[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=doiwVoV4-hY]
da qui
– A che stai pensando?
Non è possibile. Non si può stare un minuto con se stessi. Non bastano i bambini difficili, Mario con gli occhioni neri e la bocca sempre chiusa, la tua incapacità a risolvere i problemi, il mondo che gira dalla parte opposta a quella del cuore.
– Chi è lei, scusi?
Ha un sorriso di sbieco, come la sapesse lunga. La camicia azzurra è aperta sul petto, abbastanza da far sbucare qualche pelo.
– Anch’io mi fermo spesso, qui.
Chissà se riuscirai a trovare un altro istante di pace: questo, comunque, è rovinato. La cosa strana è che l’ovatta delle nuvole se l’è portata il vento, in una volta sola. Ora si vede che la primavera è appena cominciata.
– Crede che sia interessato ai suoi luoghi preferiti?
Dai un’occhiata al corridoio che s’infila dentro la città, come un dito, un membro: che strane idee ti vengono. La città è una donna in cerca di marito, una puttana, forse, che ne sai? Dove sarà Eleonora?
– Siamo tutti legati da qualcosa d’invisibile, come le frasi del libro che leggiamo, magari controvoglia: sono un ponte che unisce i pensieri più lontani, i sentimenti chiusi in un angolo del cuore.
Sì, Eleonora è la città che vibra, freme, si eccita all’idea di ritrovarti, di chiederti una volta ancora: vuoi ballare?
– Certo che è un bel tipo. Avevo trovato un po’ di quiete, ed ecco che arriva lei a rompere le uova nel paniere.
Questa volta gli dirai di sì, che vuoi ballare, che il tango ti ha sempre affascinato, mentendo spudoratamente: cos’è la verità? Non esiste qualcosa di più grande di ciò che ci divide, della pista da ballo che per te è l’equivalente musicale del reparto psichiatrico?
– Dico sempre le cose come stanno. Non ci sono barriere tra la gente, siamo noi che le tiriamo su, finché non diventiamo sordi e ciechi.
Devi rintracciarla, attraversare il corridoio che ti separa dalle cosce lisce, dai capelli a caschetto che esigono carezze.
– E se volessi starmene per conto mio, lontano dai molestatori?
Il sole scende lentamente: è la testa di Eleonora che sparisce all’orizzonte.
– Ti capita di leggere le scritte sulla balaustra?
Sei stato stupido a lasciarla andare via: dove la trovi un’altra come lei? La sogni spesso: ieri, la scena della madre che entra nella stanza e vede la goccia di sangue sul parquet: cos’è questa? Lei diventa rossa: che risponde? Non riesci a ricordarlo.
– Le leggo, a volte.
E’ il naso: ogni tanto ho gli sbalzi di pressione. Che stupidaggine: ma la madre, forse, l’ha bevuta.
– Come ti chiami?
Avete ripulito in fretta, poi te ne sei andato con la testa bassa.
– Mi chiamo Dante.
Senti lo sguardo della madre: no, non l’ha bevuta.
– Io mi chiamo Fofner.

“A che stai pensando?”
Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!
Non pensare a niente
è avere l’anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente…
F.Pessoa
“Siamo tutti legati da qualcosa d’invisibile, come le parole del libro che leggiamo”
http://www.youtube.com/watch?v=-MP_oMstjKs
– Siamo tutti legati da qualcosa d’invisibile…
http://www.youtube.com/watch?v=-aTvvdhkX_o&feature=youtube_gdata_player
“Perduti nello stesso dedalo facciamo su un gomitolo ma il filo che inseguiamo è il medesimo. E un giorno taglieremo insieme il filo del traguardo e resteremo finalmente senza fili tra di noi… Guinzagli d’aquiloni insofferenti che strattonano per liberarsi e perdersi e rincorrersi nel vento…”
Non ci sono barriere tra la gente, siamo noi che le tiriamo su, finché non diventiamo sordi e ciechi.
Corriere della sera 23 marzo:
Una foto che ritrae un israeliano che bacia un’iraniana sta facendo il giro del mondo. I due giovani, baciandosi, mostrano i passaporti dei due paesi che si stanno preparando a una guerra che sembra sempre più inevitabile.
Ma forse c’è speranza che l’amore riesca ad abbattere le nostre barriere.
Cosa manca a questo mondo? Noi, quando ci siamo ma non ci siamo, l’amore, il silenzio, un abbraccio, un semplice abbraccio. In silenzio.
