Giuseppe Pinelli e noi ora

a cura di Antonio Sparzani
[stanotte, 40 anni fa, Giuseppe Pinelli, ferroviere, cadde da una finestra del quarto piano della questura di Milano; si fece molto più male di una scalfittura al naso e di due denti rotti. Io lo voglio ricordare riportando qui un articolo di Rossana Rossanda apparso su Il Manifesto del 12 dicembre 2009, perché credo che il miglior modo di ricordare Pinelli sia quello di inventare parole e soprattutto gesti oggi, a.s.]

Tanto tuonò che piovve. Da poche ore il premier Berlusconi ha denunciato al partito popolare europeo, a Bonn, di essere un perseguitato politico in Italia. E chi lo perseguita? L’Alta corte costituzionale, che non è più supremo istituto di garanzia ma organo di parte, e precisamente di sinistra, grazie alle nomine fatte da tre presidenti della Repubblica di sinistra che si sono susseguiti da noi, i noti estremisti Scalfaro, Ciampi e Napolitano. Non solo: un partito di giudici, clandestino ma efficiente, gli scatena contro una valanga di calunniose vertenze giudiziarie. Stando così le cose, egli ha dichiarato solennemente al Ppe che intende cambiare la Costituzione italiana del 1948 e lo farà con tutte le regole o senza. Già in passato l’aveva disinvoltamente definita di tipo «sovietico».
Il Ppe è rimasto di stucco. Il Presidente Napolitano, di solito assai prudente, ha definito il discorso «un violento attacco alle istituzioni», il premier gli ha risposto con insolenza: «Si occupi piuttosto della giustizia». Il Presidente della Camera, Fini, che aveva preso le distanze, si è sentito ribattere: «Ne ho abbastanza delle ipocrisie».
La reazione del paese è stata nulla. Probabilmente molti hanno scosso privatamente la testa. Come la regina d’Inghilterra, l’Alta corte non risponde ai vituperi che le vengono rivolti, soltanto la Camera potrebbe denunciare il premier per attentato alle istituzioni, ma la maggioranza della Camera ce l’ha lui. Il suo alleato, Bossi, ne ha elogiato «le palle», argomento decisivo per tutti e due. Il Popolo della libertà ha annunciato per domenica a Milano una manifestazione a suo sostegno.
Il presidente Casini ha lamentato che Berlusconi, per essere stato votato dal 35 per cento del paese, crede di esserne il padrone. Il leader del Pd Bersani si è doluto di aver ricevuto, testualmente, un «cazzotto» ma si ripromette di avviare ugualmente assieme a Berlusconi le più urgenti riforme istituzionali. L’ex pm Di Pietro ha gridato con qualche approssimazione: «E che si aspetta per dire che siamo nel fascismo?», non senza aggiungere: «E se succede qualche incidente?». Alcuni giornali parlano di stato d’emergenza, la sinistra della sinistra ha emesso alcune strida o ha parlato d’altro.
Ora, ci rifiutiamo di credere che la metà del paese che non ha votato Berlusconi ne trangugi anche stavolta le escandescenze. Certo una maggioranza non si abbatte che con un’altra maggioranza, ma questa va preparata non essendo affatto detto che ci sarebbe già oggi. E per molti motivi. Perché quando la detta metà ha avuto un suo governo, non ha ritenuto urgente né risolvere il conflitto di interessi né regolare il sistema radiotelevisivo, né darsi una legge elettorale decente – provvedimenti che non sarebbero stati niente di straordinario, soltanto la premessa di un quadro politico decoroso. Anche per questo la tela della democrazia, faticosamente tessuta nella Resistenza, si è andata sfilacciando, la crisi dei partiti è stata salutata dal più stolto degli entusiasmi, nulla di più affidabile ed efficace essendo stato messo al loro posto, socialisti e comunisti si sono pentiti di essere stati tali e la sinistra della sinistra non ha saputo che frammentarsi. E siamo arrivati a questo punto.
È l’ora di finirla di lamentarsi e di aspettare qualche leader miracoloso. Siamo noi, la gente che cerca di battersi con la Cgil, giovani e precari senza speranza, coloro che sono andati alla manifestazione del Nobday, gli piacesse Di Pietro o no, visto che nessun altro aveva pensato di promuoverla, siamo noi insomma la parte attiva di quella metà d’Italia che incassa botte da troppi anni. Andiamo a chieder conto a chi abbiamo votato fino a ieri di quel che sta facendo o non facendo oggi, senza né astio né affidamento. Proponiamo a chi lo vuole di metterci a discutere subito e a medio termine. Finiamola di lamentarci di non essere rappresentati. Siamo adulti e vaccinati. Rappresentiamoci.

