Conosco due persone che definire taciturne è riduttivo. La gente se la sbriga dicendole senz’altro mute, entrambe allo stesso modo, mentre per me sono agli antipodi.
Una sta-zitta.
L’altra fa-silenzio.
L’unica volta che le ho incontrate insieme è stata un’esperienza per cui non ho che un aggettivo: assordante. E scusate l’ovvietà.

Caro Roberto,
era, dunque, un silenzio “assordante”.
Adoro l’ossimoro; nel linguaggio poetico, naturalmente!
Nella vita concreta deve essere molto imbarazzante.
Un caro saluto
Giorgina
😉
Cara Giorgina,
ossimoro a parte qui c’è un’opposizione tra “stare” e “fare”. E’ opposizione autentica? In caso contrario, quale dei due termini precede l’altro?
Questioni di lana caprina, in apparenza; ma quando si tratta del silenzio tutto ha la sua importanza.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
PS Per conto mio la vita concreta con ossimori può essere imbarazzante, ma senza ossimori assolutamente invivibile. Per conto mio, ve’.
Cara Elisabetta,
” 😉 ” : credo un sorriso, con appunto il suo enigmatico silenzio (o silenzioso enigma che sia).
Ciao,
Roberto
Un conto è “stare zitti”! Può essere imposto o frutto di caratteristiche quali la timidezza. Un conto è “fare silenzio”! Fare silenzio è una finestra
aperta sulla nostra spiritualità e si ottiene con consapevolezza. Per questo è un silenzio assordante, perché parla di condizioni insolite nella nostra quotidianità.
Caro Roberto,
avresti mai pensato che io concepisco la vita solo in modo profondamente ossimorico?
Il termine “ombraluce” (poesia, è vero, ma in fondo anche vita) è una spia di questo mio percepire l’intima contraddizione del mio essere e di tutto ciò che mi circonda.
“Do i contradict myself? / Very well I contradict myself / (I am large, I contain multitude)” scriveva Whithman.
Di nuovo un saluto
Giorgina
Una sta= rimane, è accanto
Una fa=produce, crea
Il tutto senza parole. A me piace.
…nel mare del silenzio….
shhh
Gentile Massimo,
non per niente le maestre premontessoriane imponevano: “Muto!” e un adagio della naja prescrive “mutismo e rassegnazione”.
Un saluto,
Roberto
Cara Giorgina,
senza contraddizioni saremmo morti in cinque minuti, e non solo di noia. Nateralmente non è detto che le cose complessivamente andrebbero peggio.
Risaluto,
Roberto
Gentile Pamela,
sono d’accordo, ma poi arriva il discorso della dimensione attiva e di quella contemplativa, dove la seconda sarebbe superiore alla prima; e tutto è rimesso in gioco, per la delizia di quelli come me che devono ammazzare il tempo prima che il tempo li ammazzi.
Un saluto,
Roberto
Ilaria,
qui persino le mosche viaggiano col silenziatore inserito…
r.
Una ascolta, l’altra suona. La terza si chiama Ecate.
Roberto, sei una persona fortunata a conoscere due così: il mondo non finisce mai di sorprenderci e di insegnarci cose. Anche tramite persone che sanno arrivare al cuore e all’intelletto come te.
Se quell’unica volta che le hai incontrate insieme è stato “assordante”, beh, come dire, la tua epifania l’hai avuta. Ed è stata veramente unica nel suo genere, direi. Immagino che li avrai in qualche modo ringraziati, anche se solo mentalmente, per quanto hanno saputo, malgrado tutto, regalarti. Allora io ringrazio te che consenti a noi, schiera di osservatori, di bearci dei tuoi pensieri.
Ti saluto e ti abbraccio!
Marco
PS: dimenticavo: voglio pensare che il primo sta-zitto perché l’altro fa-silenzio.
Gentile LP,
“via dagli specchi silenti e precipiti”, scrive Ray Bradbury nel Popolo dell’Autunno.
Un saluto,
Roberto
Caro Marco,
come sempre le mie fortune le conoscono meglio gli altri, ma nel caso specifico hai proprio ragione.
Dopo quel silenzio assordante sono finito dall’otorino, che mi ha certificato una ipoacusia bilaterale. Ho appeso entro belle cornici copie autentiche del referto in vari punti strategici, e non puoi immaginare di che utilità mi siano!
Riabbraccio,
Roberto
P.S. Diciamo che nel gioco del silenzio uno fa il maestro e l’altro lo scolaro, ma spesso si scambiano i ruoli.
Caro Roberto,
vedi? Dunque non tutti i mali vengono per nuocere J (è un faccino sorridente, nel caso non comparisse nel commento). Non so adesso come tu stia curando questa ipoacusia bilaterale, ma non dev’essere stata una sorpresa: forse qualche avvisaglia l’avrai avuta da prima.
Certo, mi rendo conto che avendo frequentato “sta-zitto” e “fa-silenzio”, anche se singolarmente, tu non abbia potuto percepire fin da subito la problematica; ma sono sicuro che adesso hai tutto il tempo per recuperare.
A presto e un abbraccio!
Marco
PS: chissà se quello che fa alternativamente lo scolaro di turno, sia alla lunga in grado di superare il maestro. Nel Vangelo è scritto che ciò non può accadere e che al massimo può arrivare ad essergli pari. Ma qui da noi, ahimè, regnano tutt’altre regole!
Caro Marco,
non la curo affatto, anzi me la tengo stretta!
Riabbraccio,
Roberto
Caro Roberto,
in questo modo potrai serbare stretto il ricordo di “sta-zitto” e “fa-silenzio” 🙂
A presto e buona giornata a te!
Marco
Caro Marco,
sì, e tentare di risolvere il problema se il maestro sia superabile “alla lunga”. “Alla lunga” magari ce la si fa, ma dev’essere “lunga” davvero.
Riciao,
Roberto
ciao carissimo Roberto, anche io conosco due persone che sono agli antipodi
e pultroppo forse, vivono dentro di me.
la differenza è che una sta zitta, e l’altra urla!
😉
Cara Carla,
nel tuo caso fare i sordi non basta, bisogna proprio imitare le tre scimmiette.
Ciao,
Roberto