Sono giorni in cui la repubblica muore ignominiosamente, neppure nobilitata da un po’ di tragedia vera.
Rincaso dall’ufficio pieno di disgusti, esco sul balcone dove si trova la grande palma, e rimango interdetto.
Dal grande vaso circondato dalla rete di plastica anti-piccioni pende fino a terra una pianticella in miniatura: una pianticella strappata che i vicini screanzati hanno gettato e che il vento e il caso han trasportato fin qui, penso dapprima.
Poi guardo meglio, e come un vecchio scemo m’intenerisco nel vedere una piccola edera nata nel vaso, con un lungo lavorio nascosto arrampicatasi sulla rete e ricadente a terra, con le sue foglie minuscole e perfette come manine di un neonato.
M’intenerisco come il vecchio scemo che sono nel ricordarmi di colpo di com’è tenace la vita – e per nulla poi.
E per nulla, ma chissà.

Riferendosi a questo post un amico mi ha scritto sulla mail privata:
“Meno male che abbiamo la tenacia delle piantine
rampicanti, e abbiamo imparato a lottare palmo a palmo anche per nulla:-)”,
al che gli ho risposto:
“E’ così: ma è anche vero che queste cose le notiamo (di più) quando di fronte al premere degli eventi stiamo per diventare pazzi o assassini”,
e lui ha convenuto:
“E potrebbe succedere da un momento all’altro,
siamo tutti equilibristi sul filo”.
Se ne ricordino quelli che stanno troppo tirando la corda, questa corda che potrebbe alla fine stringersi non solo intorno al collo delle loro vittime.
Grazie all’amico e un saluto a tutti,
Roberto
Per nulla, per nulla, per nulla!
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
a un livello che potremmo chiamare “metafisico” credo che purtroppo tu abbia ragione, ma nel concreto della vita civile lasciare uno spiraglio aperto alla speranza vale anche ad arginare una disperazione che sovente provoca gesti che non fanno che accrescere il dolore individuale e collettivo. D’altra parte i potenti vanno invitati nel modo più energico a non alzare costantemente il tiro, in caso diverso saranno quantomeno corresponsabili delle reazioni, magari non giustificabili ma comprensibili, originate dalle loro provocazioni irresponsabili.
In questo senso è esemplare l’articolo di Lodoli riportato da Giovanni Nuscis nel post successivo.
Un caro saluto a te,
Roberto
“All’apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.”
L’autore e il titolo sono così noti che non li scrivo nemmeno.
Ri-saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
intanto nessuna delle posizioni in campo ha dalla sua la certezza completa, nemmeno il “vero” cui accenni tu, quantunque possa apparire più probabile di altri. Esso inoltre è severo fino all’aridità assoluta, e solo uomini grandissimi riescono a sopportarlo così come si presenta conservando una qualche decenza con se stessi e col prossimo; a tutti gli altri non si neghi il balsamo della speranza.
Dico speranza, non baldanza né tantomeno arroganza, atteggiamenti che sovente sono indebiti compagni della fede.
Ri-saluto a te,
Roberto
mamma mia roberto, ti si legge che è un piacere…cogli e poi afferri e poi entri e poi lasci…
catalizzante.
ecco si catalizzante.
abbraccio
grazie a te, Roberto: come dire molto in poche parole.
Cara Elisabetta,
anche se so che esageri specie di questi tempi i complimenti fanno piacere.
Però più che catalizzante mi sento catalitico, come la marmitta.
Grazie e riabbraccio,
Roberto
Caro Fabrizio,
al liceo scrivevo dieci pagine fitte in tre ore, poi per fortuna ho perso ogni impudenza. Ma editorialmente è una sfortuna: non rispetto standard e format, più che un fuoriclasse sono un fuoricasta.
Grazie e riabbraccio,
Roberto
essere fuoricasta, Roberto, oggi è uno dei meriti più grandi.
un abbraccio a te.
fabrizio
Caro Roberto,
concordo con Fabrizio.
Un abbraccio
Giovanni
Caro Giovanni,
un grazie e un abbraccio anche a te,
Roberto
Caro Fabrizio,
e il bello è che non richiede neppure grande studio o fatica.
Qui però non mi riferisco solo alla condizione di fuori Casta, ma anche a quella di estraneo a qualsiasi organizzazione di sottoscala, cosa che pare autorizzare chiunque a prendersi delle libertà. Be’, stiano accorti!
Riabbraccio,
Roberto
E per nulla… ma chissà! Guarderò con occhi diversi le tenaci foglioline di edera che spuntano vivaci e in svariate tonalità di verde accanto a begonie, azalee, lavanda, ciclamini. Le più inaspettate: quelle accanto al plumbaco, le più ardite: quelle nascoste sotto l’enorme ortensia. Uno sguardo nuovo di cui non si può che essere grati.
Cara Anna Maria,
ieri mi trovavo in una casa di riposo fuori città. Guardando fuori, a pochi metri dall’edificio, ho visto un leprotto sostare fra l’erba per qualche minuto e poi allontanarsi, a balzelloni ma con calma. Sono epifanie che trasmettono sensazioni d’innocenza e di pace che la nostra ragione indagatrice demolisce nel giro di pochissimo; ma finché durano ci riempiono il cuore, e la tenerezza che ci ispira il loro ricordo è insofferente di ogni logica.
Un caro saluto,
Roberto
la vita nelle “piccole” cose, tenace e forte come l’immagine fragile descritta…
cosa c’è di più bello , che emozionarsi davanti al mistero della natura ???
un saluto.
Cara Ilaria,
in proposito mi viene in mente un passo del canto LXXXI di Pound, non so se pertinentissimo ma così bello che te lo riporto ugualmente:
“[….]La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo[…]”
Un caro saluto,
Roberto