20 pensieri su “Giuseppe Pinelli e noi ora

  1. roberto bugliani

    Ma. mi chiedo stupito, è mai possibile? E’ mai possibile che militanti politici di vecchia data e intelligentissimi commentatori politici credano davvero che il premier Berlusconi voglia dire quello che dice? Ma il re dei sondaggi e dei media, l’imprenditore abile (questo non si può negarlo) che è sceso in politica aprofittando di certe congiunture e raccogliendo tutte quelle adesioni che hanno portato il suo partito a lasciare al palo, nelle preferenze, la vecchia DC dei “tempi d’oro”, può veramente credere che i suoi nemici siano davvero i “comunisti” e le “toghe rosse”? Ma possiamo credere davvero e letteralmente alle sue parole, quando è il primo a sapere che i “comunisti”, dopo l’89-91 hanno abdicato anche a quella esistenza formale che la militanza in un partito chiamato formalmente PCI conferiva loro? E che, per contro, le “toghe rosse” esistono solo nelle favole di Cappuccetto Rosso? Allora perché il premier dice quelle cose? Non posso credere che un leader così abile si riduca a fare come in quei vecchi film americani in cui l’automobilista sorpassato urlava “comunista!” a chi lo sorpassava perciolosamente a tutta velocità. Forse c’è dell’altro sotto. E cosa c’è allora sotto agli “sproloqui” di un leader politico che ha e ha avuto in mano l’Italia?

  2. mariapia

    E’ mai possibile, ma cappuccetto rosso, o toghe rosse ha fatto l’uomo nero, in questa fiaba popolar-nazionale che è il teatrino della post politica, in Italia..

    ma occhio,Maroni farà investigare anche i blog, ha detto (povera rosy bindi, pure)
    Maria Pia Q.

  3. Paola renzetti

    Molto bene ricordare Giuseppe Pinelli. Niente a che vedere con certe “vittime” di oggi.
    Che dire… se la maggioranza dei giovani italiani crede che la strage di piazza Fontana, sia opera delle Brigate Rosse?
    I tentativi di depistaggio di allora, avevano la mano lunga e hanno sortito il loro effetto.
    Grazie a Sparzani per l’opportuno e bell’articolo.

  4. robertorossitesta

    Mi associo, quanto a quello che mi sembra essere lo spirito del post; il quale, richiamando al rispetto della memoria, mi sembra inteso a mantenere gli eventi lungo una prospettiva senza la quale diventa difficile coglierne entità, portata e connessioni reciproche.
    Occorre però anche rendersi conto del fatto che, se non abbiamo né le mani adatte né soprattutto più il tempo per tentare di sciogliere i nodi con destrezza e pietà, continuare a tagliarli (o a illuderci di poterlo fare) come si è sempre fatto non può che continuare a dare i soliti cattivi risultati, o magari via via peggiori.
    Confesso di non avere particolare fiducia nell’utilità, in quest’aiuola che ci fa tanto feroci, dello sforzo pratico che la precedente riflessione suggerisce di fare; e tuttavia sono assolutamente convinto della necessità di farlo.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

  5. Giocatore d'Azzardo

    Cara Rossanda, fra un’anestesia e l’altra, magari mentre la gente è sveglia, facciamo a capirci. Scalfaro: quello beccato con le mani nella marmellata dei fondi neri che non trova niente di meglio da fare che mettersi a strepitare “Io non ci sto!”.
    Ciampi: quello che in 48 ore bruciò, tentando un’impresa che nemmeno uno studente al 1° anno di economia si sarebbe sognato di fare, tutte le riserve valutarie di Banca d’Italia. Per premio l’hanno eletto presidente.
    Napolitano: quello che appoggiava l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione sovietica dipingendola come un atto democratico. Poi si sa, si invecchia, si diventa saggi e anche lui l’hanno fatto presidente.

    Articolo inutile che rimesta cose vecchie, senza aggiungere mezzo grammo di contenuto, per nascondere e ingarbugliare e non parlare delle “cose” di adesso: la solita strategia. Si scelgono i totem, quelli buoni per ogni stagione, e guai a chi li muove. Magari si scelgono semplicemente i totem che si conoscono e che ricordano gli anni eroici; persino un po’ patetico e nostalgico, come articolo.

    Blackjack.

  6. mbaldrati

    Di solito lascio perdere queste violenze verbali, perché infatti sprecare le proprie energie per le battute da bar per avvinazzati, dove si fa a gara a chi le spara più grosse? Invece qui si preferisce discutere sugli argomenti, sui riferimenti verificabili, da persone che ragionano, e non sulle sparate. Però, oggi mi sento in vena di essere ragionevole, per una volta. Scalfaro fu accusato da Filippo Mancuso, ministro della Giustizia nel governo Dini (su proposta dello stesso Scalfaro), di avere usato per scopi personali (cioè privati, per se stesso) fondi nel sisde, e delle quali furono accusati quasi tutti i ministri degli Interni precedenti a Scalfaro (tutti prosciolti). Qualunque sia l’opinione su questa faccenda, e comunque siano andate veramente le cose, queste accuse non sono mai state provate e non hanno mai generato una condanna. Ma questo non importa nulla a chi vuole sparare ad altezza d’uomo come Blackjack, per cui Scalfaro è e resta “quello dei fondi neri”, cioè un delinquente conclamato che non ha diritto di parola. Qui un articolo riassuntivo della faccenda del Corriere della Sera (quindi non comunista):

