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da qui
Cesare nota un particolare curioso del romanzo che si forma giorno dopo giorno nella corrispondenza fra Teodora e Cavedagna: il dottore non ha elencato, per la prima volta, i sette temi trattati nell’ultima tranche della sua storia. Cosa l’avrà distolto da una struttura così regolare da costituire l’identità del testo stesso? Forse ha capito che i trucchi, le nervature segrete, non devono essere svelati, come la foglia che ha scoperto dentro il manoscritto, simbolo ambiguo che dice e non dice, suggerisce uno scenario inedito, uno sbocco a desideri inconfessati. E se l’avessero messa a bella posta per farlo vacillare, per fare spazio a manovre imprevedibili, all’intrecciarsi di trame diverse, l’insinuarsi di un testo alternativo, quello rubato, per esempio, nel faro in riva al mare dalla ragazza dai capelli rossi, così ambiguamente disponibile come la foglia ruvida e morbida, dentata e seghettata? O forse Cavedagna ha compreso che il romanzo non vale per la logica dei nessi e l’ordine perfetto delle parti, ma per l’anima di personaggi e situazioni, ed è su quella linea che dovrebbe lavorare, scavando nell’odio di Vangelis, la sua incapacità di godere della vita; nell’intensità di Cloe, che cerca nella corsa il ritmo giusto di pensieri e sentimenti o nei dubbi di Alberto, diviso tra razionalità e bellezza, nella passione di Viola, lanciata dietro i propri impulsi, con sprezzo di pericolo e buon senso. Cesare è confuso: si alza dalla sedia girevole, sfiora lo scrittoio di legno, il cestino della carta, una busta piena di libri e oggetti abbandonati – un misuratore di pressione, tre paia di calze elastiche, carte da gioco da utilizzare a capodanno -, aggira la spalliera della sedia, da cui pendono canottiere bianche e pantaloni, oltrepassa la bilancia su cui controlla il peso ogni mattina, e arriva finalmente alla finestra. Lo sguardo si posa sull’edicola, un parallelepipedo grigio, il frontone con la pubblicità di Ostia Oggi replicata quattro volte, la tenda bianca attraversata dalla scritta Libreria e Ricariche, le ante a vetri con la parte centrale gremita di merce di ogni tipo – birilli, binocoli, palloni -, scatole vuote e una sedia alla quale il giornalaio domanda un po’ di quiete nell’attesa fra un cliente e l’altro. Tra il piazzale e l’edicola c’è una folla di gente concentrata su un punto nel mezzo della strada, un’ambulanza e un’auto della polizia, la voce disperata di una donna che continua a gridare: Cosimo! Cosimo! senza che nessuno riesca a consolarla.

“carte da gioco da utilizzare a capodanno ”
Mi colpisce e mi spaventa questa definizione così certa e insindacabile…sembra non ci siano molte possibilità di usare quelle carte se non è capodanno, quasi non possa esistere un amico che viene a trovarlo con il quale fare una partita…eppure Cesare lo intuisce, il romanzo “si forma giorno dopo”, con imprevisti e probabilità connessi e… quello che si vede dalla finestra non è un film!
LE FINESTRE
………..
Le finestre.
I lupi sono sotto la luna
malati di fame
i lupi sono davanti alla mia finestra.
Anche se chiudo le tende pesanti di velluto
so che i lupi sono là
e mi guardano.
Le finestre.
All’alba mi allontano sulla strada deserta.
Le finestre mi guardano alle spalle.
Soltanto esse sanno che non ritornerò la sera.
Le finestre.
Sono caduto da una finestra guardando una bella.
La gente ride di me.
La bella non si è neanche voltata per guardarmi.
Forse non se n’era nemmeno accorta.
Le finestre
Le finestre.
Le finestre di quaranta case
son rientrate alla mia stanza.
Mi sono seduto su una di esse
e ho dondolato i piedi alle nuvole.
Potevo dire
forse io sono felice
Nazim Hikmet
Sicuramente anche per me “il romanzo non vale per la logica dei nessi e l’ordine perfetto delle parti, ma per l’anima di personaggi e situazioni”.
Ormai la penso esattamente come la “Lettrice” per la quale “leggere vuol dire spogliarsi d’ogni intenzione e d’ogni partito preso, per essere pronta a cogliere una voce che si fa sentire quando meno ci s’aspetta, una voce che viene non si sa da dove, da qualche parte al di là del libro, al di là dell’autore, al di là delle convenzioni della scrittura: dal non detto, da quello che il mondo non ha ancora detto di sé e non ha ancora le parole per dire”.
A proposito di finestre…:
“In quella notte, all’improvviso, mi ero accorta di una cosa: tra la nostra anima e il nostro corpo ci sono tante piccole finestre: Da lì, se sono aperte, passano le emozioni; se sono socchiuse filtrano appena. Solo l’amore le può spalancare tutte assieme e di colpo, come una raffica di vento” (Susanna Tamaro – “Va dove ti porta il cuore”)
grazie.
il romanzo è sempre una finestra che si apre.
Sopra un foglio di carta
lo vedi il sole e’ giallo
ma se piove due segni di biro
ti danno un ombrello
gli alberi non sono altro
che fiaschi di vino girati
se ci metti due tipi la’ sotto
saranno ubriachi
l’erba e’ sempre verde e se vedi
un punto lontano
non si scappa o e’ il buon dio
o e’ un gabbiano e va.
….
Questa canzone di Toquinho era, ed è, una delle mie preferite, mi ha sempre sorpreso per la semplicità del testo e la capacità di far comprendere come con un foglio e una penna sia facile disegnare un mondo ma anche cambiare le cose dandogli un’altro significato. La trama di un romanzo in fondo gli somiglia, un foglio di carta e una penna, regole che saltano, estro e fantasia, ma anche dura e cruda realtà. Basta a volea una virgola spostata e il senso cambia.
SM
O forse Cavedagna ha compreso che il romanzo non vale per la logica dei nessi e l’ordine perfetto delle parti, ma per l’anima di personaggi e situazioni,
La logica e l’ordine perfetto non sono di questo mondo, non potrebbero essere il motore di un romanzo, come la vita pieno di svolte, sorprese, imprevisti…
Claudia
http://www.musictory.it/musica/Davide+Van+De+Sfroos/Ventanas
Il nostro dottor Cavedagna potrebbe, per esempio,guardare negli occhi i vari personaggi; si dice siano lo specchio dell’anima; dagli occhi potrebbe trasparire quanto più di recondito vive e si nasconde nel profondo di ciascuno di loro. Del resto, è proprio scavando che emergono nuove prospettive, personalità inedite, celate da una maschera che solo una mente diabolica riesce a modellare.
Pensando al dottore mi è venuto un gran mal di testa, ho bisogno di un tachicaf…..
GIORNO PER GIORNO
Tu che mi dai il profilo buono
tanto ti scappa tutto il resto
come fai presto a essere chi sei
a non cambiare
tu che ti giri sul tuo seno
mentre mi chiedi del futuro
e io ti rispondo solo quel che sai
cioè: “non si sa mai”
giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
tu che mi dai il profilo buono
mentre fai finta d’incantarti
vuoi che ti guardi e io ti guarderò
ma dentro e fuori
eccoti il mio profilo buono
spero che sia un profilo onesto
ci sono troppe cose che non so
e che scoprirò
giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
giorno per giorno
sempre saltando
il cielo non tiene
la terra decide che siamo pesanti
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
LIGABUE
grazie!
era quello che intendevo, Stella.