Vivalascuola. Ministro Gelmini, perché non usare sensate esperienze?

1 Marzo 2010, 1° sciopero internazionale degli stranieri.
“Estinzione di tutte le sperimentazioni, che hanno rappresentato in molti casi esperienze felici di crescita di professionalità e di apprendimenti; eliminazione di saperi fondamentali (Geografia non è che uno degli esempi); esproprio dell’autonomia scolastica; demolizione dell’idea di biennio unitario, con competenze garantite e comuni a tutti, per realizzare davvero l’obbligo scolastico; un’istruzione per i nati bene (licei) e un’altra per i figli di un dio minore; frammentazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, con la regionalizzazione: sono alcuni degli ingredienti per sottrarre scientemente alla scuola la sua straordinaria forza di inclusione democratica e di crescita della cittadinanza e il suo mandato costituzionale. Questo il piatto che ci stanno preparando. Ma, per favore, non dite che è già pronto” (Marina Boscaino, qui).

“Perché non usare sensate esperienze?” (Galileo Galilei)
di Maria Rita Petrella

Questa frase di Galileo ha dato il titolo, “Sensate esperienze” appunto, alla rivista del Comitato di Coordinamento delle Scuole Secondarie Superiori Sperimentali, pubblicata tra il 1987 e il 2003 (Clio Edizioni, Bologna).

Ancora oggi mi pare adatta a rappresentare il senso delle scuole sperimentali.
Correva l’anno 1969, quando, con un accordo tra Ministero della Pubblica Istruzione, Regione Lombardia e Provincia di Milano, nella scuola superiore prendeva avvio la prima sperimentazione di un biennio unitario; 4 anni più tardi la sperimentazione coinvolge tutti e cinque gli anni.
L’iniziativa era volta, nell’ottica del legislatore e degli insegnanti, a sperimentare e ad anticipare la riforma della secondaria di secondo grado.
Tutti sappiamo come sta andando a finire.

Per decenni si sono alternati Ministri, appartenenti ai più vari schieramenti politici, che hanno proposto riforme per la scuola; tutte, dopo aver avuto attuazione nella scuola elementare e nelle scuole medie, si sono arenate inesorabilmente di fronte alle scuole superiori. (anche questo meriterebbe una riflessione approfondita).
Oggi tutta la scuola italiana di qualsiasi ordine e grado è investita da una riforma definita “epocale” dai promotori. E certo epocale è, nel senso che è figlia della propria epoca e che sicuramente la segnerà ancora di più.

Ma cosa significa/va sperimentare?
La sperimentazione ha mosso da due convinzioni.
La prima: la scuola superiore doveva essere uguale per tutti nel primo biennio e nell’area comune del triennio, doveva proporre a tutti i saperi scientifici e i saperi umanistici, le discipline professionalizzanti e le discipline formativo-culturali. Doveva cioè superare la tradizionale tripartizione professionali/tecnici/licei.

La seconda: lo studente era al centro del processo di apprendimento, non andava considerato come un vaso vuoto da riempire, ma come un soggetto che andava aiutato a crescere nella sua globalità.
Da queste premesse sono discesi i piani studi, i progetti, la presenza dello psicologo e gli stage lavorativi da sempre, il tutoring, i colloqui di valutazione con gli studenti alla fine di ogni quadrimestre, e molto altro ancora.
Ogni scelta comportava grande dibattito tra gli insegnanti e con gli studenti, nella convinzione che le decisioni dovessero essere realmente condivise.

L’elaborazione dei programmi era totalmente a carico dei docenti, che regolarmente ogni anno dovevano inviare al Ministero la documentazione per avere la riconferma. Nel corso degli anni sono state apportate molte modifiche, le cosiddette revisioni del piano studi. Valga per tutti l’ esempio di storia, che al biennio prevedeva la storia contemporanea (fino a quando il Collegio Docenti deliberò per la storia antica).

Al biennio è tuttora previsto un ampio ventaglio di materie: seconda lingua straniera, fisica, scienze sociali, con la convinzione che le discipline in sè abbiano una valenza orientativa. Sempre al biennio è presente l’area orientativo-propedeutica (AOP, 4 ore settimanali) il cui fine è scegliere consapevolmente l’indirizzo.