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/04/Fondi_neri_Sisde_Scalfaro_indagato_co_0_9906042517.shtml

    Così Ciampi, “quello che in 48 ore bruciò, tentando un’impresa che nemmeno uno studente al 1° anno di economia si sarebbe sognato di fare, tutte le riserve valutarie di Banca d’Italia”. Cioè ha sbancato la Banca d’Italia. Affermazione che… che dire? Ci vorrebbero dei dati incontrovertibili, tipo la scomparsa della Banca, o l’amministrazione controllata, ma per i para-giornalisti stile Il Giornale i dati sono un opzional alquanto obsoleto. Quindi neanche lui ha diritto di parola. Per non parlare di Napolitano, lo stalinista che appoggiava l’URSS. Ora, non è necessario avere studiato tutta la storia del PCI all’università, come il sottoscritto, per sapere che Napolitano rappresentava l’ala destra, anzi di “estrema destra” del PCI, la cosiddetta “migliorista” (tra l’altro aspramente criticata dalla stessa Rossanda), che cercava – e di fatto ottenne – un sostanziale avvicinamento – e avvicendamento – con la DC. Ma ovviamente questo non conta per i notisti in stile Libero, perché a quei tempi (gli anni ’50), il PCI fu oggetto di un dibattito lacerante, ma non era contemplato il dissenso palese, perché doveva apparire come monolitico. Ma che importa tutto questo? Sottigliezze. Bisogna sparare, sparare! Pertanto neanche lui ha diritto di parola.

    Questo è il costume di una certa fazione dominante di questo paese, screditare continuamente gli interlocutori, sparare un terzo di verità, oppure una versione di comodo della verità, e urlare che è tutta la verità, scambiando le zucche per ciliegie. Ma che importa, conta solo l’intensità dell’urlo, e l’effetto che provoca su chi, per i più svariati motivi, non è informato o non ha tempo per diventarlo.

    Concludo esprimendo tutta la mia ammirazione e il mio rispetto per Rossana Rossanda, che continua a essere una delle menti più lucide (anche se amareggiata, ma come potrebbe essere altrimenti?) dei nostri tempi.

  7. Giocatore d'Azzardo

    Baldrati, puoi girare la frittata come vuoi, ma di quei tre personaggi, che in qualunque altro paese normale non avrebbero fatto la carriera che hanno fatto, c’è molto poco da aggiungere. Comunque tutti e tre i tuoi tentativi di difesa sono divertenti; te ne devo dare atto.

    Scalfaro fu beccato con le mani nella marmellata (che poi fossero coinvolti anche altri, sai quanto me ne frega, di lui si stava parlando e citando e a lui mi riferisco) e, non a detta mia, fu anche uno dei peggiori, se non il peggior presidente di questa nostra piccola repubblica. Oppure è tutto da dimenticare perché affondò, con un vero e proprio golpe bianco, il primo governo Berlusconi? Sostituendolo con Dini: il Signor Nicaragua 😀 Voleva forse ridare fiato alla “gioiosa armata da guerra” occhettiana dell’epoca? Urca: sempre stato comunista Dini!

    Ciò che combinò Ciampi è facilmente verificabile e, se per caso l’hai dimenticato, mi limito a ricordarti che la pezza ai conti pubblici fu messa da Amato con un vero e proprio furto, nottetempo, drenando soldi freschi dai conti correnti dei soliti noti: i poveri cristi.

    Per Napolitano parlano le interviste dell’epoca e basta menarla con questa storia del partito che non consentiva di essere dissidenti, quasi fossero tutti dei rimbambiti cronici. Le dichiarazioni di Napolitano dell’epoca, riportate dalla stampa: sono incontestabili. In casa dei miei girano ancora i ritagli dei vecchi giornali; sai com’è avendo parenti che provengono da quelle partì, ci scappò pure un morto di famiglia in quei giorni. Comunque è bello sapere che abbiamo ora, come presidente, uno che non dice ciò che pensa, ma è ligio alle linee del partito!

    Quindi, o le chiacchiere da bar sono le mie, oppure di qualcun altro. E la solita musica, si tratta di capire chi la suona.

    Blackjack.

  8. Paola renzetti

    Il passato si può tirare da una parte o dall’altra, con il risultato di deformare solo delle immagini, mentre l’oggi è qui, le persone sono qui e non sono più quelle di allora. La storia è passata appunto, abbiamo il presente, che ci basta. Giocatore: leggerlo con le stesse categorie di allora (anche se il dolore a volte è sempre attuale), come se non fosse trascorso del tempo, alla lunga è un’operazione impossibile da sostenere (effetto boomerang).
    Quella di Rossana Rossanda è lettura dell’oggi, per il futuro. Certo lei non prescinde dal passato, sa bene ciò di cui parla quando dice “tela sfilacciata della democrazia nata dalla Resistenza”.
    Gli occhi di questi “vecchi”, possono illuminare il futuro. In particolare quelli che rivestono o hanno rivestito particolari responsabilità, sarebbero da “maneggiare” davvero con più cura.
    Grazie a Baldrati e un saluto a tutti

