14 pensieri su “15 ottobre 1923 (Italo Calvino)

  1. f&r

    Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame. Tre ipotesi si dànno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d’evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza.

    grazie di averci ricordato la data che ci ha donato il grande Calvinio

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Titti

    Grazie di questo dono in video per celebrare la ricorrenza.
    Che ne dici se il laboratorio teatrale mette in scena qualcosa di Calvino? Hai qualche suggerimento?
    Titti

    LE CONTRAPPOSIZIONI NEL VEDERE A VALDRADA SONO FACCIA A FACCIA (A MORIANA, INVECE, SONO SCHIENA CONTRO SCHIENA)
    Valdrada, è la descrizione del confronto, della comunicazione e del contrasto fra due contrapposizioni percepite dal viaggiatore.
    «Cosi il viaggiatore vede arrivando due città : una diretta sopra il lago e una riflessa capovolta».
    Le contrapposizioni vengono sottolineate in maniera doppia, poiché il narratore enuncia delle realtà direttamente contrastanti presenti nella città: le due città sono del tutto identiche, «Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta», nondimeno le due città non sono simili in maniera assoluta, «le due città gemelle non sono uguali, perché nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico».
    Le contrapposizioni si compendiano nella conclusione:
    «Le due Valdrade vivono l’una per l’altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano».

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  3. M&C

    Io mi aspettavo un omaggio di Italo Calvino il 19 settembre, 25° anniversario della sua morte, invece oggi ecco a sorpresa questo ricordo della sua nascita. A conferma, caro don, del tuo “punto di vista alternativo”, positivo e pacato, in pacifico contrasto con una mentalità comune che tende invece a piangersi addosso e che non riesce a gioire dei doni ricevuti, perchè incapace di vederli.
    Grazie!

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  4. Titti

    Ciao, Cri!
    Chissà che il nostro caro don, per ricordare Calvino, non abbia scelto il giorno della sua nascita, invece che quello della morte = nuova nascita in cielo, perché la sua è la storia di “una trascendenza mancata” 😉
    Forse la mia ipotesi è un po’ azzardata, ma il bello è proprio questo: Fabrizio riesce sempre a farci stupire.
    Un abbraccio e a presto,
    Titti

    Comunque, mai in abbondanza, LPELS lo aveva commemorato anche qui http://www.lapoesiaelospirito.it/2010/09/16/25-anni/

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  5. claudia

    mi pare che il don abbia scelto entrambi gli eventi per ricordare Calvino:

    1923-1985 sono i 25 anni dalla “nascita in cielo”

    15 0ttobre è la data della “nascita sulla terra” senza la quale, cristianesimo insegna, nessuna nascita in cielo è possibile.

    quanto alla trascendenza mancata di calvino, ( libro introvabile del nostro don che mi piacerebbe davvero leggere) se lo fu, lo fu soltanto come approdo del suo pensiero ma non è detto che lo sia stata, poi, come approdo definitivo nella nuova luce 🙂

    grazie, fabry

    ciao!

    claudia

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  6. lp

    IL BARONE RAMPANTE è il libro della mia fanciullezza.
    Non so se avrò mai il coraggio di rileggerlo.
    Apro il libro a caso, e guarda cosa c’è a pagina 135:

    – Sapete, stanotte Gian dei Brughi ha assaltato una carrozza!
    – Ah sì? Mah, tutto può darsi…
    – Ha fermato i cavalli al galoppo prendendoli per il morso!
    – Be’, o non era lui o invece di cavalli erano grilli…
    – Cosa dite? Non credete che fosse Gian dei Brughi?
    – Ma sì, sì, che idee gli vai a mettere in testa, tu? Era Gian dei Brughi, certo!

