“Sari – poesie per la figlia”, Edizioni D’IF, Napoli, 2009, è una breve ed intensa silloge di Laura Liberale, di cui recentemente è uscito per le Ed. Meridiano Zero, il romanzo “Tanatoparty”. I versi, la cui dedicataria è la figlia Sari, sotto l’apparente veste dei versi d’occasione, in realtà formano una sommessa e potente cantata/poemetto creaturale. C’è una naturalezza di canto, in questi testi, che lega la luminosissima miniatura dell’amore materno ad un senso di vertigine e di ignoto, in un equilibrio-armonia frutto di quella battaglia che la poesia sa inevitabile “per dilatare la distanza tra la tua culla e il nulla”. E poi il legame dato dalla compresenza tra il micro ed il macrocosmo, tra il seme e l’albero, tra la minima traccia e l’universo, “l’uno” e “il molto”, la semplicità problematica dell’infinito dentro il finito, una totalità d’affetti nella dimensione della creatura – creata, in fieri ed in atto, che ri/crea la madre medesima. Entrambi in quella lotta -gioco vitale, “a strizzar via la morte / a darvi un senso”.
***
Scaccia l’ape che a te troppo s’avvicina
questa tua ammaccata madre
(una robetta, soltanto un lieve trasalire).
Ma tu non sai, non puoi sapere e non lo devi
quali sciami dentro e la battaglia
per dilatare la distanza fra la tua culla e il nulla.
***
Le volte in cui porto la vita
a spalla come un corpo morto
tu convincimi, amore
col tuo traballante sorriso
che si tratta solamente
di un vecchio bimbo addormentato
***
Col tramonto una pace d’oleandri
e di cime di pini. Anche l’azzurro
è sincero, nient’altro che se stesso.
Così la morte. Non morde più.
E che Dio ancora taccia, non fa male.
Oggi riesco a essere tua madre.
***
Che cosa ti mostro io del cielo
puntandolo con la parola cielo?
Forse t’inscatolo a falde, tutt’insieme
azzurri, grigi, arancioni, rosa,
lilla, viola, bianchi, neri,
nuvole, acqua, ghiaccio, neve,
venti, stelle, sole, luna, pianeti,
uccelli, lampi, tuoni, aerei ed eclissi?
T’insegno che nell’uno ci sta il molto
(e deve starci)?
Eppure a volte ho come l’impressione
che a dirla a te si riconquisti, la parola
si riconsegni a una necessità
perda la realtà di convenzione.
E se al tuo orecchio bisbiglio cielo
– sostando col respiro sul dittongo –
mi sembra che sia l’unica possibile
pienissima parola, straboccante.
La dico, guarda
e già ne sbuca fuori un uccellino
pronto al volo.
***
Ma lo vedi come ti amano le cose?
Come languono le porte che non son la tua
quanta vergogna han degli spigoli le scale
con che fanfara t’accoglie l’aria
con che svenevolezza l’erba?
E guarda le pozzanghere…
tentar perfino onde per arrivarti ai piedi!
***
Preparandoci in cucina la boule dell’acqua calda
(con te attaccata alle ginocchia)
indovineresti mai che tutta chiamo Dio
che tutta sto chiedendo di sentirlo?
È in come stringono la gomma le mie mani.
A strizzar via la morte
a darvi un senso.

traboccanti d’amore,bellissimi intensi
questi versi in questo momento della vita mi appaiono assolutamente profondi
e quelle onde nelle pozzanghere l’aspirazione massima di come l’amore è più forte d’ognoi cosa
grazie
c.
Sono scritte molto bene, e piene di emozione; ma c’è qualcosa che non mi quadra.
Ecco! E’ come se avessero un secolo di ritardo.
Sì, mi ricordano questo (magari con meno malattia):
“Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.”
db
Grazie, Enrico, della proposta di questi versi. Mi ritrovo nella tua nota: mi paiono avere una intensità di sentimenti nei confronti degli affetti e delle cose del mondo che la poesia crepuscolare non ha.
che meraviglia!
ogni tanto la liberale caccia fuori dal cilindro bianconiglistupiti 🙂
“Col tramonto una pace d’oleandri
e di cime di pini. Anche l’azzurro
è sincero, nient’altro che se stesso.
Così la morte. Non morde più.
E che Dio ancora taccia, non fa male.
Oggi riesco a essere tua madre. ”
questa è un vero gioiello, ma le domande nei versi successivi
rendono onore a una poesia che è spinta dal bisogno di interrogare il cielo e le cose…
una poesia dell’anima…la preghiera di una madre.
ho molto apprezzato!
Buona domenica
Forse… beh, ecco, forse sono io ad avere più di un secolo!
Grazie per l’inserimento, la lettura e i commenti.
“Desolazione del povero poeta sentimentale” è comunque nel grossissimo file delle mie poesie preferite…
Buona domenica a tutti.
Laura Liberale
Per L.R. Carrino:
in verità, più che bianconiglistupiti, se leggerai il resto, tiro fuori cinghialepre parolai…
ti abbraccio
BELLISSIMA .SUPPONGO SARI SIA IN CIELO…..LA MAMMA DI MANUEL ((12/06/1987–06 /02/2007 )
Queste poesie sono straordinarie. E che io le legga qui e senta il desiderio di dirlo dieci anni dopo la loro pubblicazione in rete in questo post, be’, vuol dire che un post può avere lunga vita.