Francesca Schiavone

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da qui

Don Mario avrebbe pianto, e ho pianto anch’io. Cos’è un Roland Garros, di fronte all’infinito, mentre qualcuno muore in qualche parte del mondo, qualcuno uccide e qualcun altro dà la vita? Eppure le lacrime cadono, e non per la vittoria, per qualcos’altro che non riesco a dire né a capire. Forse perché c’è ancora qualcosa che si chiama Italia, nonostante tutto, o qualcuno che si chiama Francesca. Forse perché su quel campo c’è la nostra vita, sporca di terra rossa, con i dentoni in fuori, e le braccia magre per i lunghi giorni di sudore e sacrificio. Una vita con le scarpe da tennis, bianche come la luce incerta dei nostri sogni indecifrabili.

11 pensieri su “Francesca Schiavone

  1. Guido Tedoldi

    Una delle cosa belle della vittoria della Schiavone è che l’ha ottenuta a 30 anni, cioè dopo anni e anni e anni di lavoro. E questo nella nostra italietta contemporanea non usa più. Cioè, non usa proprio più lavorare – schiantati come siamo dalla flessibilità e da quelle cose lì da manager fordisti.
    Ormai sembra che se non hai un talento folle non puoi diventare nessuno, in nessuna attività. O a 4 anni canti la Tosca meglio della Callas, e quindi ti chiamano in tv a fare il fenomeno, oppure non potrai mai avere una speranza. Se a 5 anni risolvi un problema di matematica che aveva dato filo da torcere a Einstein, non ti chiamano già più: hai 5 anni, sei bollito.

    Un’altra differenza segnata dalla Schiavone, è che ha ringraziato tutti coloro che lavorano con lei. Tutti coloro che l’hanno aiutata a diventare («diventare», parola magica) quello che è, forte come è. E pure tutti gli altri, quelli che trovano facile saltare sul carro del vincitore dopo che ha vinto.

    Mi pare bellissima la frase con cui Fabrizio chiude il suo post: «Forse perché su quel campo c’è la nostra vita, sporca di terra rossa, con i dentoni in fuori, e le braccia magre per i lunghi giorni di sudore e sacrificio. Una vita con le scarpe da tennis, bianche come la luce incerta dei nostri sogni indecifrabili».
    I nostri sogni indecifrabili… i nostri sogni che non possiamo nemmeno dire se no ce li vengono a rinfacciare, nel caso in cui non li raggiungiamo. E d’altra parte, se li raggiungiamo, ci vengono a dire: «E per forza, si capiva da subito che eri uno dalle grandi potenzialità».

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  2. sergio pasquandrea

    Non se ne poteva più di tenniste che sembrano appena uscite da una sfilata di moda.
    Non capisco assolutamente niente di tennis, ma la Schiavone mi sta simpatica. Mi pare una tosta, una che non si arrende mai.
    Le auguro tutte le fortune.

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  3. Valeria Bellagamba

    Condivido in pieno quanto scritto da Guido Tedoldi. Purtroppo in Italia c’è questo pessimo costume di non saper coltivare i talenti, questa incapacità di dare loro gli spazi e i tempi giusti per crescere e maturare. Basta vedere cosa sta facendo questo Paese ai suoi giovani…

    Per fortuna ci sono eccezioni come questa di Francesca Schiavone.

    Sono d’accordo con quanto scritto da Fabrizio Centofanti, questa vittoria va oltre una semplice vittoria sportiva. E’ un bel segnale, di fiducia e incoraggiamento per l’Italia, una notizia buona e positiva, ce n’era bisogno…!
    E, permettetemi di dirlo al di là di qualunque retorica femminista, un bello scatto d’orgoglio per le donne italiane… troppo spesso schiacciate da stereotipi brutti e volgari e relegate ai margini della società…

    Brava Francesca! Anzi bravissima!

    Una caro saluto

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  4. augusto

    Caro amico Fabry, da vecchio tennista ancora in attività , nonostante i mille acciacchi, anch’io ero davanti alla televisione ( la RAI ci ha fatto la grazia) a tremare e sperare per Francesca ( era nettamente sfavorita, la Stosur era data a 1,25), questa “leonessa” degli umili ( si è tutto duramente faticata, con un tennis come il suo che richiede un enorme dispendio di energie fisiche e mentali), e quando ho visto che “teneva botta”, come si dice in gergo, ho cominciato a pregare quasi senz’accorgemene. Era il brutto anatroccolo che diventa Cigno, la classe operaia che va in paradiso , era un “miracolo” sportivo. Ho capito che l’australiana – come capita a chi si sente più forte ( l’aveva battuta le ultime quattro volte , e anche piuttosto nettamente)non si capacitava della feroce resistenza della nostra atleta. E poi ho visto Francesca giocare un tennis incredibile, bello, vario, profondo, “cattivo”, senza nessuna soggezione per le bordate della Stosur ( a quasi duecento all’ora!, praticamente serviva con la stessa potenza di un uomo) , ed anche quando è andata sotto 1-4, c’era in lei una forza, una luce, una determinazione nuova, e – ripeto – un tennis fantastico , fatto di colpi profondi e arrotatissimi, voleè perfette , coraggio, audacia , insomma, caro Fabry, si è verificato lì per lì il miracolo ( e tu te ne intendi) di una buona tennista che è diventata una vera grande autentica campionessa, che non ha vinto ” difendendosi” come è dato ai “poveri”, ma , al contrario, attaccando una che sembrava una corazzata e affondandola ( le metafore marinaresche ovviamente fanno parte del mio passato) .
    Alla fine mi sono commosso e qualche lacrimuccia l’ho inghiottita anch’io, a maggior ragione, quando Francesca – dopo essersi rotolata sulla terra rossa e averla baciata – ha pereso il microfono e ha parlato bene della sua avversaria, ha ringraziato tutti con grande semplicità e umiltà. Si è rivelata essere anche una grande donna ricca di semplicità, sensibilità e umanità.
    Tu , come al solito , sei stato splendido ( e unico ) a sintetizzare il tutto in poche liriche righe , sempre sul filo della memoria legate all’indimenticabile e indimenticato don Mario.
    Ma stavolta a piangere siamo stati in molti, almeno voglio sperarlo.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

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