[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dC0JAWQsZwM]
da qui
Pensavano fossi troppo buono. O incosciente. O troppo astuto: un contadino che la sapeva lunga e voleva ingannare tutto il mondo.
C’erano stati tentativi di unità: ricordo un monastero che ospitava monaci di ogni confessione, segno vivente che sarebbe possibile convivere.
Ma loro non erano gli scemi del villaggio e avrebbero resistito all’opera di soppressione della fede.
A volte viene da chiedersi come si possa essere cristiani ignorando la preghiera di Gesù, il testamento alle soglie di una morte infame, quando si ha poca voglia di scherzare.
Critiche piovvero da Mosca, dalla Grecia, dove il papa era fumo negli occhi e ogni mossa veniva interpretata come un atto di forza, una prova di annessione.
Perché qualcuno dovrebbe convertirsi di fronte allo spettacolo della diffidenza? La speranza non nasce dal manifestarsi inaspettato di una riconciliazione?
Non mancarono voci consonanti ed entusiaste, ma pullularono riserve, distinguo, una guerra di trincea in cui si controllavano le mosse del nemico, non si voleva fare il primo passo, si studiavano strategie difensive e si alzavano argini contro la piena del fiume vaticano.
Eppure cominciava a sbocciare l’idea di superare le barriere, smorzare gli odi, aprire la via a un rinnovamento che coincideva provvidenzialmente con fenomeni mondiali come il movimento non violento di Martin Luther King o le parole nuove della politica di Kennedy.
Arriverà il momento in cui la Bibbia sarà solo uno strumento, trafitta dal chiodo da cui pende il Cristo, le pagine saranno scritte col sangue di chi crede che non basti professarsi religioso, che la luce spunti dall’ombra del sacrificio di se stessi, dall’istante in cui dimentichi di pronunciare l’unico pronome che conosci: io.
La rivoluzione può nascere dagli osservatori che non devono uscire a testa bassa al grido di extra omnes.
C’è una porta da aprire, una gabbia da cui sogni di volare – perché non hai il coraggio? Papà, ma cosa ho fatto? Perché mi stai picchiando?
Eppure, eppure, c’è sempre qualcuno pronto a inorridire, a ritrarsi disgustato dall’accoglienza dell’altro, del diverso.
A cosa stai pensando? Che la tua vita è una parola dimenticata in qualche libro, che la tua anima è chiusa negli scaffali impolverati dove non arriva lo straccio della colf?
Eppure c’è un appuntamento con la storia, arriva un giorno in cui è impossibile sottrarsi a una scelta decisiva, a dire sto di qua o sto di là. Che aspetti a dichiararti libero?
Cosa manca perché il foglio di carta si lasci oltrepassare come una ferita, perché lo schermo sia la soglia oltre la quale trovi il vero volto, la voce più profonda, il Sé, insomma, te stesso, sapendo che solo ritrovandoti puoi trovare l’altro, e che tu e l’altro siete parte della stessa, esaltante verità?
Eppure, eppure, dicevano che il diavolo s’impadroniva della Chiesa, la zizzania si spargeva ovunque, un veleno mortale si diffondeva tra i seggi e le navate della basilica romana.
Quale chiodo potrà ferire il libro fino a trasformare la carta delle pagine in una carne viva?
Che aspetti ad aprire le porte a una religione che non è più indottrinamento, ma nasce dal centro della vita, della storia, coi colori e gli odori delle città del mondo, dei deserti, dei mari?
Eppure, eppure, si strappano i microfoni, s’insultano in latino, si scomunicano gli uni con gli altri – ut ununm sint, il testamento, prima di morire della morte infame.
Fino a trasformare la carta delle pagine nella carne viva del Messia, del figlio di Dio.

Quanta “esaltante verità” in questa pagina, che sembra proprio la risposta alle difficoltà che ho incontrato ultimamente”.
Dimenticare “di pronunciare l’unico pronome che conosci: io”, andare verso l’altro, ignorare quel “qualcuno pronto a inorridire, a ritrarsi disgustato dall’accoglienza dell’altro, del diverso”, il coraggio di “dichiararsi libero”: questa è decisamente la chiave per aprire la porta della “gabbia da cui sogni di volare”.
… esaltante anche il Carnaval: anche questa melodia si trasforma in “carne viva”!
