Vero

Quale dei quattro è san Giuseppe? La lettura di un quadro può nascere da una domanda marginale, atta a produrre il circolo comunicativo, il coinvolgimento nella scena. I personaggi sono segnati dalla povertà; dall’umiltà, sarebbe meglio dire, a cominciare dalla madre, adagiata letteralmente a terra: humus, humilis, il tratto di chi è colto dalla verità, per cui non è più il centro del mondo, il criterio di giudizio universale. Un equilibrio delicato, si capisce, come quello del bambino che sembra sospeso, trasgredendo ogni legge di gravitazione universale; forse perché è il logos che sorregge tutto, il progetto che dà equilibrio a ogni energia: quella di Maria, dei pastori che fanno spazio al nuovo, di Giuseppe diviso tra l’amore coniugale e paterno e l’adorazione di un senso più sublime, che supera la meschinità dell’egoismo abbassandosi al livello più infimo e perciò stesso più profondo o, in una parola ormai dimenticata, vero.

12 pensieri su “Vero”

  1. f&r

    questa è una di quelle tele che ti trascinano dentro la scena: si sta lì, con la fronte corrucciata come i pastori e giuseppe, a provare la loro stessa tenerezza.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Roberto Plevano

    E’ una piccola magia di prospettiva, la linea che discende dagli sguardi degli uomini e incrocia gli occhi di Maria, che sembrano indifferenti al presente e assorti verso un futuro che già sa di dolore, perché il sacrificio di redenzione fu anche uno strazio di madre. Il bambino pare sospeso a una madre che sostiene più se stessa di lui. È un immagine che riverbera come vera, hai ragione Fabrizio, vera perché si sbarazza di convenzioni e di stili, e di tutta la retorica delle Adorazioni.

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  3. carla

    c’è contemplazione e adorazione anche in quest’immagine, perchè è l’amore che spinge a guardare ogni cosa con umiltà, quindi in maniera più vera, ogni frutto della vita.
    san Giuseppe è quello con la tunica più chiara, con lo sguardo incorniciato dalla barba, in adorazione…

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  4. Marco Sini

    In questo dipinto, la luce “divina” si focalizza, in modo particolare, su Maria, Giuseppe e il bambino; lo sfondo (rappresentato, in modo particolare, dall’asino) rimane quasi adombrato, mentre – in primo piano – i pastori partecipano (seppure in misura minore) della stessa luce folgorante che attraversa la Sacra Famiglia. Ciò che colpisce, soprattutto, è l’incontro intenso e innamorato tra lo sguardo del bambino e quello della madre, a sancire un’intesa salvifica per l’intera umanità.

    “[…] Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.” (Galati 4,4-7).

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  5. Francesca

    L’atto di Maria è un atto di coraggio, mette in gioco la sua vita per Gesù.
    Caravaggio è un grande 🙂

    Ciao Fabry

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  6. Iannozzi Giuseppe

    Per me è un atto di coraggio quello del povero Giuseppe, che accetta di farsi padre adottivo. Forse il primo caso di padre adottivo, perlomeno a livello di mero racconto.

    Avete visto il magnifico “Per amore solo per amore” diretto e scritto da Giovanni Veronesi (insieme a Ugo Chiti per la sceneggiatura) con un eccezionale Diego Abatantuono?
    Ecco, io Giuseppe me lo figuro proprio così, né più né meno.

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  7. Iannozzi Giuseppe

    Solo una scena splendida, caro Fabry? 😉
    Molto di rado mi commuovo, quasi mai, anzi mai… 😉 Ma “Per amore solo per amore” mi ha commosso: ho visto finalmente un Giuseppe a misura d’uomo, diviso, che pur amando non poteva amare e peroprio per questo il suo amore è stato grande e unico per quella Maria che si dice sia la madre del figlio di Dio. Come ben sai la mia posizione su Gesù è pressocché uguale a quella di Faber, per cui credo tu capisca perché il film di Veronesi mi ha emozionato e dato da riflettere.

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