Sirmione lascia senza fiato: mirabile in ogni suo dettaglio, come fosse modellata senza riservare nulla all’imprevisto. Catullo non poteva farne a meno, lui così attento alla seduzione della forma, si trattasse di natura o di letteratura, di Clodia-Lesbia o di Giovenzio. Il suo libro non avrebbe potuto che essere expolitum, lavorato al punto da diventare lucido, impeccabile, come l’opera di un altro intarsiatore ugualmente raffinato; curiosamente, i loro nomi propongono un gioco di richiami, come abitassero la stessa città invisibile dell’esattezza: Catullo, Calvino, Sirmione, Sanremo. Il destino unisce chi nella parola ha colto il senso del tutto, il logos riflesso nel volto della musa vergine di un nuovissimo libretto.


Canti
XXXI. Paene insularum, Sirmio
Paene insularum, Sirmio, insularumque
ocelle, quascumque in liquentibus stagnis chiasmo
marique vasto fert uterque Neptunus,
quam te libenter quamque laetus inviso,
vix mi ipse credens Thuniam atque Bithunos
liquisse campos et videre te in tuto.
o quid solutis est beatius curis,
cum mens onus reponit, ac peregrino
labore fessi venimus larem ad nostrum,
desideratoque acquiescimus lecto?
hoc est quod unum est pro laboribus tantis.
salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude
gaudente, vosque, o Lydiae lacus undae,
ridete quidquid est domi cachinnorum.
Catullo
😉
SM
la amava davvero molto.
grazie Stella.
il mio è un portone aperto…
Se i corpi luminosi sono carichi d’incerezza non resta che affidarsi al buio, alle regioni deserte del cielo. Cosa può esserci di più stabile del nulla? Eppure anche del nulla non si può essere sicuri al cento per cento. Palomar dove vede una radura del firmamento, una breccia vuota e nera, vi fissa lo sguardo come proiettandosi in essa; ed ecco che anche lì in mezzo prende forma un qualche granello chiaro o macchiolina o lentiggine; ma lui non arriva ad essere sicuro se ci sono davvero o se gli sembra solo di vederli. Forse è un chiarore come se ne vedono ruotare tenendo gli occhi chiusi (il cielo buio è come il rovescio delle palpebre solcato da fosfèni); forse è un riflesso dei suoi occhiali; ma potrebbe anche essere una stella sconosciuta che emerge dalle profondità più remote. (I. Calvino, Palomar)
un abbraccio, fabry
f&r
Probabilmente non l’avete visitata quando e’ zeppa di turisti.
Fa “passare” ogni poesia.
ciao
beppe cucchi
Sirmione: l’ha visitata -don Fabrizio- oppure la conosce tramite Catullo? (come Salgari, di cui si dice non abbia mai viaggiato, pur avendo descritto magistralmente l’India)
Se le piace cosi’ tanto, potrebbe essere la meta di un suo ritiro spirituale!
grazie amici.
Sirmione l’ho vista coi miei occhi, ed era un incanto.