Vi voglio bene.
http://www.youtube.com/watch?v=0ZNSb0uYa84
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Non esiste qualcosa di più grande di ciò che ci divide,
Ci sono posti che stanno a un anno luce da noi, fino a che non si decide di fare un passo e, in un istante, coprire la distanza… ed ecco che finalmente accade: puoi abbracciare la tua stella.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=woMotOWTa4E&feature=fvst]
A volte, inspiegabilmente, alziamo muri che ci dividono gli uni dagli altri e ci dimentichiamo che “l’amore non ha confini se non quelli che gli diamo”.
Questa volta gli dirai che sì, vuoi ballare
http://www.youtube.com/watch?v=3iXrTTXlpe8
Portami via
vieni con me
dove vuoi tu
E’ il mondo che deve invertire il senso di rotazione oppure il cuore?
A nuotare controcorrente, non si raggiungerà mai la riva, e non bastano gli abitanti del mondo messi insieme a spingere quello stupido globo nel verso contrario per compiere tale controrivoluzione “copernicana”.Sono i cuori di quelle persone a dover imparare a girare concordi.
Allora se un cuore ti vuole parlare lo devi saper ascoltare. Anche se si presenta come lo scocciatore di turno che viene a turbarti quando stai per un pò con le cose che hai dentro e che sai che ti danno sempre ragione. Scopri poi che quel rompiscatole puo aiutarti a capire le mosse migliori per raggiungere ciò che tu vuoi , un amore…..
Bisogna saper ascoltare anche un tizio qualunque, incontrato “per caso” al pontile, che di nome fa Fofner.
“Non esiste qualcosa di più grande di ciò che ci divide”
Un filo sottile divide il bisogno di luce dal timore del sole , la voglia di fuggire dalla necessità di restare, la paura di morire dalla gioia di vivere.
Un filo sottile ci divide mentre camminiamo su quel filo sottile.
http://www.youtube.com/watch?v=h39l9DDnuao
Siamo tutti legati da qualcosa d’invisibile, come le frasi del libro che leggiamo, magari controvoglia: sono un ponte che unisce i pensieri più lontani, i sentimenti chiusi in un angolo del cuore.
Si siamo tutti legati,
ma lo sappiamo? Oppure facciamo finta di non saperlo? E poi quei sentimenti che teniamo chiusi nel nostro cuore per paura di farli vedere.
Ecco che c’è sempre la paura di mezzo, questa oscurità che non ti lascia mai, ti insegue.
Tu hai voglia di essere libera spensierata ma c’è sempre un sassolino che non ti fà sentire bene.
C’è sempre quel qualcosa che ti disturba, allora ti arrabbi, pensi che ti è sfuggito qualcosa, che lo hai perso ne fai tanti di pensieri.
Non si può stare mai senza pensare.
Bisogna sempre ascoltare l’altro per poter andare avanti, noi siamo fatti per stare insieme e non soli.
Questa è la VITA.
Un bacio e un abbraccio
Non ci sono barriere tra la gente, siamo noi che le tiriamo su.
“Non ci sono barriere tra la gente , siamo noi che le tiriamo su.”… E a volte lo facciamo per difesa ,perchè abbiamo paura che l’altro possa prendere il sopravvento su di noi o perchè semplicemente, non lo conosciamo mai abbastanza e quindi non ci fidiamo mai di lui. Eppure , basterebbe così poco:Basterebbe abbassare le barriere dell’incomprensione, per poter costruire un ponte insieme: Il ponte che ci porta verso la strada dell’Amore e della Felicità.
grazie!
fare un passo, ascoltare, chiavi per entrare nella profondità.
Donarsi all’altro, attraversando ponti e pontili di una città che si offre senza riserve, con le sue luci e i suoi colori, alla ricerca dell’attimo eterno, dell’immenso che scopri in un tango appassionato, in una piccola goccia d’amore
Perdersi quando va tutto bene, cercarsi quando è troppo tardi. Accade come un colpo di rasoio. Due decidono di vivere, si amano, ma ad un certo momento perdono un treno, per colpa di chi poco importa. Era un treno che partiva, cantava gioioso, apriva le braccia. E si è perso. Poi chi l’ha perso lo rincorre e non lo trova più. Immenso è quel dolore e vasta la ferita, poiché il dolore (involontario?) procurato all’altro ha creato un oceano di irrequietezza, una marea di incomprensioni, mura alte come palazzi. Rimettere a posto è complicato. E’ vero, siamo tutti legati da qualcosa d’invisibile, sempre che non lo tranciamo; e quando poi devi rimettere a posto, le cose in comune scompaiono come per incanto. Ma gli occhi e i sentimenti che abbiamo, non sono sempre pronti a capire quello specifico momento di quando le cose vanno bene, quella bellezza, quella magia. Quella materia invisibile che accomuna tutti. Il sentirsi forte poi, di uno rispetto all’altro, spesso è vanagloria, debolezza annunciata. Ma è anche un percorso da fare, evidentemente.
