Non importa

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da qui

Non importa che il respiro si spezzi ogni momento
nel tempo in cui la regola è morire,
dare fino alla nausea, alla vertigine,
non aspettarsi nulla, oltre il rintocco
di campane appena riparate.
Il regno è all’orizzonte della notte
con la faccia di Pietro, l’idraulico rumeno cui nessuno
affida più il lavoro, dopo l’incidente. In cambio
fu clemente l’auto da cui è stato investito l’altra sera:
dimesso poco dopo, all’ospedale.
Don Fabrizio! – ha gridato, incrociando i miei occhi appollaiati
sui suoi, nel ventre bianco del pronto soccorso cittadino.
Il Natale ha la faccia dei poveri, si nasconde agli scribi
e ai sacerdoti occupati nei riti solenni di una falsa religione.
Per conto mio
non credo più all’inferno e al paradiso:
vago di giorno in giorno
in una vita che non cessa di sorprendermi.

25 pensieri su “Non importa

  1. f&r

    lasciamo scribi e sacerdoti ai loro riti,
    e noi speriamo almeno in un tempo e in una vita comunque sorprendente

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. M&C

    “Il Natale ha la faccia dei poveri”, gli occhi dei poveri, come quelli che sono venuti l’altro giorno alla Messa per prendere il loro dono.
    Non si può rimanere uguale a prima, dopo aver incrociato certi sguardi …

    “Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere.
    Esili, fragili, non negargli un po’ del tuo amore…
    Siamo noi gli inabili, che pur avendo a volte non diamo…”

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  3. Emanuelabianchi

    “una vita che non cessa di sorprendermi.”
    Nonostante tutto e per fortuna…è questa l’essenza del nostro vagare…la meraviglia che ci scuote, nel bene o nel male, che ci pungola tenendoci lontani dalla morte.

    “La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perchè l’uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinchè egli getti via la catena e colga i fiori vivi”

    K.Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel

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  4. Salvatore D'Angelo

    Leggendo queste questo testo, mi è venuto irresistibilmente fatto di pensare a una raccolta di versi di Danilo Dolci, di una quarantina ( o forse più) di anni fa, pubblicata da Einaudi, con copertina cartonata rosso pompeianO e sovracoperta con autoritratto a olio di Dolci stesso.
    Si, vi colgo lo stesSo sentimento, la stessa “temperie” morale. E’ proprio così, non è solo una questione di “tempi” e di “condizioni materiali”, ma anche di “uomini” e dello “spirito” che li anima. In “questo” senso leggerei più in profondità sia il testo di Centofanti sia l’acuto richiamo di Emanuela Bianchi alla citazione di K. Marx tratta dalla Critica alla filosofia Del Diritto di Helgel.

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  5. augusto

    Bella, intensa, partecipata, commovente, questa poesia scritta ad occhi asciutti; sono versi controsole, controvento, controcorrente , controtutti, che strisciano nelle strade deserte , di un poeta-prete che vive di un’ineluttabile addizione di spiritualità per ogni tipo di esperienza viva e dura che fa lungo le orticaie del suo gregge dove ogni giorno qualcuno viene crocifisso ; le vive come portatore di una memoria spoglia , a fil di pelle, dove gelano le odorose epifanie degli incensi e dei re magi, dove le strade del Vangelo si ripercorrono a piedi nudi , e fanno male , non finiscono mai di far male, non finiscono mai di stupire , ma anche di giustificarci, di far rinascere fiori di speranza ogni giorno sradicati o recisi ; Fabrizio è costretto a dare frutto, a farsi frutto, farsi sostanza di carne , e rosa di sangue , nella parola, perchè è ormai terminata l’attesa, non è più tempo d’attesa; ci vogliono risposte , e le risposte sono quelle che noi diamo ogni giorno agli incontri con l’altro, foto ricordo , flashes impassibili nella loro cruda verità. “Il Natale ha la faccia dei poveri/ Si nasconde agli scribi…” Tutto è rimasto com’era. Deserto. Lì, Fabrizio, raccoglie le ansie le pene le passioni della terra , con una carezza di voce che indurrebbe al silenzio , al pudore ,al raccoglimento profondo di una nuova segreta rivelazione: “la vita non cessa mai di sorprendermi”.

