56. Buchi neri

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da qui

La lotta era entrata nel vivo, mi arrestarono per l’ennesima volta.
Fu allora che accadde qualcosa che ognuno interpretò secondo la propria prospettiva. Parlo di Malcolm.
La piazza era gremita, come sempre, il colonnato era la casa dei fantasmi, da cui uscivano ombre mute che curiosavano nei pensieri della gente.
Quando piombò a Selma, qualcuno pensò che infliggesse il colpo di grazia del partito radicale.
Era imprevedibile, sapeva accendere le folle con l’eloquenza incalzante del violento, di chi trascina in azioni di forza anche i più restii.
La calca si agitava, era tutto un consulto, una domanda. A un certo punto, sul balcone, si affacciò un uomo dai capelli bianchi e mantellina rossa.
Io stesso non sapevo che aspettarmi: spesso mi aveva attaccato, apostrofandomi come lo zio Tom, il leccapiedi della razza bianca.
Lui credeva alle strisce rosso – sangue, pensava che le stelle cominciano a brillare quando si tolgono di mezzo gli aguzzini che le occultano.
Un personaggio anziano gli porge un foglio con gesti calcolati e millimetrici; all’estrema destra, un maggiordomo è immobile e impettito.
Mi aveva definito ridicolo e patetico, più volte dichiarò che con le azioni non violente il movimento raggiungeva il livello più basso della storia.
Pensava che il fuoco purificasse la bandiera americana, che l’ingiustizia e l’arroganza dovessero bruciare fino all’ultima fibra.
La porta aperta, dietro di loro, sembra enorme: un buco nero in cui lo spazio e il tempo sono divorati dalle attese, in cui i desideri e le speranze si concentrano in un vortice esplosivo.
Cercava in ogni modo di screditare le mie azioni, di togliere fondamento alle mie idee.
Credeva che alla violenza occorresse opporre la violenza, i calci ai calci – ricordi, quella volta? Eri a terra, eppure continuavano, esaltati, ti rotolavano da una parte all’altra come un tappeto sdrucito che non serve più a nessuno.
Stava per pronunciare le parole, ma è come se venissero inghiottite prima di uscire dalla labbra: dicono che i buchi neri permettono di viaggiare nel tempo, perché i cunicoli collegano regioni cronologiche e spaziali eterogenee.
Cosa successe, quella volta, a Selma? Me lo chiedo ancora.
Ricordi? Ricordi? Eri un sacco di patate, godevano sentendo che non potevi più reagire, che in quel corpo trascinato sulla strada c’era il popolo nero sottomesso, la vittoria imperitura del continente bianco.
Me lo immagino: uno scarico di lavandino in un pannello trapunto di galassie.
Era diverso: disse a mia moglie che non voleva infierire su un uomo chiuso in cella.
Il fuoco! Il fuoco! Che tutto bruci, per risorgere totalmente rinnovato.
Poi, dal buco oltre lo spazio e il tempo, le parole si formarono da sole: Nunzio vobis gaudium magnum. Habemus papam!
Disse di essere venuto per far comprendere che ai bianchi sarebbe convenuto Martin King: lui, Malcolm, avrebbe fatto di peggio.
Ricordi? Quel giorno giurasti che non avresti perdonato.
La folla è impazzita, un movimento ondulatorio si trasmette da un lato all’altro della piazza, sanctae romanae ecclesiae cardinale Montini.
Era sincero, non potevo non stimarlo.
E cominciai la lotta.
Dovevo parlarci, raggiungere il prima possibile San Pietro.

11 pensieri su “56. Buchi neri

  1. ema

    “Dovevo parlarci, raggiungere il prima possibile San Pietro.”

    Che bella questa espressione:”dovevo parlarci”; confrontarsi, sentirlo come un dovere, come la mossa vincente, come l’unica forma di civiltà, il dialogo.

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  2. M&C

    Si può riassumere così:

    “ciò che volete gli uomini facciano voi, anche voi fatelo a loro”

    Coraggioso, concreto e convincente, tutto l’opposto del “ridicolo e patetico”, perchè solo “con le azioni non violente” si può raggiungere il livello più alto della storia e colmare i buchi neri di un passato segnato da odi antichi e violenti.

