Tieni a mente la legge dello scialo

Tieni a mente la legge dello scialo.

Il mondo ignora chi rimane indietro
ma ancor di più chi corre avanti troppo.
Basta farsi di lato al punto giusto
per essere o non essere scartati,
per diventare tessere perfette
del mosaico di cui non s’intravvede
e a stento che il rovescio.

Nel montaggio è il messaggio:
chi ride piangerà,
chi oggi risorge morirà di nuovo:
senz’audio e fuori campo.

Quanta serenità
nelle vedute aeree,
che estetico il dolore
virato seppia e con la giusta musica!

Da un oculare solamente oggetti
e da una cuffia suoni,
né grida né parole.

Impara a scomparire senza storie
(altri vi penserà),
collabora alla fine tua e dei tuoi:
vi troverete bene, è garantito,
sul dritto del mosaico
belli stagliati contro il fondo oro
e con la palma in mano.

Siete già lì da sempre
e non riuscite a crederlo
perché è famigerato chi lo predica;
e tuttavia è così.

Credere oltre il verbo,
oltre i volti ed i nomi;
anzi dimenticare:
ogni cosa: ma non
la legge dello scialo,

il brivido del vento che alle spalle
di figure stagliate su un mosaico
spira da un bianco nulla.

13 pensieri su “Tieni a mente la legge dello scialo

  1. Stella Maria

    Lucida e senza possibilità di equivoco, bellissima Roberto, come sai fare tu.

    la legge dello scialo, ora che tu gli hai dato un nome io lo terrò a mente.
    tien-an-men tieniamente.
    grazie
    SM

    Rispondi
  2. nadia agustoni

    “Siete già lì da sempre
    e non riuscite a crederlo
    perché è famigerato chi lo predica;
    e tuttavia è così.”

    Su questo, temo, ho ancora dei problemi (a credere).

    Un saluto Roberto

    Rispondi
  3. Giovanni Nuscis

    “Impara a scomparire senza storie
    (altri vi penserà),
    collabora alla fine tua e dei tuoi:
    vi troverete bene, è garantito,
    sul dritto del mosaico
    belli stagliati contro il fondo oro
    e con la palma in mano.”

    Una poesia che ben coglie i segni e il retropensiero di questo tempo, con finezza e ironia.

    Grazie, Roberto.

    Giovanni

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Cara Stella Maria,
    “lucida e senza possibilità di equivoco” dici tu. Sapendo all’incirca dove e come nasce la mia poesia il tuo gentile complimento mi fa arrossire.

    Cara Nadia,
    avrai senz’altro capito che anche il mio, se pure è un credere, è quantomeno eretico.

    Caro Giovanni,
    non ho mai pensato di potere o volere cogliere i segni e il retropensiero di questo tempo.
    Se casualmente mi è capitato spero che ciò non toglierà meriti ai miei versi, che già ne hanno pochi.

    Grazie e un caro saluto a tutti voi,
    Roberto

    Rispondi
  5. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    si fa quel che si può.
    Certo che quello spiffero fa venire il torcicollo; e siccome quel vento, come forse in pochi ricordiamo, è pur la voce di qualcuno, mi dà molto fastidio la mia ipoacusia bilaterale, peraltro così utile nella vita ordinaria.
    Grazie a te e un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi
  6. elio_c

    Io penso che non si tratti affatto di una legge, ma di una fantasia, e che “il retropensiero di questo tempo” non esista. E’ semplicemente l’individuo poetante che si sente migliore di ciò che lo circonda e se la prende, vagamente, con qualcuno e con qualcosa.

    Rispondi
    1. robertorossitesta

      Caro Elio_C,
      la legge dello scialo, o entropia, o come si voglia chiamarla, magari non sarà una legge bensì un dato di fatto o una modalità di avvertire e definire ciò che accade o che ci pare accada.
      MI trova abbastanza d’accordo l’affermazione circa l’individuo poetante che se la prende (ma non sempre vagamente!) con qualcuno e con qualcosa.
      Quanto poi al sentirsi migliori dell’ambiente circostante, in assoluto e/o in qualità di individui poetanti, davvero, non è cosa che mi riguardi.
      Grazie e un caro saluto,
      Roberto

  7. elio-c

    Leggere una poesia è un po’ come rigirare un pezzo di minerale sotto il sole, ad ogni rilettura i riflessi non sono mai del tutto identici. Così ad una seconda lettura, tale sentimento dell’io poetante non è che lo ritrovi, forse allora lo ritengo un “default” (stabilizzatosi per assuefazione) dell’attività poetante: lo presuppongo anche se non si esprime. Comunque di fantasie è fatta la poesia e di fantasie è fatto anche il commento, che non voleva nè poteva trarre da un simile gioco di sintomi illazioni sul carattere della persona vera che ne è l’autore. Un caro saluto.

    Rispondi
    1. robertorossitesta

      Caro Elio-C.
      grazie per le riflessioni che condivido largamente.
      In effetti neanch’io intendevo difendere direttamente la mia persona, quanto esprimere un personale fastidio per un vezzo troppo umano, nel quale non c’è nulla di più facile che sia io a cascare per primo.
      Nuovamente grazie e ciao,
      Roberto

  8. Giovanni Nuscis

    “non ho mai pensato di potere o volere cogliere i segni e il retropensiero di questo tempo.”

    Ne prendo atto, Roberto, ma le parole sono lì, come queste (“Il mondo ignora chi rimane indietro/ma ancor di più chi corre avanti troppo.”) Difficile non pensare ai nostri giorni, anche se tra cento o duecento anni sentimenti e pensieri saranno probabilmente simili.

    “E’ semplicemente l’individuo poetante che si sente migliore di ciò che lo circonda e se la prende, vagamente, con qualcuno e con qualcosa.”

    Elio, questa affermazione mi sembra ingiusta, se non nei casi di narcisismo patologico. Chi scrive – versi o altro – ma parlo ora per me, vorrebbe semplicemente vivere in un mondo migliore, senza ritenersi estraneo ai suoi limiti e vizi, ma prendendo posizione, assumendo almeno l’impegno della coerenza e dell’attenzione per quanto accade intorno, aderendo a ciò che di buono si propone.

    Giovanni

    Rispondi
    1. robertorossitesta

      Caro Giovanni,
      ecco, l’hai detto tu: “anche se tra cento o duecento anni sentimenti e pensieri saranno probabilmente simili”.
      Programmo i pezzi con largo anticipo e al momento della pubblicazione noto sovente strani
      cortocircuiti: il mondo ed io ci ripetiamo.
      Riabbraccio,
      Roberto

  9. elio-c

    Forse era ingiusto, Giovanni, ne convengo, ma si trattava soltanto di un pensiero sfuggito a voce alta, mentre in sottofondo rimuginavo sull’impotenza della poesia – quale rappresentante delle piccole epifanie – ad ottenere un qualche effetto “avvertibile” sulla realtà sociale. Piccole magie, certamente, ma che si rifiutano di diventare “strumento”, non si innestano l’una nell’altra, non possono costituire una massa da limare ed affilate come un’ideologia e dunque rimangono, in fondo, un ornamento personale.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *