[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QZ3a6CB1w_M&feature=fvw]
da qui
I nonni si contendevano i nipoti a suon di regali. Quando venivano da Napoli, era una festa anche per questo: soldatini, marron glacés, giochi del calcio in tutti gli esemplari. Una volta ce ne portarono uno che funzionava a molle: i giocatori affondavano in buche disseminate per il campo, e da lì sparavano palline come i vecchi flipper. Ma il modello più gradito era il Subbuteo: saremmo stati ore a giocare nel campo curato nei minimi dettagli, dove provavi la sensazione della partita vera senza sudare e senza il rischio che il solito terzino ti spezzasse le gambe. La tentazione più insidiosa, riflettei più tardi, è ridurre l’esistenza a un rettangolo perfetto in cui ogni cosa accade con un colpo di dito, e vincere o perdere non mette a repentaglio neanche un’unghia. E’ la differenza tra il dare la vita e il ritenersi buoni degli ipocriti, che mettono sulle spalle degli altri pesi insopportabili senza toccarli con un dito. Gesù non giocava a Subbuteo, ma aveva capito tutto molto prima.

Caro Fabrizio,
sintesi perfetta e toccante,
al cuore del problema.
Un abbraccio,
Roberto
Grazie a te capisco nelle pieghe più inconfessate la passione che la mia generazione (e non solo) ha nutrito per il Subbuteo (lo invidiavamo ai fratelli anche noi solitamente escluse dal gioco). Un abbraccio, caro Fabrizio.
a mio fratello regalarono anche le tribune e i fari per illuminare il campo, ma finirono presto in cantina: per quanto belli, troppi dettagli rendevano impacciato il gioco.
sarebbe bello imparare a vivere su un tappeto verde fissato ad una tavola con le puntine da disegno, ma la vita non ammette prove o allenamenti, o impari o resti perennemente fuori gioco.
un abbraccio, fabry
f&r
grazie di cuore, amici miei.
gli oggetti spesso parlano di noi.
e non sempre bene!
“Gli oggetti spesso parlano di noi”
Vorrei capire il giocho della gente invece che prende sapone è schiuma da barba molto sull serio.
Questo giocho subbuteo e una novita per me, sembra divertente.
Un abbraccio.
Non riuscivo ad invidiare mio fratello che passava anche ore a sistemare meticolosamente il suo Subbuteo e in partite interminabili insieme agli amici.
E non facevo come la volpe e l’uva (quando era da solo, mi avrebbe fatto pure giocare con lui) ma per la sacralità con cui ci si doveva avvicinare al gioco: unghie corte e dita a martelletto per non rompere il telo verde, precisione nel tiro per non sentire i fischi e…tanti altri motivi.
Deve averlo ancora, inchiodato ad una tavola di legno, conservato da qualche parte, forse in cantina dei miei genitori.
Se lo ritroviamo, Fabry, ti invitiamo per una sfida.
(Rashide, preparati anche tu, così poi mi dirai se è veramente divertente il subbuteo! 😉
A presto,
Titti
grazie care, magari ci facciamo davvero una partita!
quanta dolcezza e sofferenza,
carissimo Fabrizio, nelle nostre cose.
iniziando da bambini.
un caro abbraccio
Ho appena finito una partita a Monopoli (costretto sotto tortura dai miei figli).
Mai visto un gioco più noioso.
Quand’ero piccolo io c’erano i soldi di carta, ora le carte di credito.
Passi sulla propietà di un’altro: paghi.
Ti capita un’imprevisto: paghi
Una probabilità: paghi
Una tassa di lusso: paghi
…le bollette, la scuola, l’assicurazione, il bollo, la dichiarazione dei redditi, le medicine, le scarpe, il pc, la commissione della banca per il prelievo… alla fine vince chi ha mandato in malora gli Altri o e’ il più ricco.
Assomiglia troppo alla realtà per essere un gioco.
Non capisco davvero come possa essere diventato un gioco così famoso.
Forse sono i bambini che desiderano crescere velocemente per giocare ad un gioco nuovo per loro sconosciuto e impensabile. Forse aveva a che fare con questo quando Gesu’ diceva: Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli?
http://www.youtube.com/watch?v=xUjEz-_bMcQ&feature=related
Se qualche “grande” vuole spiegarmi come funziona, gli sarò eternamente grato.
Tutti i miei amici non hanno saputo darmi una spiegazione convincente.
Ciao
Beppe Cucchi
un abbraccio forte a te, Alfonso e grazie!
Beppe, non conosco l’ultimo Monopoli, ma da quello che dici, meglio starne alla lontana!