Prefazione di Luigi Grazioli
Già dal titolo, L’algebra della vita, questo libro di Ivano Mugnaini dichiara non solo le sue ambizioni, ma lascia anche trasparire alcune delle principali caratteristiche.
Procediamo con ordine: l’algebra, e non l’aritmetica o la trigonometria; quindi qualcosa di complesso, senza essere astruso o specialistico, che tende alla generalizzazione, all’universalità, come peraltro esplicita il complemento successivo: della vita. Si tratta insomma di capire qualcosa della vita: non dell’esistenza di questa o quella persona o delle consuetudini di questo o quel gruppo sociale in questo o quel tempo, ma della vita in generale; capire le sue operazioni fondamentali applicando delle regole certe.
Cosa però che nessuno scrittore ritiene possibile; e infatti c’è un sottotitolo: e altri racconti. Vale a dire che il tentativo di capire che ne è della realtà e come funzionano le cose è sì il tema principale, ma non l’unico: è un racconto assieme ad altri. Un racconto, e non una dimostrazione. Una storia e non l’individuazione e l’applicazione di regole. Anche se questo non impedisce che la narrazione ambisca ad andare, o a far segno, oltre la storia narrata. Come? Attraverso il linguaggio, le procedure narrative e retoriche interne, e, in un libro di racconti che non sia una semplice raccolta (e questo non lo è), tramite la rete di relazioni tra i differenti racconti.
Perché la seconda cosa che ci dice il titolo è la pluralità: racconti, e la complessità: l’algebra, e non la semplice aritmetica, come già detto. Si parte da storie individuali, spesso narrate in prima persona, e si indaga la varietà dei possibili sviluppi, la complessità insita in ogni individuo e in ogni vicenda, senza però perdere di vista le potenzialità di generalizzazione presenti in ciascuna, che resta comunque unica e singolare. D’altra parte la pluralità delle storie permette di indagare la varietà dell’esperienza umana, sia nei suoi aspetti più intimi (Un’alba), e addirittura patologici a volte (il racconto eponimo), per estendersi a tematiche civili e sociali, più che politiche (Desaparecidos, Il faro di Ustica), sempre però filtrate attraverso la voce individuale, gestita tramite un ricco registro di identificazioni e capovolgimenti di prospettiva repentini, spesso con esiti paradossali e un controcanto ironico, in un ampio ventaglio che va dal sarcasmo all’umorismo noir.
È sul filo che separa e unisce i due versanti della singolarità e dell’universalizzazione che Ivano Mugnaini gioca la partita più importante; ed è in questa varietà di registri nell’unitarietà, più che unità, di un tono che si trovano i risultati più significativi. Infatti, la terza cosa che possiamo dedurre dal titolo, corrispettiva all’altezza delle ambizioni, è quella del tono, che, sia pure spesso mitigato come dicevo da temi o passaggi prosastici o ironici, resta di fondo un tono lirico e meditativo, quando non apertamente filosofico. Una tendenza alla verticalità, con improvvisi scatti e deviazioni riflessivi e morali. Non a caso Mugnaini è anche poeta, e diffusa è la presenza di poeti e di poesie nei racconti.
La letterarietà non si nasconde, e anzi viene spesso in primo piano, sia facendo di scrittori e artisti il protagonista o l’oggetto di alcuni racconti (Karen Blixen in Miele e pioggia, Garcia Marquez in Il sogno di Gabriel, Claude Debussy in Petite suite) sia nella consapevolezza che la percezione della realtà e il tentativo di decifrarla nei suoi differenti livelli, passa attraverso la tradizione delle storie, la loro ripresa, e il loro stravolgimento o rinnovamento. Sull’oppressione dello sfaldamento della realtà il libro si apre (La feritoia); su una forma paradossale di liberazione, effetto inatteso di uno sguardo differente dalla consuetudine, umano pur nel distacco e nel disincanto, su aspetti e figure trascurate e persino disprezzate (il nano di Le piume del pavone), si chiude.


Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Questo commento e presentazione mi invoglia a leggerli, ed amarli, questi racconti che sembrano nascere come figli dopo, e nonostante, una giusta* filosofia della vita*, che ne viene, si suppone, contraddetta ed esposta, ma di vita propria. ..negli specchi della scrittura.Il titolo ne appare fantastico in questa geniale sorellanza..con chalance.
Non mi resta che andarli a leggere, nel bog, in attesa della lettura vera del libro, per convincermi della precoce e sapienziale attitudine del nostro Ivano, scrittore che amo.