  9. Giocatore d'Azzardo

    Paola, facciamo assieme una bella rilettura degli articoli che la Rossanda scriveva nel periodo delle BR o prima? Oppure delle azioni di Scalfaro da presidente o da giovane magistrato rampante? Vogliamo parlare della Banca Popolare di Novara? Potrei anche essere disposto, con le giuste motivazioni, a beccarmi una querela da Scalfaro, tanto non correrei alcun rischio: con i tempi della giustizia italiana morirebbe prima di me, data l’età, e senza ottenere soddisfazione alcuna. Idem per il contrario, ovviamente.
    Vogliamo parlare di Ciampi? Parliamone, andiamo a riprendere i numeri di quella “bellissima” operazione finanziaria, telefonata, che generò il furto di Amato ai poveri cristi. Ah, già; poi è diventato un’icona della sinistra da salotto, quindi deve essere per forza bravo. Cancellato, in un colpo solo, tutto il passato.
    Torniamo a rileggere le dichiarazioni di Napolitano. Frutto della linea imposta dal partito? Vero: importantissimo avere come presidente uno che ha passato metà della sua vita a ripetere le cantilene di partito senza mai riuscire a profferire, fino alla caduta del muro mi pare di capire, alcunché di autonomo. Lo dice Baldrati, non io.

    No, il passato non si cancella con un colpo di spugna o con quattro parole; capita solo nei paesi “di mezzo”, come il nostro, che non hanno mai deciso dove stare e popolati da rivoluzionari da poltrona. D’Alema, proposto come ministro degli esteri delle UE è stato affondato dalla Polonia che NON HA VOLUTO, con piena ragione, un comunista come ministro degli esteri.
    Ora si è travestito con le barchette e le fondazioni? Chi gliel’ha consentito di sventolare in questo modo rimanendo sempre in groppa?

    Quella della Rossanda non è una lettura dell’oggi per il fututo: è il solito refrain che scrive da decenni, leggermente rivisto e corretto. Da anni, questa sinistra nostalgica, racconta sempre le stesse cose e, nei fatti, si comporta peggio di qualunque destra.

    No, il passato non lo puoi cancellare con un colpo di spugna, solo quando fa comodo. Ma non importa, le mie sono chiacchiere da avvinazzato da bar, senza peso. Lo sanno tutti che non capisco nulla e sparo a vanvera; le intelligenze sono tutte da un’altra parte. Si tratta solo di capire dove si trova, questa parte.

    Blackjack.

    PS: alcuni stralci non ufficiali sulla vicenda Ciampi.

    ….
    Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo consentì a Soros di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari e la lira subì una delle peggiori svalutazioni perdendo fino al 30%.
    Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros fu accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
    Spiegano il Presidente e il segretario generale del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, durante l’esposto contro Soros:

    “È stata… annotata nel 1992 l ‘esistenza… di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria “Goldman Sachs & Co.” come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della “Albertini e co. SIM” di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del “Quantum Fund” di Soros“.

    Un santo direi, che, senza sapere nulla di tutto ciò, era solo il governatore della Banca d’Italia, bruciò tutti quei soldi solo per il bene comune. Dai, beviamo un goccetto e facciamoci una risata. Cin Cin.

  10. Giocatore d'Azzardo

    Baldrati, le riserve valutarie bruciate da Ciampi all’epoca, mi scuso per non essere stato chiaro (davo per scontata la terminologia) furono le riserve valutarie in VALUTA ESTERA, quella pregiata.
    In pratica: Soros vendeva Lira (finta anche quella che l’operazione fu un pochino più complicata, ma te la spiego al prossimo prosecco, fra una fotografia e l’altra. Va bene?) e Ciampi acquistava, unico sul mercato mondiale, per tentare di bilanciare le vendite ed evitare una svalutazione annunciata (ma era veramente questo l’obiettivo?), e la conseguente svalutazione per eccesso di offerta, pagando in contati con valuta pregiata: Dollari, Marchi, Sterline, etc…
    La riserva valutaria insomma… quella pregiata: bruciata in meno di 48 ore.
    Questo attacco alla lira, che casualmente, si verificò pochi mesi dopo la riunione sul Britannia (Draghi, Andreatta – il padrino di Prodi – e un altro di cui non ricordo mai il nome, i rappresentanti per l’Italia), diede la stura alle privatizzazioni.
    Siccome buon sangue non mente Prodi, qualche tempo dopo, fu lo sponsor ufficiale della laurea honoris causa elargita al “mecenate” Soros dall’Università di Bologna (non ricordo quale fosse la laurea, ma potete verificare, voi che non bevete). Divertente anche il fatto che, mentre da noi Prodi regalava la laurea al mecenate, la Malesya condannava Soros all’ergastolo – difatti non ci va più – per un tentativo di attacco speculativo, fotocopia di quello portato a buon fine in Italia.