Non voglio essere scontato, ma veramente non ci sono barriere tra le persone; piuttosto, le creano le convenzioni, le ipocrisie, il non lasciarsi andare, il non fidarsi mai, lo stare a centellinare il sentimento, l’amore, a ragionare su un abbraccio. Se il mondo gira dalla parte opposta, la capacità è restare in piedi, gestire quella rotazione, sentire la musica di quegli elementi invisibili che ci legano tutti e che spesso ignoriamo.
Il sangue. Non è solo un liquido rosso dal sapore ferroso, fatto di globuli plasma e piastrine, ma un emblema che allude al circuito vitale, alla verginità negata, alla fecondità. Ha un colore visibile e forte,un segnale di allarme, di codice rosso,di passione, di morte.
E’quello donato da Nostro Signore e che venne spalmato nella Pasqua innocente sulle porte giudee, Che han bevuto i discepoli,che beviamo noi tutti nel miracolo dell’eucarestia.
Potrebbe una Madre non sapere cos’è?
“Non si può stare un minuto con se stessi”-ricordo una volta:Michele stava in bagno con diarrea e vomito,in lo stesso momento Gaia si stava arrampicando sul mobili,in cucina si stava bruciando qualcosa,squillava telefono-“un minuto con se stessi”?Hai qualche secondi per reagire e mettere sotto controllo la situazione.Cosa ho pensato? Che meno male che non ci sta un cane che abbaia e qualchuno che bussa alla porta.Questo tipo di situazioni ho spesso.”Un minuto con se stessi”!!!
“Cos’è la verita?”-ogni uno di noi ha la sua verita condizionata dal sentimenti,punto di vista,egoizmo,situazioni.Ma è sempre la verita,nostra.
Mario è un ragazzo difficile, poverino, ma la sua disgrazia maggiore è che lo hanno affidato a Dante, che mi sembra sia tale e quale a lui: non comunica, vive una vita tutta sua e non vi fa entrare gli altri, ha anche lui l’incapacità di risolvere i problemi. E Dante dovrebbe aiutarlo? Ma come hanno fatto, con che criterio gli hanno affidato un essere così sofferente? E’ vero, basta una buona raccomandazione, chi se ne importa se ci rimette un bambino?
Tra l’altro Dante non ha nessuna voglia di impegnarsi, la sua mente è troppo occupata a girare intorno a se stesso, gli frullano per la testa tanti pensieri , ma confusi, però il suo cuore è vuoto. Pensa solo a crogiolarsi nelle sue ossessioni, in qualsiasi cosa vede un riferimento sessuale: ma a voi un corridoio che entra nella città vi fa pensare a un membro? Credo che sia meglio che non riesca a trovare Eleonora, sempre se esista veramente, almeno farebbe un danno in meno.
Autore, per favore, facciamolo curare! O non ho capito niente’
Un matrimonio durato trenta anni: la barriera altissima e insormontabile messa tra noi da mio marito è riuscita a cambiarmi completamente. Neanche un anno dopo, mio fratello mi ha detto che non mi riconosceva più.
Fino ad allora ero veramente una che non si annoiava, oltre ad avere un lavoro importante facevo gli esami – non potendo frequentare – all’università, studiavo durante la pausa pranzo. Ma prima di questo lo studio del pianoforte, gli esami a Santa Cecilia, la partecipazione ad una cooperativa di doppiatori ( doppiavo piccole parti), che mi aveva reso la più ricca della famiglia, il lavoro estivo alla ambasciata americana ufficio narcotici (lavoravo gratuitamente per imparare). Mi dicevo: non mi sposerò prima dei ventisette anni, e prima questa età equivaleva quasi ad uno zitellaggio.
Poi il colpo di fulmine a scoppio ritardato: una persona che lavorava nella mia stessa azienda. La prima volta che l’ho visto ho pensato: ma quanto è brutto! E cercavo anche di non salutarlo, perché mi era proprio antipatico. Non riesco a capire cosa mi sia successo. Forse improvvisamente ho accettato la sua supremazia su di me, improvvisamente ho perso l’uso della parola. Non ho più lavorato e non ho più visto nessuno dei miei colleghi e dei miei amici. Non ho più sognato. Ho venduto anche il pianoforte.
