Lettera aperta a Greenpeace di Mario Bertasa

Ciao,
sai che i libri che compri potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? Dal Salone Internazionale del Libro di Torino lanciamo la nuova classifica “Salvaforeste” sull’editoria italiana, che rivela come la maggior parte dei libri venduti nel nostro Paese sia una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. L’Italia, infatti, è il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggior cliente del campione della deforestazione APP (Asia Pulp and Paper).

Al nostro questionario “Salvaforeste” la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani  Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol. 

Soltanto il 18 % delle case editrici interpellate ha scelto di acquistare solo ed esclusivamente carta sostenibile. Tra questi: Bompiani, Fandango, Hacca e Gaffi.

Il 20% è quello dei più “cattivi”: non hanno fornito nessuna informazione utile per poter valutare la sostenibilità della propria carta, dimostrando poca trasparenza e nessuna volontà di escludere dalla propria filiera carta proveniente dalla deforestazione. Tra questi Feltrinelli che da solo controlla quasi il 4% del mercato librario.

Per salvare foreste e oranghi, gli editori devono impegnarsi a garantire a noi lettori che i libri non siano prodotti di distruzione. È più facile di quanto si possa pensare!

Se non vuoi essere complice della deforestazione e dei cambiamenti climatici, consulta la nostra classifica e scegli solo i libri degli editori “amici delle foreste”.

Scarica il .pdf della classifica “Salvaforeste”

Al Salone del Libro di Torino vienici a trovare al Padiglione 2, Stand F 133.
Grazie!
Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Chiara Campione
Responsabile Campagna Foreste

Greenpeace Italia

[dalla newsletter di Greenpeace Italia]

***

Gentili amici di Greenpeace,

pratico boicottaggi dall’inizio degli anni Novanta, quando ero studente universitario e obiettore di coscienza al servizio militare, anche se non ho mai aderito in modo specifico a nessuna organizzazione.

In merito alla campagna di boicottaggio che, a partire dall’attuale Salone del Libro di Torino, state avviando nei confronti delle case editrici ree di scarsa o nulla trasparenza riguardo alla tracciabilità ecosostenibile della carta che utilizzano per stampare libri, esprimo il mio profondo dissenso sul metodo con cui l’avete concepita.

Un capo d’abbigliamento o uno snack prodotti e distribuiti da una certa ditta, o litri di carburante venduti da una certa catena di pompe, trovano sul mercato tanti equivalenti che, se provenienti da aziende più qualificate sul piano del proprio profilo etico, possono essere giustamente oggetto di un ri-orientamento del consumo, attraverso campagne apposite di contro-pubblicità, tale da indurre le aziende meno qualificate eticamente a fare qualche passo avanti.

Ma i libri, mi spiace, non sono una massa indistinta di oggetti di consumo. Ogni libro, che venda un milione di copie o solo qualche sparuta decina, è nel suo titolo e nei suoi contenuti e nel suo progetto editoriale unico. Ora, concordo perfettamente che, se un’azienda editoriale manifesta un comportamento altamente scorretto riguardo ad un tema così sensibile come quello di una deforestazione eco-assassina, essa va denunciata con forza. Ma non in tutti i modi possibili, fino al boicottaggio dei libri che essa stampa e diffonde! Il contenuto di un libro in certi casi è prezioso e insostituibile e da tenere in vita quanto una specie vivente o un ecosistema. Gli editori che voi giustamente denunciate (e vi ringrazio di cuore per avermelo segnalato e vi chiedo di continuare ad esercitare questo vostro controllo!), hanno spesso nei loro cataloghi titoli in esclusiva cui non potrei mai rinunciare, né tantomeno sostituirli con altri apparentemente analoghi editati da aziende più affidabili su piano etico. Certo, se lo stesso libro di un tal autore fosse contemporaneamente pubblicato da un “cattivo” e da almeno un altro editore da voi inserito nell’elenco dei virtuosi, io per primo lo acquisterei da quello “buono”.

Ma la vostra campagna ha coniato slogan ad effetto nei quali si connota l’oggetto libro come bene di consumo piuttosto generico. Addirittura d’élite, sciccoso, visto il tipo di rilegatura elegante del libro che appare nell’immagine fotografica a sostegno del vostro messaggio. Certo, si potrà colpire l’attenzione di quell’acquirente di libri che li degna di effimera curiosità, o che li tratta come quel senatore della nascente Repubblica Italiana, capitano d’industria vissuto nel mio piccolo paese natale, che il giorno dopo l’elezione ordinò letteralmente un camion di libri, e alcune librerie, per dare un contegno alla propria abitazione più adeguato alla sua carica.

Chi invece ama i libri per quello che sono come potrà aderire al vostro boicottaggio?

