[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=zwMzoMW2U6s]
da qui
Un po’ di decoro, un po’ di decoro,
dice qualcuno che stende la mano per nascondere
lo spettacolo delle urla disperate.
Come, ti chiedi, la fame dei contatti,
lo scoop della morte in diretta,
possa trionfare sul senso del pudore.
Un po’ di decoro,
sussurra una voce d’oltretomba
a tutti i morti con le telecamere
che riprendono la fine della storia, un mondo venduto
al mercato delle vacche, al campionato degli orrori.
Perché, ti chiedi, non ci alziamo in piedi,
non diciamo basta a questo scempio, non rifiutiamo
il nostro clic per sempre
a chi ha dimenticato che il battito del cuore
e il suo fermarsi improvviso è più importante
della corsa all’oro.
Alziamoci in piedi, urliamoglielo in faccia:
un po’ di decoro, stendiamo la mano contro il dio denaro,
contro loro.

E’ la “cosa” più bella che abbia letto oggi. Grazie davvero e……silenzio!
Requiem aeternam dona ei, Domine,
et lux perpetua luceat ei.
Requiescat in pace.
Amen
fabrizio,grazie
la morte di un ragazzo è una ferita sempre aperta
Il nostro è un mondo strano, si mandano i vecchi a morire in ospedale o nelle “belle case di cura”, purché lontano dagli occhi, perché la vecchiaia e la morte sono brutte e fanno paura,
però se la diretta rimanda immagini di una tragedia in diretta allora tutti lì a guardare in un macabro rito collettivo.
cominciamo a riprenderci sora morte come fatto intimo, privato, come qualcosa che ci riguarda da vicino, forse così sarà più facile capire, spegnere una buona volta i riflettori e accendere uno sguardo di vera compassione.
Grazie Fabry
Se questo ragazzo avesse avuto ancora la madre ed il padre, questi avrebbero sicuramente urlato “UN PO’ DI DECORO!”
Grazie, don Fabrizio per aver parlato al loro posto, per aver dato voce a chi non l’ha più, ma anche a tutti quelli non hanno il coraggio o la sensibilità di parlare con il cuore!
“the show must go on” ?????
Se non possiamo liberarci in nessun modo delle telecamere allora puntiamo i riflettori del cuore sulla vita di questo sfortunato ragazzo che, ancora prima di calcare il campo da gioco, era già diventato vero campione.
Basta veramente! Abbiamo un potere incredibile, quello di negare il clic, come dici tu, di chiudere la diretta noi stessi, anche se la diretta qualcun’altro la impone al suono dell’unica musica che tutti ascoltano: il denaro, la curiosità crudele e fine a se stessa, i numeri del successo di un programma. Il programma siamo noi e abbiamo il potere di scegliere cosa bocciare e cosa mandare avanti. Scempio, inutile scempio. Il silenzio sarebbe stata la forma più alta di rispetto per questa morte: non sappiamo proprio somigliare a Dio, ma a scimmie sciamanti. Grazie Fabrizio come sempre, per aver sollevato le coscienze.
lo scoop della morte in diretta
Tutti gli uomini credono che tutti gli uomini siano mortali, tranne sé stessi. Edward Young
Che ci siano le telecamere, macchine fotografiche, la diretta e’ solo un motivo in più per scatenarmi l’indignazione. Il punto e’: come può un atleta di 25 anni morire di infarto durante una partita? Se un rispettoso silenzio devo alla morte, stare in silenzio davanti a questo modo di “uccidere” i nostri atleti, lo sport, mi rende complice degli assassini, quando lo sport tornerà sport invece che una gara al profitto? Allora io urlo come solo una madre che ha perso un figlio sa fare: senza voce e con lacrime dure come pietra.
Grazie Fabrizio, ancora una volta.
