77. Un canto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=vjG2XA-JgRY]

da qui

Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?
La notte è una finestra appena illuminata, un uomo vestito di bianco, leggermente inclinato in avanti, pronuncia parole che si posano lente nella piazza, come colombe portate dall’istinto.
E’ un albero maestoso – una quercia, un olmo? Il riflesso del sole impedisce di vedere chiaramente. Sembra venirti incontro, piegato in avanti, come ho immaginato il padre della parabola che spia la linea impercettibile dell’orizzonte, in attesa del ritorno di un figlio che non vuole credere perduto.
Ho fatto quello che potevo, da uomo semplice della campagna bergamasca, di famiglia contadina, abituato agli odori della stalla, al muggire buono delle vacche, al fischiare del vento tra le case.
Parole in cui il mondo si confessa, consegnandosi alle mani dell’altro, lasciando che il destino di uno sia di tutti – mamma, cosa dice? Aspetta, fammi sentire.
L’acqua fa un rumore sordo, con le onde che giocano a rincorrersi fino ad adagiarsi sulla sabbia scura del tramonto, come donne sazie d’amore.
Ho perdonato, ho aperto la Chiesa all’ingresso della gente, senza escludere nessuno, anzi, abbracciando quelli che si dicevano lontani – ecco, là in fondo, qualcosa si muove, una figura umana, che arranca lentamente.
Un fiume di persone con le candele accese, si muove, si ferma, si rimette in movimento.
Un uccello prende la rincorsa e spicca il volo – non è questa la nostra vocazione? Quanto abbiamo da imparare dal merlo, dallo storno, dalla rondine.
Ho rischiato che contestassero la Chiesa – ha le vesti stracciate, il capo chino.
Si direbbe che perfino la luna si sia affrettata, stasera: osservatela, in alto.
La schiuma si rivolta, salta, si attorciglia, mentre il sole esplode come un grido.
Ho messo a repentaglio la mia immagine di papa, lasciando penetrare i venti della società nel chiuso delle stanze vaticane – ecco, sta alzando la testa, riconosco gli occhi, la linea scura delle sopracciglia, i capelli spettinati.
A guardare a questo spettacolo. La mia persona non conta niente, è un fratello che parla a voi.
Il prato si stende fino all’orizzonte, ti sorprende sempre, con lo spuntare improvviso del carciofo e del gladiolo, il rosseggiare del papavero, il profumo unico dello zafferano.
Ho avuto amici e nemici, ho suscitato polemiche e entusiasmi – è mio figlio! vieni, sono qui! abbracciami, fatti toccare, lasciati mettere i calzari, il vestito più bello, tieni, questo è l’anello che porterai per sempre, d’ora in poi!
Sono padre e fratello, tutto insieme: continuiamo, dunque, a volerci bene così.
Hai mai visto un tramonto? Voglio dire: l’hai mai visto davvero, fino a piangere, a sorridere, a comprendere che è lo sguardo di Dio sulla tua vita inutile, insensata, persa dietro alle ambizioni, agli odi, a invidie e gelosie?
Ho avuto fede, questo posso dirlo. Ho sempre creduto che Dio non abbandona questo mondo – venite, facciamo festa! mio figlio era perduto, ed è stato ritrovato!
Cogliere quello che ci unisce, lasciando da parte quello che ci può mettere in difficoltà.
Hai mai visto la luce che si accende proprio quando il sole sta per coricarsi, come se lui, Dio, accendesse l’abat-jour per leggere meglio la tua vita, prima di andare a letto?
Ho amato, innanzitutto i poveri, i semplici, tra i quali mi sono rifugiato al termine di giornate in cui ero costretto a incontrarmi coi potenti.
Tornando a casa, troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del papa.
Hai mai sentito il rumore della pioggia? Voglio dire: l’hai sentito davvero? Sono le lacrime di Dio, il dolore di aver perso un figlio, la gioia di averlo ritrovato.
Prova a vederlo, a sentirlo, nella notte, mentre la luna è un occhio di pantera, il mare una sottana d’argento, le sue labbra, le sue mani, il suo ventre, un canto di cui, adesso, non ricordi le parole.

38 pensieri su “77. Un canto

  1. Rashide

    “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo”

    S.S.Papa Giovanni XXIII

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  2. Marco Sic.

    “Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?”.