Inoltre, soprattutto in un paese di deboli lettori come l’Italia, il metodo e il messaggio di questa campagna presentano risvolti gravemente perniciosi, di cui vi inviterei di tutto cuore a non assumerne la responsabilità.

Se si vuole colpire una casa editrice nei suoi interessi per indurla a modificare il suo atteggiamento, si chieda di non acquistare più gadget di alcun tipo nelle librerie di cui essa sia proprietaria; laddove le sue librerie vendano anche prodotti editoriali, multimediali, tecnologici, ecc. non riconducibili alla proprietà dell’azienda, si inviti ad acquistarli presso altri esercenti; si solleciti di verificare sempre, prima di procedere all’acquisto, la reperibilità in seconda mano, nelle librerie apposite o via internet, o la disponibilità di prestito presso le biblioteche, dei titoli che di tale editrice si desidera leggere; o di suddividere l’acquisto di una sola copia fra più amici.

Tanti libri di inestimabile valore sono a rischio di estinzione, o sono già estinti senza che ce ne accorgiamo, esattamente come gli oranghi delle foreste di Sumatra. Vi prego vivamente di modificare il messaggio e il target della campagna “Attenti a quei libri”!

Approfitto, non avendo mai avuto finora contatti diretti con la vostra organizzazione, per esprimervi una sincera stima nei confronti dell’opera di sensibilizzazione che da tanto tempo vi vedo, come Greenpeace Italia, portare avanti su problemi cruciali per la nostra esistenza.

Mario Bertasa

16 pensieri su “Lettera aperta a Greenpeace di Mario Bertasa

  1. Mario Bertasa

    un sincero grazie a Fabrizio e a tutta la redazione per aver voluto dare spazio anche qui a questo intervento che ho postato pochi giorni fa sul nuovo blog di PoesiaPresente, che da poco tempo curo:
    http://www.poesiapresente.it/blog

    (la prima parte riporta il testo della newsletter di Greenpeace Italia, cui sono abbonato, la seconda la mia risposta via e-mail)

    Da Greenpeace per ora non ho ricevuto alcun riscontro a questa mia lettera aperta. Li avevo informati della mia volontà di contattare diversi blog letterari in rete per diffondere man mano il contenuto di questa mia iniziativa di critica. Qualcuno ha già risposto positivamente, qualcuno ha dissentito (come è legittimo che sia; il nocciolo del disaccordo è che la preoccupazione da me espressa sia eccessiva), altri stanno valutando, altri non li ho ancora contattati. Anche in privato ho ricevuto sostegni, in maggioranza incondizionati.

    Semplicemente grazie a tutti.
    Seguirò le varie discussioni che, eventualmente, potranno nascere attorno al tema.

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  2. blogolonelbuio

    condivido quanto espresso nella lettera aperta. E’ ovvio che un libro non è una barretta di cioccolato, non è un panino, non è un paio di scarpe o quant’altro. E’ necessario trovare la giusta formula per una campagna di boicottaggio così delicata.

    blogolonelbuio

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  3. Baldrus

    Mah. Mi sembra una specie di polemica gratuita, una perdita di tempo. Greenpeace fa bene a denunciare il problema carta, dare le indicazioni che dici mi sembra un sofisma, un complicato prontuario di boicottaggio buono per non fare assolutamente nulla. Se gli editori – tutti gli editori – stampassero su carta riciclata il problema non esisterebbe. Che si adeguino, una buona volta, punto e basta. Invece si fa come a Copenaghen, un sacco di discorsi a vuoto e un nulla di fatto, parole al vento, e poi quando un paese piccolo e povero come la Bolivia prova a dire la sua sul rispetto della natura viene zittita, e l’America le taglia pure gli incentivi per l’ecosostenibile. Con questa sottospecie di terzismo tutti stanno fermi, contenti e ben pasciuti intanto che tutto va in malora.

    Geenpeace fa bene, è una cavolata dire che vuole eliminare i libri belli, tutto il mio sostegno a GP.

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  4. Mario Bertasa

    gentile Blogolo nel buio,
    ho trovato sul suo sito un articolo che mi sembra interessante linkare anche qui, perché molto inerente al tema:

    http://blogolonelbuio.blogspot.com/2010/05/lite-mondadori-greenpeace-leditoria.html

    Il merito di questa campagna di Greenpeace è sicuramente quello di mettere l’attenzione sui gravi problemi connessi alla produzione della carta, come appunto quello della deforestazione. E’ solo che lo slogan coniato sembra demonizzare i libri, non chi li stampa…

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  5. Mario Bertasa

    gentile Baldrus,
    la ringrazio per l’osservazione.
    Io mio chiedo però se non siano a loro volta sofistici i due slogan coniati da Greenpeace, “Attenti a quei libri!” e “Se non vuoi essere complice della deforestazione e dei cambiamenti climatici, consulta la nostra classifica e scegli solo i libri degli editori “amici delle foreste”?

