[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BVM9MpCu_Jc&feature=player_embedded]
da qui
Avevano una brutta abitudine e nessuno si opponeva.
Chi sarà questo che parla di vittoria, e dice che è più importante della vita?
Eravamo soldati, combattevamo insieme. Hai presente? Bombardamenti, pattugliamenti porta a porta.
Diceva che era una causa, un’avventura.
Non è bello, così, senza un processo, addirittura senza un crimine: guardiamoci negli occhi, riesci a spiegarti un gesto simile?
Un uomo può paralizzarsi o può risorgere, ma per rialzarsi deve accettare qualsiasi conseguenza.
Perché solo a noi era negato un giudice, una giuria del popolo?
Lo portano via dopo avergli buttato giù la casa: si possono chiamare ancora poliziotti?
Arrivai tranquillo e soddisfatto alla stazione di Blakely; lì trovai un gruppo di bianchi che mi circondarono.
Esiste una politica della segregazione? Se la parola politica viene da città, com’è possibile che si divida tra chi è degno e chi invece è disprezzabile?
Come reagiresti se ti dicessero di levarti l’uniforme e restare in mutande? Perché un giorno potrebbero chiederlo a te, la storia non fa sconti.
Qualcuno mi aiutò, angeli che passano per strada e non fai in tempo a domandargli il nome.
Protestano, hanno magliette a righe e cappelli neri e consumati, si battono le mani contro il petto.
Me ne andai dalla stazione di Blakely, ma cominciarono a piovere telefonate, minacce e insulti, perché mi togliessi l’uniforme.
Il solito spintone con la canna del fucile, il giovane barcolla, finisce in terra, accanto all’auto parcheggiata.
Non potevano sapere che non possedevo altri vestiti; non tutti hanno i soldi sufficienti.
Un giorno cominci a pensare che anche tu sei americano e hai diritto allo stesso trattamento.
Mi dissero di andare altrove, che non tolleravano la vista di una divisa addosso a un negro.
Erano belli quando si sposarono: avevano occhi che guardavano vicino e lontano nello stesso tempo, perché c’è uno sguardo senza linee di confine, che non sopporta limiti.
Mi sembrava ingiusto sottomettermi alla loro prepotenza e poi: che mi sarei messo? A volte sei persino costretto a dichiararti libero.
C’è un momento in cui è impossibile accettare l’ingiustizia, abbassare la testa come hai fatto tante volte.
Me li vidi davanti, quella sera, avevano facce accigliate e bastoni nelle mani.
La violenza può essere simile alla neve: cade senza far rumore, ti copre col suo manto gelido, anche d’estate.
Non feci in tempo a dire una parola, il primo colpo mi raggiunse sulla testa.
E’ possibile convincere i bianchi che un mondo nuovo sta per germogliare, una terra in cui gli occhi hanno la stessa luce, le mani sono calde e le braccia rilassate lungo i fianchi?
Caddi lentamente, cercando di tenere le dita aperte per difendermi dai bastoni che mi tempestavano di colpi, denti aguzzi di squalo.
Hanno facce cordiali, credono ancora nel futuro, che coppia invidiata, che orizzonti fanno intravedere!
Ricordai gli schiavi che si gettavano in mare, ero l’Africa fatta a pezzi dal padrone bianco, con gli occhi ciechi del pescecane che azzanna la sua preda.
Non sapevano che il fucile era già pronto alla finestra del motel di Memphis.
Provai a resistere, con le ossa rotte, la faccia insanguinata.
Abbiamo il diritto o no di protestare? Applaudono tutti, sorridenti: quanti anni può vivere un sorriso? Cos’è che lo spegne, a un certo punto?
Mi lasciarono solo quando videro che il petto non riusciva a sollevarsi.
Erano felici, si baciarono.
Morii in mezzo alla strada, ma avevo l’uniforme.
Ridevano, coi denti bianchissimi dei neri.
Non avevo altri abiti, ma ero fiero che quello fosse l’ultimo vestito con cui mi vide il mondo.

Impossibile non immedesimarsi nel protagonista, non provare la stessa rabbia, sentire lo stesso dolore e lo stesso senso di sgomento ed impotenza.
Impossibile non sentirsi, come lui, fiero dell’uniforme indossata, che rappresenta la fedeltà alle proprie idee ed ai propri valori fino all’ultimo sacrificio, fino alla morte.
Ricordai gli schiavi che si gettavano in mare, ero l’Africa fatta a pezzi dal padrone bianco, con gli occhi ciechi del pescecane che azzanna la preda.
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli. (Martin Luther King)
Come reagiresti se ti dicessero di levarti l’uniforme e restare in mutande?
L’uniforme ti rimane addosso, come un seconda pelle; è la tua convinzione, la tua forza, il tuo coraggio che anche se spogliato rimane tale fino all’estremo sacrificio.
http://youtu.be/V4dvw_tSsVQ
‘Se la parola politica viene da città, com’è possibile che si divida tra chi è degno e chi invece è disprezzabile?’
‘Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così’
(Pericle, discorso agli ateniesi, 461 a.C.)
“Non potevano sapere che non possedevo altri vestiti;”
Questa è la purezza di pensiero…a questo, solo a questo si deve tendere per ottenere la salvezza.
“Padre perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”
http://www.youtube.com/watch?v=Q47v_ED756I&feature=related
Da fratello a fratello…
non facciamo l’errore
non lasciamo che accada
di guardarci con odio
di evitarci per strada
bianco e nero è più bello
da fratello a fratello
dal mio cuore al tuo cuore,
se la pelle è diversa
non facciamo l’errore
di parlare di razze,
come con gli animali,
di pensare sbagliando
di non essere uguali…
l’anima non ha un colore…
“quanti anni può vivere un sorriso? Cos’è che lo spegne, a un certo punto?”
IL TUO SORRISO
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
P.Neruda
“Erano felici, si baciarono.”
“Ero felice
come quando,dopo tanto tempo che cerchi,trovi il pezzo di puzzle che ti serve per finire il cielo.”
Fabio Volo
“Qualcuno mi aiutò, angeli che passano per strada e non fai in tempo a domandargli il nome.
….avevano occhi che guardavano vicino e lontano nello stesso tempo, perché c’è uno sguardo senza linee di confine, che non sopporta limiti.
Hanno facce cordiali, credono ancora nel futuro, che coppia invidiata, che orizzonti fanno intravedere!
Applaudono tutti, sorridenti: quanti anni può vivere un sorriso? Cos’è che lo spegne, a un certo punto?
Erano felici, si baciarono.”
Anche se quella che segue non è musica dello stesso CORELLI del post…è ugualmente intensa! La dedico a tutte le coppie, perché non smettano mai di guardarsi con quello sguardo che non sopporta limiti, lo sguardo dell’Amore!
http://www.youtube.com/watch?v=vzxArhoXlsY&feature=related
“Morii in mezzo alla strada, ma avevo l’uniforme.”
L’uniforme, l’identità, nessuno vuol morire senza ciò che lo fa essere se stesso;
Solo Gesù potè morire senza vesti…se le divisero…per lui non poteva esistere il timore di perdere l’identità; Lui è l’identità.
Ci fu un giorno in cui gli uomini deposero, insieme alle pietre che stringevano fra le mani, l’idea secondo cui l guerra e’ la madre di tutte le cose, per un momento ebbero uno sguardo senza limiti… Ma poi innalzarono una croce e l’unica deposizione fu quella del giusto che gli stessi vi appesero e del suo respiro che ancora oggi soffia su chi sapra’ “vedere”
Se la parola politica viene da città, com’è possibile che si divida tra chi è degno e chi invece è disprezzabile?
La città siamo noi..sia che l’amiamo o che ci sentiamo estranei ad essa,schiacciati dalle sue violenze quotidiane o esaltati dalle possibilità che ci offre..noi non amiamo questo suo lato individualista ma a volte siamo proprio noi a formarla..il problema è che le ingiustizie vanno combattute, affrontate..perchè dividono l’umanità…penso ci vorrebbe un serio approfondimento del contenuto della fede.
Possiamo e dobbiamo lavorare insieme alla costruzione di un nuovo mondo..della pace vera,verso il bene comune di tutto il genere umano.
“con gli occhi ciechi del pescecane ….mi vide il mondo….ma ero fiero”
“La luce brilla nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno vinta”
vi ringrazio!
contiamo sul giusto che giustifica e ci apre gli occhi (all’altro).
Il “nuovo”crea disagio alle persone fedeli alle tradizioni,perchè in un certo senso si sentono come detronizzate e magari pensano che l’uso della violenza e della paura possano far tacere chi è nel giusto;ma la morte del giusto, contrariamente a quello che si pensa, apre le porte ad un “mondo nuovo che sta per germogliare”.
scusate volevo dire possa
Il giusto si è lasciato deporre proprio per restituire agli uomini quello sguardo senza limiti, avuto in qualche momento di un tempo remoto..
Il suo respiro si può ancora sentire ? sì, a volte basta solo essere uomini di buona volontà
http://youtu.be/fllqnDkUR38
Aprire gli occhi e ritrovarti qui
E’ come aprire una finestra al sole
E’ l’emozione del salto nel vuoto che mi porta da te…
Aprire gli occhi e ritrovarsi qui
Lasciarsi andare sotto il temporale
Sentire come mi manca il respiro
Se i tuoi occhi accendono i miei…
Quando tutto sembrava ormai spento
Nel mio mondo cercavo te
Quando tutto sembrava finito guardando il fondo
Invece ho sentito che
Tu sarai la forza mia
La mia strada il mio domani
Il mio sole la pioggia
Il fuoco e l’acqua dove io mi tufferò
Tu sarai la forza mia
Il mio gancio in mezzo al cielo
Il paradiso dentro me…
http://www.youtube.com/watch?v=iQTow0q7_Lo
“C’è un momento in cui è impossibile accettare l’ingiustizia, abbassare la testa come hai fatto tante volte.”
Questo momento prima o poi viene per tutti e costringe a fare una scelta perchè accettare equivale a morire dentro …
Abbassare la testa diventa non un gesto di sottomissione ma di vittoria solo quando si è certi della resurrezione e convinti di non poter morire…
Solo il Dio “dell’impossibile all’uomo” può insegnarci come fare.
?”The ultimate measure of a man is not where he stands in moments of comfort, but where he stands at times of challenge and controversy.”
– Martin Luther King, Jr.
http://www.youtube.com/watch?v=LHcP4MWABGY
grazie!
si alza la testa quando la liberazione è vicina.
E poi?
che succede quando la liberazione arriva?
Ci si sente liberi, con l’entusiasmo di costruire qualcosa, o ci si porta appresso il fardello della rivincita e della vendetta? Prendersi la responsabilità di costruire il proprio futuro, ora che si è liberi è più difficile che incolpare qualcun alro per la propria condizione.
Costruire è più complicato che alzare un bastone. E poi…. ora che si è liberi, neri uguali ai bianchi, si può sempre trovare qualcuno che sia “più nero”, di un’altra etnia, qualcuno da considerare “inferiore” o diverso,e contro cui iniziare una guerra….
Ma ci sarà mai una liberazione vera?
la strada è lunga, Monica: per questo è importante incamminarsi.