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  6. Stella Maria

    La vita è respirare. A volte è un respiro sereno come quello dei bambini che dormono e attendono il loro futuro con speranza, convinti che ci sarà sempre un nuovo giorno. Altre è il respiro spezzato di un atleta fuori allenamento, altre ancora quello di chi annaspa e riemerge dalle acque buie del suo io o del male di vivere. Ma alla fine ciò che conta è respirare, vivere attimo per attimo, lasciarsi sorprendere sempre inaspettatamente da questa avventura che inizia al primo vagito come, e non sono parole mie, il regno di Dio. E se rimane lo stupore e l’attesa di non sapere quale sia il cioccolatino che ti capita, come nella scatola di Forrest, allora esalare l’ultimo respiro potrà essere dolce, perchè vivendo si è dato un senso al respirare e si può sorridere perchè, in fondo, inferno o paradiso ciò che conta è vivere e tu sai come farlo. Sei vivo testimone di chi in quel Dio ci crede davvero e non per ciò che è scritto in riti e lezionari.
    SM

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  7. ilaria

    .. faticoso, di giorno in giorno, ma unico modo per sopravvivere, ai dolori, pure agli amori, la vita Davvero, non CESSA mai di sorprendermi.. anche nella tristezza.

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  8. francescomarotta

    Questo è il tuo ritratto più bello (più vicino, più umano), Fabrizio. Un’immagine che tanti, più di quanti puoi immaginare (e non solo nel tuo “ambiente”), si portano appresso come un’icona familiare, intima, “qualcosa” che vale (anche la sofferenza di custodirla), perché parla nella (loro) lingua più vera, dice l’essenziale.

    Ed è questo lo “scandalo”: la rottura della sterile ritualità, del conformismo farisaico, dell’acquiescenza che è la morte dello spirito: tutti orpelli intessuti di nulla che sradichi con la vicinanza concreta, senza cedimenti, agli uomini e alle cose – al loro dolore, al loro furore, al loro mistero.

    Ti abbraccio.

    fm

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  9. Anonimo

    non credo più all’inferno e al paradiso:
    vago di giorno in giorno…

    …siamo in due!
    A me sorprende sempre piu’ quanto questa societa’ detta civile possa toccare il fondo.
    Ma facciamoci coraggio: esiste un filo a cui sempre ci si può rifare per ricominciare ogni giorno, 24 ore dopo 24 ore, non una di piu’, perche’ ad ogni giorno basta il suo affanno!
    A.A. ad un Amico in Affanno

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  10. Giorgina Busca Gernetti

    “Beati gli afflitti, perché saranno consolati.(…) Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.”
    (Matteo, 5,1-12).
    Gentile Don Fabrizio, non vorrà non credere più a queste parole!
    Chi ha già avuto l’inferno nella vita come verrà ricompensato “dopo”?
    Per fortuna la capacità di meravigliarsi ancora (come un “fanciullino”) può salvare da una grande prostrazione spirituale.
    Buon Anno, Don Fabrizio

    Giorgina Busca Gernetti

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  11. Giovanni Nuscis

    dare fino alla nausea, alla vertigine,
    non aspettarsi nulla

    Capisco, Fabrizio, però per continuare a dare bisogna stare vivi e in salute. Quel “ama il prossimo tuo come te stesso” non varrà forse anche al contrario? “Ama te stesso (almeno) come il prossimo tuo” (un prossimo non sempre meritevole del sacrificio della nostra vita, un prossimo che può togliere bene ad altro prossimo, magari più esteso e meritevole).
    Un forte abbraccio
    Giovanni

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  12. fabrizio centofanti

    vi ringrazio, amici.
    a volte si rischia di essere travolti, ma è un mestiere speciale.
    stasera abbiamo ricordato don Mario: è stato bello.
    lui è uno che non si è risparmiato.
    un abbraccio forte
    fabrizio

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  13. franz krauspenhaar

    una poesia dalla forza straordinaria e una chiusa straordinariamente semplice, ma naturale.

    è la vita, è l’incontro, è l’arte dell’incontro. anche con dio. fabrizio non ha paura di nominarsi, sono altri i problemi. evviva, e grazie per quest’emozione.

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  14. renatamorresi

    si sentono tutti gli eterni lavori…aggiustare le campane, la forza che arriva a malapena alla prossima notte…eppure, incredibile, è piena di fede.

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