“ut ununm sint”
Essere una sola cosa con l’altro vuol dire… se soffri soffro anch’io, se sei felice siamo felici insieme, se hai fame ho fame, se amo tu ami me che amo te……
“Eppure cominciava a sbocciare l’idea …..eppure eppure c’è sempre qualcuno pronto a inorridire….eppure c’è un appuntamento con la storia…Eppure, eppure, dicevano che il diavolo s’impadroniva della Chiesa…Eppure, eppure, si strappano i microfoni”
http://www.youtube.com/watch?v=_Q3EtRpLiVU
Arriverà il momento in cui la Bibbia sarà solo uno strumento, trafitta dal chiodo da cui pende il Cristo, le pagine saranno scritte col sangue di chi crede che non basti professarsi religioso, che la luce spunti dall’ombra del sacrificio di se stessi, dall’istante in cui dimentichi di pronunciare l’unico pronome che conosci: io.
Ci sono persone disposte a vivere la Parola fino in fondo, a farla entrare nella carne viva come i chiodi della crocifissione. La loro vita avanza per passione, sono luce in un mondo oscuro, si dimenticano del loro io e diventano ciò che amano.
“l’unico pronome che conosci: io.”
Il mio piccolo io
Sono uscito da solo
e vado al mio appuntamento.
Ma chi mi segue
nell’oscurità silenziosa della notte?
Mi sposta da una parte
voglio evitare la sua presenza
ma non riesco a sfuggirlo.
Con passi arroganti
solleva la polvere da terra
e ad ogni parola che dico
risponde con modi volgari.
Signore, è il mio piccolo io
che non conosce pudore.
Mi vergogno di presentarmi
alla Tua porta in sua compagnia.
Tagore
“Quale chiodo potrà ferire il libro fino a trasformare la carta delle pagine in una carne viva?”.
“Che aspetti ad aprire le porte a una religione che non è più indottrinamento, ma nasce dal centro della vita, della storia, coi colori e gli odori delle città del mondo, dei deserti, dei mari?”
In effetti solo un chiodo ben ficcante può ferire il libro fino a scovare la carne viva che, sanguinando, mostrerà il significato vero, originale, del libro stesso e non quello asfittico che taluni esperti in “ortopedia mentale” desiderano a volte propinare a certe masse di funerei ascoltatori. Il “Cupo Mietitore” dovrà smettere, ad un certo punto, d’offuscare il mondo, poichè la strada gli franerà avanti e nè a destra nè a sinistra avrà naturali vie di fuga, avendo distrutto gradualmente tutto con il proprio passaggio. La strada franerà per l’onda d’urto dell’Amore possente e circolare di chi ha avuto la pazienza infinita d’ascoltare e capire l’originale Rumore di fondo del Libro, il Rumore che era, Rumore spesso nascosto da una melassa apparentemente omogenea ma resa tale solo dall’opera lenta del Maligno. Che la melassa non ci cambi, che essa venga spazzata via, nelle liturgie, nei rapporti con la gente, nel bisogno nascosto di chi ha bisogno ma non ha il coraggio di dirlo.
Grazie Fabrizio per quanto ci stimoli. Grazie a voi che esistete, amici.
Marco Sic
PS: pensavo di non farcela a concludere, non dormendo (per una serie di motivi) da 32 ore e con la fretta di dover scappare con la mia dolce famiglia alla festa per il compleanno della mia bimba.
Deve arrivare quel momento in cui la Parola si trasforma in carne viva e diventa azione, altrimenti non ha senso, non trova il suo “vero volto, la voce più profonda, il Sé, insomma, te stesso”, e rimane solo una “vuota ritualità”, una delle tante ipocrisie a cui si è assuefatta la “chiesa dell’ermellino”.
che la luce spunti dall’ombra del sacrificio di se stessi, dall’istante in cui dimentichi di pronunciare l’unico pronome che conosci: io.
Aprire la porta di quella gabbia buia che ci tiene prigionieri del nostro io per andare incontro all’altro e nell’abbraccio fraterno diventare quel tu che come un chiodo penetra nella carne scaturendo non dolore ma immensa gioia carica d’amore e di luce viva.
C’è una porta da aprire, una gabbia da cui sogni di volare – perché non hai il coraggio?
Forse perché non hai ancora avuto la fortuna di fare l’incontro giusto, sì, quello che ti mostra il rovescio della medaglia, quella che ti racconta “l’altra verità” che esula dalla regola del “devi” e ti prospetta la libertà del “voglio”; quell’incontro che spesso ti mette in crisi perché contrasta alcune realtà con le quali hai sempre convissuto, ma che giorno dopo giorno ti regala energia che desideri condividere, perché, un po’ alla volta, stai imparando che non sei solo
Se ti dimentichi dell’unico pronome che conosci :l’io”, dai all’altro la possibilità di venirti incontro,perchè hai” aperto” finalmente” una porta”, che per lungo tempo era rimasta chiusa.