    Siamo sempre alla fine di qualcosa: di una giornata, di un amore, di una storia, di una questione, di una malattia, di una sensazione. Quell’essere alla fine però, se abbiamo fatto bene il percorso, ci dovrebbe far capire che è l’inizio di qualcos’altro piuttosto che una semplice fine. Ogni fine è un inizio. Preferisco guardare quell’inizio, imparando dalla fine che lo precede. Un bacio finito può essere l’inizio di una nuova intesa. Essere alla fine significa ricominciare. Se si è in due, in genere si dovrebbe ricominciare nell’altro.
    Marco

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  3. Marco Sic.

    “Ho perdonato, ho aperto la Chiesa all’ingresso della gente, senza escludere nessuno, anzi, abbracciando quelli che si dicevano lontani – ecco, là in fondo, qualcosa si muove, una figura umana, che arranca lentamente”.

    Quando si perdona, qualcuno si arricchisce. Anzi in genere sono due: chi perdona e chi viene perdonato.
    Perdonare: un grande atto, una forza immensa, un monumento vivente. Abbracciare tutti, amare tutti, i più deboli, i più indifesi, i più oppressi da questa vita a volte minuta, sbriciolata da questioni di poco conto, da piccinerie, meschinerie, piccole scaltrezze. Perdonare, abbracciare, amare, capire in silenzio, carezzare l’anima dell’altro e sentirne un lieve sussulto di gioia. Tutto questo è amore. E trionfa nonostante certe angustie della vita, certi sordidi vicoli nei quali a volte ci cacciamo nonostante i buoni propositi. Perdonare in silenzio, con i fatti, e leggere con gli occhi della mente e comunicare. E’ uno dei doni più belli. Grazie Don !
    Marco

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  4. Marco Sic.

    “Hai mai visto un tramonto? Voglio dire: l’hai mai visto davvero, fino a piangere, a sorridere, a comprendere che è lo sguardo di Dio sulla tua vita inutile, insensata, persa dietro alle ambizioni, agli odi, a invidie e gelosie?”.

    Si l’ho visto e mi sono sciolto in lacrime perchè ho capito quanto sono fortunato, quanto mi ama Dio che mi risparmiò la vita una volta (quest’anno sono 10 anni) perchè forse non era arrivato il mio momento e l’angelo che mi era accanto in quel momento ha sfoderato le sue armi migliori e mi ha salvato. L’angelo che amo. Grazie Dio per il tramonto, perchè ci consente di capire la tua infinita grandezza; ci permette di comprendere quanto ci hai disegnato bene eppure come ci comportiamo da imperfetti; perchè ci illumini a volte e ci consenti di fermarci, bloccare il respiro, guardare indietro e ripartire. Grazie Dio perchè ci permetti di amare, che è l’unica fonte vera di vita e rinascita. Consentimi di ringraziarti ancora Don, non ti paia piaggeria te ne prego. Grazie per aver stimolato in noi, comunità fedele, queste riflessioni.
    Marco

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  5. Marco Sic.

    “Hai mai sentito il rumore della pioggia? Voglio dire: l’hai sentito davvero? Sono le lacrime di Dio, il dolore di aver perso un figlio, la gioia di averlo ritrovato”.

    Si l’ho sentito, a chiunque sarà successo. Il ticchettio in testa, sentirsi vivo, scendono sulla pelle, mi bagnano, vivo per loro. E’ la vita che mi prende, è la natura che mi parla, è Dio che mi vuole. Sono gli altri che mi osservano. E’ tutte queste cose e nessuna. E l’amore che scende, se sai sentirlo. Vi abbraccio.
    Marco

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  6. Dany P.

    Hai mai visto la luce che si accende proprio quando il sole sta per coricarsi, come se lui, Dio, accendesse l’abat-jour per leggere meglio la tua vita, prima di andare a letto?

    http://www.youtube.com/watch?v=kmF2Txl5GOY

    Dio illumina l’anima,legge la tua vita,parla al tuo cuore..come una musica,come domenica..di sole e d’azzurro..

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  7. Agnese

    “Hai mai visto un tramonto?”
    “Hai mai sentito il rumore della pioggia?”
    -hai mai sentito te stesso nell silenzio,tuo pensiero,dolore,gioia?Ascolta-Dio che ti parla,allunga la mano per tirarti fuori.Guarda,ascolta,vivi!
    “Siamo alla fine”-quante volte ho pensato,questo è la fine,non si puo fare piu niente,è finito. Non è vero.Dove sta la fine?Non lo so!Non lo so!

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  8. M&C

    – cosa resta di noi?

    Resta l’amore.
    Il bene che abbiamo scelto non finisce.
    Ogni gesto, ogni pensiero e buona azione compiuta non si disperde, ma lascia un segno indelebile di eternità.
    Dei protagonisti di questo romanzo ricordiamo proprio questo: tutto il bene fatto e l’amore elargito con coraggio e determinazione.
    Perchè non conta la morte, la fine del mondo, ma il fine, cioè l’Amore.