Ho capito con fatica che il suo atteggiamento, la barriera che costruiva tra lui e gli altri derivava da una profonda sofferenza: la morte del padre durante la guerra, che aveva lasciato la sua famiglia quasi sul lastrico. Non si fidava di nessuno, aveva un atteggiamento che teneva distanti gli altri, non aveva, anzi, non avevamo amici, tutti lo temevano, anche io.
Quello che scrivo in questi commenti, penso sia significativo del fatto che, forse anche per la mia età, parlo sinceramente di me, sono portata a dire quello che penso, stando attenta a non offendere. Anche se ne ho la tendenza, ho capito che non si devono alzare barriere, bisogna essere trasparenti. Di cosa devo vergognarmi, se non della mia bruttissima tendenza ad emettere giudizi? Su questo argomento ho parecchio da fare.
@ Roberta Z
Roberta, come sempre, grande apprezzamento per i tuoi pensieri, per come liberamente li esprimi: hai grande capacità e coraggio nel parlare di te in modo così aperto. Queste righe sono dure, prima di tutto con te stessa, poi con il mondo. Ed è giusto che sia così. Penso però che nel parlarne forse sfoghi ciò che deve uscire e che si è duramente sedimentato in questi lunghi anni. Parlare dovrebbe in parte essere esorcizzare, curarsi. E forse questo processo sta avvenendo. Una cosa però è certa: il passato è alle spalle, è andato, si chiama “passato” proprio per questo. Ciò che è stato è stato. Guardare avanti vivendo nel presente è forse il modo migliore per ringraziare il Padre che ci ha donato la vita e provare a smettere di soffrire, o tentare di diminuire questa sofferenza. Sfruttando una similitudine oggi abusata, dico che se guidassimo la nostra auto guardando lo specchietto retrovisore, provocheremmo molti incidenti. So che tutto è molto più complesso di quanto si possa capire o pensare in poche righe, però vivere nel presente credo sia la miglior medicina. Un bacio ed un abbraccio forte, ti voglio bene! Marco
Una carezza ti da la dimensione di quello che ti aspetti dalla vita
Non ci si pensa mai, ma questo gesto ha nella sua infinita semplicità ha una quantità tale di significati che non riesco davvero a descriverli tutti.
Ho sempre creduto che il mio modo di comunicare agli altri il mio amore in modo così fisico non fosse del tutto giusto, invece mi sono accorta che tutti noi prima o poi, ci aspettiamo una carezza: è una medicina che può guarire forse qualsiasi malattia!
Quelle che ho ricevuto nella mia vita non le ho mai dimenticate le potrei elencare tutte dalla prima all’ultima,e benedico chi ha fatto questo piccolo/grande gesto perché mia ha reso una donna forte e dolce nello stesso momento e soprattutto capace di dare una carezza a chiunque ne senta il bisogno.
Una carezza a tutti voi.(sono una donna che esige le “carezze” senza le quali la vita non ha senso)
Ernestina
@ Agnese detto.
Parole sante, come si dice, solo noi mamme sappiamo cosa vuol dire non poter mai dire: oh! adesso mi siedo un momento!
Una mamma che condivide, con te sempre e comunque, sei veramente acuta :lì dove tu vuoi “colpire”
colpisci con dolcezza e semplicità e questo mi piace molto e mi fa scendere per terra atterrando dolcemente!
Ernestina.
”Certo che è un bel tipo. Avevo trovato un po’ di quiete, ed ecco che arriva lei a rompere le uova nel paniere.”
La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie, disse l’uomo che venne a sedermisi di fianco sul muro del piedistallo della statua di Don José. Era davvero una notte magnifica, di luna piena, calda e tenera, con qualcosa di sensuale e di magico. [..]
Questa è la luna dei poeti, disse, dei poeti e dei fabulatori, questa è una notte ideale per ascoltare storie, per raccontarle anche, non vuole ascoltare una storia? E perché dovrei ascoltare una storia ?, dissi io, non ne vedo la ragione. La ragione è semplice, rispose lui, perché è una notte di luna piena e perché lei ne sta qui tutto solo a guardare il fiume, la sua anima è solitaria e nostalgica, e una storia potrebbe darle allegria. Ho avuto una giornata piena di storie, dissi, non credo che me ne servano altre. L’uomo incrociò le gambe, appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse: abbiamo sempre bisogno di una storia, anche quando sembra di no.
(Antonio Tabucchi, ”Requiem”, il Venditore di Storie)