    Forse qualche privatizzazione, notevolmente facilitata da una lira messa in ginocchio e da uno Stato che all’epoca arrivò a pagare interessi in doppia cifra sui titoli del debito per evitare la bancarotta dell’Italia, ve la siete dimenticata.
    Ricordiamone qualcuna a caso:
    1) Decreto 79/99: privatizzazione delle società energetiche
    2) 24 febbraio 1998: privatizzazione delle Poste
    3) Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom: svenduta per 11,82 miliardi di euro, incassati soltanto 7,5 miliardi. Al Tesoro rimane solo il 3,5% e la famosa Golden Share, stroncata dai burocrati della UE.

    Le altre ve le risparmio, ma se vi concentrate un attimo, fra un bianchino e l’altro, una sventolata di bandiera rossa e un articolo totem della Rossanda, magari riuscirete anche a collegare le svendite a pezzi dello Stato Italiano (beni nostri), con i nomi di chi sponsorizzò e gestì l’operazione “regali a gogò”.

    Cin Cin.

    Blackjack.

  11. Giocatore d'Azzardo

    Ah, tornato il nome del terzo: Galli, all’epoca dirigente IRI. Sai, i bianchini, a una certa età non si reggono più come una volta…

  12. sparz

    blackjack, fatico a capire la tua vis polemica in questo contesto, nel quale l’unico accenno ai famosi tre presidenti è la frase “grazie alle nomine fatte da tre presidenti della Repubblica di sinistra che si sono susseguiti da noi, i noti estremisti Scalfaro, Ciampi e Napolitano”, nella quale Rossanda palesemente ironizza sulla valutazione di Berlusconi che essi fossero così marcatamente di sinistra. Io ho pubblicato questo pezzo non per queste polemiche — tra l’altro su molte valutazioni che dici sarei anche d’accordo e presumo anche Rossana lo sarebbe — ma per sottolineare che esistono ancora persone come Rossana Rossanda che, tra mille difficoltà, forzate marginalità e magari anche ingenuità, non ha smesso un istante di analizzare e riflettere costruttivamente sulla situazione italiana e non ha smesso, a differenza di tanti, di fare e scrivere cose e di stare dentro la battaglia politica senza sbordare in scelte tutto sommato più facili. Ciao.

  13. Giocatore d'Azzardo

    Sparzani, ciò che non comprendo, del discorso della Rossanda, ed è un classico che mi diverte sempre (le reazioni che stimola sono a volte persino comiche) è questa necessità, a fronte di un’idea condivisibile anche se generica, di trovare sempre il modo per creare una contrapposizione. Fa così da decenni. Citare i nomi di quei tre presidenti vuol dire cercare una contrapposizione e rivolgere anche il pensiero condivisibile, sviluppato nel seguito, verso un’unica direzione.
    I tre presidenti citati non sono dei santi e, se andiamo a sfrucugliare le nomine alla Corte Costituzionale, qualcosa da ridire c’è sicuramente.

    E’ tutto lì il punto e un discorso come quello della Rossanda, condivisibilissimo nella sua genericità e inoffensività (la seconda parte), muta di senso se aggiungiamo le premesse (utilizzate per introdurre e sostenere il resto del discorso utilizzando la “limpidezza” dei tre come scudo). Oppure, dobbiamo immaginare anche in questo caso, una “scindibilità” delle opinioni scritte, utilizzabile alla bisogna e che consenta di estrarre e considerare solo le parole “buone”?
    Stiamo facendo il pari con l’argomentazione di Baldrati che giustifica le dichiarazioni dell’epoca di Napolitano, relative all’invasione dell’Ungheria, con il rispetto della linea unica del partito. Trovo entrambe le giustificazioni insensate e, come sai meglio di me, un discorso non può e non deve essere interpretato a fette: tutti diventano buoni o cattivi alla bisogna e il senso vero si perde.

    Poi aggiungi la solita tirata delle chiacchiere da bar, fatta basando il tutto su un articolo del più accomodante dei giornali italiani e senza alcuna conoscenza specifica delle argomentazioni, quella sì una risposta da bar, e hai completato la querelle. Purtroppo, al di là delle simpatie di parte, esistono fatti che non sono contestabili, fatti che troppo spesso sono cancellati e dimenticati se avvengono su un fronte politico ed enfatizzati all’inverosimile se avvengono sul fronte opposto. Un corto circuito utile solo al sistema che può continuare, tranquillamente, a fare ciò che vuole potendo contare, di volta in volta, su una claque affezionata e non obiettiva, disposta a difendere tutto e tutti, purché siano nella parte “giusta”.

    Blackjack.

  14. Giocatore d'Azzardo

    Mi attendevo, dall’altro avventore da bar, una replica fondata, magari un’analisi diversa, con un utilizzo appropriato della terminologia e corredata da numeri diversi, a dimostrazione della sua tesi, ma a quanto pare quello scalcagnato intervento… era veramente un intervento da bar.
    A questo punto mi chiedo: che senso aveva quel commento? Dove voleva arrivare? Dimostrare che lui è più intelligente di me? Farmi fare la figura del coglione? Raccogliere consensi e attivare la claque? Difendere a spada tratta qualcosa di indifendibile? Mostrare le medaglietta dei suoi studi sulla storia del PCI? Far sapere che è laureato? Comunicare che è lui il rivoluzionario vero? Qual era l’obiettivo? Difendere il totem Rossanda dall’attacco di uno sporco cittadino di destra?

