così la grazia delle immagini
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra
che ora ricordi accampata da sempre
alla tua soglia ma
si trattava di attese esercizi
privi di simboli come adornare sbrinati
specchi col battito salino
di una pupilla naufragata
*
sarà parola solo l’incompiuto legame
che irrompe dalla cruna delle labbra
e allarma gli specchi del risveglio
indossa l’arte di contarsi ferita
e di affidarsi al flusso interminato
che spazza il sangue in refoli di nebbia
parvenze animate a farsi voce
*
cammina pensando una deriva
la corrente paziente delle ombre
il suono che trascorre
inascoltato
alle tue spalle immagina
con quale lingua il deserto
racconta la piaga dove premeva
la lama della luce il varco
dove precipita il respiro
di una terra libera dal dolore
del nome
*
è acqua che si acquieta
quando smette memorie di sorgente
al richiamo di un varco veloce
sopra mappe di sete è lingua
che si oscura votata nel segreto
a immaginari spiragli di luce
un astro che perde peso
risvegliando sensi agli amanti
è questo corpo che insiste
e nell’urto nebbioso dei giorni
libera sangue dagli argini
dalle dita qualche piuma invernale
il sigillo infranto di un nido
*
nessuna necessità
nessuna figura a fare ombra
a luci di radura alla pagina
vuota che brama un disegno
il bilancio di un tempo
non ancora scaduto
solo una lingua che aspira
angoli di notte mentre il cielo
sgrava coralli verbali
orazioni dall’iride diaccia
di stelle appassite di specchi
increspati apparenti di vita
*
ci vuole la luce violenta di un rogo
per accostare l’abisso di volti che migrano
immaginare una sosta tra fioriture di imbarchi
liberare le tue labbra dal gelo
madre che parli l’infanzia dei giorni
*
sorprendersi nel novero delle ombre
nell’eco che ci volge
al discorrere quieto delle siepi
in tutto quanto va a morte
tra sostanze destinate oscure
e nel folto intuire la traccia
di ciò che ci precede senza parole
di ciò che si mostra senza lasciare
traccia
*
restituire l’immagine
al vuoto che precede alla pronuncia
perduta dove suono e colore
si congiungono indifesi
in ciò che arde senza pensiero
nel bianco che annotta inconsapevole
lungo il filo reclinato della luce
solo l’ombra che resiste intatta
al congedo della sua dimora
conserva legame e distanza
l’eco del sentiero inaugurato
dal passo oscuro della lingua
*
Edizioni Smasher (Barcellona Pozzo di Gotto, 2011)
Prefazione di Marco Ercolani


il decomporsi in nebbia – che non è mai pioggia o rugiada ma più limbo – alla rottura dei sigilli e la cronaca dello strecciarsi – velocissimo – del nido a cui l’ uomo s’ aggrappa fiondatovi senza iniziazione [perché l’ iniziazione è in fine]… per poi acquisire la consapevolezza del ritorno attraverso il dolore potente del cammino verso il “ritorno” e smettere la sua deriva opaca a volta trasandata di alato multiplo ma solo e senza mai stormo alla volta “di ciò che si mostra senza lasciare traccia”
versi in sapienza e in umiltà che comprendono della profonda essenza umana l’ essere parte e parte dell’ essere – parte in chiaro e parte invisibile non accessoria ma prosieguo e intero di direzione unica del tutto nel tutto. versi che non dovrebbero mai essere lasciati al buio. questo il sentire in mia personale lettura.
grazie a Francesco e a Giovanni Nuscis.
approfitto nel mio passaggio qui dopo molto scorrere per lasciare caro saluto a Fabrizio.
paola
Grazie della gradita sorpresa, Giovanni.
E grazie a Paola per il passaggio e l’attenzione.
Un caro saluto.
fm
…………….
il bilancio di un tempo
non ancora scaduto
solo una lingua che aspira
angoli di notte mentre il cielo
sgrava coralli verbali
orazioni dall’iride diaccia
di stelle appassite
……………
Una voce che non consente distrazioni
da qualsiasi parte arrivi
una grande voce.
un caro saluto a Francesco e Giovanni
mm
E un grazie a te, caro Maurizio.
fm
“un rogo di luce”
una scrittura fondamentale.
con quale lingua il deserto
racconta la piaga dove premeva
la lama della luce il varco
dove precipita il respiro
di una terra libera dal dolore
del nome
nell’esilio e dall’esilio, la voce
sa il rischio, assume il dolore
del pro-nunziare
Un caro saluto a Francesco e a Giovanni
Davvero molto lieto di proporre qui Esilio di voce, Francesco.
Tra le raccolte più belle uscite in questi ultimi anni.
Poesia, la tua, dal segno forte e inconfondibile, come poche.
