[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=MGQ8UHSL05A&feature=related]
da qui
Antonio è un povero malato, con madre malata. Ha una faccia tonda, denti malconci e capelli ogni volta un po’ più radi. Cammina barcollando, come portando un peso: l’atto semplice di esistere per lui è una fatica insostenibile. Saluta con venerazione, come si fa in un luogo sacro, mentre non è che l’ufficio parrocchiale. Farfuglia quando parla, si mangia le parole, quasi a scusarsi per una violazione di proprietà privata. Cerco di metterlo a suo agio, di convincerlo a lasciarsi andare, ma lui è inchiodato alla forma del rispetto, balbetta della mamma inferma, delle difficoltà per sopravvivere, delle gambe e dei piedi che non vanno. Antonio è l’altra faccia del mondo, la sconfitta nascosta dietro l’efficienza delle storie produttive. Gli faccio un gesto conciliante, per trasmettergli un senso di confidenza fraterna, inutilmente: mi tende la mano dall’altro emisfero della vita, sa del suo destino di memoria vivente del nostro fallimento, della nostra illusione di farcela comunque.

mi tende la mano dall’altro emisfero della vita, sa del suo destino di memoria vivente del nostro fallimento, della nostra illusione di farcela comunque
nessun uomo è un isola, è importante non dimenticarlo mai. grazie.
un abbraccio, fabry
f&r
il cosmo è tutto collegato, visto da una certa prospettiva.
grazie, Fides.
“sa del suo destino di memoria vivente del nostro fallimento”:
quanti di noi, sebbene in condizioni all’apparenza più brillanti, hanno la stessa consapevolezza, e tentano di celarla per un discutibilissimo senso del decoro.
Ed il loro tentativo è peraltro pateticamente maldestro, e se pare andare a buon fine è soltanto per la disattenzione se non il menefreghismo di quasi ciascuno di noi verso tutti gli altri.
Un abbraccio,
Roberto
Parole veritiere quelle di Roberto. Le condivido pienamente e aggiungo che molto spesso quasi ciascuno di noi guarda e viene guardato con occhi che non “vedono”, quasi fossero annebbiati da un velo che impedisce loro di spingersi oltre le più superficiali apparenze.
Giorgina
antonio e fabrizio!
mi pare di essere
di fronte al mio ritratto
dentro uno specchio bivalve
che sfaccetta ed isola
le mie diverse situazioni interiori.
che bella scrittura. breve, fugace, piena di senso e
di tenerezza per le cose. piena di umano
cari amici, grazie:
i poveri ci rivelano, in effetti.
Alfonso, che dirti?
grazie due volte.
fabry
“Follia non è sapere che di tutti
quei trentamila giorni che viviamo
ne resteranno forse dieci o venti
ben vivi nella memoria. Ma è pensare
che per qualche disordine o disguido
o inframettenza di diavoli scaltri,
quei dieci o venti giorni a cui s’affida
la nostra vera storia
non son quelli, ma altri.”
(Maria Luisa Spaziani)
Il tuo, caro Fabry, è secondo me uno di quei giorni senza “inframettenze” di diavoli, un giorno puro da consegnare alla memoria storica , tua e nostra , ed è già qualcosa. Un clic , una testimonianza, un monito, una riflessione , un segnale che serve a ciascuno di noi.
lui è inchiodato alla forma del rispetto
la sconfitta nascosta dietro l’efficienza delle storie produttive
Mi sembrano coesistere atteggiamenti di personalita’ differenti:
il primo umile o timido
nel secondo, intravedo l’orgoglio di chi vuole mantenere la propria facciata e non sa piegarsi a chiedere.
Avviene anche tra i poveri: farsi aiutare e’ piu’ difficile che aiutare!
grazie all’amico Anonimo.
e grazie a te, Augusto, per la splendida Spaziani e per il prezioso sostegno
(di questi tempi…)
un abbraccio
fabry