    Anch’io dò il mio pieno sostegno a Greenpeace, trovo seria l’indagine che ha promosso sui comportamenti della APP, il magnate della carta prodotta dalla distruzione della foresta indonesiana, così come trovo serio l’appello rivolto agli editori italiani che direttamente o indirettamente si forniscono dalla APP:
    http://www.greenpeace.it/deforestazionezero/Non-comprate-quella-carta.pdf

    C’è anche un altro aspetto di questa campagna cui ritengo si debba dare risalto, la pubblicazione dell’elenco degli scrittori italiani e stranieri che hanno aderito ad un appello in cui tra l’altro si impegnano a richiedere agli editori che li pubblicano di stampare i loro libri su carta non proveniente dalla distruzione delle foreste:
    http://www.greenpeace.it/scrittori/popup_adesioni.htm

    Ok, ma non mi si può dire che sia giusto bombardare un museo perché ci si è nascosta una banda di terroristi…

    Quanto ai prontuari di boicottaggio, ve ne sono di ottimi in circolazione, a cominciare da quelli del buon Francescuccio Gesualdi: per il successo di una campagna insegnano che gli oggetti di consumo individuati come obiettivo del boicottaggio devono avere la caratteristica della sostituibilità con altri analoghi. Infatti per correre e saltare ho i piedi ben riparati senza dover ricorrere alle Nike; ho consumato (con moderazione!) ottimi snack senza dover ricorrere alla Nestlè (e ai nostri due figli mia moglie non ha fatto vedere nemmeno l’ombra di un latte in polvere…); ma ho bisogno di certi titoli usciti in esclusiva per la Mondadori o la Feltrinelli… come faccio?

    Un boicottaggio è una cosa seria. Se dico di non comprare libri di tizio e caio, non è una semplice metafora per sensibilizzare la gente ad una giusta causa. La mia critica aperta a Greenpeace è solo dettata dalla preoccupazione che questo appello cada un po’ nel vuoto, proprio come Copenhagen, se non incontra le dovute simpatie e adesioni fra chi consuma libri – e non sono grandi masse!

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  6. pamela

    A me risulta che la maggior causa di deforestazione sia l’abbattimento di alberi per far posto a pascoli. Una volta esauriti i pascoli ottenuti, si procede ad altra deforestazione. L’abbattimento di alberi per fare carta è trascurabile rispetto a quello dovuto alla necessità di sempre nuovi pascoli per garantire la bistecca quotidiana ai mangiatori di animali. Strano che Greenpeace non se ne occupi. Non sono loro che vanno a salvare le balene? No, sono altri, quelli di Sea Shepherd, che per salvare le balene rischiano anche la pelle. Quelli di Greenpeace si limitano a fotografare la caccia alla balena senza fare nient’altro.Non contenti, ogni tanto si mangiano un po’ di balena.
    http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=164

    pamela

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  7. Giovanni Nuscis

    Reputo importante l’azione (Salvaforeste) intrapresa da Greenpeace, ma più che il boicottaggio – per le cui implicazioni faccio mie le perplessità di Mario Bertasa – ritengo importante non solo la più ampia diffusione dei dati raccolti col questionario, con sensibilizzazione degli scrittori affinché richiedano all’editore di stampare le loro opere su carta sostenibile, ma, soprattutto, spingere per un intervento ad hoc da parte della comunità europea, con direttiva vincolante per tutti gli stati membri, nella speranza che l’esempio si estenda all’intero pianeta.
    Giovanni

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  8. Sul Romanzo

    Mi fa piacere trovare anche qui la tematica in questione, presto Sul Romanzo ne parlerà in maniera estesa, credo che da questo punto di vista i lit blog possano fare “pressione” per sensibilizzare l’opinione pubblica.

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  9. Mario Bertasa

    ringrazio Pamela, Giovanni e Sul Romanzo per questi interventi.

    @ Del Romanzo: allora aspetto un tuo link!

    @ Pamela; non sono così informato su Greepeace&balene da poter interagire con il tuo commento.
    Però è proprio di oggi la notizia che in seguito ad una campagna di Greenpeace, Nestlè ha escluso dalla propria filiera prodotti provenienti dalla Sinar Mas, l’azienda che ricava olio di palma dalla foresta indonesiana, insieme alla carta lavorata dalla consociata APP.
    Fosse così elementare l’abbattimento delle foreste per far luogo ai pascoli! E invece no, c’è sempre la legge dei due piccioni presi con una fava: prima di tutto si guadagna tagliando alberi e ricavandone tutto quel che si può ricavare (nulla va buttato!), a quel punto le aree disboscate si possono sfruttare per piantagioni o allevamenti, infine ci sono sempre le opere infrastrutturali per il trasporto delle merci. Ops, forse i piccioni erano tre…

    Tutto questo per ribadire che non intendevo affatto proporre di togliere il sostegno alla Campagna Foreste di Greenpeace, anche una critica, se costruttiva, se di metodo, dovrebbe essere intesa come forma di sostegno ad una giusta causa. (Però prometto che mi informerò appena posso sulla faccenda delle balene.)

