Da Lettere a e
Cose non capite:
quelle ferite facilissime
al cuore marzapane
le preghiere inaudite al dio animale
muso lungo di matita
le urla rimaste nello spazio
gommato
la cicatrice
preventiva.
*
Spettabile E,
pensavo oggi
all’orrore
che suoni fa e contemporanei
da salire in stratosfera
come un enorme bocca di Munch
o sul tavolo una macchia d’unto
sottile d’ozono
larga di Sahara.
*
Gentile E
all’angolo della bocca
un’ombra d’angelo rovesciato,
all’altro lato
il melodramma,
l’immondizia.
Stiamo buone oggi –
l’incertezza è soave dopo il male –
il futuro passato –
alle cose spossate
immaginiamo una
e nulla
al primo di settembre
il mare.
*(neonato non identificato, anni quaranta)
non bastano terremoto di viscere
una culla di costole
l’onore d’oracoleggiare con perdono;
si viene al caso, facile
costituente, facile d’essere
singolo; oltre, non scomodare
gli dei, niente trascina il simbolo
la carrozza coi lumini,
le corone degli ebrei, un genitore
piccolino.
*(babbo davanti la vecchia mercedes, anni 80)
se mi ricordo di te
a dieci anni quando ero macchina e tu centro
il cinema vivente il volante senza mani voli
e città tu eri – il giappone
la penna elettronica che segnava il tempo
la foto davanti al tempio
sull’elefante
*La signora delle pulizie
Rosamarina spazza profumata
di selva rumena. Mulsumèsc
mi insegna e io credo alla radice
slava, mil-, alle lievi scorribande
di luglio fino alla Lettonia,
l’amore che t’insegna a sillabare
*Dal treno
Strada di cartelli che via eri
dalle casi popolari di San Marone
lungo i pioppi verso ovest
portavi all’officina di babbo
portavi la mia ferramenta
di sogni e Rumi, tutti rotando
come dolcissimi cannoli.
Dal treno ti vedevo, salutavo,
per scherzo il fazzoletto appeso
al finestrino volò fuori, sul campo
volò avvolgendosi a se stesso, spinto
di nuovo in alto gonfio d’aria
girando in vortici volò lontano
lo persi di vista sopra il campo perfetto
Bisogna scendere dentro le poesie di Renata Morresi per capire.Il suo senso delle cose ,la percezione della poesia semplice, magistralmente condotta dalla fine all’inizio.Una poesia che è senso di appartenenza, sapere di se stessi ,magicamente hrabaliana ha la cadenza dei sogni, visioni ,ricordi che soffiano.Sa andare indietro nel tempo come fosse magia speranza memoria per poi giungere a quel campo perfetto che è il sogno di luce ,la fine di un grande film .Una poesia che lascia tracce come una scia di Pollicino per trovare ogni giorno dentro un gesto una scritta una frase una delicata smisurata dolcezza.
*note
cose non capite , spettabile E, gentile E sono tratte da una serie inedita chiamata “Lettere a e”.
neonato e babbo sono tratte da “Album di famiglia ”
la signora elle pulizie è tratta da “mare Alto”
dal treno è tratta da “nel Campo”

Come sempre, Rena, quello che scrivi mi si insinua nelle orecchie e mi atterra con la sua semplice imponenza, fatta di suoni minuscoli che rimbombano nel vuoto rilasciando un’eco che rintrona. Per questo, io preferisco la prima serie, forse perché non la conoscevo e mi ha impressionato particolarmente, o forse per quella politezza scarna che amo molto nella tua poesia.
Grazie per queste letture ristoratrici nel marasma del primo lunedì mattina.
mdp
grandi cose renata, grandi cose.
