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da qui
Arriva un’auto dei carabinieri. Lo stesso pensiero di quando chiama il Cardinale: che sarà successo? Entrano in chiesa dalla porta laterale: lasciando l’auto aperta (una gazzella non la ruba mai nessuno), chiedono del parroco. Mi affretto a raggiungerli macinando ipotesi, con l’aria più cordiale a mia disposizione. Buongiorno don Fabrizio. Buongiorno, qual buon vento? In chiesa c’è la nostra consacrata: la maglia comoda digrada su pantaloni altrettanto larghi e chiari; dietro le lenti spesse e un po’ ingiallite si intravede un’aria interrogativa, ma non troppo, perché da noi ci si abitua presto a tutto. Ecco, meno male, ti stavano cercando. Sono due appuntati con il vice maresciallo: che strano, in genere li ho visti sempre in coppia. Mi viene in mente Burattino senza fili, di Bennato; me ne vergogno, sarebbe stato più all’altezza un Kafka o un Dostoiesvski. Che cosa ci sarà di tanto urgente e grave da venire in tre, lasciando la gazzella incustodita, cercandomi affannosamente, come potessi essere fuggito?E’ per il funerale di domani, don Fabrizio: vorremmo venire col picchetto d’onore e leggere i brani della liturgia. Il sorriso si allarga, più spontaneo: Ma certo, ci mancherebbe altro! Si fa presto a finire nelle pagine di un romanzo dell’angoscia, ma per oggi mi accontento di Bennato. Domani si vedrà.

Tutte le fortune avete voi del clero.
Entro in stazione di polizia. Mi hanno rubato sul bus il portafogli con tutti i documenti. Non mi è mai accaduto. Ci doveva essere una prima volta. Ci sono solo io. Entra un prete. Lo guardo senza né malizia né altro. Mi è semplicemente indifferente, fino a quando me lo vedo che bello bello mi passa davanti, guardandomi così come si guarda in terra una merda di cane; un piedipiatti gli bacia la mano e lo fa accomodare. Sento che si lamenta che dei vandali avrebbero lasciato un paio di scritte con un pennarello rosso su un marmo della chiesa; si lamenta come un ossesso che bisogna fare qualche cosa e al più presto… Si capisce poco ma il tono di voce è alto, molto alto.
Non ci vedo più.
O meglio: vedo rosso.
Mi dico che quando esce, polizia o no, gli salto addosso alla giugulare.
Ma come si permette di passarmi davanti?
E come si permette la polizia ad appecoronarsi a quel modo davanti a un preticello segaligno e arrogante più del Diavolo in persona?
Forse che i miei documenti finiti nelle mani di chissà quale sconosciuto non hanno importanza? Dei fottuti sconosciuti hanno nelle loro mani carta di identità, codice fiscale, tesserino di giornalista, bancomat, ecc. ecc. e la polizia fa passare il prete lamentoso perché sporga subitissimo denuncia contro ignoti per una cazzatella.
Al diavolo!
Non è finzione, ci tengo a precisarlo.
Questa è l’Italia.
Kafka, Dostoesvskij, due grandissimi, ma di sicuro è meglio trovarsi situazioni un po’ meno angosciose 🙂
un abbraccio, fabry
f&r
‘sti preti…
grazie!
qualche vantaggio bisogna pure averlo ogni tanto o no?
Si vive così, sul filo del rasoio, abituati sempre al peggio, alla cattiva notizia all’errore sfuggito o involontario o dettato dall’esasperazione, come quando chiama il cardinale. Kafka e Dostoevskij sono la realtà quotidiana, la sorpresa arriva quando basta un semplice Bennato, un piccolo respiro, uno spiraglio di luce che cambia la giornata e porta un sorriso in ciò che, come solo l’imprevisto, può sorprendere.
SM
la forza della chiamata…per tutti…i discepoli dal Maestro…grazie
grazie!
Ne combinate di tutti i colori. 😉
Eh si’, ‘sti preti…godono degli stessi benefit dei personaggi del mondo dello spettacolo e dei politici: tutto gratis, dai vestiti al medico, dai viaggi al meccanico…Specie i curati di campagna, vero don Fabrizio?!!!! Lei sara’ ricchissimo con tutti i privilegi che ha, ah ah ah!
😉
Sig. Giuseppe, una cosa e’ la Curia e un’altra i curati, semmai. Non generalizziamo!
grazie.
la nostra è una situazione particolare, come quella dei matti.