    Qui c’è molta gente, più brava di me con le parole; perché qualcuno non prova a fare l’esegesi dell’articolo della Rossanda? Forse potrebbe servire.

    Ai posteri l’ardua sentenza.

    Blackjack.

  15. Giorgio Di Costanzo (Ischia)

    Oggi,
    il manifesto,
    a 50 euro:
    I disegni regalati da tutti questi generosi artisti saranno protagonisti di un’asta di sottoscrizione per il manifesto. Una seconda occasione per i battitori liberi dopo quella realizzata nel ’99 (“Asta la vittoria”) con foto, serigrafie e disegni d’arte. Troverete presto sul sito e sul giornale quando, come e dove si svolgerà.

    A pag. 3
    Lunga vita a Valentina
    Antonio, Caterina e Giacomo Crepax;

    pag. 4
    Uno stato dello spirito
    José Saramago;

    pag. 5
    Berlusconi’s Butterflies
    Nick Abadzis;

    pag. 6
    O si fa la rivoluzione
    oppure saluti e baci
    Domenico Starnone;

    pag. 7
    La chiave
    Flaviano Armentaro;

    pag. 8
    Il nome è il meno
    Eduardo Galeano;

    pag. 9
    This manifesto
    is my manifesto
    Paolo Bacilieri;

    pag. 10
    Un potere senza fantasia
    Ascanio Celestini;

    pag. 11
    Ti ricordi che bello?
    Diego Cajelli e
    Giuseppe Ferraro;

    pag. 12
    La rivoluzione sulla canna
    della bici
    Imparare dal passato per costruire
    il comunismo del futuro
    Stefano Benni;

    pag. 13
    Quindi essi dissero
    Otto Gabos;

    pag. 14
    In memoria
    di Bolscevix
    Andrea Bajani;

    pag. 15
    Stop the Press
    David Lloyd;

    pag. 16
    paginone centrale
    COMUNISTA A CHI?
    poster del
    gattocomunista;

    pag. 18
    Storia del Decoder per
    il Comunismo terrestre
    Alessandro Robecchi;

    pag. 19
    La dura verità
    Walter Venturi;

    pag. 20
    Recita della Comune
    di sant’Ambrogio
    Dario Fo;

    pag. 21
    Yes, We Can!
    Donald Soffritti;

    pag. 22
    Io, Viktor Serge,
    li ho conosciuti tutti
    Massimo Carlotto;

    pag. 23
    L’urlo
    Sergio Ponchione;

    pag. 24
    Dittatura
    del proletariato
    Valerio Evangelisti;

    pag. 25
    Controcorrente
    Roberto Recchioni;

    pag. 26
    Effetto politichese
    Carmine
    Di Giandomenico;

    pag. 27
    Dante
    Marcello Toninelli;

    pag. 28
    Salumi Biscazzi
    Stefano Disegni;

    pag. 29
    Deposito notizie
    Stefano Casini;

    pag. 30
    La sinistra italiana
    Luca Enoch;

    pag. 31
    Fateci uscire!
    Tito Faraci e
    Giorgio Cavazzano

  16. mauro baldrati

    Blackjack, non sono interessato a discutere a oltranza con te, perché con te non si può discutere. Sei troppo accecato e anche violento, mescoli emotività e dati parziali, hai una tesi già scritta, e conformi tutto lo scibile per affermarla, attribuendo ad altri concetti urlati da te per poi confutarli trionfando come un eroe. Credimi, lo dico senza alcun rancore, anche perché tu, e solo tu puoi fare i conti con te stesso e raccogliere ciò che semini. Così, io non ho giustificato la posizione filosovietica del PCI di 53 anni fa, ma solo cercato di spiegarla, di capire cosa accadde considerando i tempi. Se leggi i libri della Rossanda e di Ingrao, due vecchi comunisti, puoi avere un’idea, e capire il dolore che hanno provato, come comunisti, sentendosi impotenti, imprigionati in questa divisione rigida tra due blocchi, senza alternative possibili, per quei tempi. Quindi, secondo la tesi che hai portato, tutti coloro che facevano parte del PCI 53 anni fa, compresi quindi la Rossanda e Ingrao, non hanno diritto di parola oggi. A me non interessano le posizioni politiche personali dei personaggi citati, non sono un loro sostenitore (e tanto meno lo è la Rossanda, come ti ha fatto notare Sparz), ma ho richiamato il tuo modo di argomentare, definito da bar per avvinazzati (che so, magari sei pure astemio), cioè di chi le spara grosse, come la stampa violenta e calunniosa della destra, teso a screditare tutti coloro che in qualche modo costituiscono un ostacolo a quelle tesi urlate di cui parlavo, senza portare dei dati incontrovertibili che dimostrino che Scalfaro intascava le tangenti o che Ciampi era un bancarottiere consapevole, e quindi dei pericolosi delinquenti senza diritto di parola. Io non ho altro da aggiungere, tu continui ad agitarti, ma aggiungi solo altre chiacchiere alle chiacchiere.