Buona giornata
cara renata
questo testo mi piace.
e poi le ferite facilissime
qui sono a portata di mano
Lettere a e , molto belle. Ma anche le altre. Immagini su cui si torna. Un saluto
Magnifiche poesie, Renata, che lasciano il segno. La tua “incertezza… soave dopo il male” e le tue “ferite facilissime” sono indimenticabili. Servite con grande eleganza e con grappoli sorprendenti di immagini.
amo questa poesia che sa scavarmi con semplicità apparente proiettando le emozioni verso una vastità cosmica delle visioni
uno dei criteri come diceva Czeslaw Milosz della grande poesia
sono tagli sull’azzurro note che sfumano come quelle canzoni che vorresti non finissero mai
silenzi ripetuti dentro altri silenzi
occhi che scrutano lasciando sempre un sorriso un ricordo una rosa
grazie a tutti per questi vostri primi commenti,la poesia di Renata li merita,perchè semplicemente è bella poesia
c.
grazie, siete cari – le “lettere a e” hanno una loro storia, sono nate per la pagina bianca, giocano col bianco, sono fatte di parole singole frantumate sulla pagina; qui in rete quel gioco non ci può stare, ma le parole sono quelle esatte e prosciugate di quel sentimento lì, il sentimento dell’essere rimasti con pochissime parole, e quindi va bene (faceva più o meno male così, insomma)
grazie di cuore a carmine, che mi ha messo tra le “poetesse” (o “poete”? ah, non la risolverò mai questa!)
un saluto caro,
r
Complimenti a Renata.
Gianfranco
In silenzio entro dentro spazi bianchi.
Che siano un riparo le lettere a e?
Questa è “la cicatrice / preventiva”. Qui riposo: forse per scarnificare dal testo le tue ferite. Io posso farlo… Ma non c’è tempo oggi, non c’è tempo: stiamo buone, per carità.
Il futuro appartiene al passato – remoto che fu, si sazia del tempo salvabile.
Io ci credo al tuo cuore di marzapane che fa tic-tac, tic-tac, tic-tac…
E’ “l’amore che t’insegna a sillabare”: il resto è la porzione che avanza “spossata”…
Straordinaria Renata, come sempre!!!
Nina
quanto mi piacciono le poesie di questa donna…
abbracci a te e a carmine
L’aria di attacco, l’aria di forti incipit, un respiro delle cose viste da una viaggio in corsa, che sostiene poi sempre, sono gli elementi, i primi che mi hanno colpito. di queste poesie (dove viene detto, esplicato, di meno), ma si rientra in un’orbita comunque, una appartenenza, che rende conto sempre dell’insieme. Nell’ellissi, nel tanto “levar via”è nascosta la chiave di lettura, che va rifatta e riletta, come accade in poesia per rinvenire il semplice, il quasi parlato, che è il punto di arrivo,dopo il giro complesso delle curvature.
maria Pia Quintavalla
splendide, complimenti-
“la cicatrice preventiva”, poi, che intuizione…
splendide , complimenti
“la cicatrice preventiva”, che intuizione, davvero grande
involontariamente ho duplicato, per problemi PC
grazie a renata per queste parole
che sento come doni perchè l’essenza stessa della poesia li racchiude
e i commenti che si affacciano a queste finestre danno colori intonazione direzioni diverse complementari rette che si intersecano e che si tagliano
davvero quasi come voci che sussurrano alle altre la magia lo stupore che si scopre nella semplicità di una splendida lettura
c.
A me è piaciuta un sacco quella del “treno” e quella del “neonato non identificato anni quaranta.” Mi pare che siamo tutti un po’ così. Cque, belle e “spesse”…
ciao Renata
Cara Renata,
che entri qui, nello spazio breve della poesia. Una poesia scandita dal sogno, dal ricordo, con le piccole ferite (le ferite del mondo). Grazie.
Un saluto e un augurio di buon lavoro
Luigia Sorrentino
colpisce in queste poesie un pacato ritmo di scansione delle immagini e si avverte un desiderio di restarre impigliati nel linguaggio senza voler arrivare alla chiusa.
è tutto uno sciudersi in serenità-stupore,Gaetano Calabrese – poeta errante dell’Irpinia- saluti cari all’autrice, a Ninì (°_°)) e a tutti=