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  10. pamela

    @ Mario Bertasa
    Purtroppo nel caso della foresta amazzonica gli alberi non vengono utilizzati, ma lasciati sul posto o bruciati.
    In questa pagina ho trovato un grafico che mostra le proporzioni per le varie cause di deforestazione in Amazzonia: la carta è causa di deforestazione solo per il 3%, mentre gli allevamenti lo sono per il 60%
    http://www.saicosamangi.info/ambiente/disboscamento-desertificazione.html
    Forse era il caso di dare la priorità agli allevamenti e non alla carta.
    Certo, la causa di Greenpeace in questo caso è giusta, ma ce n’è una ancora più giusta e soprattutto più urgente. Quando le foreste pluviali saranno completamente distrutte, non sarà piacevole per l’uomo e gli altri animali vivere su questo pianeta, sempreché riescano ancora a vivere.

    pamela

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  11. Mario Bertasa

    @ Pamela: grazie per questi dati.
    Quindi, piuttosto che dire “non comprare libri stampati dai nemici delle foreste” bisognerebbe dire “consumate molta meno carne (che tra l’altro non fa poi così bene come si pensa)”…

    Rispondi
  12. blogolonelbuio

    Grazie Mario per aver postato il link. La discussione è interessante e sono d’accordo con Sul Romanzo quando dice che da internet può partire una campagna di sensibilizzazione forte (anche se in verità è partita da tempo) sul tema editoria-ambiente. Sensibilizzare quanti più scrittori è possibile sarebbe già un grosso passo in avanti (e questo lentamente sta avvenendo, non con la forza sperata ma sta avvenendo). Poi a Greenpeace va tutta la mia solidarietà, ne conosco l’impegno e al di là delle critiche interne ai movimenti, che possono starci, è innegabile che abbiano contribuito anche loro a migliorare le varie situazioni critiche che di volta in valta hanno affrontato. Ma come dici tu resta il problema che se a me occorre il titolo di un editore uscito in esclusiva con Mondadori io non posso evitare di acquistare Mondadori (o chi per lei, è solo un esempio).

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  13. Mario Bertasa

    @Blogolonelbuio:
    ti riporto da un’e-mail ricevuta da un amico:
    “(…) Mi è passato per le mani un libro di una casa editrice piuttosto nota. Ebbene, questo libro è stampato in Cina. Ora va bene ciò che dici circa l’importanza e l'”insostituibilità” di un libro. Ma qui va distinto il contenuto dal supporto.
    Perciò, per quanto sia indispensabile che un buon libro circoli e abbia seguito, che un buon libro insegni e tenga lontani la mediocrità e gli abusi/soprusi della nostra società, è pur vero che se la condizione di partenza della sua diffusione è a sua volta un sopruso, ebbene, è tanto meglio che la trasparenza ci sia e che ciò non avvenga. Che ne dici?”

    E’ praticamente lo stesso problema che sollevi tu.
    Non ho per ora una risposta “brillante”, in qualche modo risolutiva, ma riporto ugualmente quanto ho risposto a questo amico:
    “La traparenza prima di tutto, ma per ottenerla non sono affatto dell’idea che il fine giustifichi i mezzi (…)”. Insomma, credo che qui non sia questione di assumere posizioni “terziste”, “neo-dorotee”, ecc., né di un radicalismo un po’, per così dire, arruffato… La prima cosa che in viene da rispondere, se qualcuno mi dice “boicotta Mondadori” è: “Allora comincia a non comprare più ‘Gomorra’ di Saviano…”

    Come rispondevo all’amico di cui sopra: “bisogna trovare una soluzione alternativa… come dire, creativa… non è facile, ma facendo frullare un po’ il cervello…”

    Possiamo sempre provarci. E’ una delle cose più belle farsi venire delle buone idee e metterle in giro senza esigere il copyright…

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  14. Blogolonelbuio

    Concordo Mario. Il dilemma Mondadori-Saviano è a mio avviso una buona sintesi. Sempre a mio avviso è inoltre necessario insistere maggiormente al fine di sensibilizzare gli autori (e magari anche i loro agenti) prima ancora dei lettori, ne verrebbe fuori un bel boicottaggio sì. Credo che lentamente ci si stia muovendo in questo senso anche se qualche sforzo in più potremmo farlo un po’ tutti.

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