Rossana Colombo
I.
Chiudesti la porta che conduce
alla stanza dei desideri;
un muro scuro nasconde
la luce tenue dei sogni.
Le speranze seguivano la traccia
di una dolce melodia remota;
Brandelli di lingue diverse
animavano l’atmosfera rarefatta.
Buio è il corridoio, immerso
nel silenzio palpabile del mondo.
Nessuna luce, nessun suono
filtra dalla soglia ermetica.
L’universo si ferma e attende:
ma tu resti, e io parto.
II.
Sotto gli archi del cortile si addensano
più cupe le tenebre; l’edera disegna
arabeschi incomprensibili e confonde
le forme salde dei muri.
Minacciosa storce la bocca la maschera
di pietra della piccola fonte:
sterile, impotente a far scaturire
uno zampillo di acqua viva.
Dalla nera materia della notte
prendono corpo i ricordi
in tanti quadri luminosi:
calore solare di due occhi
profondi, arcobaleno cangiante
di un sorriso infinito.
III.
Cammino fra le ombre mute;
distante ormai è il varco
di accesso al tuo mondo.
Tacciono i suoni della memoria.
Vedo la chioma del grande albero,
monumento di verde vivente
davanti alla tua finestra,
ora solo e scuro nella strada.
Sento la presenza di larve
e fantasmi, che percorrono cammini
confusi senza meta alcuna;
il loro vortice mi risucchia.
Vago sperduta, tenendo in mano
un brandello di filo spezzato.


… Tempo dei commiati…. Wer jetzt kein Haus hat… Aggiungo ai tuoi commiati, pieni di Sehnsucht ( in TUTTI i sensi della parola! ), un altro, di Luigi Pirandello:
Commiato
O vecchia Terra, è vero, e me ne pento;
riconosco che il torto è tutto mio.
Se da tant’anni il cor più non mi sento
se non come un fastidio, anzi un rodìo
continuo in petto, e più non amo, e sono
quasi un tizzone spento, in abbandono,
come puoi tu sembrarmi bella? – “Pensa,
(potresti dire) quando, innamorato
d’una donnetta pallida melensa,
che ti pareva un angelo calato
dal ciel, dicevi ch’ero tutta un gajo
riso… Eppure, ricordi? Era gennajo…”
Si, si, ricordo. Tu povera Terra,
eri, qual veramente sei, di mali
piena, dilaniata dalla guerra
perpetua de’ tuoi tristi animali,
e vecchia e stanca di volgere in tondo
nella stupida macchina del mondo.
Eppure bella – è vero – mi sembravi,
e gli uomini, per quanto esperti e istrutti
d’ogni saggia perfidia, onesti e bravi
pareanmi – è vero – che prodigio! tutti.
Si, si, ricordo, vecchia Terra: vieta,
se puoi, vieta che canti ogni poeta,
se prima innamorato non si sia,
tal che orrori tuoi non veda, sotto
la ridente d’amor dolce malìa.
Io che mi sono senza cuor ridotto,
d’ora innanzi, ti giuro, starò muto;
questo, ti giuro, è l’ultimo saluto.
Abschied
O alte Erde, es ist wahr und es tut mir leid;
und alle Schuld nehm’ ich auf mich allein.
Wenn mich seit vielen Jahren mein Herz nur
noch belästigt, sein beständiges Nagen
in der Brust, und ich nicht mehr liebe und nur
noch ein verglimmendes Holzscheit bin, verloren,
wie kann ich deine Schönheit noch erkennen? –
„Weißt du noch, (könntest du sagen), als du,
verliebt in ein dummes blasses Geschöpf,
das dir vorkam wie ein vom Himmel gefallener
Engel, sagtest, dass alles ein fröhliches
Lachen sei…Erinnerst du dich? Januar war…“
Ja, ja, ich erinnere mich. Du, arme Erde
warst, was du nun einmal bist, der Übel
voll, zerrissen von Kriegen,
Haushälterin deiner traurigen Tiere,
zu alt und müde, dich im Kreise zu drehen
im dummen Weltenlauf.
Und doch – wahrhaftig – erschienst du mir
schön und die Menschen und ihre weisen
Gemeinheiten kamen mir – wahrhaftig –
ehrlich und gut vor, ein Wunder! allesamt.
Ja, ja, ich erinnere mich, alte Erde: verbiete
wenn du kannst, einem Dichter zu singen,
der nicht verliebt ist, auf das er
deine Schrecken nicht erkennen möge
im liebesüßen lachenden Zauber.
Ich, der kein Herz mehr hat, schwör dir,
ich werde schweigen; das ist,
ich schwörs, mein letzter Gruß.
Un saluto domenicale
Stefanie
cara stefanie,
la poesia di pirandello è intensa; la sua lingua e le sue rime possono apparire un poco usurate, ma il senso è tristemente (quanto “tristi” sono questi animali!)attuale.
piango con lui le mie più calde lacrime su questa terra così bella ma contunuamente violentata dall’uomo.
e il crollo della casa dei gadiatori a pompeiè non soltanto un fatto molto grave ma anche una terribile metafora
rossana