91. Nel punto finale della storia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VJcD0jZVEZw&feature=related]

da qui

Hadas, che ci facciamo qui?
Dobbiamo prendere confidenza con il posto, Tsion.
Non ti starai mica convertendo?
Non fare dello spirito, Rabi: la faccenda è seria.
Il soffitto a forma di astronave immette in un’altra dimensione; il resto è la scena di un teatro.
Il deserto provoca sempre: una distesa di cui non si vedono i confini, un discorso che rimane aperto.
Chlomo, facciamo il punto della situazione.
Ultimamente, Yehouda, si è tutto complicato.
Sulla destra ci sono sedie a semicerchio, un ambone, e un muretto su cui è poggiato un libro.
Il santuario è sempre più gremito: come fosse un modo per aderire al movimento.
Yehochoua è astuto: sa come convincere le folle.
C’è una specie d’impronta, nella sabbia: un segno di atterraggio? La prova di un passaggio da altri mondi?
Continua a ripetere lo stesso ritornello: gli ultimi saranno i primi. Convieni, Chlomo, che si tratta di una formula fumosa? Chi sono gli ultimi? Gli zingari, i mendicanti, gli ubriaconi?
Certo, così si rischia di perdere l’appoggio della gente.
L’altare con i ceri poggia su una pedana in marmo: dietro, una grotta racchiude un locale illuminato.
Questo muretto è l’ideale: un comando a distanza e il problema si risolve in un istante.
Hadas, tu sì che sei un tipo senza scrupoli.
Per scorgere le differenze, nel deserto, bisogna avere uno sguardo penetrante.
Nessuno vuole avere gentaglia nelle proprie fila: diranno che siamo il partito dei cenciosi.
Non capisco perché si perda in queste cose, è come se non avesse una misura, non si rendesse conto dei confini.
Che ci sarà lì dentro? L’uomo non può vivere senza una domanda?
Lascia perdere, Tsion; un tempo li avevo, poi ho capito che il mondo non va per il sottile, perché dovrei essere l’ultimo degli ebeti?
Non sono sicuro che meriti di fare quella fine.
Un sentiero nel deserto è il ricordo dei sogni nella semi-incoscienza del mattino.
E’ come se volesse confondere le idee, complicare la vita a chi lo segue.
Oppure è troppo avanti, libero dai nostri limiti.
Nel soffitto c’è un’apertura invasa dalla luce, come dovesse uscirne fuori un dio.
Neanch’io sono sicuro, Rabi; ma non gli permetterò di rovinarci.
Il problema è che si schiera sempre dalla parte degli oppressi, anche se hanno torto marcio.
Il deserto ha questo di buono: che non rimpiange la città.
Sta diventando un pericolo, Chlomo: dobbiamo farlo ragionare.
Tra la luce del soffitto e quella della grotta c’è un collegamento misterioso.
Appunto, Tsion: per questo siamo qui, nel punto finale della storia.

19 pensieri su “91. Nel punto finale della storia

  1. f@r

    Il deserto provoca sempre: una distesa di cui non si vedono i confini, un discorso che rimane aperto

    Chi sceglie di lasciare tutto sceglie il deserto, il discorso aperto, lo sguardo penetrante, la ricerca continua, l’ascolto dell’infinito a cui dare forma di volta in volta; se anche fosse solo un’ impronta sulla sabbia, sarebbe una domanda appesa fra cielo e terra, segno della forza fragile del soffio vitale, che non passa senza lasciare il segno, invisibile agli occhi, ma non a quelli allenati a scorgere dettagli fra rocce e dune, a cogliere misteriosi collegamenti fra luce e luce.
    Alla fine della storia non ci sarà la parola fine, allora, ma con-fine… da attraversare.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=lB6a-iD6ZOY]

    Rispondi
  2. M&C

    – Per scorgere le differenze, nel deserto, bisogna avere uno sguardo penetrante.

    Nei deserti senza confini del cuore, quando tutto è arido, ci si sente morire dentro, fino nelle viscere, e non si vedono vie d’uscita, non si trovano soluzioni, come di fronte al “dolore degli innocenti”, la salvezza ed il sentiero giusto si possono ritrovare solo se ci aggrappa forte all’Amore, unica acqua che disseta, rigenera e ridona la vista per “scorgere le differenze” essenziali che permettono di cambiare punto di vista.

