La virtù civile necessaria. 44° Rapporto del Censis

“Sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa: comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro. Si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo), soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa. E una società appiattita fa franare verso il basso anche il vigore dei soggetti presenti in essa. «Una società ad alta soggettività, che aveva costruito una sua cinquantennale storia sulla vitalità, sulla grinta, sul vigore dei soggetti, si ritrova a dover fare i conti proprio con il declino della soggettività, che non basta più quando bisogna giocare su processi che hanno radici e motori fuori della realtà italiana».

(Dal 44° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2010)

6 pensieri su “La virtù civile necessaria. 44° Rapporto del Censis

  1. natàlia castaldi

    la società è morta il giorno in cui ha smesso di avere coscienza del diritto e del dovere,
    dovere di esercitare il proprio diritto davanti al potere.

    l’appiattimento sta nella soppressione di una coscienza comune, per il bene comune, e la coscienza comune non è altro che l’insieme delle coscienze soggettive ma non individuali, ancorché mirate ed indirizzate ad un riscatto collettivo. L’operazione di riscatto, l’euforia del riscatto, nasce spesso nella crisi e dalla crisi, ma stavolta stiamo assistendo al galleggiamento di coscienze allo sbando. Dacché è il concetto di collettività che si è involuto trasformandosi in un’amalgama omologata al propagandismo di quanto le viene scientemente propinato, fornito, martellato, dismettendo alla coscienza ogni capacità ed impulso ad effettuare il proprio lavorio critico, con il risultato di uno stato di vegetativa atrofizzazione.

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  2. pasquale vitagliano

    Giovanni, la società è la televisione. La televisione è la rappresentazione della società. La realtà che dovrebbe essere rappresentata non esiste più. Ormai tutto è rappresentazione. Le relazioni del Censis? Giovanni, come le nostre statistiche (e tu sai a cosa mi riferisco.

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  3. lucypestifera

    ci siamo lasciati sopraffare, noi così pieni di entusiasmo e di inventiva, di coraggio, di capacità critica, di senso dello stato, di senso del bene comune, da un gruppuscolo di impresentabili, di avventurieri, di ladri dormildì, oppure la porta era spalancata, i giochi erano già fatti, bastava solo dare adamiticamente un nome alle cose? e cioè: superficialità qualunquismo megliononvedere sottobanco viveredirendita magnamagna arraffarraffa furbizia carrodelvincitore fregolismo (da frégoli e da frégola) invidiasemplice invidiacomplessa ignoranza analfabetismodiritorno analfabetismodiandata soldi ingiustizia burocraziadabassoimpero…

    io non credo in un’italia di italiani così bravi belli e buoni che non si sa come s’è ritrovata un giorno i mostri che ha. se avesse avuto scienza e coscienza non sarebbe accaduto. ma l’una e l’altra sono beni introvabili: possiamo provare al mercato nero (dove fra non molto dovremo cercare anche lo zucchero e il caffè).

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  4. Giovanni Nuscis

    Grazie per i vostri interventi.
    Sì,il rapporto è una fonte notevole di dati su cui riflettere, arrivando magari a conclusioni diverse da quelle indicate.
    E’saltata da tempo, per effetto dei media e della rete, la prossemica naturale tra le persone e le cose e tra le persone, e la percezione della sua misura reale; questo non solo per le strategie manipolatorie dei potenti di turno, ma anche per l’intraprendenza dei singoli, e lo vediamo anche come lettori e visitatori di siti e blog, dedicando spesso più tempo del dovuto ai più zelanti e onnipresenti, che chiedono espressamente ascolto e commento. Stesso discorso, ovviamente, per la politica, la cronaca, il mondo dello spettacolo, della cultura. Senza un sistema di valori radicato tutto rischia così di venire capovolto nell’esatto contrario, in una cornice farsesca da cui è difficile tirarsi fuori, dando alla nostra esistenza, e al suo limitato tempo, le giuste personalissime priorità.
    Cari saluti a tutti
    Giovanni

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