oggi c’era poco io nel mio corpo
e poco mondo
non c’era quasi niente
a parte un po’ di sonno.
dopo che mi sono svegliato
dopo che ho cenato
mi sono accorto
che c’era nuovamente
troppo io nel mio corpo
troppo mondo.
8 pensieri su “oggi c’era poco io nel mio corpo”
lucy
penso al “cantico del gallo silvestre” di leopardi: non so del tutto perché, ma mi viene da pensarlo. la veglia e gli atti usuali che vi compiamo fanno entrare in noi “troppa” realtà, oltre tutto per le vie basso-corporee di cui il cibo è l’espressione più evidente. credo che sia un atto, però, di umiltà e di verità, essere anche corpo, anche se vorremmo essere soprattutto spirito ed essere “visti” attraverso questo che non quello. uno spirito disincarnato, essenziale, timido, di scarso vigore. la materia, a volte, ci fa essere troppo pieni: anche di noi stessi.
verissimo! sarà forse poco rispettoso, ma la poesia “può” essere anche questo. trovo originale considerare inverso l’ordine di difficoltà: la prosa può infatti richiedere fatiche pesanti, la poesia, dunque, funzionerebbe come una palestra di roccia. soprattutto se non si intendono così netti i confini tra le due modalità. buone scalate!
complimenti, arminio: perché i miei commenti non ci sono più? deve aver capito fischi per fiaschi: peccato. qui è la prima volta che succede, comunque.
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penso al “cantico del gallo silvestre” di leopardi: non so del tutto perché, ma mi viene da pensarlo. la veglia e gli atti usuali che vi compiamo fanno entrare in noi “troppa” realtà, oltre tutto per le vie basso-corporee di cui il cibo è l’espressione più evidente. credo che sia un atto, però, di umiltà e di verità, essere anche corpo, anche se vorremmo essere soprattutto spirito ed essere “visti” attraverso questo che non quello. uno spirito disincarnato, essenziale, timido, di scarso vigore. la materia, a volte, ci fa essere troppo pieni: anche di noi stessi.
scrivere versi mi rilassa ed è sempre il miglior esercizio per le scalate della prosa
verissimo! sarà forse poco rispettoso, ma la poesia “può” essere anche questo. trovo originale considerare inverso l’ordine di difficoltà: la prosa può infatti richiedere fatiche pesanti, la poesia, dunque, funzionerebbe come una palestra di roccia. soprattutto se non si intendono così netti i confini tra le due modalità. buone scalate!
Po’ va con l’apo’strofo.
grazie per la segnalazione del refuso
complimenti, arminio: perché i miei commenti non ci sono più? deve aver capito fischi per fiaschi: peccato. qui è la prima volta che succede, comunque.
non so cosa sia successo. io mando i testi a centofanti e stop
ok.