Al triennio gli studenti appartengono a due classi: la classe di indirizzo in cui studiano le materie professionalizzanti, e la classe di base, in cui sono mescolati con studenti di altri indirizzi e in cui studiano italiano, storia, filosofia, scienze, fisica, educazione fisica.
Filosofia, quindi, viene studiata in tutti gli indirizzi presenti, dal chimico all’economico, dal linguistico al biologico; fisica è presente nel curriculum di tutti gli indirizzi dalla prima alla quarta.

Come è stato possibile tutto questo?
Il grande lavoro di progettazione è stato possibile soprattutto grazie a tre fattori, due interni alla scuola e uno esterno.
Il primo fattore interno è stata la forte motivazione degli insegnanti che sceglievano di insegnare in un istituto sperimentale e vi erano comandati, dopo che la loro richiesta era passata al vaglio del C.S.D. (Comitato Scientifico Didattico).
Il secondo fattore sono state le cattedre prima a 14 ore, per breve tempo, poi a 16; le rimanenti quattro/due ore erano dedicate appunto alla progettazione dei percorsi e alla programmazione, che certo non si esaurivano al mattino…
Il terzo fattore, ultimo ma non meno importante, è stato il clima culturale, sociale e politico in cui ha preso le mosse la sperimentazione: la scuola era vissuta come luogo di formazione da tutti, il sapere aveva un valore, sull’avere aveva ancora la supremazia l’essere, la sostanza contava più dell’apparenza. esattamente il contrario di quanto avviene oggi.

Il crepuscolo delle scuole sperimentali
Come tutte le scuole superiori, anche le sperimentali hanno dovuto fare i conti con le mancate riforme sostanziali e le inesorabili micromodifiche apportate nel corso degli anni alla scuola italiana.

Anche le sperimentali hanno poco alla volta introdotto modifiche al piano studi (ad esempio storia antica al biennio in luogo di storia contemporanea) o hanno messo in discussione il progetto di un biennio così unitario, poiché nelle scuole medie l’orientamento viene fatto e rispetto a un tempo gli studenti arrivano con un’idea più chiara e definita del proprio percorso.

Alcune caratteristiche strutturali delle sperimentazione, per esempio le classi plurindirizzo composte da studenti di indirizzi diversi che frequentano per parte delle ore materie comuni, hanno rivelato nel corso del tempo la faticosità organizzativa (per esempio dei consigli di classe e in sede di esame di stato, dove l’articolazione delle classi non è di immediata comprensione) e alcuni elementi di problematicità. Oggi gli studenti, meno autonomi e motivati allo studio rispetto a un tempo, necessitano maggiormente di punti di riferimento e il doversi muovere su due classi con anche spostamenti fisici li disorienta più facilmente.

Infine, le cattedre a 18 ore hanno ridotto di molto gli spazi della programmazione, per cui le riunioni di materia sono diventate nel corso del tempo sempre più routinarie.

Qualcosa rimane?
Non pochi progetti e pratiche delle sperimentali si sono estesi alle altre scuole; valgano per tutti gli esempi di tutoring, di alternanza scuola-lavoro, la presenza dello psicologo, l’orientamento in ingresso (confronto e raccordo con le scuole medie del territorio) e in uscita, il progetto teatro.
Anche la “riforma” sembra accogliere qualche esperienza, ma la rivisita snaturandola.

Ad esempio, nella scuola sperimentale è presente il CSD, di cui si è detto sopra, composto da quattro insegnanti eletti dal Collegio Docenti, che aveva e in parte ha ancora la funzione di monitorare e validare la sperimentazione e i progetti.
Nella “riforma” si parla di CTS (Comitato Tecnico Scientifico) la cui composizione è mista, cioè è prevista la presenza di esterni esperti appartenenti alle diverse professioni che possono incidere sulle scelte di politica scolastica.
Ovviamente tale CTS è previsto solo per gli istituti tecnici, non per i licei.

E ancora, sempre nei piani studi sono previste attività di laboratorio per le materie tecnico-scientifiche, ma insegnante teorico e insegnante tecnico non possono essere in compresenza, cosa che fino ad oggi invece è sempre stata.

