A mano alzata

Il bambino è incuriosito: in quel tempo ne vedeva di sangue, e una scena come questa faceva quasi ridere. Sul tavolo, gli attrezzi del mestiere: rispetto agli studi cui siamo abituati, fa rabbrividire. L’espressione del cavadenti dice tutto: ricorda il dentista sadico della Piccola bottega degli orrori; invece, forse, è solo il parossismo dello sforzo, l’acme di un impegno professionale coscienzioso. Il personaggio anziano sulla destra richiama le figure attempate della Cena di Emmaus, come fosse anche questa un’esperienza di contemplazione esterrefatta e sbigottita. Lo sguardo tendente verso il basso sembra cercare l’altro quadro, la serenità fiorita dal risorto, dopo la passione. La speranza intravede un esito felice, anche quando il dolore insopportabile grida a mano alzata contro il cielo.

2 pensieri su “A mano alzata

  1. Io

    il paradosso che ci sia un Dio
    nonostante lo svanire…

    lo stesso paradosso d’una speranza testarda che vede la luce oltre il buio del dolore

    bellissimo pezzo

    Io

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