Pare che esistesse una prima versione: Caravaggio l’avrebbe presa a rasoiate, a causa delle critiche rivoltegli. La prova sarebbe la parte alta del quadro, vuota e incompiuta per la fretta del rifacimento, a detta di qualcuno. Nell’opera che abbiamo, il gesto di Gesù è sovrano, ricorda da vicino quello della vocazione di Matteo: il Cristo chiama alla vita in un atto imperioso che non ammette repliche; l’uomo risponde uscendo dalla morte, esistenziale e fisica. L’invito è irresistibile, trascina il pubblicano e l’uomo defunto già da quattro giorni, non c’è ostacolo di fronte all’energia del terapeuta, all’autorità di chi possiede il segreto della vita. Lazzaro alza il braccio destro, sembra stirarsi o forse evocare la postura della croce, come prevedendo che il ritorno alla vita è reso possibile dal dinamismo potente di un dono totale. L’autore è sempre lì, dietro il braccio teso di Gesù, quasi a respirarne l’odore, ad assorbirne il vigore che comunica, per uscire come Lazzaro e Matteo dalle spire di Thanatos, il principe del mondo.


Il braccio teso di Lazzaro verso Gesù mi fa pensare alla mano tesa di san Pietro verso il Signore, nell’episodio descritto da san Matteo apostolo:
“[…] Sul finire della notte egli [Gesù] andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».” (Matteo 14,25-31).
In questo momento una brutta notizia mi ha colto all’improvviso, impreparato, e mi ha gettato nelle spirali del principe del mondo. Vorrei piangere, ma non ci riesco; devo essere forte per il ruolo che ho e per coloro che mi sono affidati e che contano su di me (quando sei a capo di una famiglia o di un’azienda sei tu a dover rispondere). Vi chiedo preghiere, perche’ non mi arrenda e per risollevarmi presto, toccato dal Cristo taumaturgo. Signore, svelaci il segreto di questa vita a tratti cosi’ dura…
A.A.A. cercasi preghiere
Lazzaro investito dalla luce ha un braccio verso l’ alto e uno verso il basso dove si trovano ossa e teschi, come se rispondere alla chiamata della vita, uscire dalle spire di Thanatos richiedesse uno sforzo, almeno un flebile sì.
un abbraccio, fabry
f&r
preghiere assicurate, caro amico, mi dispiace, ma vedrai che si sistemerà, questo post è arrivato al momento giusto.
sì, Fides, ci vuole un sì.
un abbraccio a voi
Il braccio di Dio che suscita Adamo dalla sua inerzia di pura materia,il braccio di Cristo che indica Matteo e Lazzaro in queste bellissime tele di Caravaggio. Ci sembra che Dio ci cerchi ,ci scovi nel nostro sonno,nella nostra miseria,nella morte. Coraggio,amico Anonimo.Penso che questo braccio,questa mano così forte venga offerta a tutti noi.
Penso possa essere utile, come spunto di riflessione su questo dipinto, quanto riportato da “Wikipedia”:
[…] Di questa tela si parla anche ne Le Vite de’ pittori scultori e architetti moderni di Giovan Pietro Bellori (1613-1696):
« […] Passando egli dopo a Messina, […] per li medesimi Padri [Cappuccini] dipinse […] nella Chiesa de’ Ministri de gl’Infermi, nella cappella de’ signori Lazzari, la Risurrezione di Lazzaro, il quale sostentato fuori del sepolcro, apre le braccia alla voce di Cristo che lo chiama estende verso di lui la mano. Piange Marta e si maraviglia Madalena, e vi è uno che si pone la mano al naso per ripararsi dal fetore del cadavero. Il quadro è grande, e le figure hanno il campo d’una grotta, col maggior lume sopra l’ignudo di Lazzaro e di quelli che lo reggono, ed è sommamente in istima per la forza dell’imitazione. Ma la disgrazia di Michele non l’abbandonava, e ‘ltimore lo scacciava di luogo in luogo. […] »
grazie dell’integrazione, Marco.