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  9. ema

    “cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?”

    Fare, amare, vivere, cantare, ascoltare….i verbi dell’immortalità.

    Farò della mia anima uno scrigno
    per la tua anima,
    del mio cuore una dimora
    per la tua bellezza,
    del mio petto un sepolcro
    per le tue pene.
    Ti amerò come le praterie
    amano la primavera,
    e vivrò in te la vita di un fiore
    sotto i raggi del sole.
    Canterò il tuo nome come la valle
    canta l’eco delle campane;
    ascolterò il linguaggio della tua anima
    come la spiaggia ascolta
    la storia delle onde.

    KAHLIL GIBRAN

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  10. ema

    “Aspetta, fammi sentire.
    L’acqua fa un rumore sordo, con le onde che giocano a rincorrersi fino ad adagiarsi sulla sabbia scura del tramonto, come donne sazie d’amore.”

    Spògliati,
    da lungo tempo
    sulla terra non accadevano miracoli…
    Spògliati, spògliati…
    io ammutolisco,
    ma il tuo corpo conosce tutte le lingue.

    Nizar Gabbani

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  11. Raf

    Tutto ciò che è bello prima o poi finisce,lasciandoti quel sapore amaro in bocca per qualcosa che adesso non c’è più,ma che per sempre vive come un bellissimo ricordo nel nostro cuore!

    Questo succede, quando le buone azioni vengono fatte con Amore.

    Rispondi
  12. vale

    “Ci sono giorni in cui ti pare di perdere la fede: non sai perchè, ma qualcosa inaridisce fino alla consumazione……… si parte, allora, alla ricerca di un ricordo,
    una sensazione, un frammento di bontà che ti ha riempito l’anima di vita. Poi ti accorgi che non basta, che manca qualcosa d’importante: devi alzarti tu, compiere un gesto, diventare ricordo, sensazione, frammento di sollecitudine da scolpire nella memoria del tuo prossimo, perchè possa credere di nuovo.”

    Da “non superare le dosi consigliate” di Fabrizio Centofanti

    cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?

    l’amore: l’unico fine in cui credere e lasciare come memoria di noi

    Rispondi
  13. Rashide

    Il vero amore non lascia tracce

    Come la bruma non lascia sfregi
    Sul verde cupo della collina
    Così il mio corpo non lascia sfregi
    Su di te e non lo farà mai

    Oltre le finestre nel buio
    I bambini vengono, i bambini vanno
    Come frecce senza bersaglio
    Come manette fatte di neve

    Il vero amore non lascia tracce
    Se tu e io siamo una cosa sola
    Si perde nei nostri abbracci
    Come stelle contro il sole
    Come una foglia cadente può restare
    Un momento nell’aria
    Così come la tua testa sul mio petto
    Così la mia mano sui tuoi capelli

    E molte notti resistono
    Senza una luna, senza una stella
    Così resisteremo noi
    Quando uno dei due sarà via, lontano

    ~ Leonard Cohen ~

    Rispondi
  14. Marco Sic.

    Sarai vivo, Don, stai tranquillo.
    Siamo in troppi a volerti bene e a proteggerti.
    Anche se comprendo che è assai più bello riceverlo da una Maccabee, ti mando comunque un bacio ! :-))
    Marco

    Rispondi
  15. Stella Maria

    Ma come domani finisce? E poi mica te la cavi così! Perciò vedi di sopravvivere altrimenti ti tocca mandarci i post dal paradiso e non credo che lassù qualcuno ti autorizzi a scrivere a questo mondo. Figurati poi principalmente alle Maccabee!!!
    Quindi vedi che poi da fa! ;-)))
    Smack

    Rispondi
  16. Ernesta Scappaticci

    Oggi é un buon giorno, perché in queste bellissime righe che ho letto, non ho potuto fare a meno di ritrovarvi tutti.

    Sono vicino a mia madre, ormai fragile creatura in balia di chiunque riesca ad asciugare le sue lacrime.
    Noi figli siamo come fazzoletti che asciugano con tenerezza i suoi dolci occhi.
    Ricordate quell’immagine dei fogli di carta staccati dal libro in un giorno ventoso?
    Quei fogli che escono da una finestra trasportati dal vento e diventano: rondini,gabbiani , storni che volteggiano felici nell’azzurro del cielo, sulle onde del mare, nei rami degli alberi, nelle piazze in cerca di cibo.