Molto si perde.
Si perde la centralità dello studente. Se la riforma l’avesse considerata avrebbe previsto un tempo scuola lungo, con le scuole aperte anche al pomeriggio per praticare sport, svolgere i compiti, organizzare cineforum piuttosto che attività di studio e di approfondimento. Ma in questo modo gli studenti sarebbero stati distolti da pomeriggi multitasking, trascorsi al computer su Facebook o davanti alla tv a guardare “Amici” o a ciondolare ai giardinetti o nei centri commerciali.

Si perde l’unitarietà del sapere.
La “riforma” prevede una netta separazione tra il sistema dei licei e il sistema degli istituti tecnici e professionali, con il rischio reale che la scuola diventi di classe. Il biennio unitario e le classi plurindirzzo delle scuole sperimentali, pur con i difetti già ricordati, puntavano a fornire un sapere di base comune a tutti, e non solo nell’età dell’obbligo.

Si perde un anno di scuola dell’obbligo.
E’ passata piuttosto inosservata la norma che prevede che a quindici anni si possa accedere all’apprendistato, abbandonando di fatto la scuola. Ma per fare cosa?

Si perde la condivisione.
L’applicazione della “riforma” non è stata preceduta da momenti di consultazione, di dibattito e di confronto aperto tra i promotori e chi frequenta la scuola quotidiana. Le componenti scolastiche, studenti, insegnanti, genitori e personale ATA hanno discusso a lungo l’anno scorso e hanno manifestato in vari modi il proprio dissenso, ma non sono state minimamente prese in considerazione. Intere categorie sembrano (o sono?) diventate invisibili: qualsiasi cosa facciano o dicono non vengono ascoltate.

Si perde la sperimentazione.
Nessuno si è mai preoccupato di verificare quanto realizzato dalle diverse scuole sperimentali sparse in tutta Italia; così come è avvenuto per le numerose microsperimentazioni guidate dal Ministero. Alcune scuole sperimentali hanno attuato modelli di autoverifica e autoanalisi collegandosi in rete tra di loro; progetti nobili spentisi per mancanza di risorse finanziarie e (si dice così?) umane. Ma anche questa esperienza avrebbe potuto essere ripresa e diffusa, e diventare base di un percorso di valutazione che fatica a decollare.

Si perdono posti di lavoro.
In questo, purtroppo, la scuola non è sola. Sarà un dramma che laureati quarantenni che avevano scelto di insegnare non possano svolgere un mestiere certo difficile e faticoso, ma anche bello e gratificante.

Si perde il ruolo della scuola nella formazione delle cittadine e dei cittadini.
Oggi la scuola, con tutti i difetti e le mancanze, rimane un luogo di pensiero, di riflessione, di crescita, in cui vigono diritti e doveri, con una pratica quotidiana del concetto di legalità, in cui lo studente viene visto come persona e non come consumatore. Cui prodest che non sia più così?

Appare evidente che la “riforma” è la negazione di quanto sperimentato per più di un trentennio.

* * *

Proclami, bugie e video-spot
di Anna Maria Curci

E’ avanzata a tappe forzate e con le consuete forzature la ‘riforma’ della scuola secondaria di secondo grado imposta da Tremonti, fortemente voluta da Gelmini e disegnata… già, disegnata da chi?

L’andirivieni di quadri orari, reperibili in rete nelle versioni più disparate, mostrati, nascosti e rimescolati, con un gioco che, quello sì, non ha precedenti nella intenzionale mancanza di chiarezza, si accompagna a una sostanziale vaghezza su indicazioni nazionali e percorsi formativi veri e propri.

Nel 2003, proprio sulla base della analisi attenta delle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Individualizzati, il Forum delle Associazioni Disciplinari aveva pubblicato un Libro Bianco (“Indicazioni nazionali” e “profili educativi”) nel quale Lend, Movimento di Lingua e Nuova Didattica, aveva analizzato, con concrete proposte alternative e un glossario critico, ordinamenti, strutture e obiettivi specifici di apprendimento nelle lingue.

Dinanzi al gioco del mostrare, nascondere e rimescolare, di proclami, bugie e video-spot, la risposta è stata, ancora una volta, propositiva: il documento di Adriana Agostinucci, Daniela Bertocchi, Franca Quartapelle “La scuola che vorremmo”.