    Questo giochino funziona sempre, ma proprio sempre, sempre, sempre.
    Auguri a tutti i Calvino di questo mondo.

    http://www.youtube.com/watch?v=OddHP8_Em7s

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  7. M&C

    Ciao Titti! Ci vediamo questa sera al coro?
    Per Claudia:
    oltre a “Una trascendenza mancata” è introvabile, almeno in zona, anche “Il segreto del poeta” su Clemente Rebora, che ugualmente mi piacerebbe leggere.

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  8. Anonimo

    Gentile M&C,
    i libri introvabili in genere si scovano piacevolmente sui carrettini degli ambulanti nei centri storici delle grandi citta’. Provare per credere! 🙂

    Per il resto, caro don Fabrizio, per qualcuno qui c’e’ piu’ bisogno di una scuola di lettura (e di corretta interpretazione dei commenti) che di una scuola di scrittura 😉

    Buona domenica a tutti/e!
    (spero che almeno questo saluto sia inequivocabile 🙂
    Amico Anonimo

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  9. vivalascuola

    quella città mi ricorda qualcosa…

    mi ricorda anche isaura, la città dai mille pozzi.

    calvino – oltre l’indubbia grandezza assoluta – ha la grandezza per me, del tutto personale, di coinvolgermi emotivamente. credo che accada ad ogni suo lettore vero e profondo. qualche sua città invisibile è la città su cui siedo.

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  10. fernirosso

    io invece inverto il percorso e svincolo i quartieri del corpo urbano dalle loro tracce vuote di passi e presenze e capo-voglo lo sguardo al reale impianto della città:l’uomo, il suo corpo, di cui ogni città non è che una tomografia cartografica.E’ lì che hanno luogo,nei quartieri del corpo, le costruzioni di Calvino, che ha portato alle proprie residenze di memoria tutto quanto ha visto e visssuto nel corpo e rimesso in circolo attraverso il corpo della scrittura verso altre geografie…

    CORPO ATLANTE DEI SEGNI OMESSI

    Il corpo è un abito abitabile. E’ una casa organizzata. Il corpo è una città che si moltiplica in periferie e centri, in sobborghi di-messi e radure, paesaggi con ferro-via e altari, angoli ortogonali e fughe prospettiche. Il corpo è il sensibile agri-men-so-re che guarda e sta di guardia a se stesso senza sapere i suoi confini, solo costruendo l’illusione di saperlo , di questo con-vincendosi. Il corpo chiede una casa e un dominio e resta domi-nato, nasce nuovo ad ogni matto-ne che s’incastra nell’acciaio dei suoi tendini e dei suoi sogni, plasticamente crede a tutti i credi osannandone uno solo e ne dist-rugge uno dopo l’altro. Il corpo sa che è il corpo a creare idoli e gli altari ma ci crede, così pro-fonda-mente che lo dimentica e crea il gioco dei giochi il-ludendo la regina in-visibile col suo giogo. Mette la mente dentro un lab-oratorio e quello e-legge a para-d’osso. In-ven(t)a la lettura e là de-cifra i suoi zeri. Il corpo tesse e ritessera se stesso in viali e lunghe isole di pe-doni in scacchi-ere di tanti secoli, formula magie dai sogni sognando olt-re se stesso. Il corpo non vede che il suo sogno attraverso il segno ri-versato nell’il-lusione. Si, sogna spesso e capita che non si veda se non attraverso questo segnarsi. Il corpo è l’Amazzonia, una foresta pluviale d’acque iride-sc(i)enti, una foresta di fiati che s’impiantano nel pneuma, com-premendo i respiri al mantice del cuore, una turbopompa che intuba l’ossigeno nel fluido scorrere della solidità di un corpo insieme al pulviscolo del creato. Ad ogni passo sollevato in questo pianeta, infestato di miliardi di stelle cadute e batteri in colonie invisibili di caos, noi diciamo che stiamo solo camminando per una via della città, o in mezzo ai filari di vite. Il corpo è sba-dato e va ri-con-segnato usato, senza sapere qual è l’arma-dio in cui rip-orlo al limite di questo stato in luogo.

    f.f.

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