Si può morire in molti modi, credo,
chissà perché c’è un modo che fatichi
ad accettare, forse perché vivi
rischiando e quando rischi
ti sembra d’essere immortale,
perché la morte a ventiquattro anni
è un’amica troppo seria, noiosa
per i tuoi capelli ricci, per le tue
tute sgargianti, per le tue risate
di marziano veloce come il vento
dalla voce squillante, dal cavallo
sempre pronto a imbizzarrirsi, a fare
quello scatto di reni che lo porta
sulla luna, perché dopo l’impatto
dove puoi essere volato, Marco,
se non sulla luna dove rincorri
l’ultimo dei sogni, dove i riccioli
sono fatti di stelle e di pianeti,
dove non vivi se non sei un po’ matto,
dove si cade e si rimane in piedi.
Mi piacerebbe farla avere ai genitori di gianmarco….ah già!! gliela sta portando lui direttamente.
Decoro sempre.
Siamo attenti al rispetto della privacy quando si tratta nel nostro, ma la ripresa in diretta di una fine è giustificata, perché “anche questo fa parte del mio lavoro”
sempre più spesso, la sensibilità e il rispetto perdono la strada, quando si trovano al bivio con l’oro
grazie, don
il commento che precede è di clown: opinioni
grazie.
nel nome di Piermario e di tutti quelli che hanno il diritto almeno di morire in pace.
Ce la fanno vedere in diretta tutti i giorni la morte del nostro paese, del lavoro la scuola la famiglia lo sport, ne hanno fatto un macabro shaw anche all’ora di pranzo.
Sono i “media” col loro cinismo che propinano a pagamento la condanna e la morte civile di milioni di noi.
Figuriamoci se in certi casi non si perdono l’occasione. Su quel povero figlio la luce si doveva abbassare pietosa per rispetto alla pace che “prematuramente” il Signore ha voluto per lui.
Chi però ora meglio di noi ha il potere di farli morire “dal vivo”.
Basta spingere un solo bottone quello rosso preferibilmente che da il via all’esecuzione e li manda a dormire per tempo.
Bel congegno la televisione se potesse servire davvero come mezzo d’educazione.
L’intensità di queste parole arriva fino in fondo al cuore e mi lascia in silenzio, proprio quello che, come dici tu ,dovremmo rispettare tutti davanti a tragedie come questa ….
E’ veramente una cosa di una tristezza infinita….la morte e la povertà vanno davvero per mano.
Nessuno ha più pietà per nessuno, è un mercato di immondizia che fa una pena infinita, ahimè! ciascuno di noi vorrebbe fare qualcosa, ma non ce la mettiamo mai tutta per ferire anche loro che di ferite ne procurano ogni giorno in nome di una penna che scrive e parla con un inchiostro fatto di macchie sempre più grandi: quelle che ci vogliono far tacere e desiderano farci morire senza scampo.
Ringrazio anche io don Fabrizio che come sempre è madre sensibile, come la sua bellissima poesia che ci ha aiutati a dare un saluto silenzioso al dolore di questo nostro figlio usurpato e tradito.
Ernestina.
L’opinione di fondo è giusta; io non ho visto nulla e non voglio vedere nulla; l’ultimo respiro è una cosa sacra ed intima… il mio piccolo tributo in onore del “Moro” –> http://devastatoro.wordpress.com/2012/04/15/la-vita-non-e-un-film-piermario-morosini-la-triste-storia-di-un-calciatore/
Un cuore d’atleta che smette di battere in campo lascia una tristezza che pietrifica, e tanti interrogativi su un mondo che in nome del dio denaro non conosce il decoro di spegnere le telecamere (e non solo, compra e vende partite, ragiona per diritti televisivi, e sembra chiedere prestazioni agonistiche sempre più al limite). Con queste parole ci hai messo il tuo di cuore, sempre grande e pronto a battere per tutti.
Grazie Fabry
Il decoro non c’è più, ha lasciato il posto alla curiosità morbosa, alle logiche del dio denaro.
Si, un po’ di decoro, rinunciamo a vedere il reality della morte.
Grazie don.
grazie a voi, amici.
sì, l’ultimo respiro è una cosa sacra, che troppo spesso viene profanata.