Ma la scelta governativa, stavolta, è stata almeno in questo chiara e univoca: ignorare il parere di chi nella scuola ha scelto di operare da professionista riflessivo, ignorare, semplicemente, il buon senso. Lo ha fatto anche quando – e questo è successo solo con il Regolamento per i ‘nuovi’ Istituti Tecnici – ha esplicitamente invitato le associazioni disciplinari a esprimere le proprie opinioni in merito. Lend ha risposto in maniera inequivocabile con il Documento sulla Riforma degli Istituti Tecnici. Non c’è stato alcun riscontro istituzionale sul commento chiesto e dato.

Complici i mezzi di comunicazione anche di segno diverso, accomunati dalla resa all’indiscreto fascino dello slogan, si è da più parti strombazzato il ritornello “più lingue” che sarebbero garantite dalla “epocale riforma”.

Anche su questa epifania della terna “proclami, bugie e video-spot” Lend ha fatto luce, con le parole della presidente Silvia Minardi in “La propaganda sulle lingue nella non riforma delle scuole superiori”.

La violazione degli impegni europei per una effettiva pluralità dell’offerta linguistica come garanzia di una reale educazione alla cittadinanza attiva è tanto palese quanto stranamente sottoposta a un processo di inquietante rimozione.

Nel frattempo, dinanzi alla non gioiosa macchina da guerra del taglio dissennato, che prevede, in barba a tutte le raccomandazioni formulate perfino da organi istituzionali, la drastica riduzione delle ore settimanali di lezione in tutti gli indirizzi e in tutte le classi della scuola secondaria di secondo grado, ogni Istituto dovrà affrontare da oggi il dilemma: quali materie tagliare, potare, eliminare, liquidare? Con quali criteri?

La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita” (Ingeborg Bachmann, Tutti i giorni)

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La “riforma” non è ancora passata
di Marina Boscaino

La riforma non è ancora passata. La riforma non è ancora passata. La riforma non è ancora passata. Occorre ricordarlo a tutti.

A quelle scuole superiori e a quegli insegnanti, che stanno “orientando” i ragazzi delle III medie… Ai politici della cosiddetta opposizione che – tranne in rarissimi casi – hanno dimenticato completamente di sostenere quella parte degli insegnanti che non ha intenzione di mollare…

Ai media, che continuano a parlare – in modo pedestre, disinformato, strumentale – di riforma approvata e di “nuova scuola”, quando non ad usare toni trionfalistici decisamente inopportuni rispetto alla dismissione di cultura ed emancipazione che i nuovi assetti configurerebbero.

Per la cronaca, anche se – a quanto pare – nel Paese del Tg di Minzolini e dei suoi fan questa è una questione di noiosi dettagli, i regolamenti devono ancora passare al vaglio della Corte dei Conti, alla firma del Presidente della Repubblica, per poi essere pubblicati in Gazzetta.
(continua qui)

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Beniamino Brocca: «Nessuna linea pedagogica e assenza di un confronto serio»
Una volta si camminava guardando in avanti. Forse c’era un sentimento di utopia, ma l’utopia ha fatto la storia. Comunque, tutti i partiti avevano una visione strategica. Oggi si guarda indietro: si recuperano le piccole cose, mettendo insieme qualche pezzo di meccano arrugginito e abbandonato, pensando così di fare il nuovo. E si vende come nuovo. E la gente si incanta e ci crede: ci crede che cambiando il grembiulino o mettendo il colletto bianco si cambia la natura del bambino…

Questa è un’operazione di aggiustaggio, di riassetto ma non una riforma, che è altra cosa molto più seria. Di fatto spazza via tutte le sperimentazioni: non è detto che tutto fosse buono. Sono passati diciotto anni, un aggiornamento si impone. Però ci sono degli elementi validi e importanti frutto anche della fatica e delle ricerche degli insegnanti, che a mio modo di vedere non dovevano essere gettate nel cestino…

Dal punto di vista del metodo è cambiata la sostanza: noi seguimmo la strada della sperimentazione perché volevamo che le scuole potessero provare prima di portare a compimento un modello. E abbiamo scelto una linea didattica: discutibile quanto si vuole, ma era chiara. Decidemmo di impostare il modello sugli obiettivi generali e specifici, oltre che sulle finalità. Se ne possono scegliere altre: per problemi, per concetti, per progetti. L’importante è che si faccia, e con coraggio…
(continua qui)

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Gentile è ancora tra noi
di Fiorella Farinelli

Gentile è ancora tra noi, anche se da allora è cambiato il mondo, e nonostante gli effetti di una scolarizzazione di massa iniziata mezzo secolo fa. Riesumato, di conseguenza, lo scenario di un lavoro immutabilmente divaricato tra le professioni liberali, i ruoli tecnici intermedi, i mestieri operativi che non hanno bisogno di troppa cultura e di troppi fondamenti scientifici.