“si strappano i microfoni, s’insultano in latino”
No, non è un bello spettacolo quando le istituzioni più alte (e non solamente quelle ecclesiastiche), proprio quelle che dovrebbero aprire la strada, si insultano. Ma nonostante lo spettacolo negativo di alcuni, molti uomini – perché anche le istituzioni da uomini sono, comunque, costituite – c’è un messaggio, una Parola che è un patrimonio a disposizione di tutti, persino per chi la vuole leggere e vivere laicamente. Il messaggio c’è, ed ha un senso farlo diventare modo di vivere, società civile.
c’è sempre qualcuno pronto a inorridire, a ritrarsi disgustato dall’accoglienza dell’altro, del diverso
“La gente è strana quando sei uno straniero;
I volti ti guardano disgustati quando sei solo;
Le donne sembrano cattive quando non sei benvoluto;
Le strade sono diverse quando sei giù;
Quando sei strano,
i volti vengono fuori dalla pioggia;
Quando sei strano,
nessuno ricorda il tuo nome;
Quando sei strano”
http://youtu.be/K3CHi_9sxj0
http://www.youtube.com/watch?v=-ZwEnbJUkjs&feature=youtube_gdata_player
“Eppure c’è un appuntamento con la storia, arriva un giorno in cui è impossibile sottrarsi a una scelta decisiva, a dire sto di qua o sto di là. Che aspetti a dichiararti libero?”
Dio ci ha creati liberi, liberi di scegliere e di amare nella Verità.
Una cosa, infatti, è dire ‘voglio’, ben altra dire ‘devo’.
Gli uomini, invece, tendono a rendersi schiavi di dipendenze materiali e psicologiche oppure a schiavizzare i propri simili, per smanie di potere e di controllo sulle vite altrui.
Una cosa è la condivisione, ben altra l’imposizione che soffoca la libertà.
Chi, nel rispetto degli altri, attesta la propria natura libera in genere non viene capito e diventa un personaggio scomodo, una voce dissonante dal coro, difficile da accettarsi in questi tempi in cui si tende ad ‘ingrupparsi’ per paura di restare soli. E’ più facile perdersi nella massa che schierarsi apertamente, finalmente liberi di essere se stessi.
“La vita non può essere delegata ad un altro. La possiamo vivere solo in prima persona. Dio guarda alle nostre persone, alle nostre scelte. E’ una grandissima manifestazione di rispetto da parte di Dio. Qui si parla di libertà. Ma noi siamo liberi o facciamo parte di un branco? Non ci si salva mettendosi nel mucchio. La vita è originale, unica…La nostra vita la possiamo vivere solo noi….Che bello! Siamo originali doc…!”
Grazie, Fabry, per le tue omelie fuori dagli schemi !
http://www.youtube.com/watch?v=cotUTaX4MVw
P.S.
Siamo entro la mezzanotte, quindi sono ancora in tempo per fare gli auguri a Sante e a Maria Giulia, la piccola di Marco Sic. (il mio pensiero va anche al più noto Marco “Sic” Simoncelli ed al suo simpatico motto: “Non contano le pugnette. Conta correre”)
Un bacio di buonanotte a tutti e scusate se in questi giorni mi faccio viva poco e niente.
grazie!
credo che stiamo camminando insieme verso la libertà ed è l’esodo più bello che si possa immaginare.
Grazie, Titti e, soprattutto, grazie don Faber perchè questo “ottimismo sfrenato” è veramente contagioso e, per fortuna, dà dipendenza assoluta: come tutte le verità, una volta scoperto, è l’unico messaggio al quale possiamo credere e che rende gli altri punti di vista, quelli “precedenti” e meno liberi, decisamente ormai poco credibili…
grazie a te, M&C! quando si gusta il sapore della libertà i sottoprodotti diventano indigesti.
A proposito di “ottimismo sfrenato”…
Questo è un prodotto doc:
«Cosa ne sarà di me. Si parlava di chi ci insegnerà, o di chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla o abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, cosa ne sarà di me?»
(da “Non superare le dosi consigliate” di F. Centofanti)
Questo è un sottoprodotto della cultura consumistica moderna:
L’OTTIMISMO E’ IL PROFUMO DELLA VITA
Da anni la pubblicità prende i valori e con abilità li applica in modo distorto, per spingerci a stare nel branco dei consumatori (va di moda, ce l’hanno tutti, perché noi no? lo fanno tutti, mi adeguo…E’ l’anticamera per la perdita della propria unicità)
http://www.youtube.com/watch?v=XyX-KJwUohw
proprio così, Titti: chi ci insegnerà?