    Quel cibo chiamato: amore, perdono, pietà dell’altro.
    Del fratello fragile dolce, tenero, buono che sempre perdona.

    “Giovanni Paolo II”

    ” Non avere paura” “…..così che l’uomo possa appropriarsi della propria immagine completa”

    Vi dedico una canzone che oggi ho dedicato alla mia mami, come la chiamo io.

    Rispondi
  17. roberta Z

    Il Papa buono, é così che lo conoscevamo, il Papa che sa parlare al cuore degli uomini, un uomo semplice.
    Allora io non sapevo molto delle cose della Chiesa, solo ora riesco a comprendere le cose grandi che questo Santo ha saputo fare con determinazione e saggezza, facendosi anche dei nemici: ha saputo cambiare il cuore della Chiesa, facendolo assomigliare un pò di più a quello di Dio.
    Di lui però si ricorda che é stato il “Papa Buono” e forse é quello che avrebbe preferito si ricordasse di lui.
    Se la morte si avvicinasse a noi con quel senso di pace, di dolcezza, di calore che ci dà il tramonto! Con i suoi colori sempre diversi, che ogni volta riescono a stupirci e illanguidirci il cuore!
    Io vorrei essere ricordata dalle persone che mi sono più vicine, precisamente al contrario di quello che normalmente i miei figli dicono (ma spero non pensino) di me.

    Rispondi
  18. Titti

    “Siamo alla fine, per quanto mi riguarda.”

    Il Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto Casa della Pace lancia una proposta:

    Ritroviamo IL fine del mondo, DIAMO LA SPERANZA AI GIOVANI

    Giovedì 15 dicembre 2011, ore 18:00 nel Teatro Don Mario Torregrossa (via di Macchia Saponara, 106 – ROMA)

    Genitori, educatori e operatori della formazione incontrano il presidente del CENSIS, prof. Giuseppe De Rita, che ha recentemente presentato la 45esima edizione del Rapporto sui fenomeni socio-economici più significativi del nostro Paese in difficile congiuntura.

    VI ASPETTIAMO NUMEROSI, quindi PASSATEPAROLA !

    Rispondi
  19. Titti

    “la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?”

    “…cominciare dalla fine…Guardarsi dalla fine della vita, considerare tutto da questa prospettiva: cosa vorrei si dicesse di me, quale memoria lasciare del passaggio sulla terra? Su tali basi, le scelte del presente cambierebbero, apparirebbero i valori autentici, si relativizzerebbero le dipendenze e ogni genere di possessività; saremmo liberi, riscattati dalla morsa della contingenza, lucidi nelle scelte fondamentali della vita…..Un esercizio utile è quello di pensare all’epigrafe sulla propria tomba. Nei cimiteri si trovano le iscrizioni più svariate: dagli affetti agli hobbies, dalla squadra del cuore all’automobile o alla moto, soprattutto in caso di incidente. Questi ultimi, forse, sono i casi più inspiegabili; ci si aspetterebbe che, avendo perso un figlio sulla strada, ci fosse una specie di damnatio memoriae per la causa della perdita: la cancellazione dell’oggetto in saecula saeculorum dalla mente e dallo sguardo. Invece, eccola lì la motocicletta scintillante di luci e di colori, a dimostrare che tutto ciò che amiamo ce lo portiamo dietro, quand’anche fosse la ragione della nostra fine. Si comincia da lì; e da lì si ricomincia.”
    (Da “Non superare le dosi consigliate” di F. Centofanti)

    Rispondi
  20. silvia

    Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?

    Siamo pezzetti di cielo: ci fermiamo un pò quaggiù, poi riprendiamo il nostro viaggio, tornando là da dove siamo venuti.
    Papa Giovanni XXIII

    E’ la gratitudine per i giorni che mi sono dati dal Padre su questa terra e il pensiero della fine, di cosa lascerò nel cuore e nella vita di chi rimarrà, a darmi la forza di vivere.

    http://www.youtube.com/watch?v=uWanUdpez_Q

    Rispondi
  21. Ernesta Scappaticci

    Passerò parola, conoscendomi verranno numerosi per non sentirmi più.
    Perché quando attacco ………… ad un certo punto: gli amici non ne possono più di sentirmi !!!!!!!!

    @ Titti detto

    Rispondi
  22. Giovanni Monasteri

    Di noi non resta nulla. La traccia che lasciamo è il poco, il pochissimo che gli altri hanno ascoltato/letto di ciò che siamo riusciti a dire/scrivere. Senza contare che ognuno di noi ripete parole già dette (non in passato, ma ora, nel coro dissonante e babelico in cui la nostra voce si perde). Anche quando pare che resti qualcosa dell’individuo, in realtà resta solo il movimento, in una qualche direzione, della società, della cultura, di cui ciascunio di noi è inevitabile e infinitesima espressione.