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  3. Marco Sic.

    “Era sincero, non potevo non stimarlo.
    E cominciai la lotta”.

    Anche quando l’azione è violenta e pericolosa, è necessario saper riconoscere il valore dell’avversario. Anzi, è obbligatorio per onestà intellettuale: non farlo ci condurrebbe a fondo, estraniandoci dalla lotta e consentendo ai portatori delle tenebre di avere la meglio. Questo non va consentito, men che mai possono permetterlo coloro che fondano la propria vita sull’Amore e la condivisione. Ammiriamo l’avversario, combattiamo con forza, consentiamo, nella lotta, di far emergere la parte migliore di quelli che partecipano allo scontro. L’Amore sopra ogni cosa, anche nella lotta.

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  4. ema

    “Stava per pronunciare le parole, ma è come se venissero inghiottite prima di uscire dalla labbra……Poi, dal buco oltre lo spazio e il tempo, le parole si formarono da sole”

    Anche se non riusciamo a vederlo, il sole continua ad illuminare anche di notte.

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  5. Raf

    Ci sono due forze d’attrazione :quella dell’Amore e quella dell’odio.
    La forza dell’Amore è una forza che non solo ti fa ritrovare te stesso,ma ti insegna a vivere con gli altri e per gli altri,quella dell’odio ,invece,la possiamo paragonare ad un potente “buco nero”,che ti trascina all’interno del suo vortice ,fino ad annientare totalmente la tua personalità,rendendoti schiavo delle tue paure.
    Noi possiamo solo scegliere.da quale forza farci catturare.
    Certo è che la forza dell’Amore ti rigenera e ti rende una persona nuova ,quella dell’odio ,non porta da nessuna parte :porta solo odio e nient’altro.

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  6. RossellaT

    Si può vincere la violenza senza la violenza, si può ricucire un rapporto e ritrovare i sentimenti smarriti cercando il dialogo.
    La Chiesa deve avere questa funzione di riconciliazione, di riscoperta del volto di Dio.

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  7. Titti

    “Ricordi? Quel giorno giurasti che non avresti perdonato.”

    Invece io ricordo un uomo che ha perdonato anche colui che gli ha dato fuoco riducendolo come Gesù, “ecce homo”.

    Tratto da un’intervista di Laura Cattaneo a Domma (Don Mario Torregrossa) pubblicata sul mensile “Vincere” (ed.04/2004):
    “Non ho neanche una parte del corpo che non sia stata danneggiata. Tu hai sette strati di pelle. Io ne ho uno, quasi due in alcuni punti. Se mi si tocca con troppa forza, se mi si abbraccia o bacia con particolare affetto, soffro. C’è voluto un anno di fisioterapia intensiva per tornare a stare seduto, ormai ero abituato a stare sdraiato. Al S.Lucia sono stati eccezionali.” Ormai la gente sa di trovarlo ogni giorno in Chiesa, e si preoccupa se non lo vede. “Se molli tu, molliamo tutti…” gli dicevano anche in ospedale, ed era una responsabilità troppo grande…Quando entrano, il gesto successivo al segno della croce, è girarsi verso l’angolo dove sanno di trovarlo. Il colpevole di tutto ciò, un geometra ventottenne, esce proprio in questo periodo da Rebibbia. “Spero di non vederlo, ne avrei paura. L’ho incontrato solo in tribunale, dove l’ho perdonato. Questa cosa lo ha turbato molto…” Chiedo a Domma se è riuscito a dare un senso a ciò che gli è accaduto e alla sua nuova condizione. “Quando succedono cose del genere, e ne esci vivo, hanno un grande significato. Da quando sono tornato, dalla mattina alla sera passo il mio tempo confessando. Questo è stato il cambiamento più clamoroso, più tangibile. E sai perché? Perché io ho perdonato…”

    “Ecco l’uomo” ci aspetta in anteprima il 7 dicembre a “Più libri più liberi”, la Fiera della piccola e media editoria al Palazzo dei Congressi di Roma.
    Non vedo l’ora, Fabry!
    Tra l’altro mi toglie dall’impaccio di cosa regalare quest’anno per Natale…una lettura edificante è sempre quello che ci vuole!

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