    Rispondi
  3. ipazia55

    Ed è qui il punto finale della storia, quando sidesidera aiutare gli oppressi, può anche continuare lahiavile. Che è il sogno del capitale… storia, ma allora gli oppressi non si salvano pèiù. E’ il nodo centrale della storia, delle crisi economiche, , lo sfruttamento delle masse oppresse, che così si vendono a poco prezzo, o addirittura, diventano manodopera schiavile, che è il sogno del capitelismo…nella sua fase di crisi

    Rispondi
  4. Stella Maria

    Il soffitto a forma di astronave immette in un’altra dimensione.
    E’ questa don?

    http://www.lapoesiaelospirito.it/2010/07/14/punti-di-vista-2/

    “Quando confesso, sto seduto in una delle due cappelle in fondo alla chiesa, quella dedicata alla Madonna. Era il posto di don Mario: si piazzava accanto al confessionale con la sedia a motore e aspettava i penitenti, che arrivavano a frotte. Fa uno strano effetto osservare tutto da questa prospettiva, soprattutto per me, che da prete guardo in faccia i fedeli, celebrando. Manca qualcosa, i segnali trasmessi dal volto con lo sguardo, le labbra, la posizione delle sopracciglia. Eppure avverto che da qui si coglie l’anima, l’altra faccia del mondo, il rovescio delle cose. Gesù non era sacerdote, non stava sull’altare: era questa la sua ottica, per quanto si dica che il prete celebri in persona Christi. Ma non sono soddisfatto. C’è un pensiero che preme e fatica a farsi strada. Ecco, riesco a intercettarlo: la visuale del maestro è un’altra ancora, all’esterno della chiesa, dove si mettono a sedere i mendicanti, sul muretto a ridosso dell’ingresso. Come ho fatto a non pensarci prima? Gesù sta lì, Dio sta lì: vede tutto con gli occhi degli esclusi dalla nostra prospettiva di vincenti. E’ il punto in cui il mondo, con le sue illusioni irriducibili, finalmente si rivela.”

    SM

    Rispondi
  5. Stella Maria

    Il deserto

    Prima di entrare nel deserto
    i soldati bevvero a lungo l’acqua della cisterna.
    Ierocle gettò per terra
    l’acqua della sua brocca e disse:
    Se dobbiamo entrare nel deserto,
    io sono già nel deserto.
    Se la sete deve bruciarmi,
    che già mi bruci.
    Questa è una parabola,
    Prima di sprofondarmi nell’inferno
    i littori del dio mi permisero di guardare una rosa.
    Quella rosa è ora il mio tormento
    nell’oscuro regno.
    Un uomo fu abbandonato da una donna.
    Stabilirono di fingere un ultimo incontro.
    L’uomo disse:
    Se devo entrare nella solitudine
    sono già solo.
    Se la sete deve bruciarmi,
    che già mi bruci.
    Questa è un’altra parabola.
    Nessuno sulla terra
    Ha il coraggio di essere quell’uomo.

    Jorge Luis Borge

    Rispondi
  6. Raf

    -Continua a ripetere lo stesso ritornello :gli ultimi saranno i primi…….

    Ma chi sono gli ultimi?
    Gli ultimi sono i più piccoli, coloro che si sentono esclusi per un motivo o per l’altro dalle persone.
    Loro però sono primi nel cuore di Dio.

    Rispondi
  7. Ema

    “Dobbiamo prendere confidenza con il posto, Tsion.”

    Prendere confidenza con il posto degli ultimi fino a sentirlo il “nostro posto”…il posto di chi fa brillare gli altri così da diventare luce… speriamo solo di non metterci molto perchè c’è tanto buio da illuminare e “non sappiamo nè il giorno nè l’ora”.

    Rispondi
  8. M&C

    Il punto della situazione, il “punto finale della storia” è che il deserto può fiorire.
    Tutte le cose, anche le più brutte e negative, dalle quali umanamente non ci aspettiamo niente di buono, possono diventare qualcosa di nuovo.
    Il deserto può trasformarsi in buona terra, rifiorire e ricominciare a dare frutto, …

    “Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa;
    fiorirà abbondantemente e gioirà con giubilo e grida d’allegrezza.”
    (Is. 35,1-2)

    Rispondi
  9. Dany P.

    …chi sono gli ultimi..

    Una città dove trovano facile dimora gli egoismi,la vuota indifferenza,le diffidenza..una città sorda a ogni atto di solidarietà verso i deboli,assomiglia ad un deserto,..ma in città,come nascosti trà la sabbia arida,si possono scorgere spazi vitali ricchi di senso..la Luce, quella che non può e non deve passare inosservata..un collegamento misterioso che ci deve far ripartire da qui,il punto finale della storia…per cominciare da noi stessi e provare ad essere migliori..

    Rispondi
  10. annamaria orlandi

    Bello il racconto, anche i commenti sono importanti. ma a volte il deserto, il senza senso della vita, la cattiveria umana, un dio che assiste o crea un mondo che è una catena alimentare, dove animali e uomini si eliminano a vicenda in modo sadico,fanno disperare e temere di non raggiungere quella luce che cerchiamo da una vita. Ci vuole molta fede……

    Rispondi
  11. Stella Maria

    Il deserto ha questo di buono: che non rimpiange la città.