Un saluto caro.
Giovanni
Saluto caramente anche Paola, Maurizio, Natàlia e Anna Maria, che hanno arricchito il post coi loro commenti.
Giovanni
grazie Francesco, per le ferite aperte, per il coraggio di mostrare il punto debole del mondo, attraverso il quale può entrare la luce inaspettata della condivisione dei destini.
e grazie a Giovanni.
Grazie a tutti, con riconoscenza.
fm
arrivo in ritardo ma arrivo! ieri ero in montagna e questa meraviglia mi era sfuggita 🙂
quando leggo le poesie di Francesco mi si aprono i polmoni, il respiro diventa un tutt’uno con ciò che si definisce *Pneuma*
è un’eco, quieto, scorrere delle siepi…
è un’immagine che torna
la casa che ti accoglie, mai vuota
la mano che accarezza
la sua è una poesia che che si posa sull’organo primo
*la Pelle*…
Abbraccio grande!
a presto
una delle più belle voci poetiche contemporanee!
grazie Giovanni.
cb
@ Carla e Cristina
Grazie!
fm
Voce e luce, discioglimento di emozioni, un poetare che ho molto apprezzato.
Un saluto Tiziana
Ringrazio e saluto Cristina, Carla e Tiziana.
Giovanni
Ciao Giovanni!
anche io saluto tutti 🙂
Grazie, Tiziana.
Un caro saluto.
fm
Ombre incombono sugli elementi che chiedono un riscatto ignorato.
Acqua proibita dall’alveo come lacrima chiusa, goccia di sangue raffermo, saliva strozzata.
Fuoco sottratto alle stelle contende col ghiaccio ibernante la solitudine antica.
Su tutto l’aer della parola presenza astratta nel tempo di speranza.
Così entra nel mio sistema il verso rorido e ialino di un autore indispensabile.
@ Gum
Un lettore attento, indipendentemente dal giudizio che esprime, è già di per sé un “privilegio” che ripaga più che abbondantemente chi scrive.
Ti ringrazio due volte, allora, per la tua attenzione e gentilezza.
Un caro saluto.
fm
Ringrazio Giovanni Nuscis per avere riproposto ai lettori di LPELS questi versi di Francesco Marotta, autore autenticamente libero da condizionamenti e da cliché, controcorrente per scelta e per inclinazione naturale, non in ossequio a mode o stilemi artefatti. Sono d’accordo con chi mi ha preceduto nei commenti: leggere questi versi restituisce il gusto della parola attenta, calibrata, in grado di aprire ferite e squarci di luce su questo tempo incerto e frammentato. La poesia di Francesco aiuta a dare voce al dolore e alla ricerca del suo contrario. Un caro saluto a Francesco e ai lettori di LPELS. im
si inciampa in un grido
che si dissangua in luce
ogni volta che guardiamo le stelle
nessuna soglia ci separa dall’assenza
nessuna parola così profonda
da poterla tacere
*
annotatelo: questo non è un esilio di voce. é parola che si accampa nelle fibre. e sedimenta. lievita, in senso e in est-etica. diventerà eco incancellabile. vedrete: ne riparleremo qui tra dieci anni e poi ancora…
grazie a Giovanni e a Fabrizio per dilatarela poesia di Francesco, cui auguro tempo fertile di altra intensa voce,
annamaria ferramosca
Grazie Gum, e grazie Ivano e Annamaria per i vostri commenti da condividere appieno.
Aggiungo che non è certo un caso che questo post sia ancora tra i più cliccati.
Un caro saluto a voi, a Francesco e a tutti gli intervenuti.
Giovanni
Grazie a Ivano e Annamaria, e grazie di nuovo a tutti.
Buona giornata.
fm
E’ come la marea che cresce gradualmente eppure senza tregua … una sorgente di parole. La forza di questa poesia è nel filtrato, continuo superarsi, appare lieve, ma lascia il segno, come un evento irripetibile. Belli i versi, non ce n’è uno di troppo. Avverto la tensione a ricercare, esplorare un regno di luci e ombre che trascendono l’umano senza renderlo irrilevante. Ogni attimo così sembra prezioso ed è consumato nel dono di se stesso attraverso le parole mediatrici, un dono di poesia all’altro, interlocutore amato e prediletto di tanta scrittura. Marotta ha un’attenzione particolare al lettore, non ne trascura l’importanza e le sue opere possiedono un respiro che ammette la meditazione, il confronto, la pausa creatrice d’atmosfera e di significato. E intanto la marea cresce, sviluppa un’altra luce, si distende sulla pagina bianca con bellezza e serenità. Marzia Alunni
Grazie del tuo intervento, Marzia.
Un abbraccio.
fm
Non l’ho mai detto a Francesco: è un libro che sto amando molto.