    Quali siano poi queste tesi urlate per me è un mistero. I giornali cui fai riferimento tu non hanno tesi, sono dei bollettini che servono per spargere fango sugli avversari, e probabilmente la loro è una non-tesi in senso assoluto, cioè il sostegno a una forma rapace e amorale di potere, dove non esistono regole né rispetto per nessuno, dove la giustizia serve quando deve assolvere il padrone ma è un pericolo se ne scopre le malefatte.

    E non sono laureato, ho mollato filosofia a pochi esami dalla tesi per andare a fare il vagabondo, anche se un vagabondo onesto, come dice Nicolai Lilin nell’ottimo “Educazione Siberiana”.

  17. Giocatore d'Azzardo

    Baldrati, con me non si può discutere? Provo ad incolonnare qualche passaggio?
    1) “Ci vorrebbero dei dati incontrovertibili, tipo la scomparsa della Banca, o l’amministrazione controllata, ma per i para-giornalisti stile Il Giornale i dati sono un opzional alquanto obsoleto.”
    * i dati incontrovertibili sono 48 miliardi di $ bruciati in meno di 48 ore (praticamente tutta la riserva valutaria dell’epoca), lira svalutata comunque del 30%, recupero della situazione DRAMMATICA creata da quella scelta insensata, che mise il Paese intero a un passo dal default, con una rapina nottetempo dai conti bancari dei poveri cristi e inizio delle privatizzazioni. Ti risultano dati diversi? A me NO! E non sono andato a riprenderli dal Giornale, che non fa parte delle mie fonti primarie di informazione, così come non ne fa parte il Corriere. E’ poi Prodi che conferisce la laurea honoris causa a Soros, carino come gesto, non credi?
    2) Di Scalfaro Oscar Luigi, cosa possiamo dire? Che è stato il più illuminato presidente della storia della nostra Repubblica? Un sorriso ci sta.
    3) Napolitano, l’attuale presidente. Qui si continua a “menare” che si deve imparare dal passato, però, così mi pare, solo da un certo passato. Tu sei disposto a dimenticare l’appoggio del PCI all’invasione dell’Ungheria, giustificandolo con le lacrime e il tribolamento morale? Io no e delle loro lacrime e dei loro finti contorcimenti di budella dell’epoca, mentre la gente moriva e loro se ne stavano qui, pacifici e tranquilli a diramare proclami politici DI PARTE (utili per continuare a incamerare i rubli sovietici, che questo è il VERO nocciolo della questione, come sempre), non me ne frega nulla: giustificazioni solo politiche, ma moralmente non giustificabili. Avessero avuto almeno il buon senso di levarsi dai piedi; no, ce li ritroviamo ancora qui, nonostante l’età, con i contorcimenti di budella e le lacrime finte a distribuire moralità d’accatto.

    E veniamo all’articolo della Rossanda. E’ il classico articolo da scontro frontale. Il significato di quell’articolo, il senso vero, non è nella seconda parte, anonima e banale, che pare un compitino da liceo che qualunque ragazzo, per far contento il professore, potrebbe scrivere, ma nella ricerca della “ragione di parte” (che la ragione è solo da una parta, sempre) sostenuta da un inizio astioso che utilizza, a mo’ di pilastro questa frase: “L’Alta corte costituzionale, che non è più supremo istituto di garanzia ma organo di parte, e precisamente di sinistra, grazie alle nomine fatte da tre presidenti della Repubblica di sinistra che si sono susseguiti da noi, i noti estremisti Scalfaro, Ciampi e Napolitano.”

    Eh no, cara Rossanda: non puoi utilizzare, a sostegno delle tue tesi, la limpidezza di tre presidenti che tutto sono fuorché limpidi. Se vuoi sostenere la tua tesi, tesi complessa da sostenere, non puoi ricorrere a battute da avanspettacolo o da bar, ma ti siedi, scorri l’elenco delle nomine fatte da questi tre presidenti e mi metti la lista, con nome e cognome, di chi hanno nominato e poi, dopo aver reso nota a TUTTI, la lista dei nomi e aver consentito, a TUTTI, di avere a disposizione gli elementi per valutare AUTONOMAMENTE e se il caso raccogliere ulteriori informazioni, trai tutte le personali conclusioni e suggerimenti e direzioni che vuoi.

    Questo modo di comunicare, che mira alla perenne ricerca dello scontro fra le parti, è portato avanti dalla Rossanda da decenni. Nota bene: non sto dicendo che lei è L’UNICA ad utilizzare questo modo di comunicare, ma che anche lei fa parte di quel gruppo di “intellettuali” che da decenni utilizzano la contrapposizione per continuare ad avere visibilità, santificando oppure cacciando negli inferi, le persone alla bisogna.

