“Prima di tutto mi scuso se non firmo, per motivi che nel corso della lettera diventeranno chiari.
Ho quasi sessant’anni d’età e quaranta di anzianità lavorativa, da un momento all’altro dovevo andare in pensione, tutti in famiglia non vedevano l’ora e anch’io dovevo fingere che fosse così, benché con la morte nel cuore.
Ed il motivo è semplice: appaio e mi sento ancora giovane e prestante e non mi sorrideva affatto l’idea di fare a tempo pieno ciò che già oggi faccio in quello cosiddetto libero, ossia l’accompagnatore dei figli di mio fratello invalido, il badante dei grandi vecchi di casa sempre più malconci ma che a morire non ci pensano affatto, l’assistente della mia compagna con i suoi micini e bambini abbandonati d’ogni razza e colore.
Sono un uomo, che diamine! Un uomo che lavora e produce e il cui tempo non è al servizio e soprattutto sotto il controllo della famiglia. A certe cose, giustamente, ci pensino altri. E ci penseranno altri, nevvero Elsa e Mario che non potrò mai ringraziare abbastanza per tutti gli anni di rinnovata gioventù e indipendenza che mi state regalando?
A proposito di gioventù e indipendenza. Da un sacco di tempo ricevo mail del tipo: “Hi, io 28, blonda occi asurri, bela e sensibbile. Tu vuole che io scrive te, per venire in bela Italya, co tutto l’amorre?” e per pura vigliaccheria ma sospirando le cestino. Ebbene, grazie all’iniezione da cavallo di Gerovital e Viagra che sto ricevendo, basta con la vigliaccheria e i sospiri. Un bel calcione alla mia vecchia compagna giù di carrozzeria e sotto con le novità. E vedrete che quei risultati da cui mi sono tenuto alla larga per tutta una vita non tarderanno: tanto da mandare in soffitta la ritrita questione ius sanguinis/ius soli, insieme a tutta l’aria fritta dei diritti sindacali e sociali, vecchiume e ciarpame che avremmo già dovuto ruttar via durante i brindisi al Terzo Millennio.
Grazie per l’attenzione e ad maiora”

già dobbiamo solo ringraziare: siamo tutti più giovani aggggratis, senza bisogno di pastigliette o di botulino! Grazie di cuore.
Non ho ben capito se l’autore scherzi o faccia sul serio. Spero la prima.
Gentili Tantopercantare e Fiorella D’Errico,
l’altro giorno su un illustre quotidiano ho letto un articolo in cui il giornalista confondeva il Te Deum con il De Profundis; quando si perdono i fondamentali, come dicono i malparlanti calciofili, capisco come si possa di pari passo perdere l’attitudine a cogliere quei toni che fanno la musica.
Scrivendo questo pezzo pensavo fra le altre cose a quel testo di Brecht in cui il grande autore diceva che ci sono sentimenti che arrochiscono la voce (o la spingono verso un provocatorio falsetto, si potrebbe forse aggiungere), e tempi che non consentono di essere gentili. Ora, non mi permetto certo di paragonarmi a lui, ma anche i nostri tempi hanno innegabilmente la loro parte d’orrore e d’infamia.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
I tempi li fanno gli uomini e gli uomini sono feroci.
Io non domando a che razza appartiene un essere umano, mi basta sapere che è un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.
Mark Twain
Gentile Liliana Z.,
sono d’accordo con lei e con Twain, anche se Dante dice che è l’aiuola a farci “tanto” feroci, forse intendendo che feroci lo siamo di nostro ma qualcosa in più viene aggiunto dal contesto, dalle interazioni e magari dal satanasso che spesso e volentieri ci mette zoccoli coda e forcone.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Qualunque cosa deciderai di fare sarà sicuramente ben fatta! Ammiro la tua ironia e la forza mentale che mostri. Ad maiora sempre.
Marco
Sa com’è … giocavo a basket e di calcio capisco poco, ma, forse, di quel che volevo dire, senza disturbare alcuno, ha capito pochino pure lei.
Buona giornata.
Caro Marcosic,
grazie, anche se “Qualunque cosa deciderai di fare sarà sicuramente ben fatta!” è una delle frasi che in genere si dicono a chi è spacciato comunque. Per il resto, purtroppo mi conosco meglio di quanto possa conoscermi tu, e so che la mia forza mentale quando va bene è per intervalla insaniae. Senza stare a specificare se funziono meglio da matto o da “sano”.
Grazie ancora e un saluto,
Roberto
Gentile Tantopercantare,
mi spiace d’averla intruppata in una risposta collettiva che non le ha reso giustizia.
Credo invece d’aver capito e d’essere d’accordo con lei.
Grazie e un saluto,
Roberto
Io (mi) chiedevo solo se il pezzo fosse di natura sarcastica. Dai commenti successivi mi sembra di sì, e quindi la mia curiosità è soddisfatta. Grazie a Lei, Roberto Rossi Testa.
Gentile Fiorella D’Errico,
non c’è di che.
Grazie e un saluto,
robertorossitesta
Caro Roberto,
questa volta non è il mio ADSL che fa i capricci bensì il meccanismo per postare qui un commento che non sempre … mi accoglie!
Ormai è stato detto molto. Io mi limito ad esprimerti il mio apprezzamento per il tuo elegante sarcasmo (“ironia”
sarebbe troppo poco).
In certi giorni, o forse tutti i giorni, si vorrebbero mettere per iscritto pensieri così, naturalmente consentanei alla propria situazione.
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
in effetti sarcasmo è la parola giusta. Ma un sarcasmo più controllato e coperto di quello dei nostri maggiori (però, se permetti, elegante più nella forma che nella sostanza).
Tanto noi abbiamo le pastigline colorate per tenerci a freno, e meno tracce lasciamo più siamo contenti.
Un caro saluto a te,
Roberto
Caro Roberto,
“nella forma” senza alcun dubbio, perché in molti il sarcasmo assume una forma violenta, talvolta volgare oppure velenosa, in ogni caso greve come certa pioggia di dantesca memoria (Inf.,VI).
D’altra parte il sarcasmo non può essere elegante nel contenuto, almeno per me: è come una pugnalata nella schiena, nemmeno nel petto, ove sarebbe quasi “onorifica”.
Cara Giorgina,
riesco a vedere il sarcasmo come una pugnalata alla schiena solo nel caso in cui si riesca a farne uso con un distacco emotivo assoluto. Cosa che a me non riesce di certo.
Risaluti,
Roberto
Caro Roberto,
tu sei certamente escluso dalla mia visione del sarcasmo talvolta come pugnalata alla schiena. Il tuo apologo sarcastico lo prova con chiarezza.
Il mio pensiero, senza che me ne accorgessi, correva in un’altra direzione, verso la persona che sai, maestra nel pugnalare alla schiena con le parole e con le azioni.
Ri-ri-saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
capisco. Tutti noi (o se non tutti molti) abbiamo un nemico per eccellenza, per antonomasia, la personificazione dell’archetipo platonico dell’inimicizia. Ma quando si tratta di certe persone, stiamo attenti a non fare loro troppo onore.
Riciao,
Roberto
“(…)
difficile est, verum hoc qua lubet efficias:
una salus haec est. hoc est tibi pervincendum,
hoc facias, sive id non pote sive pote.”
Cat.”Liber”, LXXVI, vv. 14-16
Riciao
Giorgina
Eh Giorgina, non lo sapessi! Ma lo so.
Senza quei certi odiosamati la vita perde il suo sapore. Eppure bisogna saperne fare a meno.
Ririciao,
Roberto