Non è di un astratto egualitarismo che si sta parlando. A scaldare il cuore non è una formazione identica per tutti il più a lungo possibile, o un obbligo rigidamente dentro la scuola fino a 19 anni. Idee vecchie, anche queste. La questione è un’altra. Si tratta, pur in una diversificazione anche spiccata dei percorsi successivi alla media (e anche integrata di formazione-lavoro), di non dare per scontato che a 14 anni tutti i giochi siano già fatti. Di rendere possibile nella fase incerta e complicata dell’adolescenza la reversibilità delle scelte, attraverso lo sviluppo per tutti di alcune competenze culturali fondamentali, di tutte le diverse “intelligenze”, di molti diversi linguaggi. Di restituire all’istruzione il suo ruolo di “ascensore sociale”, di sparigliamento delle appartenenze originarie, di maturazione delle capacità e dei talenti di ciascuno…

Vince la nostalgia del passato, e l’ostinazione a conservarne perfino i simboli, fino al mantenimento per le prime due classi del liceo classico dell’evocativa definizione di “ginnasio” .
(continua qui)

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Miniguida per genitori e insegnanti
di Elisabetta Visintainer

Giorni fa in una scuola di Milano si è svolto un dibattito su alcuni dei punti cruciali che rendono la scuola così sofferente, che creano spaccature tra gli insegnanti e tra le famiglie,…

Questo “documento” potrebbe iniziare così, ma si tratta invece di una “simulazione”, anche se forse non molto lontana dalla realtà.

Mancano da questo “dibattito” moltissimi problemi: i tagli dei finanziamenti, i precari, il tempo pieno, la professionalità dei docenti, i debiti del ministero nei confronti delle scuole, le difficoltà dei dirigenti di far quadrare i bilanci… abbiamo tentato di dar voce ai dubbi più frequenti delle famiglie, che si preoccupano soprattutto delle ricadute più immediate ed evidenti delle scelte della scuola sulla vita dei loro figli.

In neretto il punto di vista di chi scrive…

Per leggere cliccare su miniguida.

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Si è scritto tanto sulla “riforma” Gelmini delle Superiori, segnalo alcune opinioni leggibili in rete di Vincenzo Viola, Pasquale Almirante, Domenico Chiesa, Marina Boscaino e Marco Guastavigna, Anna Maria Bellesia, Dario Missaglia, Silvia Toselli, Giuseppe Nigro, Fabrizio Dacrema, CGIL, Filippo Laganà, Michele Corsi, Vincenzo Pascuzzi.

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Ultime dalla scuola
La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva limiti al numero degli insegnati di sostegno, qui.

Licei Musicale e Coreutico: saranno solo 11 anziché 50, cade di fatto un pezzo della riforma proprio nella sua più vantata novità, qui.

Il governo non sblocca i fondi (773 milioni di euro) per la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica, qui.

E’ di oltre un miliardo il debito del governo con le scuole, qui.

Rapporto Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica: nel 2010 peggiora ancora rispetto al 2009, qui.

Segnalazioni
1 Marzo sciopero degli stranieri qui.

12 marzo: sciopero generale CGIL, in piazza per ‘Lavoro, Fisco e Cittadinanza’, qui e sciopero nazionale della scuola indetto dai COBAS, qui e qui.

Mobilitazioni a Roma, Torino, Brescia, Bologna, Vicenza, Crema, in tutta Italia il 12 e il 13 marzo.

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Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superioriqui.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Un appello di docenti per la scuola pubblica.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

7 pensieri su “Vivalascuola. Ministro Gelmini, perché non usare sensate esperienze?