    Torniamo ora ai tuoi due commenti. Apri il primo così:
    “Di solito lascio perdere queste violenze verbali, perché infatti sprecare le proprie energie per le battute da bar per avvinazzati, dove si fa a gara a chi le spara più grosse? Invece qui si preferisce discutere sugli argomenti, sui riferimenti verificabili, da persone che ragionano, e non sulle sparate.”
    Apri il secondo così:
    “Blackjack, non sono interessato a discutere a oltranza con te, perché con te non si può discutere. Sei troppo accecato e anche violento, mescoli emotività e dati parziali, hai una tesi già scritta, e conformi tutto lo scibile per affermarla, attribuendo ad altri concetti urlati da te per poi confutarli trionfando come un eroe”

    E io sarei quello violento che spara battute da bar per avvinazzati? Dici che preferisci ragionare su riferimenti verificabili? Prego, nessun problema. Ti risulta forse che Scalfaro non abbia “giocato” con i fondi neri dei servizi? Ti risulta forse che Napolitano, nel ’56, si sia schierato a favore dei cittadini AMMAZZATI dalle truppe sovietiche? Ti risulta forse che Ciampi non abbia combinato tutto quel casino INSENSATO, tentando di difendere (??) la Lira?
    A me no; anche con tutta la buona volontà, a me non risulta.
    La Rossanda utilizza i nomi di questi tre presidenti associandoli, in modo ironico, al termine estremista e chiedendo se qualcuno, con un po’ di sale in zucca, può considerare questi tre presidenti estremisti.
    Dimenticando per un attimo i loro privilegi, gli abiti, gli onori da tributare sempre a un presidente (non ho mai capito perché, ma deve essere così) e tutto il resto; trovi qualche differenza tra le azioni REALI di questi tre presidenti e le azioni, molto meno pericolose, di qualunque altro estremista?

    Blackjack.

  18. Mbaldrati

    Lo sapevo che finiva così con te, Blackjack, lo sapevo che non dovevo farmi fregare, tirare dentro in una discussione che non è tale. Ma io l’ho fatto per un bene superiore, perché da vagabondo onesto ho pensato che è un dovere cercare di arginare le vostre aggressioni continue, fatte di argomenti finti, che hanno l’unico scopo di delegittimare chiunque si opponga agli interessi dei vostri padroni.

    Ma da vagabondo onesto devo anche ammettere, con umiltà, che posso anche essermi spiegato male, anzi, di avere a mia volta – senza rendermi conto – accettato gli argomenti finti, la polemica per la polemica, che da sempre è la vostra arma vincente. Dunque:

    NON ME NE FREGA NULLA DI SCALFARO, DI CIAMPI, DI NAPOLITANO, NON MI FREGA DI DISCUTERE SE SONO STATI DEI BRAVI PRESIDENTI, MA NON E’ ACCETTABILE URLARE CHE I GIUDICI DELL’ALTA CORTE NON HANNO IL DIRITTO DI ESPRIMERE VALUTAZIONI SUL VOSTRO PADRONE PERCHE’ SONO STATI ELETTI DA CIAMPI CHE BLA BLA E SCALFARO BLA E NAPO CHE 53 ANNI FA BLA. QUESTO E’ DELEGITTIMARE LE ISTITUZIONI QUANDO FA COMODO A VOI, CHE CERCATE CONTINUAMENTE IL DISCREDITO, LA CALUNNIA, IL DUBBIO VELENOSO. TI HO DETTO CHE SCALFARO, DEL QUALE NON M’IMPORTA NULLA, NON PUO’ ESSERE DEFINITO UN DELINQUENTE COMUNE PERCHE’ NON E’ DIMOSTRABILE, MA NEANCHE L’ARTICOLO RIASSUNTIVO DEL CORRIERE VA BENE, PERCHE’ E’ UN GIORNALE “TROPPO ACCOMODANTE”, E QUINDI ANCHE IL CORRIERE VA DELEGITTIMATO. L’IMPORTANTE E’ CONTINUARE A RIPETERE CHE E’ STATO COLTO CON LE MANI NELLA MARMELLATA BLA BLA. IO DA VAGABONDO ONESTO NON VOGLIO SCENDERE SUL PIANO DI VOI DI SEME NERO, CHE NON AVETE RISPETTO PER NULLA E PER NESSUNO QUANDO VI FA COMODO E SOGNATE TUTTE LE NOTTI DI CHIUDERE INTERNET E A VIETARE LE MANIFESTAZIONI, MA NON CI AVRETE, PERCHE’ NOI VAGABONDI ONESTI NON CI PIEGHIAMO!

    E ora credo di doverti salutare con rispetto, da umile vagabondo onesto educato quale sono, e se riprenderai i tuoi bla bla su Scalfaro, Ciampi, Napo sappi che

    NON ME NE FREGA NULLA DI SCALFARO, DI CIAMPI…

    Hasta siempre!

  19. sparz

    va bene ragazzi, finiamola qui, dato che di costruttivo questa discussione non ha più nulla, visti i toni. Ognuno ha detto e ripetuto credo con grande chiarezza quello che pensava. Io anche l’ho fatto, ma blackjack non mi sembrava in grado di recepire. Per cui chiudo i commenti. Molti saluti.

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