mezzanotte tra il due e tre dicembre 1984 a Bhopal si verificò il più grande disastro industriale della storia. Una nuvola di metilisocianato, composto chimico altamente tossico, fuoriuscì per l’esplosione di un serbatoio e uccise complessivamente 30.000 persone ( le prime 8.000 morirono in poche ore). I contaminati furono 500.000 e a 25 anni di distanza il tasso di inquinamento dell’area è sempre altissimo. In una recente intervista apparsa su Il Fatto Quotidiano del 3 dicembre 2009, lo scrittore Dominique Lapierre autore del romanzo-inchiesta Mezzanotte e cinque a Bhopal parla del suo ritorno nella città contaminata e racconta di avere provato a bere l’acqua di un pozzo, ma “ è bastato mezzo bicchiere per far infuocare le nostre bocche per diversi giorni”. Lo scrittore ci ricorda che l’errore di quella notte nacque prima, quando per la logica del profitto ad ogni costo la fabbrica della Union Carbide cominciò a risparmiare sulla sicurezza. Il risultato fu la fuoriuscita del veleno che uccise la gente come mosche in poche ore. I 25 anni successivi, fino ad oggi, sono trascorsi nell’attesa di giustizia senza che una giustizia vera sia mai arrivata. Il risarcimento ottenuto, 470 milioni di dollari pagati dalla Union Carbide, è infatti “meno di una tazza di tè a persona per ogni giorno di sofferenza dal giorno del disastro”. (1)

Warren Anderson, il presidente della Union Carbide al momento dell’accaduto, vive tranquillo a Long Island, una vita da ricchissimo pensionato tra campi da golf e giardino. A suo tempo lo scoprì nel suo rifugio da milioni di dollari un attivista di Greenpeace. Ce lo ricordava nel suo teatro civile su Bhopal anche Marco Paolini. Warren Anderson è ricercato dall’Interpol, che però a quanto pare non lo trova nonostante le tante fotografie dell’arzillo signore americano visibili in internet. Quella notte segnò uno spartiacque di cui non tutti si resero conto in occidente: l’India  dei ricchi e i governi che da allora si sono succeduti alla guida del paese sono rimasti indifferenti o complici dei governi americani contro i poveri della città di Bhopal. Le voci degli attivisti hanno a lungo denunciato l’accaduto e ci rammentano che il carico di dolore non finì quella notte con i morti (2), ma continua e continuerà, perché a Bhopal il ricordo è ovunque e molti lottano per chiedere quella giustizia che non è mai arrivata e quella sicurezza che chi vive in questa città non conosce. Molte case sono state costruite con i fanghi tossici dell’ex fabbrica abbandonata. La Union Carbide non ha pensato nemmeno a farli spostare.

Nota

1) Ascanio Vitale; La strada infinita del capitale cinico; Il Fatto Quotidiano 3 dicembre 2009.

2) Ibidem; “La gente morì in pochi minuti, svegliandosi all’improvviso con forti dolori agli occhi e ai polmoni, mentre coloro che non furono investiti dalla nube ancora densa dovettero affrontare anni di cure per i danni subiti. Ancora oggi è possibile incontrare le migliaia di malati che attendono almeno un rimedio che allevii le loro sofferenze.”

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