“Jazz”, di Silvio Perego

“Jazz” (Ed. Lampi di stampa, 2009, pref. di Ottavio Rossani) è la raccolta di Silvio Perego, autore assai influenzato dal carattere di improvvisazione/respirazione/sincope, secondo gli stilemi del jazz, della poesia nord-americana, specie di quella che fu la “beat generation”.
Nei suoi versi sentiamo il carattere apparentemente nativo, in realtà frutto di un approccio meno mediato alla pratica letteraria (il blank-verse già risalente a Whitman), di autori come Ginsberg, Gregory Corso, Frank O’Hara, Jack Kerouac, oltre di che maestri immediati o remoti deigli stessi (penso a William Carlos Williams o ad Ezra Pound). Nella lettura/scrittura di Perego il nord, il nostro nord, diviene una landa non dissimile da un luogo del Nord-America, ove la storia si è ritratta nella biologia individuale ed ha cessato d’essere destino/azione comune.

5 Haiku sparsi per la montagna

1
Rocce aguzze
E dure
Ma il cammino è leggero.

2
Le farfalle
ridono
delle mie scarpe.

3
Le montagne sono immense
Ma non saranno là per sempre

4
cime screziate d’azzurro
– – i bambini non sono stanchi.

5
rimpianti d’anima
abeti piegati dal vento.

***

Solo il Buddha

Vaghe pianure di uomini a pezzi

Orizzonte e benzina alle stelle

La memoria delle memorie è una discoteca

Carne bruciata
& Polonia

Dappertutto ristagnano gli spiriti molesti e le brusche ripugnanze

Un fiume di consensi fabbrica-soldi

Vita-speciale
Carcere-speciale

Controlla la folla

Tutti al passo con i tempi e cinguettii loschi alla riva del mondo

Psst-psst-pssst

Per trovare la forza di tacere
Tacere
Ogni verità non ha nessun fondamento di verità.

Solo il Buddha.

Che non è ne vero né falso, dissero.

***

Domenica pomeriggio

Strade e case color grigio parodia
E mazzi di fiori, nomi e date
Impolverati tra i marciapiedi e le corsie d’emergenza.
Bambini che non hanno mai creduto a Babbo Natale e ragazzine smorfiose;
Code d’autobus per Milano diplomaticamente a € 2,75 (solo andata)
Mentre i cinesi avvolti in cappotti blue
con l’aria da Won-ton che li contraddistingue vanno su e giù per Corso Magenta
pensando di aprire montagne di negozi
Come se nulla fosse mai stato.
Tutto sereno.
Una nuova e allegra dimensione

Ah, Ah!

Una lunga trafila di sciocchezze e il gran salto
Esitanti vite occupate ad andare avanti e indietro
Per vedere tutto quanto,
Tutto questo
Per cercare un parcheggio
Non dire niente e comprare un gelato
Una domenica pomeriggio.

***

Non l’ho mai detto

Attraverso le gialle radure della sonnecchiosa provincia
Avvolto da un’alba inutile
Mormorando
Sospirando di muto amore
Lascio che il vento
Soffochi ogni parola
Prima di vedere coi miei occhi
La mia strada nello specchietto retrovisore

***

Poesia delle sei di sera

Ho alzato gli occhi
Al cielo
Una mattina di queste
E ho visto
Che era tutto
Come il giorno prima
Senza forma
Pioggia
Nebbia
Sole
Campane
Bombe
Tapparelle
che vanno su e giù
& gente
gente che attende
Gente che beve caffè
Gente che non fa nulla
Gente che crede
Che sarà felice
Questo natale

Ma il mondo resiste
E non cambia
E muore dentro
Come Dio

Dio è morto
Dio è risorto

Dio
È con noi.

Buonanotte

2 pensieri su ““Jazz”, di Silvio Perego

  1. nadia agustoni

    Grazie Enrico della segnalazione.
    All’autore i complimenti per una raccolta che conto di leggere e appare interessante, di un’intensità solo apparentemente nascosta come rivelano i versi di “Non l’ho mai detto”.

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