Maria Pia Quintavalla
Ringrazio innanzitutto LPELS per l’ospitalità. Un grazie cordiale anche ai blogger che hanno espresso un parere favorevole riguardo al post. E, davvero non ultimo, grazie a Maria Pia per il commento, molto gradito ed apprezzato.
È vero ciò che scrive Maria Pia: è possibile leggere qualche racconto contenuto nel libro in alcuni blog. In particolare proprio LPELS ha pubblicato “Parole nell’acqua” , http://www.lapoesiaelospirito.it/2008/09/12/parole-nellacqua-un-racconto-di-ivano-mugnaini/ , ed altri blog a me cari come La Dimora del Tempo Sospeso hanno proposto, tra gli altri, “Il palcoscenico naturale” , http://rebstein.wordpress.com/2009/02/18/il-palcoscenico-naturale-di-ivano-mugnaini/ . Francesco Marotta ha scritto una lunga e dettagliata recensione sui racconti de “L’algebra della vita” che proporrò a breve in un post a parte. Grazie ancora a tutti, un caro saluto, Ivano
Non è facile trovare in libreria libri di racconti belli e importanti come questo di Mugnaini. In particolare di scrittori italiani. Il genere è poco praticato,in fondo, oppure praticato in modo banale, sciatto. Tutto il contrario, nel caso di questo libro, così ben presentato da un altro grande scrittore di racconti-e non solo- come Luigi Grazioli.Storie che avvincono, NON ANNOIANO MAI, sono soffusi di un’amara sottilissima,spiazzante ironia ; ma certo che tutto questo non basta a spiegare la magia che questa scrittura tra il reale e l’immaginario, sa sprigionare.Qualcuno sta a guardare il mondo con le sue storie e i suoi personaggi sempre perdenti, protetto da un vetro.C’è senz’altro una notevole maestria nel declinare l’understatement. Ma per saperne di più bisogna leggere il libro e solo all’autore chiederne il segreto.
Questi racconti di Ivano, che ho avuto il piacere di leggere ancora dattiloscritti, hanno una grazia difficile da trovare nella narrativa contemporanea: sospesi tra disincanto, lirismo e ironia, sono ritratti di anomali e di perdenti, short-stories dell’incubo e della stravaganza in cui la voce dell’autore ci parla dei magici ed eccentrici labirinti di alcuni destini con la sapienza e il sapore del narrare.
marco ercolani
Di questi racconti di Ivano Mugnaini si apprezza subito il ritmo narrativo: la misura breve di ciascun racconto è perfettamente calibrata, senza attardamenti inutili, ma anche concedendosi il “lusso” di notazioni preziose, di particolari sempre cesellati con grande eleganza, e tutti necessari alla funzionalità della narrazione. In moltissimi casi, il racconto è centrato sull’incontro di un io-narrante, quasi sempre maschile (e dunque capace di sfoggiare, all’occasione, scaltrite competenze sportive) con un “altro”, un antagonista, se non un nemico, o un personaggio che introduce una crepa inquietante nella sua quotidianità: così, il racconto è la storia di questa collisione che conduce alla “catastrofe” (come avrebbe detto il buon vecchio Aristotele): qualcosa da cui il protagonista viene segnato, decisamente, spesso fino all’autodistruzione. Ecco, forse il senso complessivo di questi racconti è proprio qui, nella facilità con cui la nostra esistenza può essere scardinata, dissolta negli elementi che credevamo più saldi, che si sgretolano beffardamente. Spesso questo “altro” è, com’è naturale, una donna (tranne che in un solo caso, il pugile di Un’alba, ma trattato, direi, con una superiore delicatezza, un pudore aspro e malinconico), il che accende il racconto di splendidi bagliori descrittivi, di una sensualità tutta giocata sul versante della raffinatezza espressiva. Perché, insomma, occorre dirlo: questi racconti sono, in realtà, il trionfo della parola poetica. Tutti, dal primo all’ultimo, dal principio alla fine sono condotti sul filo di una raffinatissima, abilissima eleganza formale: la frase, il lessico, l’aggettivazione rispondono sempre, non alla più sciatta comunicatività che prende alla gola in qualsiasi libro di narrativa pubblicato oggi in Italia (e non facciamo nomi, per carità…!), ma ad un gusto dell’espressione sottilmente, caparbiamente poetica, all’insaziabile ricerca del colpo di bulino più lieve, più perfetto. In definitiva: un libro che riconcilia con letteratura, nel senso migliore!
Ringrazio Lucetta, Marco e Mario per la lettura dei racconti de “L’algebra della vita” e per il commento, molto apprezzato e molto gradito. Un saluto amichevole, e un arrivederci a presto, per nuovi dialoghi, sulla pagina scritta e di persona.