    La città: metri cubi di asfalto e cemento come il cuore dell’uomo che inaridisce, diventa un blocco unico su cui piantare edifici vari fatti della nostra ambizione, di sogni da avverare a tutti i costi cementando quelli degli altri, edifici di egoismo, opportunismo, ricchezza inseguita e persa, cecità alle miserie del mondo convinti che il matrix creato sia l’unica possibilità di vita e ci si trova inevitabilmente soli e vuoti, senza frutti da dare e raccogliere, il seme muore invano.
    Il deserto: granelli di sabbia che non perdono la propria individualità, è il cuore dell’uomo che scopre chi gli sta accanto e con loro crea una distesa immensa, capace di resistere alla siccità dell’egoismo, al vento che cerca di separare, al freddo della notte che gela ogni speranza, alla mancanza di acqua e cerca, cerca la sua oasi, certo che la troverà. Tutti insieme si scopre il calore del giorno: l’amicizia. Insieme si trova il refrigerio della notte: la comunità che salva. Uniti si arriva all’acqua persa nelle profondità sconosciute perchè l’acqua è vita e vivere è più semplice se si è almeno in due. Lasciarsi cullare dal vento dell’amore che scuote, strappa, ricuce, avvicina e allontana perchè nella lontananza si possa riscoprirne il valore e la brezza forte e leggera di libertà.
    Il granello di sabbia è il cuore spogliato del proprio individualismo, di quell’ottica unidimensionale e miope per guardare il mondo e senza perdere se stesso abbracciare lo spazio immenso dell’altro. No, se si conosce il deserto non si può rimpiangere la città.
    SM

    Rispondi
  12. RossellaT

    “Anna si prostituiva. Venne a parlarci del figlio drogato,…. Anna ci chiedeva di aiutare il figlio, e ricordavo l’aiuto che avrei voluto anch’io quando tutto era crollato…. Gli occhi di Anna: forse riuscivo ad afferrare, adesso, quella strana apertura… Ci parlava di Fabrizio, suo figlio, della bontà che diventa debolezza, del dolore che si mutava in vizio, dipendenza…. Don Mario lo conobbe, qualche tempo dopo, in ospedale, dove non gli parlava più nessuno: avevano alzato un muro di silenzio per fronteggiare la sua aggressività… Il prete aveva il potere di calmare le persone prima ancora di parlare. Guardò il ragazzo e gli disse:”Come stai?”…. Questa domanda salvò Fabrizio, che diventò trattabile e si lasciò portare docilmente fino al treno che partiva per il centro terapeutico francese…. “Come stai?”…. di fronte agli occhi aperti di don Mario, aperti in tutti i sensi, come quelli di Anna, come quelli di tutte le creature che abbattono l’ultimo steccato, e passano avanti in quel regno dove si entra senza trucchi, anche se sei un drogato o una puttana, anche se la notte con la sua faccia scura, ti guarda con uno strano senso di pietà.” (Guida pratica all’eternità – F. Centofanti).

    Gli ultimi siamo anche noi che abbiamo bisogno di sentirci chiedere “come stai?”, la spinta giusta per attraversare il deserto.

    Rispondi
  13. Rashide

    “nel punto finale della storia”

    Riprendere daccapo il filo della storia della (nostra) salvezza, e cioè a costruire a ogni livello, nel cuore e nel mondo, l’unità e la pace:
    i veri caratteri dell’uomo nascente.

    Bibbia vivente

    La terra promessa è in ogni uomo
    Ormai, è la sostanza
    Di tutto il desiderio che hai rimosso
    Tempo fa, e che ti torna
    In mente senza freni, inarginabile
    Corrente d’aria.
    Tu sei la bibbia
    Ricapitolata, l’apocalisse
    Sei tu, salvato dalle acque
    Per un soffio, Mosè
    Porta con sé la terra
    Come un ricordo
    Che ti plasmerà, giovane uomo,
    Non temere!
    La forma della terra che tu sei
    Io sono.

    Verso l’essenziale, M Guzzi , cit., p. 151.

    Rispondi
  14. Roby (S.d A)

    Il deserto, l’immensa distesa di sabbia ,instancabile espressione di una natura libera, senza confini, teatro di un amore generoso, che mette a nudo l’anima, la spoglia delle convenzioni cittadine, la estrae dalla rete dell’indifferenza e la conduce laddove abita l’uguaglianza. Spesso il percorso è arduo e faticoso, ma quello che si vede in lontananza, non è solo un miraggio, è la gioia dell’incontro con un altro fratello

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *