[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5Ls8-pk4IS4&feature=related]
da qui
Valli a capire i papi. Di Pacelli si disse di tutto, anzi, di più.
La piazza è un calice enorme, no, un orologio a muro, no, il buco di una serratura.
Le nuvole sono ovatta pronta a disinfettare le ferite della terra, dei campi rivoltati come cadaveri di un’autopsia.
Alcuni dicono che delegò tutto e subito, che appariva solo nei discorsi e per il resto lasciava fare ai cardinali e perfino alla perpetua, che aveva con sé da quarant’anni.
Davanti alla folla immensa è come un gabbiano che apre le ali per spiccare il volo, ma qualcosa non funziona, rimane lì, sul balcone, con ombre di assistenti che vegliano sui gesti e le parole.
Le colline sono seni di donna, corpi umidi e stesi in attesa dell’amante.
La salute non era mai stata il punto forte: forse per questo si portava dietro la suora in grado di cacciare i prelati non appena si fosse fatta l’ora.
Il baldacchino, le colonne tortili, la sedia gestatoria, mettevano in risalto la figura magra che spandeva benedizioni a ritmo regolare, come se possedesse solo lui la chiave del passaggio tra Dio e l’uomo, come se l’assemblea fosse una ressa di questuanti, tesi a raccogliere gli spicci che cadevano dalla mani dei signori.
Il confine tra la strada e il campo è netto, siglato da una striscia compatta di vernice, eppure la natura sembra prendere da un momento all’altro il sopravvento, perché dài e dài alla fine l’impegno di secoli finisce sotto terra, in preda ai vermi.
Di tutto, si diceva: che si era opposto col petto alla pistola degli spartachisti e aveva tenuto un atteggiamento ambiguo col nazismo.
La porta santa si apre e i pellegrini entrano a frotte, come in un negozio che ha appena proclamato i saldi.
Un argine maggiore è quello del castello, roso dalle tarme, eppure ancora in piedi, una parola di pietra aggredita dalla grammatica frammentaria e inesorabile di cespugli, erbe selvatiche e piante rampicanti.
E l’anticomunismo, che finiva coll’associarlo alla destra e, secondo voci maligne, all’antisemitismo.
La donna bacia lo stipite e abbassa lentamente gli occhi: le hanno insegnato che nell’anno santo bisogna chiedere una grazia con fiducia.
La pietra o i vegetali? La città ti obbliga a una scelta, ti chiede di deciderti tra la linfa vitale sempre esposta alle intemperie e alla falce del fattore e la materia immobile, irrigidita in una stasi senza evoluzione, che però resiste per secoli o millenni.
Che si era opposto strenuamente alla seconda guerra, ma nulla aveva potuto contro lo scatenarsi degli eventi.
Il prete con la tonaca e la croce procede a passo lento, col volto pensoso, come se il vero crocifisso fosse lui.
Ti eri perso le nuvole, che si offrono come terza via, la soluzione della leggerezza, capace di librarsi in alto, superare di slancio le lotte intestine della materia grezza, della meschinità che invade lo spazio e il tempo di ogni giorno.
Di tutto e di più si è detto: che avesse salvato seicentomila ebrei, che non si fosse dichiarato ufficialmente contro il regime criminale, e questo e quello, e sopra e sotto, e le strade di Roma sono piene di gente in marcia per il funerale, sandali di frati, mocassini di uomini, tacchi di donne, un fiume che scorre tra le vie, mentre, per vederlo, chi può si arrampica persino alle finestre.
Il buon pastore ha una faccia di gesso e tiene la pecora stretta con le mani.
Ora è tutto chiaro: il segreto della pietra sono gli archi, le finestre, ogni sorta di fessura o di pertugio. Quello della pianta è coprire, fare ombra, inondare di profumo. Solo l’entrare, il riaversi, l’euforia del ritornare in sé ti convincono ad alzare gli occhi, un momento, verso il cielo.

– il segreto della pietra sono gli archi, le finestre, ogni sorta di fessura o di pertugio.
Archi e finestre come occhi in grado di vedere, come fessure che consentono di far passare aria per respirare e prendere il volo; perchè il segreto sta nell’apertura, nella capacità di vedere il prossimo e di comprendere, nella Carità.
Invece di chiudersi e barricarsi dietro il muro delle proprie convinzioni, delle proprie sicurezza e dei propri egoismi, ci vuole la capacità anche di mettersi in discussione e di andare incontro all’altro, soprattutto verso gli ultimi, ci vuole l’amore che non mette confini, né alza muri divisori.
Valli a capire i papi, davvero! Pacelli fu ieraticamente lontano dalle folle, in modo molto diverso, però, dalla “distanza” intellettuale di Montini, che era testimonianza di carità (si autodefinì genialmente “esperto in umanità”) e piena di significato pastorale, in anni cruciali della nostra storia recente. Ma Pacelli guidò la chiesa in un periodo anche più difficile: non si può non considerare questo aspetto, parlando di lui. Cercò di evitare il peggio. Rilevante che salvò migliaia di ebrei, disponendo che monasteri e conventi li accogliessero.
Romero ha scelto da che parte stare, Pacelli non so. Il beneficio del dubbio. la pietà cristiana. Ma quando i mostri della storia avanzano, bisogna saperli riconoscere. Non solo il Papa, ma tutti i governanti d’ Europa, allora, pensarono che il nazifascismo fosse un argine al Comunismo sovietico, che un mostro sbranase l’altro mostro. Sbagliarono i conti, tutti. Questa contabilità utilitaristica non si addice, però , alla chiesa.
“Ti eri perso le nuvole, che si offrono come terza via, la soluzione della leggerezza, capace di librarsi in alto”
http://www.youtube.com/watch?v=SjXQrRe0Uhk
“Solo l’entrare, il riaversi, l’euforia del ritornare in sé ti convincono ad alzare gli occhi, un momento, verso il cielo.”
I miei occhi scoprono la calma del cielo
ed ecco che sento passare in me quello che prova
un albero,
le cui foglie, socchiuse come coppe, straripino di luce.
Un pensiero ossessiona la mia mente, come questa nebbia
che sfiora i prati, si mescola al mormorare dell’acqua,
agli stanchi sospiri del vento.
Immagino d’aver già vissuto nell’infinito
delle cose del mondo, ed è quest’infinito
che m’ha donato amori e dolori.
Rabindranath Tagore
“La pietra o i vegetali? ”
Tutti e due…”In medio stat virtus”
“La donna bacia lo stipite e abbassa lentamente gli occhi: le hanno insegnato che nell’anno santo bisogna chiedere una grazia con fiducia.”
Che brutta parola…bisogna! Vi si aderisce come a un comando proveniente da una legge eteronoma che nulla ha a che fare con il nostro sentire; solo quando le nostre azioni saranno espressione di un bisogno che nasce dal cuore allora tutto potrà cambiare.
“La notte è il grande dubbio
del mondo e del tuo amore.
Ho bisogno che il giorno, ogni giorno mi dica
che è il giorno, che è lui
che è la luce: e lì tu.
Mi hai mai amato?
E mentre tu taci, ed è notte,
non so se luce, amore esistono.
Pedro Salinas
“perché dài e dài alla fine l’impegno di secoli finisce sotto terra, in preda ai vermi.”
…a volte l’impegno non basta…dipende dalla natura di ciò che si da .
L’amore resta nonostante i vermi.
http://www.youtube.com/watch?v=sGQmv7X9pMU
La pietra o i vegetali? La città ti obbliga a scegliere….
Secondo me,la pietra è fredda ,statica,sempre in equilibrio,eterna e al tempo stesso vuota,senza la linfa vitale.Al contrario,i vegetali sono vivi,rappresentano la vita,perchè oltre ad essere provvisti di una linfa vitale,essi producono l’elemento essenziale che mantiene e dona la vita a tutte le creature di questo pianeta:l’ossigeno.Senza di esso infatti non potremmo vivere.Perciò,se fossi obbligata a scegliere tra un oggetto senza linfa ed uno con la linfa,preferisco quest’ultimo perchè ti dona la Vita e tu non puoi far altro che contraccambiare il favore donando alla vita te stesso.
La pietra o i vegetali? La città ti obbliga a una scelta, ti chiede di deciderti tra la linfa vitale sempre esposta alle intemperie e alla falce del fattore e la materia immobile, irrigidita in una stasi senza evoluzione, che però resiste per secoli o millenni.
“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perchè senza di me non potete far nulla. “(Gv 15,5)
Il segreto e’ lasciare che la vita scorra, come la linfa nella rigida struttura del tronco, perche’ possa crescere e dare altra vita
– Quello della pianta è coprire, fare ombra, inondare di profumo.
Come una pianta, con le radici profondamente unita alla terra, così la comunità, immersa nella vita e nella storia, può dare frutto nell’amore fraterno, nel sostegno reciproco, nell’attenzione e nella cura dell’altro.
Ora è tutto chiaro: il segreto della pietra sono gli archi, le finestre, ogni sorta di fessura o di pertugio. Quello della pianta è coprire, fare ombra, inondare di profumo. Solo l’entrare, il riaversi, l’euforia del ritornare in sé ti convincono ad alzare gli occhi, un momento, verso il cielo.
La forza di un albero non sta nelle foglie, nei rami o nel tronco ma è in ciò che non si vede, in ciò che ha dentro. La forza di un uomo è la capacità di conoscersi, amare, seguire la propria coscienza anche se lo porta controcorrente. Scavare dentro di noi per ritrovare la linfa che rende bella e profumata la nostra vita, è ciò che abbiamo dentro che ci sostiene.
La staticità della pietra..la sicurezza che nulla può scalfirla..La linfa vitale della pianta,esposta alle intemperie,ma viva,importante,perchè è la vita che continua,che si rigenera,che va avanti tra rischi e incertezze..le stesse dell’uomo del resto.. l’unica differenza è che lo stesso, possiede un cuore..che gli permette di amare,e un cervello ,con cui decidere e a volte anche sbagliare..per poi attingere alle nuvole e curarsi le ferite..mentre alza gli occhi un momento,verso il cielo..
vi ringrazio!
cerchiamo la linfa nascosta, la breccia nel muro.
uscire a riveder le stelle.
Sandrino, concordo.
‘ alzare gli occhi verso il cielo.’
E’ la prima volta in vita mia in cui partecipo ad una messa rimanendo quasi dispiaciuta perché c’è un momento in cui termina..
Come in cielo, così in terra… c’è una zona di Roma, vicino ad Ostia, dove questa ripetizione è vera:-)
Se Dio, come è stato detto nell’omelia di ieri, ti invita al suo banchetto gioioso, e lo fa attraverso una comunità, un gruppo che crede, ama, spera (e che sa anche ridere e scherzare attorno ad una tavola), non c’è dubbio che l’invito sia quello giusto, e speri che quell’invito duri per sempre.
Ringrazio Fabrizio e tutti voi: siete meravigliosi!
pamela
è stato bellissimo vedere come sei diventata subito una dei nostri, Pamela, grazie!
e speriamo di rivederci presto!
un abbraccio forte
fabrizio
Ti eri perso le nuvole, che si offrono come terza via, la soluzione della leggerezza, capace di librarsi in alto
La leggerezza, l’essenza della poesia, qualcosa di più alto, di nobile, che aiuta a valutare la vita come un dono speciale, da non sprecare mai, da apprezzare nei più piccoli dettagli
Mi associo alle parole di Don Fabrizio, artefice e punto di riferimento fondamentale della nostra comunità, e ringrazio te, Pamela, per la tua compagnia: è stato bello conoscerti e non ci è sfuggita la tua dolcezza e la tua sensibilità.
Ti aspettiamo presto!
cri
Il segreto può essere comprendere che ogni cuore custodisce un mondo, e se vogliamo far sentire l’altro amato e accolto affinchè la vita di ciascuno diventi migliore dobbiamo desiderare di conoscere quel cuore, ed entrarci in punta di piedi.
“Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”
(San Giovanni della Croce)
“Ti eri perso le nuvole, che si offrono come terza via, la soluzione della leggerezza, capace di librarsi in alto…
…il segreto….della pianta è coprire, fare ombra, inondare di profumo. Solo l’entrare, il riaversi, l’euforia del ritornare in sé ti convincono ad alzare gli occhi, un momento, verso il cielo.”
C’è qualcosa in queste parole (nuvole, cielo, librarsi in alto, ombra) che mi ha fatto venire in mente la fine del libro “Il Barone Rampante” di Calvino (ma tutto in ‘Fabrizio scrittore’ è intriso di lui).
La dedico a Pamela che è tornata a casa…arrivederci a presto: la comunità di OMBROSA ti accoglie quando vuoi!
(Non fare come il barone Cosimo che si aggrappa a una mongolfiera di passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra.)
http://www.youtube.com/watch?v=bQAUtByCRwM
@Titti: in un’ora di mongolfiera sono a Roma..:-). a presto!
Una serata intensa di tante emozioni, una condivisione di cuori che battono all’unisono. Occhi che ridono felici. E poi la mattina dopo, ancora uniti in cerchio a ringraziare quel Padre che è di tutti noi che ci fa sentire fratelli e sorelle e che ci unisce anche se lontani nel suo grande abbraccio. Grazie Pamela, ti ho avuta vicina e ho sentito quanta emozione e commozione erano in te per tutto il tempo della messa. A prestissimo, Roma ,Venezia, Stresa ? non importa dove, ma presto ancora assieme. Un grande abbraccio
Vale
grazie!
vivere è incontrarsi.
Sì Vale,
Vedere occhi che ridono e cuori che battono all’unisono è una bella emozione
Scoprire che la verità è solo l’amore
Scoprire, finalmente, che la comunione è il naturale coronamento
del sentirci tutti figli dello stesso Padre, pregandolo mano nella mano,
del riconoscerci fratelli, scambiandoci un segno di pace che è vero, non un rito formale,
dell’ascoltare le parole di una guida che ci svela il messaggio di Gesù nella sua semplice essenza
è un’emozione che commuove.
Grazie per essermi stata vicina, per me è stato un momento davvero particolare.
Certamente a prestissimo (comunque Stresa in primavera è molto bella..)
Ancora un grande abbraccio a tutti.
Stresa, bei ricordi.
Un convegno, un lago, don Mario, una scacchiera gigante, Giorgio Petrocchi, un hotel che credevamo a pensione completa e invece dava solo la colazione.
ma la provvidenza…