    Rispondi
  23. RossellaT

    cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?

    Dovremmo ricordare ogni giorno che di noi resta solo la traccia che lasciamo nei cuori di chi ci ha incontrato e conosciuto, di chi ha mescolato la sua storia con la nostra.

    Grazie per queste pagine che hanno suscitato tanti spunti di riflessione, che hanno fatto riemergere sentimenti sopiti, per me è stata anche l’occasione di conoscere e comprendere meglio una parte della nostra storia.
    E domani con questa traccia nel cuore, saremo pronti per il nuovo….

    Rispondi
  24. Fides

    Quando guardo un tramonto o ascolto il rumore della pioggia non penso mai a Dio, ho smesso di pensarlo; di lui non m’interessa l’esistenza o meno. Guardo il mondo e lo vedo senza, senza quel Dio benigno e premuroso di cui si parla, perché, dov’è benignità nel dolore, nella guerra, nella malattia, nell’incomprensione, nell’assenza? Dov’è premura, nel lasciare alle nostre povere, indegne, fragili mani, braccia, orecchie occhi, cuore, tutto il peso del dolore, della guerra, della malattia, dell’incomprensione, dell’assenza? Dov’è Dio, quando c’è bisogno di Dio? Dov’è, quando muore la vita e non hai più lacrime per irrigarti il cuore straziato?
    Quando guardo un tramonto o ascolto il rumore della pioggia non penso mai a Dio, ho smesso di pensarlo;
    ma se guardo un tramonto o ascolto il rumore della pioggia mi nasce dentro un suono, un’armonia, un canto, allora non penso a Dio, eppure so che esiste qualcuno più grande di me che vive e guarda e ascolta e canta, in quell’istante, insieme a me, o, forse, che per me, si è fatto, in quell’istante, canto.

    Rispondi
  25. Roby (s.d a.)

    Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?

    Ogni piccolo gesto è un tassello di un grande, infinito mosaico che insieme costruiamo, giorno dopo giorno: con la vita donataci e offerta per te, fratello!

    Rispondi
  26. pamela

    La mia persona non conta niente, è un fratello che parla a voi.

    L’umiltà è il dono delle persone grandi; non servono i titoli, come ci dici, Fabri, in un una tua omelia veramente fuori dagli schemi (se non ricordo male hai attinto persino dal mondo fantozziano, dove i titoli dei potenti di turno sono esagerati). Ci sono persone che non hanno bisogno di darsi titoli perché già quello che fanno, che dicono e che trasmettono le rende guida e punto di riferimento.

    Rispondi
  27. pamela

    E’ bello che le tracce in questo finale di romanzo siano
    la semplicità, ‘ho fatto quello che potevo’
    il perdono e l’apertura, ‘ho perdonato, ho aperto senza escludere nessuno, anzi, abbracciando quelli che si dicevano lontani’ la fiducia, ‘venite, facciamo festa! mio figlio era perduto, ed è stato ritrovato!’

    In fondo è quello di cui tutti abbiamo bisogno per vivere.

    Rispondi
  28. Titti

    Fabry dixit: “vi ringrazio: è bello scrivere per voi. domani questo romanzo finirà.
    dopodomani, se sono ancora vivo, ne comincerà un altro.”

    Caro Fabry,
    mi e’ sfuggito questo tuo commento: non vedo l’ora di sapere di che cosa ci parlerai stavolta! Mi sembra quasi di essere tornata all’appuntamento dell’infanzia con le favole inventate dalla nonna o dai libri che mi leggeva trasmettendomi cosi’ fin da piccola il gusto della lettura.
    Tranquillo, sopravviverai: ormai, come il Piccolo Principe con la sua rosa, hai la responsabilità di “aver addomesticato i tuoi lettori” e non ci puoi mollare per strada!
    Tutto il catastrofismo della fine dei tempi lasciamolo al Secondo Tragico Fantozzi, così ci scappa anche un 🙂

    http://www.youtube.com/watch?v=287N7ycsdyc

    Rispondi
  29. fabrizio centofanti

    grazie amici, di cuore.
    Dio è qualcosa di più grande, a cui abbiamo provato a dare un nome.
    quando trovi qualcuno che ti ama davvero, puoi perfino ignorarne tutto: ti basta l’abbraccio che ti fa dimenticare di te, o meglio, ti permette di riconoscerti per quello che sei veramente.

    Rispondi

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