  1. Giorgio

    Continuano i pasticci della “riforma” Gelmini:

    Non sono arrivati i chiarimenti e la mappa annunciati dal ministero per oggi e i termini delle iscrizioni scadono il 26.
    Licei, le iscrizioni nel caos, nessuna certezza sui nuovi corsi.
    I tecnici di viale Trastevere consigliano ai genitori di attendere l’ultimo momento. “Per sicurezza, nella domanda è meglio indicare una o due soluzioni di riserva”.

    Vedi qui:

    http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/01/news/licei_iscrizioni_caos-2473184/

    Rispondi
  2. annamaria orlandi

    Questo caos produrrà un grande incremento degli iscritti alle scuole private,soprattutto al nord dove molte famiglie si possono permettere il pagamento di alte rette, dopo aver beneficiato anche di un bonus pagato dallo stato. Il progetto è chiaro :smantellare la scuola pubblica.Se questa legge non è ancora approvata, perchè non si informano studenti e famiglie del rischio grave che condizionerà il futuro dei giovani? la mancanza di informazione e di interesse sui temi della scuola è veramente grave.

    Rispondi
  3. Anna Maria

    Caos sistematico e intenzionale, come quello che ha provocato la sparizione dell’istituto nel quale insegno, che ha un indirizzo Linguistico Brocca da oltre dieci anni, dall’elenco dei Licei Linguistici. Errore materiale? Cialtroneria? Smantellamento sistematico della scuola pubblica? Il cocktail micidiale – per la scuola pubblica – contiene questi e altri ingredienti. Inutile dire che al Ministero, contattato urgentemente per questa morte non annunciata – fino a ieri era giunta INFORMALE assicurazione, in mancanza totale di risposte ministeriali UFFICIALI alla regolare domanda di apertura del liceo linguistico, circa l’apertura di un liceo linguistico presso il nostro istituto – non risponde nessuno. I telefoni squillano a vuoto. Le atmosfere kafkiane sembrano uno scherzo al confronto. I genitori informati sanno che è a rischio il futuro dei loro figli. Il problema è che l’informazione viene diffusa, per così dire, controcorrente, con enorme dispendio di energie, perché va contro la logica del “tutto bene”. Tutto bene che cosa?
    Segnalo qui una iniziativa di alcune scuole della capitale:

