Commiato

 

 

 

 

Rossana Colombo

 

I.

 

Chiudesti la porta che conduce

alla stanza dei desideri;

un muro scuro nasconde

la luce tenue dei sogni.

 

Le speranze seguivano la traccia

di una dolce melodia remota;

Brandelli di lingue diverse

animavano l’atmosfera rarefatta.

 

Buio è il corridoio, immerso

nel silenzio palpabile del mondo.

Nessuna luce, nessun suono

 

filtra dalla soglia ermetica.

L’universo si ferma e attende:
ma tu resti, e io parto.

 

 

II.

 

Sotto gli archi del cortile si addensano

più cupe le tenebre; l’edera disegna

arabeschi incomprensibili e confonde

le forme salde dei muri.

 

Minacciosa storce la bocca la maschera

di pietra della piccola fonte:

sterile, impotente a far scaturire

uno zampillo di acqua viva.

 

Dalla nera materia della notte

prendono corpo i ricordi

in tanti quadri luminosi:

 

calore solare di due occhi

profondi, arcobaleno cangiante

di un sorriso infinito.

 

 

III.

 

Cammino fra le ombre mute;

distante ormai è il varco

di accesso al tuo mondo.

Tacciono i suoni della memoria.

 

Vedo la chioma del grande albero,

monumento di verde vivente

davanti alla tua finestra,

ora solo e scuro nella strada.

 

Sento la presenza di larve

e fantasmi, che percorrono cammini

confusi senza meta alcuna;

 

il loro vortice mi risucchia.

Vago sperduta, tenendo in mano

un brandello di filo spezzato.

 

 

Italiano e tedesco, una storia d’amore. Rossana Colombo, insegnante in una scuola media superiore, scrive in queste due lingue del mondo, degli altri, di sé.

2 pensieri su “Commiato

  1. stefanie golisch

    … Tempo dei commiati…. Wer jetzt kein Haus hat… Aggiungo ai tuoi commiati, pieni di Sehnsucht ( in TUTTI i sensi della parola! ), un altro, di Luigi Pirandello:

    Commiato

    O vecchia Terra, è vero, e me ne pento;
    riconosco che il torto è tutto mio.
    Se da tant’anni il cor più non mi sento
    se non come un fastidio, anzi un rodìo
    continuo in petto, e più non amo, e sono
    quasi un tizzone spento, in abbandono,

    come puoi tu sembrarmi bella? – “Pensa,
    (potresti dire) quando, innamorato
    d’una donnetta pallida melensa,
    che ti pareva un angelo calato
    dal ciel, dicevi ch’ero tutta un gajo
    riso… Eppure, ricordi? Era gennajo…”

    Si, si, ricordo. Tu povera Terra,
    eri, qual veramente sei, di mali
    piena, dilaniata dalla guerra
    perpetua de’ tuoi tristi animali,
    e vecchia e stanca di volgere in tondo
    nella stupida macchina del mondo.

    Eppure bella – è vero – mi sembravi,
    e gli uomini, per quanto esperti e istrutti
    d’ogni saggia perfidia, onesti e bravi
    pareanmi – è vero – che prodigio! tutti.
    Si, si, ricordo, vecchia Terra: vieta,
    se puoi, vieta che canti ogni poeta,

    se prima innamorato non si sia,
    tal che orrori tuoi non veda, sotto
    la ridente d’amor dolce malìa.
    Io che mi sono senza cuor ridotto,
    d’ora innanzi, ti giuro, starò muto;
    questo, ti giuro, è l’ultimo saluto.

    Abschied

    O alte Erde, es ist wahr und es tut mir leid;
    und alle Schuld nehm’ ich auf mich allein.
    Wenn mich seit vielen Jahren mein Herz nur
    noch belästigt, sein beständiges Nagen
    in der Brust, und ich nicht mehr liebe und nur
    noch ein verglimmendes Holzscheit bin, verloren,

    wie kann ich deine Schönheit noch erkennen? –
    „Weißt du noch, (könntest du sagen), als du,
    verliebt in ein dummes blasses Geschöpf,
    das dir vorkam wie ein vom Himmel gefallener
    Engel, sagtest, dass alles ein fröhliches
    Lachen sei…Erinnerst du dich? Januar war…“

    Ja, ja, ich erinnere mich. Du, arme Erde
    warst, was du nun einmal bist, der Übel
    voll, zerrissen von Kriegen,
    Haushälterin deiner traurigen Tiere,
    zu alt und müde, dich im Kreise zu drehen
    im dummen Weltenlauf.

    Und doch – wahrhaftig – erschienst du mir
    schön und die Menschen und ihre weisen
    Gemeinheiten kamen mir – wahrhaftig –
    ehrlich und gut vor, ein Wunder! allesamt.
    Ja, ja, ich erinnere mich, alte Erde: verbiete
    wenn du kannst, einem Dichter zu singen,

    der nicht verliebt ist, auf das er
    deine Schrecken nicht erkennen möge
    im liebesüßen lachenden Zauber.
    Ich, der kein Herz mehr hat, schwör dir,
    ich werde schweigen; das ist,
    ich schwörs, mein letzter Gruß.

    Un saluto domenicale

    Stefanie

    Rispondi
  2. Rossana

    cara stefanie,
    la poesia di pirandello è intensa; la sua lingua e le sue rime possono apparire un poco usurate, ma il senso è tristemente (quanto “tristi” sono questi animali!)attuale.
    piango con lui le mie più calde lacrime su questa terra così bella ma contunuamente violentata dall’uomo.
    e il crollo della casa dei gadiatori a pompeiè non soltanto un fatto molto grave ma anche una terribile metafora
    rossana

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *