DISPERSI

(IN MEMORIAM 01.10.2009)
***
Spero che al mattino sia riemersa
in alcuni l’idea colorata del primo ottobre,
un tempo come il nuovo inizio del mondo
con la scuola dopo il mare e la lunga estate.

Dalla sabbia nei pomeriggi assolati
vedevamo alberi nel folto
sopra Giampilieri e Briga,
pini marittimi ed ulivi contro l’oro
e l’azzurro delle albe sfuggite,
dispersi nei decenni persi, alberi morti
in un fuoco o nell’arsura di una secca madre.

Forse in nessuna
madre raccolti, o sepoltura in un mare
reso nera madre, i dispersi
umani nelle voci
troppo fuse al fango, alti in acque
che assaltarono le soglie dei portoni –
ed ora fatti luogo, altare di furia e fuga
dallo stanco mito
cui mai apparterranno queste
case spogliate delle voci.

p.s. ripropongo questo testo (apparso finora solo sul mio blog) nel primo anniversario dell’alluvione che colpì i villaggi di Giampilieri, Briga, Altolia, Molino, e paesi come Scaletta, Guidomandri, Itàla ed altre località della zona ionica del messinese.

5 pensieri su “DISPERSI

  1. Anna Maria

    Tieni desta la memoria, Enrico, dell’assalto del fango e delle “case spogliate delle voci”. Un anno fa, l’alluvione, la devastazione: poteva essere evitata? Questo ci chiedevamo. Le immagini turbarono profondamente anche chi quei luoghi non conosceva sin dall’infanzia. Pubblicai allora, tra le “Cronache di Mutter Courage” gli

    Anti-idilli di Messina

    Scorrono le immagini…
    no, non scorrono le immagini,
    si piantano dentro, premono.

    Dispiegano lo scempio,
    dilavano il cerone
    dell’idillio complice.

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  2. nadia agustoni

    Versi che restano incisi dentro.
    Come sempre bravissimo. Qui dai voce al naufragio di una nazione. Un caro saluto Enrico.

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  3. Carla

    ‘pini marittimi ed ulivi contro l’oro
    e l’azzurro delle albe sfuggite’

    mi ancoro a questi e all’immagine che mi suscitano…

    Grazie per questo: non morire del ricordo.
    C.

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  4. Giorgina Busca Gernetti

    E’ giusto ricordare questo tragico evento sia come commosso omaggio funebre a chi ha perduto la vita, anche la sepoltura, a chi ha visto sparire nel fango i propri familiari, la propria casa ed ogni altro bene, sia come monito a chi avrebbe dovuto provvedere prima del disastro e, a maggior ragione, deve provvedere oggi.
    Purtroppo la memoria di molti è labile.
    GBG

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  5. natàlia castaldi

    Grazie Enrico per questi tuoi versi.
    I ricordi di quella notte e delle due successive notti è vivo e chiede giustizia, attenzione e responsabilità da parte dello Stato e delle amministrazioni locali.
    ti lascio i miei appunti di quelle ore e un abbraccio.
    nc

    Il cerchio nell’acqua.

    Pozzanghere o fiumi non fa distinzione
    quando arriva l’alluvione a cancellare i segni.

    Le orme erano un cammino tra le sponde
    un marciapiedi che raccoglieva storie,
    tacchettìi di corse, frenetici addii.

    L’unico gesto si incise in un cerchio
    della durata d’un diapason d?acqua:
    il principio, come la fine,
    ha la sua naturale certezza.

    Resta il frangente tra colpa e memoria

    *

    [è come camminare sui bordi di un muro di contenimento che s’affaccia sull’apparenza delle cose
    tutto sembra contenere e debordare la friabile compattezza del terreno,
    quasi non fossimo che argilla in questa pioggia]

    *

    scinni a terra sutt’ all’acqua di ‘stu ventu
    si’nni scinni comu na ciumara di sangu
    chiovi lacrimi niuri:
    nun sapi ‘sta morti
    picchì vvéni i aùnn’annàri

    (scende la terra sotto l’acqua di questo vento / se ne scende come un torrente di sangue / piove lacrime nere: / non sa questa morte / perché viene e dove andare)

    [Messina, 1 ottobre 2009, notte d’alluvione e morte]

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