    A ROMA: STAFFETTA ANTIRIFORMA E NOTTE BIANCA DELLE SCUOLE

    Il Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma, riunitosi il giorno 25/2/2010 in assemblea con i rappresentanti dei consigli d’istituto, di circolo e dei comitati genitori delle scuole sotto elencate, presso il Liceo Scientifico “Cavour”, ha avviato la mobilitazione delle Scuole romane e ha approvato quanto segue:
    1. Dal giorno 13 marzo un Istituto al giorno, fra quelli che aderiranno alla mobilitazione, a staffetta, interromperà le attività didattiche per un giorno ed effettuerà un’Assemblea aperta con genitori, studenti, docenti, ATA, durante la quale si affronteranno i temi dei tagli ai finanziamenti e delle “controriforme” con cui si sta distruggendo la scuola pubblica , impoverendola nel curricolo, nei tempi della didattica, negli organici. Nello stesso giorno una delegazione di studenti, docenti e genitori di altra scuola manifesterà in modo mediaticamente visibile di fronte al MIUR (ad esempio si potranno utilizzare cartelli con parole d’ordine identiche, del tipo “non si innova con i tagli”, la scuola pubblica non ha più una lira”, “lo Stato paghi i suoi debiti alle scuole”, “Le scuole vantano crediti per 1,5 miliardi di euro”, “Meno auto blu e più soldi per il funzionamento delle Scuole” ecc. I manifestanti saranno accanto ad una pupazza di cartapesta, anziana, con toppe e tagli nel vestito, che simbolicamente rappresenti l’attuale scuola
    pubblica, e a favore della quale i manifestanti stessi chiederanno elemosina ai passanti). Assemblee aperte e picchetti si alterneranno per una durata corrispondente alle adesioni , che speriamo siano numerose, così da permettere di essere sui “media” per un periodo di almeno 2 mesi.
    La mobilitazione non cesserà neanche se si sarà “bucato” il video. Ci si fermerà solo finché si otterranno i seguenti risultati (come i lavoratori sui tetti):
    – impegno dello Stato a pagare i debiti alle scuole
    – ritiro della proposta di riordino della secondaria, il cui iter, peraltro, è tutt’altro che concluso
    – ritiro e revisione della “riforma” della scuola del Primo ciclo
    – blocco dei tagli previsti dalla finanziaria 2008 per il triennio 2008/011
    – nomina in ruolo dei precari su tutti i posti vacanti
    2. In ogni scuola i genitori verranno informati sulla situazione finanziaria, attraverso volantini ai quali saranno allegate tabelle che riportino i residui attivi (i crediti che le scuole devono esigere dallo Stato) e i residui passivi (i debiti che le scuole hanno con il personale, i fornitori.)
    3. In ogni scuola si propone di proiettare la copia della trasmissione “Presa diretta” che Riccardo Iacona ha dedicato alla scuola, da cui prendere spunto per il dibattito
    4. Il 10 aprile, giorno proposto dal Circolo didattico 49° per una iniziativa di tutte le scuole romane, si realizzerà un nuovo “No Gelmini day” con notte bianca
    5. In tutte le scuole, concordando la decisione con i Comitati dei genitori, si proporrà di non versare, all’atto dell’iscrizione, il contributo volontario che nell’attuale situazione rischierebbe di diventare risorsa sostitutiva del mancato finanziamento statale.
    Il presente documento verrà pubblicato sul sito del Coordinamento delle Scuole Secondarie romane e su altri siti che vorranno farlo proprio. Su tale documento si accoglieranno adesioni per via e-mail a – [email protected]
    Approvato all’unanimità da n. 22 (ventidue) scuole presenti, costituitesi in Coordinamento unitario permanente
    LS ” Talete”
    Sms ” S.Benedetto ”
    I.C. “Antonio De Curtis”
    LS ” Socrate”
    IC “Guicciardini”
    LS “L.Pasteur”
    LS ” Kant”
    IC ” Aristide Leonori”
    LA ” G.De Chirico”
    IC ” V.le Adriatico”
    LS ” Manin”
    IC ” Regina Margherita”
    LS “A. Avocadro”
    Sms “Rugantino”
    71° circolo did.” S. Valitutti”
    LS “Primo Levi”
    LS “Russell
    Sms “G.Toniolo”
    24° circolo “F.Crispi”
    LS “Morgagni”
    Liceo Ist. Mag. Vittoria Colonna”
    LS “C. Cavour”
    LC “Mamiani”

    Rispondi
  4. cristina bove

    Io prendo atto delle enormi difficoltà dei docenti nel susseguirsi di ordini e contrordini, nell’avvicendamento dei governi, nella stasi delle idee.
    Capisco sempre più.

    Rispondi
  5. Giorgio

    Grazie agli intervenuti. Sono lieto, Cristina, di quanto dici, che sia chiaro che non tutto marcia senza problemi, come sembrerebbe a sentire i comunicati ufficiali del governo. L’incertezza è sovrana in ogni ordine di scuola, tranne che al liceo classico, l’unico a non subire danni da questa “riforma”.

    Grazie ad Anna Maria per le preziose informazioni, che possono servire ad altri colleghi.

    Anzi, visto che questo è il periodo in cui in tutte le scuole si svolgono Collegi per discutere della “riforma”, fornisco un link: cliccando si può leggere una delibera che nel milanese vari collegi docenti stanno approvando, per fare almeno sentire il proprio dissenso:

    http://www.retescuole.net/contenuto?id=20100225222849

    Rispondi
  6. fernirosso

    Ci sono riunioni e collegi anche nella mia scuola che, nella trasformazione da Istituto d’Arte a Liceo, deve subire tagli notevoli relativamente a quegli indirizzi che nei Licei non appaiono, perchè non sono costitutivi dei curricola. Questo significa una perdita patrimoniale di conoscenze e materiali, oltre che di tecnologie che …dove andranno a finire se non ci si pone rimedio ora. Un caos e una perdita di ore necessarie per imparare, non per perdere tempo, sia ben chiaro, non per divagare. Sarebbe altresì il caso di smettere di considerare tutte le erbe come fossero un solo fascio ( e questo inteso nell senso storico del termine).ferni

    Rispondi

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