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da qui
Fatichi a scrivere di Casalpalocco, forse perché ancora devi farci i conti; tua madre è là, ci sono i tuoi fratelli, almeno in parte; è questo che ti spinge a parlare di vacanze estive o del mese in colonia con la Mobil: vorresti posporre all’infinito un confronto zeppo d’insidie e trabocchetti, in cui i piani temporali s’intrecciano e compongono grovigli inestricabili. Dovresti scegliere un’immagine casuale: la scuola Omero, per esempio, al centro vecchio, a pochi passi dal ristorante I Gobbi. Ma subito l’intrico si complica e confonde, le maglie grezze dei ricordi attorcigliano insieme i compiti in classe in cui Dell’Omo, un ragazzone di carnagione scura, semianalfabeta e strappato ingiustamente ai campi, ti chiedeva di poter copiare, e le supplenze nel liceo linguistico, dove le alunne allargavano le gambe sotto il banco e ti chiedevi se servisse a qualcosa discettare dei Sepolcri di Ugo Foscolo. O forse sono i fili spezzati e ricomposti che ti aiutano a capire la tua vita: l’altalena tra pietà per gli altri e per te stesso e il gioco sottile della seduzione, con cui riuscivi a sentirti all’altezza anche quando non lo eri: bastava manovrare l’azzurro degli occhi per convincere chiunque, trovare scorciatoie ingegnose all’impresa estenuante del capirsi. Dell’Omo si gira, ha un’espressione affranta: è il simbolo di quelli che da te si aspettano qualcosa, ma tu non sai rispondere, c’è un vuoto, dentro, a cui non riusciresti a dare un nome. Lanci segnali, questo sì, sperando che capisca: è un animale braccato, chissà che gli farà suo padre, se torna dalla scuola con un quattro; lo manda a lavorare, certamente, e lui potrà sentirsi liberato. E’ un pesce fuor d’acqua nella classe dei furbi che hanno appreso a districarsi con le frasi, perché sanno che un avverbio è qualcosa di diverso da una zolla di terra o da un bullone: metterlo o toglierlo non cambia proprio nulla. Anche le ragazze del liceo hanno scoperto che basta un movimento di ginocchia, una danza maliziosa delle gambe per gettare lo scompiglio in mezzo all’urne dei forti, o Pindemonte, e ancora provi a dirgli che la Gallia, nel suo insieme, è divisa in tre parti, ma Dell’Omo è frastornato, sta pensando alla raccolta delle noci, e santa fanno al peregrin la terra, perché guardi là sotto? Ricordati, sei sempre il professore, ti pagano per questo, una abitata dai Belgi, un’altra dagli Aquitani, non ci arriva in nessun modo, eppure ci s’impegna, uscirebbe dal banco e si alzerebbe in volo per sbirciare sul tuo foglio, la terza da coloro che nella propria lingua si chiamano Celti, pensa a qualcos’altro, Io quando il monumento vidi ove posa il corpo di quel grande, ecco, va meglio, la morte può aiutarti, la morte a te stesso di cui parlava il don, una sera d’ottobre che le nuvole rossastre si mischiavano con le foglie secche, portate via dal vento.

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“Dovresti scegliere un’immagine casuale (…) Ma subito l’intrico si complica e confonde”
“Tanto la conclusione a cui portano tutte le storie è che la vita che uno ha vissuto è una e una sola, uniforme e compatta come una coperta infeltrita dove non si possono separare i fili di cui è intessuta. E così se per caso mi viene da soffermarmi su un particolare qualsiasi d’una giornata qualsiasi (…) posso star sicuro che anche in questo minimo insignificante episodio è implicito tutto quel che ho vissuto, tutto il passato, i passati molteplici che inutilmente ho cercato di lasciarmi dietro le spalle, le vite che alla fine si saldano in una vita globale (…)”
(Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino)
L’amore, quello che muore a se stesso, quello che si dona completamente senza pretendere nulla in cambio, che lascia liberi, che va oltre la morte, oltre ogni tipo di egoismo e desiderio di possesso, è l’impresa più nobile è più alta che si possa compiere, è l’impresa delle imprese, è la risposta giusta, l’unica che non ha bisogno di parole, da dare a chi ha un vuoto dentro.
Quando si è destinati “a egregie cose”, non è vero che “anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri”…anzi.
http://www.youtube.com/watch?v=0sSZOlIcRIc
“Sono un ragazzo sincero
da dove cresce la palma
sono un ragazzo sincero
da dove cresce la palma
E prima di morir io chiedo
un verso puro dall’alma”
all’impresa estenuante del capirsi…
Solo se apri il tuo cuore a te stesso e lo poni nelle mani dell’ altro puoi finalmente capire te stesso e chi hai di fronte.
Ovviamente tutto questo succede quando ti fidi ciecamente dell’ altro,perché se cosi non è puoi fare anche i salti mortali ma sempre un muro insormontabile ti trovi di fronte: quello dell’ incomprensione che ti porta categoricamente alla diffidenza.
A egregie cose ci si arriva attraverso un percorso faticoso, in cui la forza e la spinta alle gambe sa darla soltanto la ricerca di una giustizia autentica che mai scambierebbe un paio di ardue salite con un passaggio più vantaggioso, a discapito del compagno che non può goderne.
Ricordi che tornano, per spiegare gli intrecci della tua vita anch’essi conservati nel sepolcro dell’anima, coi quali come coi defunti resta un filo anche dopo la morte:
corrispondenza d’amorosi sensi.
Dell’Omo si gira, ha un’espressione affranta: è il simbolo di quelli che da te si aspettano qualcosa, ma tu non sai rispondere, c’è un vuoto, dentro, a cui non riusciresti a dare un nome
Forse quel nome c’è : è il nome dell’ impotenza di chi vorrebbe fare o dare ma non ha ancora capito come fare o da quale parte cominciare,
ma si comincia sempre dall’inizio :dalla voglia di voler rischiare!
“Le foglie secche sono portate via dal vento ” per dare spazio poi alla futura primavera.
grazie!
se una notte d’inverno uno scrittore…
Un ricordo personale si intreccia alla lettura di questo post, una bella sera di ottobre proprio al ristorante ” I Gobbi”. Una sera che mi ha cambiato la vita, dove vita sono fili che si tessono insieme, e alle egregie cose ci spinge il cuore quando si accende.
@Pam
Quella è stata una serata speciale perchè una persona speciale è entrata nella nostra vita…
Grazie della tua amicizia!
la morte può aiutarti…
La morte non è mai fine a se stessa,in essa si racchiude una rinascita,un cambiamento verso il nuovo,sembra assurdo parlare cosi ,ma è proprio quello che succede se non ti lasci arenare dal dolore.Infatti essa è dolorosa e può far male ,lasciarti ancora delle ferite aperte che sembrano siano chiuse ,ma basta niente per farle sanguinare e da quel sangue che sgorga abbondamente ti accorgi di quanto sia importante amare e vivere la vita senza più riserve.
grazie!
sono le esperienze belle che muovono il mondo.
@M&C 13
Il grazie a Te e a Voi è davvero infinito…
Un abbraccio forte.
Pam
anche a te!